Da Parigi a Madrid fino a Milano, una generazione impoverita scende in piazza. Il governo Meloni risponde con una nuova stretta penale, Trump con la solita litania sull’immigrazione. Dietro le vetrine infrante, però, ci sono salari erosi, scuole che cadono a pezzi, una guerra che ha fatto esplodere il carovita e un riarmo che divora le risorse. Capire non significa giustificare: è l’unico modo per smettere di ripetere sempre lo stesso errore.
1. Venti euro al mese
F. ha sedici anni e vive con la famiglia in una casa popolare a Pero, alle porte di Milano. Fino a poco tempo fa il padre riusciva a passargli venti, trenta euro al mese, già pochi per una città come questa; adesso non può più. La madre fa le pulizie nelle case degli altri e le famiglie per cui lavora si stanno riducendo una dopo l’altra. Ogni bolletta, in casa, diventa un motivo di preoccupazione. Sabato 17 ottobre F. è sceso in piazza contro il carovita ed è rimasto fino alla fine. A Youssef Taby, che lo ha intervistato per il Fatto Quotidiano, ha spiegato di non esserci andato per spaccare tutto, ma perché è stanco di vedere i genitori in ansia per ogni spesa e di sentirsi chiedere di pensare al futuro quando non sa nemmeno se ne avrà uno.
In quello stesso fine settimana centinaia di ragazzi e ragazzini si sono riversati nel centro di Milano. Sabato il corteo contro il caro vita, convocato sui social, è degenerato in scontri in piazza Duomo; domenica, senza che nessuno avesse indetto una manifestazione, piccoli gruppi a volto coperto sono tornati in centro. Nei due giorni sono state sfondate vetrine e saccheggiati negozi tra via Torino, via Orefici, via Dante e corso Buenos Aires. In tutto la questura ha accompagnato negli uffici 271 persone, 220 delle quali minorenni; il più piccolo aveva undici anni. I danni superano il milione di euro e diverse boutique del lusso hanno tenuto abbassate le saracinesche per paura di nuovi assalti.
I ragazzi rintracciati dal Fatto condensano la loro rabbia in una frase che pesa più di molte analisi: sembra che «delle vetrine contino più di noi», più del loro futuro e delle parole che gridano in piazza. È una frase scomoda, e proprio per questo va ascoltata fino in fondo. Il governo, invece, ha la risposta pronta prima ancora di aver capito la domanda: il Consiglio dei ministri è convocato per martedì 20 ottobre per varare nuove norme contro la violenza nelle città, soprattutto quella dei minorenni, mentre Matteo Salvini annuncia cinquecento militari in più nelle strade di Milano.
2. Cronaca di una settimana
Per capire come si sia arrivati alla guerriglia di Milano bisogna tornare indietro di qualche giorno. Venerdì 16 ottobre migliaia di studenti hanno sfilato in decine di città per quello che hanno chiamato No Meloni Day, in coincidenza con uno sciopero della scuola. Le ragioni erano scritte sugli striscioni: i tagli all’istruzione e le spese militari, il carovita, gli edifici scolastici che cadono a pezzi, il decreto che fissa un tetto del 30 per cento agli alunni stranieri appena arrivati e non ancora padroni dell’italiano. A Milano il corteo sfilava dietro uno slogan che è già un programma, «Nessuno è straniero»; a Roma gli organizzatori parlavano di ventimila partecipanti, le forze dell’ordine di oltre cinquemila.
Quasi ovunque i cortei sono stati pacifici, con eccezioni che i telegiornali hanno trasformato nella notizia: sassi e bottiglie contro gli agenti a Torino, bombe carta a Roma, momenti di tensione davanti alla stazione di Bologna, cassonetti in fiamme a Verona. In piazza Castello, a Torino, un gruppo di insegnanti si è messo in mezzo, tra gli studenti e gli agenti. Da Bruxelles Giorgia Meloni si è detta «sempre contenta quando c’è la mobilitazione», ma ha subito spostato il discorso sulla violenza e sulle opposizioni, accusate di non saper pronunciare una parola di condanna. Il copione è noto: della piazza si commenta il fumo, mai il fuoco che lo produce.
Sabato 17 è stata la volta di Italia in piazza, una rete nata tra WhatsApp, Instagram e TikTok sull’esempio delle proteste francesi e spagnole, senza partiti né sindacati alla guida. Le parole d’ordine erano il caro vita, il prezzo della benzina, gli stipendi troppo bassi, la sanità pubblica che arranca, le scuole in rovina; gli organizzatori avevano chiesto di portare solo bandiere italiane e di evitare ogni violenza. In piazza Duomo è andata diversamente: transenne e sassi lanciati contro gli agenti, bombe carta, cariche, idranti. A fine serata si contavano una sessantina di fermati, metà dei quali minorenni, e almeno venticinque feriti. A Bologna, dove si manifestava contro lo stesso carovita, i feriti sono stati settantacinque; a Torino ci sono stati tre arresti. Secondo i dati del Viminale riportati dall’Espresso, in tutta Italia gli arrestati del sabato sono stati 28, tra cui 12 minorenni e 6 stranieri.
Domenica nessuno aveva convocato nulla. È bastato un messaggio rimbalzato da un telefono all’altro, «tutti in piazza Duomo, come ieri», perché centinaia di adolescenti tornassero in centro. Secondo la ricostruzione del Post erano in gran parte minorenni, figli di famiglie italiane e di famiglie immigrate, venuti dai quartieri periferici e dai comuni della cintura. Hanno saccheggiato negozi e supermercati in via Torino e svuotato il Decathlon a due passi dal Castello Sforzesco. Per 174 dei ragazzi accompagnati in questura è scattato il fermo di prevenzione introdotto a febbraio dal decreto sicurezza. La procura ha chiesto il carcere per undici maggiorenni tra i 18 e i 24 anni, accusati a vario titolo di devastazione, saccheggio e resistenza aggravata, mentre per 34 minorenni l’arresto è stato confermato.
Lunedì 19, dall’assemblea delle Province a Imperia, Sergio Mattarella ha espresso piena solidarietà alle forze dell’ordine, che in quei giorni avevano contato quasi duecento feriti, e ha chiesto vigilanza e una risposta ferma contro le condotte criminali, nel rispetto della libertà di manifestare. Ma ha aggiunto una cosa che a Palazzo Chigi sembrano non aver sentito: serve «un’analisi intelligente e approfondita», perché quelle violenze esplodono all’improvviso e da parte di soggetti nuovi, e questo solleva domande su cui riflettere da più punti di vista. Nelle stesse ore, su Instagram, prendeva forma il Movimento 17 ottobre, che annunciava una mobilitazione permanente ogni sabato pomeriggio e si presentava come la voce di chi, in piazza, vede violenza soltanto nei manganelli della polizia.
3. Parigi, Madrid, Tirana: non è un caso italiano
Chi racconta Milano come un’anomalia italiana dovrebbe guardare oltre le Alpi. In Francia la protesta è partita a settembre dai licei: aule sovraffollate, professori assenti e mai sostituiti, edifici fatiscenti, un sistema di accesso all’università, Parcoursup, accusato di alimentare le disuguaglianze. Il 6 ottobre le lezioni erano sospese, in tutto o in parte, in quasi novecento scuole, un quarto degli istituti del Paese, e dall’inizio della mobilitazione si contavano 215 studenti feriti. Nel fine settimana del 17 e 18 ottobre la situazione è precipitata anche lì: coprifuoco a Parigi, Lione, Nizza e Lille, il municipio di Limoges devastato da un incendio. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha annunciato in televisione 2.513 fermi e 67 persone già in carcere, e ha chiesto alle procure di trattare i fatti come criminalità organizzata: fermi allungati da 48 a 72 ore, intercettazioni, geolocalizzazione, riconoscimento facciale.
In Spagna la miccia è stata una donna di ottantasette anni. Maricarmen Abascal viveva da settant’anni nello stesso appartamento di Madrid quando una società immobiliare, comprato l’edificio, ha portato l’affitto da 500 a 2.650 euro al mese. Il 23 settembre la polizia ha sfondato la porta e l’ha portata via in barella, davanti alle telecamere. Ne sono nate manifestazioni in tutto il Paese e una tendopoli a Puerta del Sol, la piazza degli indignados del 2011: venticinquemila persone in corteo secondo le autorità, oltre trecentomila secondo il sindacato degli inquilini. Maricarmen è morta in ospedale il 7 ottobre, alla vigilia della firma del contratto che le avrebbe permesso di tornare a casa e subito dopo che il Parlamento, con il voto contrario del Partito popolare, aveva bocciato i provvedimenti sulla casa. Secondo la Banca di Spagna nel Paese mancano settecentomila abitazioni. L’economista Brett Christophers, intervistato da El País e citato dall’Espresso, ha riassunto la questione in una riga: nel capitalismo contemporaneo «esiste il diritto di comprare una casa, ma non il diritto alla casa».
In Albania, dal 13 ottobre, gli studenti radunati davanti al ministero dell’Istruzione a Tirana si sono scontrati per giorni con la polizia. Le scintille sono diverse, la scuola a Parigi, la casa a Madrid, il carovita a Milano, ma la frattura è la stessa: una generazione a cui era stato promesso che studiare e lavorare sarebbe bastato per vivere con dignità, e che scopre di non potersi permettere né una casa, né una scuola decente, né un futuro. Il quotidiano online spagnolo elDiario.es ha scritto che le proteste della generazione Z, dopo il Bangladesh, il Nepal e il Madagascar, sono arrivate anche in Spagna. Non è un problema di ordine pubblico che si presenta per caso, nello stesso mese, in più capitali. È una crisi sociale europea che cerca una voce e, quando non la trova, a volte trova una pietra.
4. Il disco rotto di Trump
Il 19 ottobre, rispondendo a una domanda dell’Adnkronos e poi ai giornalisti alla Casa Bianca, Donald Trump ha offerto la sua diagnosi. Le proteste in Francia e in Italia, secondo lui, hanno a che fare con l’immigrazione; i due Paesi, a suo dire, sono peggiorati e non sono più quelli di dieci anni fa, perché hanno lasciato entrare milioni di persone; l’Europa è ormai «una polveriera pronta a esplodere». La cura è una sola: «Se l’Europa non chiude i confini è finita». Gli Stati Uniti, ha rivendicato, hanno chiuso le frontiere e stanno facendo uscire chiunque sia entrato illegalmente.
È un disco rotto, nel senso letterale dell’espressione. Già nel gennaio 2017, mentre difendeva il bando contro i cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana, Trump indicava l’Europa come esempio di «un caos orribile». Il 6 ottobre scorso, quando in Francia si protestava per le classi sovraffollate e i professori che mancano, aveva scritto su Truth che il problema non erano le scuole, ma l’islam. Ora il ritornello si allunga di un Paese. Cambiano le piazze, cambiano le ragioni di chi le riempie, ma la puntina resta incastrata nello stesso solco: lo straniero.
I fatti dicono altro. In Francia le rivendicazioni degli studenti parlano di classi che arrivano a 32, 35 alunni, di cattedre scoperte, di edifici senza isolamento termico e con un riscaldamento insufficiente: dell’immigrazione non c’è traccia. In Italia gli studenti del 16 ottobre hanno sfilato contro il tetto agli alunni stranieri, non per invocarlo. E i numeri delle forze dell’ordine smontano il racconto dell’invasione: dei 271 ragazzi accompagnati in questura a Milano, gli stranieri erano 60, meno di uno su quattro; dei 28 arrestati del sabato in tutta Italia, erano 6. Nelle piazze di quel sabato, ha osservato l’Osservatorio Repressione, sventolavano insieme tricolori, bandiere palestinesi e quelle dei Paesi d’origine delle famiglie. È il ritratto di una generazione italiana plurale, non di un’orda venuta da fuori.
C’è poi un’ipocrisia nascosta dentro la parola stranieri. Sotto quella voce, nelle statistiche, finiscono anche ragazzi nati e cresciuti in Italia che la cittadinanza non ce l’hanno, perché la legge la lega al sangue dei genitori e non alla vita vissuta qui; il referendum del giugno 2025, che proponeva di ridurre da dieci a cinque gli anni di residenza necessari per chiederla, non ha raggiunto il quorum. R., diciassette anni, origini arabe, nato e cresciuto a San Siro, ha raccontato al Fatto di essere stanco di sentirsi dire di tornare al suo Paese, perché il suo Paese è questo; quando sente parlare di remigrazione, si chiede dove dovrebbe andare. Trump parla di confini. R. un confine lo attraversa ogni mattina, quando a scuola basta il suo cognome a farlo sentire giudicato.
Il modello che Trump offre all’Europa ha un volto preciso. Negli Stati Uniti la campagna di espulsioni affidata all’ICE, la polizia federale dell’immigrazione, è passata per l’obiettivo di tremila arresti al giorno chiesto dalla Casa Bianca, per retate e detenzioni di massa; nei mesi scorsi, in Minnesota, due persone sono state uccise da agenti dell’immigrazione. A febbraio proprio gli studenti milanesi erano scesi in piazza contro la presenza dell’ICE ai Giochi olimpici. Ora quel modello ci viene riproposto come rimedio ai mali che scuola, salari e case hanno prodotto.
La contraddizione più grande, però, riguarda il prezzo della benzina. Il corteo milanese di sabato era stato convocato contro il carovita e il costo del carburante, e in quei giorni gli autotrasportatori bloccavano le strade del Sud contro il caro gasolio. Quel carovita ha una data di nascita: il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato l’attacco contro l’Iran e Teheran ha risposto chiudendo lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto consumati nel mondo. L’Italia, dipendente dal gas, è stata tra i Paesi più colpiti: ad agosto l’inflazione è salita al 3,3 per cento, il livello più alto da quasi tre anni, spinta soprattutto dall’energia, e già a giugno la Banca centrale europea aveva rialzato i tassi per contenerla. Il presidente che oggi accusa gli immigrati della rabbia europea è lo stesso che, a fianco di Israele, ha scatenato la guerra da cui quella rabbia in larga parte si alimenta. Appicca l’incendio e poi se la prende con chi respira il fumo.
Il guaio è che quel disco suona anche in Italia. Il decreto sul tetto agli alunni stranieri, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre, è stato giustificato dal ministro Valditara anche con il timore del cosiddetto white flight, la fuga delle famiglie italiane dalle scuole dove la presenza di alunni stranieri è più alta. Nel dibattito di questi giorni la parola maranza è passata dalle chat alla bocca dei leader politici, opposizione compresa. Quando un governo che rivendica con orgoglio il suo rapporto privilegiato con Trump spiega il disagio con l’origine dei ragazzi, al presidente americano non resta che raccogliere: la strada è già spianata.
5. I numeri che il governo non cita
Trump parla di invasione; i numeri parlano di impoverimento. Ad agosto, secondo l’Istat, la disoccupazione giovanile è risalita al 20,3 per cento, e in un anno gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono diminuiti, mentre crescevano tra chi ha superato i cinquant’anni. I salari reali, ha calcolato l’OCSE, all’inizio del 2026 erano ancora del 6,1 per cento sotto il livello del 2021: il divario più ampio tra le grandi economie dell’organizzazione. Per quest’anno la previsione è un ulteriore calo dello 0,9 per cento, effetto del nuovo shock energetico.
Pochi giorni fa l’Istat ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla povertà. Nel 2025 vivevano in povertà assoluta 5,4 milioni di persone, oltre 2,1 milioni di famiglie, l’8 per cento del totale. I minori in povertà assoluta sono un milione e 136mila, il 12,5 per cento di tutti i bambini e i ragazzi residenti, il 15,2 per cento nel Mezzogiorno. Avere un lavoro non mette al riparo: tra le famiglie in cui la persona di riferimento è un operaio, l’incidenza sale al 14,3 per cento. Dietro queste cifre ci sono i padri che non riescono più a dare venti euro ai figli e le madri che perdono, una dopo l’altra, le case dove fanno le pulizie.
Poi c’è la scuola, quella che i ragazzi attraversano ogni mattina. Tra settembre 2025 e agosto 2026, secondo il ventiquattresimo rapporto di Cittadinanzattiva, negli edifici scolastici si sono contati 68 crolli, tra intonaci, controsoffitti e solai, con dodici feriti, otto dei quali studenti; il 59 per cento delle scuole non ha il certificato di agibilità e appena il 7,4 per cento dispone di impianti di climatizzazione o ventilazione. Non è sciatteria, è una scelta che dura da decenni: secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, la spesa pubblica per l’istruzione è scesa dal 4,1 per cento del Pil nel 2000 al 3,5 per cento nel 2023, e nel 2021, per quota di spesa pubblica destinata all’istruzione, l’Italia risultava ultima tra i Paesi avanzati dell’OCSE.
Chi può, se ne va. Secondo il rapporto dell’Istat sulle migrazioni, nel 2025 gli espatri sono stati 109mila, dopo il picco di 141mila dell’anno precedente, e tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso circa 150mila giovani laureati. Chi resta fa i conti che fa M., diciotto anni, famiglia moldava, arrivato in Italia a due anni e oggi residente a Gratosoglio: i suoi genitori lavorano e faticano lo stesso ad arrivare a fine mese, e lui non vede il senso di un lavoro che non basta nemmeno per vivere.
6. Armi sì, aule no
Mentre i soffitti delle aule cedono, la spesa militare corre. Secondo l’Annuario 2026 dell’Osservatorio Milex, quest’anno la spesa militare diretta dell’Italia tocca il record di 33,9 miliardi di euro, che sfiorano i 35 contando i costi indiretti; quella per i soli programmi di armamento è passata dai 3 miliardi del 2006 ai 13,2 del 2026. Ed è solo l’inizio: gli impegni presi nella NATO, con l’obiettivo del 5 per cento del Pil entro il 2035 preteso dall’amministrazione Trump, tracciano un decennio di aumenti. Francesco Vignarca, della Rete italiana Pace e Disarmo, ha stimato che nei prossimi dieci anni si potrebbe arrivare a mille miliardi.
Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles a metà ottobre disegna una manovra da circa 23,5 miliardi: alla difesa ne vanno circa 4,5, alla sanità 2,4. Per la difesa e per l’energia il governo fa ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale, che consente di scostarsi dai vincoli europei di spesa; per la scuola nessuna clausola, nessuna deroga. Il ministro Giorgetti assicura che non verrà tolto nulla a istruzione e sanità per finanziare la difesa. Ma basta entrare in un’aula senza agibilità per capire che il problema non è quanto si toglie: è quanto, da anni, non si mette.
I ragazzi lo hanno capito prima di molti economisti. Il 16 ottobre sfilavano contro i tagli all’istruzione e contro le spese militari nello stesso corteo, come due facce di una sola moneta, perché è esattamente ciò che sono. M. lo dice a modo suo: intorno a sé sente parlare soltanto di guerra, di armi, di sacrifici, e si chiede dove sia finito il futuro che gli avevano promesso in cambio dello studio. È la logica dell’economia di guerra: i costi dei conflitti, dall’Ucraina al Golfo, vengono scaricati sui salari e sui servizi, mentre i bilanci militari diventano l’unica voce intoccabile. È lì, e non nelle periferie, che si decide chi paga.
7. Il riflesso d’ordine
Davanti a tutto questo, la risposta del governo è un riflesso condizionato. Dopo il vertice di lunedì a Palazzo Chigi, le misure sul tavolo sono il fermo preventivo esteso ai minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo, un nuovo reato di danneggiamento di gruppo con l’arresto differito, il potenziamento dei tribunali per i minorenni, nuovi posti detentivi e i soldati in più nelle strade di Milano. Il quotidiano Domani ha tenuto il conto: sarebbe il sesto decreto sicurezza del governo Meloni, e lo ha liquidato come l’ennesimo provvedimento inutile.
Il paradosso è che lo strumento principale c’è già. Il fermo preventivo di polizia, fino a dodici ore per chi è ritenuto pericoloso in occasione delle manifestazioni, è entrato in vigore con il decreto 23 del 2026, varato a febbraio dopo gli scontri di Torino per la chiusura del centro sociale Askatasuna; per arrivarci il governo aveva dovuto confrontarsi con il Quirinale, rinunciando tra l’altro all’idea di una cauzione a carico degli organizzatori dei cortei. Nel fine settimana milanese quel fermo è stato applicato a 174 ragazzi. Eppure non ha impedito che le devastazioni del sabato si ripetessero, quasi identiche, la domenica. Il Post, in un’analisi tutt’altro che indulgente verso le piazze, ha spiegato che il problema non è stato il lavoro degli agenti in strada, ma l’incapacità degli apparati di intelligence di leggere una mobilitazione nata su TikTok e su gruppi Telegram dedicati alla musica, al calcio, alla moda; e ha ricordato che l’aumento delle pene, come è stato dimostrato, non è lo strumento più efficace. Il responsabile sicurezza del Partito democratico, Matteo Mauri, ha ricordato che dopo quattro anni di decreti, nuovi reati e pene più severe, i dati raccontano un’Italia meno sicura di prima.
Parigi, intanto, percorre la stessa strada a passo più lungo: trattare i ragazzi delle periferie come criminalità organizzata, con fermi più lunghi, intercettazioni e riconoscimento facciale; secondo indiscrezioni riportate da CNews, il governo francese prepara perfino una circolare per tagliare gli aiuti sociali ai saccheggiatori fino a ripagare il bottino. È la risposta di un’Europa che trova i fondi per la guerra e li nega alla scuola, e che al conflitto sociale sa opporre soltanto il codice penale. Eppure, nel febbraio 2024, dopo le manganellate agli studenti di Pisa, era stato proprio Mattarella a ricordare che l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli, e che «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento». Un decreto pensato per fermare e arrestare più facilmente i minorenni esprime lo stesso fallimento, soltanto con il timbro della Gazzetta Ufficiale.
8. Capire non è giustificare
Detto questo, va detto anche il resto, perché l’onestà non può essere a senso unico. La violenza di quei giorni è reale. Le vetrine sfondate erano soprattutto di catene di abbigliamento e di articoli sportivi, ma anche di una sartoria di corso Buenos Aires, dove i ragazzi si sono portati via il registratore di cassa con l’incasso della giornata: dietro ogni vetrina c’erano commessi e piccoli gestori, non i padroni del mondo. I quasi duecento agenti feriti sono lavoratori dello Stato con stipendi modesti, mandati in piazza a coprire i vuoti della politica. La responsabilità penale è personale, e chi ha devastato e saccheggiato ne risponderà. Né tutto, in quelle piazze, era politica: Y., quattordici anni, nato in Italia da genitori di origine egiziana, ha ammesso al Fatto che una parte dei ragazzi era scesa per noia, per fare qualcosa di diverso dal solito pomeriggio in piazzetta. Ha raccontato anche la tentazione di unirsi al saccheggio, lui che ha sempre avuto soltanto vestiti delle bancarelle o donati dalla Chiesa, e di aver scelto di non farlo.
Riconoscere tutto questo, però, non obbliga a fermarsi lì. Ridurre quelle giornate a pura delinquenza è una scelta politica, perché permette di non parlare d’altro: non dei salari, non delle scuole, non della guerra. È il ricatto del giustificazionismo, rivolto in questi giorni a chiunque provasse a cercare le cause, liquidato dalla stampa di destra come la sinistra del «sì, ma». Lo conosciamo bene, quel ricatto, perché da anni funziona anche in politica estera: chi prova a spiegare l’allargamento della NATO verso est viene accusato di giustificare l’invasione russa dell’Ucraina, chi ricorda decenni di occupazione e di assedio viene accusato di giustificare il 7 ottobre. Ma capire le radici di una guerra non significa approvare le bombe, e capire le radici di una rivolta non significa applaudire chi svuota un supermercato. Significa rifiutarsi di scambiare il sintomo per la malattia.
La storia recente lo conferma con una regolarità quasi meccanica: le banlieue francesi nel 2005, Londra nel 2011, di nuovo la Francia nel 2023. Nelle società attraversate da disuguaglianze profonde e da una rappresentanza politica in frantumi, le esplosioni di rabbia non sono incidenti: sono sintomi ricorrenti, che tornano finché le cause restano al loro posto. Lo stesso Mattarella, che nessuno può sospettare di indulgenza verso la violenza, ha chiesto di interrogarsi sul perché quelle esplosioni arrivino da soggetti nuovi. La differenza tra chi governa e chi vuole capire sta tutta qui: Palazzo Chigi ha convocato un vertice di novanta minuti e un Consiglio dei ministri, nessuno ha convocato le periferie.
Antonio Gramsci, nel terzo dei suoi Quaderni del carcere, scriveva che trascurare, e peggio ancora disprezzare, i movimenti cosiddetti spontanei, rinunciando a dar loro una direzione consapevole e un orizzonte politico, può avere «conseguenze molto serie e gravi». E osservava che a un moto spontaneo delle classi subalterne si accompagna quasi sempre una reazione della destra della classe dominante, pronta ad approfittarne. È ciò che vediamo: una piazza senza partiti né sindacati, nata su TikTok, in parte attraversata da un ribellismo senza bussola che vede nemici soltanto nella polizia; e dall’altra parte un potere che usa quella rabbia per stringere le maglie della repressione, e un presidente americano che la usa per rilanciare la caccia allo straniero. Il vuoto non resta vuoto a lungo. O lo riempiono il sindacato, la scuola, le associazioni, una sinistra capace di tornare nelle periferie, oppure lo riempiranno altri.
Qualcosa, per fortuna, si muove nella direzione giusta. A Roma gli studenti hanno convocato un’assemblea pubblica per il 23 ottobre, e quelli di Osa hanno annunciato l’adesione allo sciopero generale del 30 ottobre, proclamato contro la guerra e le spese militari; a Torino hanno parlato apertamente di alleanza tra studenti e lavoratori. Per il 20 novembre è attesa una mobilitazione studentesca europea. È questa la strada che trasforma la rabbia in forza, e la forza in conquiste: non la vetrina, ma lo sciopero; non il saccheggio, ma la vertenza; non la pietra, ma l’organizzazione.
9. Rimuovere gli ostacoli, non i ragazzi
Il 26 gennaio 1955, nel salone degli affreschi della Società Umanitaria, a Milano, Piero Calamandrei parlò a un gruppo di studenti universitari e medi che avevano organizzato un ciclo di lezioni sulla Costituzione. Disse loro che «la Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove», e che per farla muovere bisogna rimetterci dentro ogni giorno il combustibile dell’impegno e della responsabilità. E indicò nell’articolo 3 la parte più impegnativa di tutta la Carta, quella che pronuncia un giudizio severo sulla società esistente e ne pretende la trasformazione.
Quell’articolo stabilisce che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». L’articolo 34 aggiunge che la scuola è aperta a tutti. Settant’anni dopo, a un ragazzo di sedici anni di Pero la Repubblica offre un istituto tecnico che, dice lui, sembra prepararlo soltanto a lavori malpagati; forse un edificio senza certificato di agibilità; un padre che non può più dargli venti euro; telegiornali che parlano di armi e di riarmo; e adesso la prospettiva di un fermo preventivo anche per i minorenni. Dall’altra parte dell’oceano, un presidente gli spiega che il problema è l’immigrazione, e al suo coetaneo di San Siro che il problema è lui.
Si può arrestare un ragazzo di sedici anni. Non si può arrestare la ragione per cui è sceso in piazza. Ogni decreto che risponde al disagio sociale con il carcere è una confessione: quella di uno Stato che ha smesso di rimuovere gli ostacoli e ha cominciato a rimuovere le persone, dalle piazze, dalle scuole, dal Paese. La Costituzione chiede l’esatto contrario: rimuovere gli ostacoli, non i ragazzi. Se la sola Repubblica che quei ragazzi incontrano è quella in tenuta antisommossa, non stupiamoci se domani non sapranno più riconoscerne un’altra. E chiediamoci, finché siamo in tempo, chi verrà a offrirgliene una diversa al posto nostro.
Fonti
Youssef Taby, «“Torneremo in piazza, ora siamo parte di qualcosa”: le voci dei giovani di Milano. “Prima di sabato nessuno parlava di noi”», Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2026, https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/20/scontri-milano-giovani-periferia-notizie/8543655/
Il Post, «Cosa è successo a Milano in due giorni di saccheggi e disordini», 19 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/19/milano-devastazioni-saccheggi-scontri-negozi-polizia-manifestazione/
Il Post, «Perché i disordini a Milano sono sfuggiti al controllo della polizia», 19 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/19/manifestazioni-milano-torino-viollenze-devastazioni/
Il Post, «I video dei disordini in centro a Milano», 19 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/19/video-proteste-saccheggi-milano/
Tgcom24, «Milano, cosa succederà ai giovani arrestati dopo le devastazioni del fine settimana?», 19 ottobre 2026, https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/milano-giovani-arrestati-devastazioni_117885975-202602k.shtml
Euronews, «Vertice Palazzo Chigi, il governo lavora a una stretta dopo le violenze di Milano: pronto decreto legge», 19 ottobre 2026, https://it.euronews.com/2026/10/19/vertice-a-palazzo-chigi-il-governo-lavora-a-una-stretta-dopo-le-devastazioni-di-milano
ANSA, «Chiudono i negozi del lusso a Milano. I pm: “Una rara violenza”», 19 ottobre 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/19/chiudono-i-negozi-del-lusso-a-milano.-i-pm-una-rara-violenza_0d0d286f-7f8f-420a-9737-2566da0ba8a2.html
Leggo, «Scontri a Milano: chi sono (e da dove arrivano) i 12enni che hanno devastato il centro», 19 ottobre 2026, https://www.leggo.it/schede/19_ottobre_2026_scontri_milano_chi_sono_12enni_maranza_devastazione_negozi_arresti-ragazzi_sempre_piu_giovani-2-9834521.html
Il Post, «Le foto delle manifestazioni studentesche contro il governo in tutta Italia», 16 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/16/studenti-manifestazioni-italia-16-ottobre/
AGI, «La rabbia degli studenti accende le piazze: ragazzi incappucciati e tensione con gli agenti», 16 ottobre 2026, https://www.agi.it/cronaca/news/2026-10-16/sciopero-studenti-oggi-39562630/
Il Sole 24 Ore, «“No Meloni Day”, studenti in piazza contro le politiche sull’istruzione», 16 ottobre 2026, https://www.ilsole24ore.com/art/no-meloni-day-studenti-piazza-contro-politiche-sull-istruzione-AJDQlImB
Skuola.net, «Proteste studentesche in tutta Italia: cosa è successo tra cortei e tensioni», 16 ottobre 2026, https://www.skuola.net/news/scuola/manifestazioni-studentesche/studenti-piazza-italia-cortei.html
Today.it, «Imbrattate foto di Schlein, Crosetto e Meloni, bombe carta contro la polizia: esplode la protesta degli studenti», 16 ottobre 2026, https://www.today.it/scuola/scioperi-proteste-studenti-oggi-scontri-polizia-torino-roma-ultime-notizie.html
Leggo, diretta «Cortei degli studenti in tutta Italia, arrestati tre minorenni a Torino. Tensioni a Roma e Verona», 16 ottobre 2026, https://www.leggo.it/italia/cronache/16_ottobre_2026_sciopero_scuola_corteo_studenti_scontri_live_diretta_oggi-9828924.html
Vincenzo Schirripa, «Studenti a Torino: il 30 ottobre sciopero generale contro il carovita», News Istruzione, 16 ottobre 2026, https://www.newsistruzione.it/2026/10/16/studenti-torino-sciopero-generale-30-ottobre/amp
ANSA, ripresa da Il Nord Est, «Meloni, “cortei studenti? Chiedo all’opposizione di condannare violenze”», 16 ottobre 2026, https://www.ilnordest.it/italia-ed-esteri/meloni-cortei-studenti-chiedo-allopposizione-di-condannare-violenze-lng0knwe
Il Politico Web, «Milano, il Duomo in fiamme: la piazza contro il carovita regalata ai teppisti», 17 ottobre 2026, https://www.ilpoliticoweb.it/scontri-milano-duomo-italia-in-piazza-carovita/
Tuttonotizie, «Movimento 17 ottobre, cortei ogni sabato “fino alla caduta del governo”: 271 in questura, Meloni convoca il vertice», 19 ottobre 2026, https://tuttonotizie.eu/politica/movimento-17-ottobre-cortei-ogni-sabato-fino-alla-caduta-del-governo-271-in-questura-meloni-convoca-il-vertice/
Sky TG24, «Milano, scontri tra manifestanti e polizia in piazza Duomo e Galleria: fermati e feriti», 17 ottobre 2026, https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/17/milano-corteo-scontri-feriti
Sky TG24, «Guerriglia a Milano e in altre città, cosa sappiamo sugli scontri e sui ragazzi in piazza», 18 ottobre 2026, https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/18/scontri-guerriglia-milano-torino-bologna-cosa-e-successo
Il Fatto Quotidiano, «Milano dopo la guerriglia urbana: 60 fermati di cui la metà ragazzini e 25 feriti. A Bologna danni e 75 feriti, a Torino tre arresti», 18 ottobre 2026, https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/18/milano-dopo-la-guerriglia-urbana-vetrine-in-frantumi-una-sessantina-di-fermati-di-cui-la-meta-ragazzini-e-25-feriti/8542167/
L’Espresso, «Trump cavalca i disordini in Italia e Francia: “Le proteste hanno a che fare con l’immigrazione. Se l’Europa non chiude i confini è finita”», 20 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/mondo/2026/10/20/trump-proteste-milano-violenze-immigrazione-dichiarazioni/65380
Policy Maker, «Che cos’è il Movimento 17 ottobre», 19 ottobre 2026, https://www.policymakermag.it/primo-piano/che-cose-il-movimento-17-ottobre/
Adnkronos, ripresa da Ussi Umbria, «Scontri ai cortei, Mattarella: “Ovunque violenze inaccettabili, solidarietà alle forze dell’ordine”», 19 ottobre 2026, https://www.ussiumbria.it/2026/10/19/scontri-ai-cortei-mattarella-ovunque-violenze-inaccettabili-solidarieta-alle-forze-dellordine/
Il Post, «Perché gli studenti francesi protestano», 2 ottobre 2026, https://ilpost.it/2026/10/02/proteste-francia-studenti-violenze
RSI Radiotelevisione svizzera, servizio sulle proteste dei liceali in Francia, 6 ottobre 2026, https://www.rsi.ch/s/4139138
Geopop, «Perché gli studenti protestano in Francia: cosa sta succedendo tra arresti e scuole chiuse», 2 ottobre 2026, https://www.geopop.it/perche-gli-studenti-protestano-in-francia-cosa-sta-succedendo-tra-arresti-e-scuole-chiuse/
CNews, «En direct. Violences urbaines: couvre-feux à Paris, Lyon, Nice et Lille», 19 ottobre 2026, https://cnews.fr/france/2026-10-19/violences-urbaines-2513-gardes-vue-et-67-personnes-incarcerees-annonce-gerald
L’Express, ripreso da Orange Actu, «Violences urbaines: Gérald Darmanin demande aux parquets de retenir la “criminalité organisée” contre les casseurs», 19 ottobre 2026, https://actu.orange.fr/france/violences-urbaines-gerald-darmanin-demande-aux-parquets-de-retenir-la-criminalite-organisee-contre-les-casseurs-l-express-via-6medias-CNT000002tbOd9.html
Il Fatto Quotidiano, «Trump: “Anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione. Se l’Europa non chiude i confini è finita”», 19 ottobre 2026, https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/19/trump-proteste-italia-francia-immigrazione-europa-deve-chiudere-confini/8543779/
Internazionale, articolo sulle proteste per la casa in Spagna dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 29 settembre 2026, https://www.internazionale.it/notizie/simon-dunaway/2026/09/29/spagna-proteste-affitti-sfratto-maricarmen-abascal
AGI, servizio da Madrid sull’accampamento di Puerta del Sol, 27 settembre 2026, https://www.agi.it/estero/news/2026-09-27/madrid-protesta-sfratto-sol-39266465/
Sky TG24, «Dallo sfratto di Maricarmen alle proteste per il caro-casa, com’è nata la crisi in Spagna», 3 ottobre 2026, https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/03/spagna-crisi-caro-casa-maricarmen
L’Espresso, servizio sulle proteste in Spagna e in Francia e sul divario sociale in Europa, 15 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/mondo/2026/10/15/spagna-francia-proteste-divario-sociale-europa/65336
Sky TG24, «Proteste in Albania, scontri tra studenti e polizia a Tirana e in altre città», 16 ottobre 2026, https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/16/proteste-albania-scontri-tirana
Il Tempo, «Trump: anche in Italia scontri legati all’immigrazione. Parigi? “Sarà presto musulmana”», 19 ottobre 2026, https://www.iltempo.it/news/esteri/trump-anche-in-italia-scontri-legati-allimmigrazione-parigi-sara-presto-musulmana/
Il Politico Web, «Trump: scontri in Italia e Francia colpa dell’immigrazione», 19 ottobre 2026, https://www.ilpoliticoweb.it/trump-scontri-italia-francia-immigrazione/
L’Adige, «Usa, bando anti islamico: giudici e piazze dicono no», gennaio 2017, https://www.ladige.it/attualita/usa-bando-anti-islamico-giudici-e-piazze-dicono-no-r2i9g81b
Osservatorio Repressione, «Dalle periferie alle piazze: la rabbia sociale rompe gli argini della repressione», 19 ottobre 2026, https://www.osservatoriorepressione.info/dalle-periferie-alle-piazze-la-rabbia-sociale-rompe-gli-argini-della-repressione/
QuiFinanza, «Referendum 8-9 giugno, affluenza al (quasi) 30%: quorum mancato», giugno 2025, https://quifinanza.it/politica/referendum-8-9-giugno-affluenza/913786/
Money.it, «Referendum cittadinanza 2025, pro e contro: quesito e cosa cambia», 2025, https://www.money.it/referendum-cittadinanza-2025-pro-contro-quesito-cosa-cambia
ANSA, ripresa dal Giornale di Brescia, «Trump chiede 3000 arresti al giorno di migranti illegali», 11 giugno 2025, https://www.giornaledibrescia.it/italia-e-estero/trump-chiede-3000-arresti-al-giorno-di-migranti-illegali-niiifi2g
Reuters, ripresa da GV Wire, «Anti-ICE Protesters Rally in Milan Ahead of Opening Ceremony», 6 febbraio 2026, https://gvwire.com/2026/02/06/anti-ice-protesters-rally-in-milan-ahead-of-opening-ceremony/
Giornale di Brescia, «Venerdì di scioperi e proteste: scontri ai cortei e tir fermi», 16 ottobre 2026, https://www.giornaledibrescia.it/cronaca/venerdi-di-scioperi-e-proteste-scontri-ai-cortei-e-tir-fermi-ugv369o1
Pressenza, «Energia, inflazione e geopolitica: perché questa guerra la stiamo già pagando tutti», marzo 2026, https://www.pressenza.com/it/2026/03/guerra-golfo-prezzo-energia-inflazione-fallimento-politica-potenza/
Sky TG24, «Guerra Iran, l’Italia tra i Paesi più penalizzati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz», 15 aprile 2026, https://tg24.sky.it/economia/2026/04/15/guerra-iran-hormuz-gas-italia
Quotidiano.net, articolo sulla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran a Hormuz e sui prezzi dei carburanti, 1 settembre 2026, https://www.quotidiano.net/esteri/trump-spara-su-hormuz-la-crisi-scatena-i-prezzi-dei-carburanti-nt52gigc
Quotidiano.net, articolo su caro energia, inflazione e decisioni della Bce, 10 luglio 2026, https://www.quotidiano.net/economia/caro-energia-inflazione-bce-hormuz-hvmi9xxv
Teleborsa, ripresa da Borsa Italiana, «CdM approva tetto 30% studenti stranieri in classe e proroga diesel Euro 5», 24 settembre 2026, https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/economia/cdm-approva-tetto-30-studenti-stranieri-in-classe-e-proroga-diesel-euro-5-227_2026-09-24_TLB.html?lang=it
L’Espresso, servizio sull’intervista del ministro Giuseppe Valditara sul tetto agli studenti stranieri, 22 settembre 2026, https://lespresso.it/c/giovani/2026/9/22/giuseppe-valditara-ministro-istruzione-tetto-stranieri-intervista-scuola-dichiarazioni/64824
Paolo Cappelleri, «A Palazzo Chigi il vertice sull’ordine pubblico, possibile un decreto domani: “Dallo Stato una risposta ferma”», ANSA, 19 ottobre 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/19/a-palazzo-chigi-il-vertice-sullordine-pubblico-possibile-un-decreto-domani-dallo-stato_397d8359-98ac-4ba2-840f-a55dcb988745.html
Istat, «Occupati e disoccupati. Agosto 2026, dati provvisori», 1 ottobre 2026, https://www.istat.it/comunicati-stampa/occupati-e-disoccupati-dati-provvisori-agosto-2026/
OCSE, «Prospettive dell’occupazione OCSE 2026: Italia», luglio 2026, https://www.oecd.org/it/publications/prospettive-dell-occupazione-ocse-2026_7110bbbd-it/italia_5798d4c8-it
ANSA, ripresa da L’Adige, «Ocse, salari reali torneranno a calare dello 0,9% nel 2026», 7 luglio 2026, https://www.ladige.it/attualita/ocse-salari-reali-torneranno-a-calare-dello-0-9-nel-2026-jy9ja932
Istat, «La povertà in Italia. Anno 2025», 15 ottobre 2026, https://www.istat.it/?p=136920
L’Adige, articolo sui dati Istat sulla povertà nel 2025, ottobre 2026, https://www.ladige.it/economia/poverta-nel-nordest-386mila-famiglie-non-arrivano-a-fine-mese-allarme-per-minori-e-operai-na5lszvv
Orizzonte Scuola, «Sicurezza scuole, 80.871 infortuni nel 2025 (+3,8%): Cittadinanzattiva chiede un piano triennale da 3 miliardi», sul XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, settembre 2026, https://www.orizzontescuola.it/sicurezza-scuole-80-871-infortuni-nel-2025-38-cittadinanzattiva-chiede-un-piano-triennale-da-3-miliardi/
Ygnazia Cigna, «Scuole vecchie, soffitti rotti, caduta di calcinacci: 68 crolli in un anno e 12 feriti tra studenti e prof», Open, 9 settembre 2026, https://www.open.online/2026/09/09/scuola-crolli-edilizia-scolastica-rapporto/
Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Università Cattolica del Sacro Cuore, «La spesa pubblica per l’istruzione in Italia: bassa, in discesa e sbilanciata verso i livelli meno avanzati», https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-la-spesa-pubblica-per-l-istruzione-in-italia-bassa-in-discesa-e-sbilanciata-verso
QuiFinanza, «Disoccupazione di nuovo su al 6,2% e i giovani restano indietro: i dati Istat», con i dati del rapporto Istat sulle migrazioni del 3 agosto 2026, ottobre 2026, https://quifinanza.it/lavoro/occupazione-disoccupazione-giovanile-italia/1017751/
Osservatorio Milex, «Annuario Milex 2026. Estratto: punti chiave e raccomandazioni», luglio 2026, https://www.milex.org/wp-content/uploads/2026/07/Annuario-Milex-2026-estratto-punti-chiave-raccomandazioni.pdf
Open, «Spese militari, i conti secondo l’Osservatorio Milex», 23 luglio 2026, https://www.open.online/2026/07/23/spese-militari-aumento-osservatorio-milex-disarmo/
L’Espresso, servizio sul Documento programmatico di bilancio e sulle risorse per difesa e sanità, 15 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/economia/2026/10/15/dpb-manovra-cosa-prevede-quanti-soldi-difesa-sanita-rapporto-deficit-pil/65330
Soldionline, su fonte ANSA, «Manovra 2027 da 23,5 miliardi: 5 miliardi dal settore finanziario», 15 ottobre 2026, https://www.soldionline.it/senza-categoria/manovra-2027-da-235-miliardi-5-miliardi-dal-settore-finanziario
La Tecnica della Scuola, «Manovra 2027 pari a 23,5 miliardi: al centro la tutela del potere d’acquisto delle famiglie e l’edilizia scolastica», 15 ottobre 2026, https://www.tecnicadellascuola.it/manovra-2027-pari-a-235-miliardi-al-centro-la-tutela-del-potere-dacquisto-delle-famiglie-e-ledilizia-scolastica
Agenzia Dire, «Cortei, il governo prepara il decreto per una “risposta ferma” e schiera l’esercito: domani il Cdm sulle nuove norme», 19 ottobre 2026, https://www.dire.it/19-10-2026/1278318-cortei-il-governo-pensa-ad-un-decreto-per-dare-una-risposta-ferma-dopo-i-disordini/
Domani, «Fermo per i minori e divieto di aggregazione, Meloni sforna l’ennesimo (inutile) decreto», 19 ottobre 2026, https://www.editorialedomani.it/politica/italia/fermo-minori-divieto-aggregazione-meloni-governo-ennesimo-inutile-decreto-sicurezza-kjdzj482
Quotidiano.net, articolo sull’esame parlamentare del decreto sicurezza e sul fermo preventivo, 20 aprile 2026, https://www.quotidiano.net/politica/sicurezza-il-governo-corre-f41addc4
Euronews, «Sicurezza, decreto in aula mercoledì dopo scontri di Torino: Meloni fa appello alle opposizioni», 2 febbraio 2026, https://it.euronews.com/2026/02/02/sicurezza-decreto-in-aula-mercoledi-dopo-scontri-di-torino-meloni-fa-appello-alle-opposizi
Quotidiano.net, articolo sul pacchetto sicurezza e sul confronto con il Quirinale, 4 febbraio 2026, https://www.quotidiano.net/politica/decreto-sicurezza-mattarella-fermo-preventivo-e-scudo-penale-wb4pps4i
LaPresse, «Scontri a Milano, ieri 32 arrestati. Sala: “Sensazione che non sia finita, ma non è tempo per cercare voti”. La diretta», 19 ottobre 2026, https://www.lapresse.it/cronaca/2026/10/19/scontri-a-milano-le-notizie-in-diretta-del-19-ottobre-2026/
Panorama, «Mattarella: “L’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli”», febbraio 2024, https://www.panorama.it/live/mattarella-lautorevolezza-delle-forze-dellordine-non-si-misura-sui-manganelli
Il Giornale, «“Sì, ma…” la sinistra che giustifica e non condanna i teppisti», ottobre 2026, https://www.ilgiornale.it/news/interni/si-ma-la-sinistra-che-giustifica-e-non-condanna-i-teppisti/
Quotidiano.net, articolo sugli scioperi di ottobre 2026 e sullo sciopero generale del 30 ottobre, 2 ottobre 2026, https://www.quotidiano.net/cronaca/sciopero-treni-2-ottobre-2026-oggi-yb3o8n90
Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 3 (1930), edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975; passo riportato da Giovanni De Mauro, «Spontaneo», Internazionale, 20 dicembre 2013, https://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2013/12/20/spontaneo
Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione agli studenti, Milano, Società Umanitaria, 26 gennaio 1955, testo pubblicato da Filodiritto, https://www.filodiritto.com/piero-calamandrei-discorso-sulla-costituzione
Senato della Repubblica, «Costituzione italiana. Testo vigente», articoli 3 e 34, https://www.senato.it/sites/default/files/repository/Costituzione_ITALIANO.pdf
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