Agli ordini del generale

In una chat riservata di quasi trecento militanti di Futuro Nazionale si evoca un nuovo golpe, si celebra Hitler, si invoca lo sterminio degli arabi. Non sono profili anonimi: sono referenti di comitati, ex militari, dirigenti locali. Un'inchiesta sul sottobosco eversivo del partito di Vannacci, sulla continuità tra il programma ufficiale e le parole scritte in privato, e sul silenzio delle istituzioni davanti a leggi antifasciste che esistono ma non si applicano.

La cura sotto punteggio 

Nell’era del welfare algoritmico anziani, disabili e non autosufficienti rischiano di diventare variabili di costo da ottimizzare, non persone da riconoscere. Viaggio dentro la nuova frontiera dell’esclusione automatizzata. In Francia esiste un numero, compreso tra zero e uno, che ogni mese contribuisce a decidere il destino di milioni di persone. Più quel numero si avvicina … Continua a leggere La cura sotto punteggio 

Il cane da guardia del capitale.

Remigrazione, nemico interno e l’arte di distrarre un popolo impoverito Il 13 giugno 2026 Roma ha mostrato due volti dell’Italia separati da poche centinaia di metri e da un abisso politico. Da una parte, partito da piazza della Libertà, il corteo del comitato «Remigrazione e Riconquista», dove si sono levati i cori «Duce, duce», i … Continua a leggere Il cane da guardia del capitale.

La festa e il sospetto

Il Mondiale americano, la paranoia eretta a sistema di governo e la fabbrica del nemico C’è un uomo che, in queste ore, rappresenta meglio di qualsiasi discorso ufficiale il vero volto del Mondiale di calcio del 2026. Si chiama Omar Abdulkadir Artan, è somalo, ed è stato eletto miglior arbitro africano dell’anno. Sarebbe dovuto entrare … Continua a leggere La festa e il sospetto

L’Italia della paura: come il razzismo è diventato un progetto politico

C'è una differenza profonda tra una società che affronta i problemi e una che costruisce nemici. L'Italia ha imboccato la seconda strada: l'immigrazione, da fenomeno sociale complesso, è stata trasformata in una macchina propagandistica permanente. La paura non è un effetto collaterale, è il progetto.

I maestri dell’odio e il sangue di Bakari Sako

Bakari Sako aveva trentacinque anni, la famiglia rimasta in Mali, una bicicletta usata ogni mattina per raggiungere i campi di Massafra. Sabato nove maggio si e fermato in piazza Fontana, nel cuore della citta vecchia di Taranto, per bere un caffe prima di salire sul pullman dei braccianti. Non lo ha bevuto. E stato accerchiato da cinque ragazzini, malmenato, inseguito e colpito tre volte al torace da un quindicenne armato di coltello. E morto sull'asfalto. Non e un fatto di cronaca: e l'effetto di una pedagogia dell'odio.