L’intelligenza artificiale come bene comune: dalla miniera all’orbita

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: un grande cerchio formato da piccoli punti chiari racchiude gli anelli della filiera dell'intelligenza artificiale, cioè strati di roccia con cristalli rossi, un microchip con il nucleo rosso, una pila di server e un satellite con pannelli rossi in orbita, tutti collegati da una linea rossa.

Il vertice Trump-Xi gestisce la rivalità sull’intelligenza artificiale ma non la supera. Donare il software non basta: per spezzare il patto suicida descritto da David Korten occorre sottrarre al profitto e alla logica dei blocchi l’intera filiera, dalle terre rare ai chip, dai data center ai satelliti fino ai dati. Un consiglio a Dario Amodei, e un appello ai movimenti.

Il capitale si fa Stato

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: al centro un edificio istituzionale con frontone rosso le cui colonne sono armadi di server; dal frontone sale una rete di circuiti rossi con nodi che forma una corona. A sinistra un wafer di silicio, a destra un globo terrestre stilizzato, in basso piccole figure umane grigie ai lati della scalinata.

La lunga marcia del neoliberismo è arrivata a destinazione e ha cambiato natura: il grande capitale tecnologico non usa più lo Stato, tende a diventarlo. Dallo Stato-impresa americano allo Stato antiterrorista, dalla sfida tra Pax Silica e WAICO a Cybersyn, fino all'articolo 43 della Costituzione e ai beni comuni come base per il controllo democratico delle infrastrutture del calcolo.

Cavie di guerra. Palantir, l’Ucraina e la repubblica armata di Alex Karp

Illustrazione su fondo scuro: la sagoma stilizzata di un uomo con due buste della spesa è inquadrata al centro di un mirino rosso. Sottili linee rosse convergono su di lui da decine di piccoli riquadri sparsi, come dati raccolti da ogni direzione. A sinistra una colonna di barre grigie rappresenta i record di un database; una sola barra è evidenziata in rosso e una linea tratteggiata la collega al bersaglio.

Dai registri di leva di Kyiv alla scuola di Minab, fino al manifesto in ventidue punti pubblicato su X: come Palantir ha trasformato la guerra in laboratorio, i dati in merce e la pace in un rischio d’impresa. Un’inchiesta che verifica le fonti, separa i fatti dalle accuse e mostra chi incassa e chi paga.

L’omologazione: un menù sterminato ma una sola cucina

Il mercato non impone più a tutti la stessa scelta: stabilisce il campo entro cui qualcosa può apparire come opzione. Ospito un saggio di Francesco Coniglione, uscito su Volere la Luna, sull’omologazione contemporanea, tra piattaforme digitali, profilazione, definanziamento della sanità pubblica e aziendalizzazione delle istituzioni, e sul diritto all’imprevedibilità.

Il freno lo chiede chi tiene l’acceleratore

A poche settimane dalla più grande quotazione in Borsa della storia, l'amministratore delegato di Anthropic chiede all'industria dell'intelligenza artificiale di rallentare. Trump risponde che l'unico freno necessario è lui, Pechino procede sul doppio binario. In mezzo restano i fatti: un capo di Stato catturato con l'aiuto di un modello linguistico e un centinaio di morti a Caracas, migliaia di vittime in Iran, manuali di bersagliamento navale, bollette elettriche che salgono. E un potere privato che nessun parlamento ha mai votato.

Venti «Naza»: il prezzo di una famiglia

A Venezia ventiquattro militari israeliani spiegano come si decideva di uccidere i civili a Gaza. Non raccontano un eccesso: raccontano una procedura. Il film ha vinto il Premio speciale della giuria e non il Leone d'oro. E mentre arriva nelle sale italiane, l'Italia resta il Paese che in Europa continua a bloccare ogni sanzione contro chi quella procedura l'ha scritta.

Il conto lo paga l’Europa

Ogni volta che si parla della crisi europea il dito si alza verso Mosca. Ma se si segue il denaro invece del sospetto, il percorso porta a Washington: dal laboratorio di Cambridge Analytica al gas liquefatto pagato fino a cinque volte il prezzo del gas russo, dal cinque per cento della NATO alle pressioni americane sulle regole ambientali europee, fino al settanta per cento del cloud continentale in mano a tre società statunitensi. Un'inchiesta su chi ha costruito un modello di affari sulla debolezza dell'Europa.

Cifrare una mail è diventato terrorismo? Washington colpisce Autistici/Inventati e l’Italia resta in silenzio

Un collettivo italiano di volontari finisce nella lista nera degli Stati Uniti. Poi sparisce il dominio, saltano i servizi di posta e Banca Etica annuncia la chiusura del conto. Il problema non è soltanto ciò che Washington accusa Autistici/Inventati di aver fatto: è il potere che una decisione americana può esercitare, senza un processo italiano, sulla libertà di comunicare in Italia. E la storia insegna che chi prepara una guerra comincia sempre dal silenziare le voci.

L’emergenza è il metodo

Da Ceuta al Patto europeo sull'asilo, dalla sospensione di Schengen alla scansione automatica delle chat: undici passaggi che, presi uno per uno, hanno tutti una giustificazione ragionevole. Sommati, raccontano un modello di potere che cambia forma senza bisogno di camicie nere. La domanda non è più se stia tornando il fascismo, ma come una democrazia impari a comportarsi da regime continuando a chiamarsi democrazia.

Quando ti tolgono la parola, il problema non è più soltanto Facebook

La sospensione degli account Facebook e Instagram di Giorgio Cremaschi non è un incidente tecnico. È l'ennesimo episodio di una censura sistematica documentata da Human Rights Watch e da 7amleh, e il segno di un potere che non ha più bisogno di censori: gli basta possedere l'infrastruttura attraverso cui parliamo.