Sei mesi di guerra contro l'Iran hanno consumato i missili americani, tenuto chiuso lo Stretto di Hormuz e spinto tre potenze sunnite a firmare un patto di difesa che fa a meno di Washington. Verifica documento per documento delle cifre sugli arsenali, sulle basi colpite e sulla riserva strategica statunitense. E il conto italiano: ventinove miliardi di euro in un anno, pagati alla pompa di benzina da chi non ha alternative.
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La guerra per interoperabilità
Settecento militari italiani schierati da marzo fra Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, un decreto missioni che nomina soltanto aree geografiche, un tredicesimo pacchetto di armi per Kiev coperto da segreto. Come le Camere hanno smesso di decidere sulla guerra, e chi ne paga il conto.
Cinquecento aerei e una bugia di Stato
Le parole di Mark Rutte sui 500 aerei statunitensi decollati dalle basi italiane a sostegno dell’operazione Epic Fury contro l’Iran smentiscono la narrazione del governo Meloni e riaprono la questione costituzionale dell’uso delle basi USA in Italia.
La festa e il sospetto
Il Mondiale americano, la paranoia eretta a sistema di governo e la fabbrica del nemico C’è un uomo che, in queste ore, rappresenta meglio di qualsiasi discorso ufficiale il vero volto del Mondiale di calcio del 2026. Si chiama Omar Abdulkadir Artan, è somalo, ed è stato eletto miglior arbitro africano dell’anno. Sarebbe dovuto entrare … Continua a leggere La festa e il sospetto
Le crepe nel palazzo
Il potere imperiale vacilla a Washington, balbetta a Bruxelles e impoverisce a Roma. Ma una crepa non è ancora una breccia Per decenni ci hanno raccontato che l’ordine del mondo fosse una legge di natura, immodificabile come il sorgere del sole. Washington decide, Tel Aviv esegue la propria strategia regionale, Bruxelles segue mormorando, Roma obbedisce … Continua a leggere Le crepe nel palazzo
L’IMPERO NUDO — L’eccezionalismo americano e il tramonto della coscienza occidentale
Il 28 febbraio 2026, mentre i negoziatori statunitensi e iraniani si trovavano ancora seduti attorno a un tavolo diplomatico, i cacciabombardieri americani e israeliani aprivano i bay doors sui cieli di Teheran. Il copione era identico a quello di Baghdad nel 2003, di Tripoli nel 2011, di Kabul in ogni stagione di ogni decennio. Non è un incidente. Non è un'eccezione. È la norma strutturale di una potenza che non riconosce limite alcuno alla propria volontà di dominio.
La petroliera che sfida l’impero: Hormuz, Pechino e la fine del monologo americano
Mentre Washington minaccia di affondare qualsiasi nave in transito dai porti iraniani, una petroliera cinese attraversa indisturbata lo Stretto di Hormuz. Xi Jinping presenta un piano di pace in quattro punti, sei navi della Hapag-Lloyd restano intrappolate nel Golfo, Trump respinge l'offerta iraniana sull'arricchimento dell'uranio e il vicepresidente Vance attacca pubblicamente Papa Leone. In ventiquattro … Continua a leggere La petroliera che sfida l’impero: Hormuz, Pechino e la fine del monologo americano
Il bluff dell’impero: perché Teheran non teme più l’America
Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, la guerra di attrito tra Stati Uniti e Iran svela i limiti industriali, economici e strategici della superpotenza americana. La narrazione del dominio regge ormai soltanto sugli schermi televisivi, mentre sul campo la realtà disegna un Medio Oriente profondamente diverso. C'è un momento preciso, in ogni declino imperiale, … Continua a leggere Il bluff dell’impero: perché Teheran non teme più l’America
L’Iran, Trump e la guerra come terapia del capitale
Non tutte le guerre nascono da un’ideologia. Alcune nascono da un bilancio in sofferenza, da un impero che teme di perdere quota, da una catena logistica che deve essere messa in sicurezza, da un mercato che ha bisogno di nuovi nemici per continuare a respirare. Il pregio dell’intervista di Emiliano Brancaccio sta proprio qui: nel … Continua a leggere L’Iran, Trump e la guerra come terapia del capitale
IL RUGGITO DEL LEONE SUI CIELI DI TEHERAN
Washington e Tel Aviv scatenano la guerra: l’imperialismo colpisce ancora l’Iran Si chiamava “diplomazia”. Si chiamava “negoziato di buona fede”. Si chiamava “ultima possibilità”. Fino a quarantotto ore fa, a Ginevra, le delegazioni di Washington e Teheran erano ancora sedute attorno a un tavolo per discutere del programma nucleare iraniano. Oggi, 28 febbraio 2026, quei … Continua a leggere IL RUGGITO DEL LEONE SUI CIELI DI TEHERAN