Ventiquattro anni dopo l'editto bulgaro, la Rai rimuove Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. È cambiato soltanto il lessico: dove Berlusconi diceva uso criminoso, oggi l'azienda scrive ricollocazione professionale. Un'analisi della continuità fra Sofia 2002 e Viale Mazzini 2026, delle sentenze definitive che spiegano perché il potere teme l'inchiesta, e di una governance Rai che l'Unione europea considera fuori norma.
Categoria: Politica italiana e governo Meloni
Politica italiana, governo Meloni, partiti, riforme istituzionali, opposizione.
Ventisei miliardi impronunciabili
La CGIL chiede l'1,3 per cento ai cinquecentomila italiani che possiedono più di due milioni di euro. Il governo grida all'esproprio. Ma la patrimoniale, in Italia, esiste già: la pagano quelli che hanno una casa, un'automobile e un conto corrente.
Quel ferro portava la firma di chi ha scritto la Repubblica
A Montorio al Vomano un'ordinanza urgente di Ferragosto ha staccato dal muro una falce e martello del 1948. Quel simbolo non apparteneva a un partito: apparteneva a chi riempì le galere del Tribunale speciale, a chi combatté l'occupazione tedesca e a chi scrisse la Costituzione. Cancellarlo, mentre alla Casa Bianca si proclama la settimana anticomunista, non è una disattenzione: è una linea politica.
Agli ordini del generale
In una chat riservata di quasi trecento militanti di Futuro Nazionale si evoca un nuovo golpe, si celebra Hitler, si invoca lo sterminio degli arabi. Non sono profili anonimi: sono referenti di comitati, ex militari, dirigenti locali. Un'inchiesta sul sottobosco eversivo del partito di Vannacci, sulla continuità tra il programma ufficiale e le parole scritte in privato, e sul silenzio delle istituzioni davanti a leggi antifasciste che esistono ma non si applicano.
La bomba, il depistaggio e il linciaggio
Le carte del gip dicono una cosa sola: Sigfrido Ranucci è la vittima dell'attentato del 16 ottobre 2025, manipolato e depistato dal mandante confesso. Eppure una parte della politica ha trasformato l'attentato in un'arma contro chi l'ha subito, chiedendone la rimozione dalla conduzione di Report. Non è una novità: è un metodo con una lunga storia italiana, fatta di dossier costruiti a tavolino, da via Nazionale a Equalize, e di parole rovesciate, dove il mafioso che tace diventa eroe e il giornalista che racconta diventa sospetto.
L’ignoranza non nasce, si coltiva
Sotto un post che deride gli elettori, un lettore ringrazia il cielo perché l'Italia non è mai stata governata dai comunisti. Non lo è mai stata: dal maggio 1947 nessun governo ha avuto ministri comunisti. Hanno governato altri, e il conto lo pagano i salari reali scesi dal 1990 mentre nell'area OCSE crescevano del 35 per cento, la spesa per istruzione al 3,9 per cento del PIL e il 35 per cento di adulti che fatica a leggere un contratto. L'analfabetismo funzionale non è un carattere nazionale: è un prodotto politico.
La sicurezza che non si nomina
Il Parlamento ha sospeso il vincolo di bilancio per trentasei miliardi destinati a difesa ed energia. I cinque miliardi l'anno necessari per un sistema nazionale della non autosufficienza continuano invece a essere insostenibili. Nei primi sei mesi del 2026 l'INAIL ha registrato 482 morti sul lavoro e 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi: la parola sicurezza, nata sociale, è stata occupata dal lessico militare e poliziesco prima che il conto potesse essere fatto.
Quarti al mondo, ultimi in busta paga
L'Italia celebra 643 miliardi di esportazioni mentre i salari reali dei suoi lavoratori crollano più che in qualunque altra grande economia avanzata. Non è una contraddizione: è il meccanismo. Il record nasce dalle scorte farmaceutiche pre-dazi, è realizzato per oltre un terzo da imprese controllate dall'estero e nel 2025 il commercio con l'estero ha addirittura sottratto crescita al PIL. Chi lo tiene in piedi, chi ne paga il conto.
Il palazzo pagato due volte
Lo Stato cedette quel palazzo nel 2004 e per averlo indietro ha già speso più di quanto valga. La contabilità rimossa dietro le quattrocento persone in strada all'Esquilino.
L’arsenale in affitto
La spesa militare italiana tocca il suo massimo storico, ma la capacità di decidere resta altrove: contabilità dilatata, prestiti europei da restituire, software governati a Washington, reti cedute a fondi esteri e un servizio sanitario definanziato. Un'analisi sui numeri del 2026 e su che cosa significhi davvero, oggi, la parola sovranità.