La protesta non basta, ma senza conflitto non cambia nulla: la lezione francese sulla scuola, il potere e la democrazia

Dai licei francesi alle disuguaglianze sociali, il problema non è scegliere tra la piazza e il governo. È capire come trasformare la rabbia dei giovani in diritti, senza normalizzare la violenza e senza confondere la pace sociale con la giustizia.

La vergogna sbagliata

Illustrazione vettoriale su fondo notturno blu scuro: un ponte grigio su un fiume è spezzato al centro da una frattura rossa, colpita da due traiettorie tratteggiate che scendono dall'alto. A sinistra quattro colonne rosse a forma di missile crescono come un grafico di profitti. Sul troncone destro giace un ramo d'ulivo bianco. Cade la neve, in alto a destra una luna sottile.

Su Repubblica Paolo Gentiloni descrive con precisione la «guerra totale» di Putin, poi ne ricava la conclusione che la prolunga e mette alla gogna chi chiede di negoziare. Smontiamo le sue tesi una per una, con i suoi stessi numeri: lo stallo al fronte, l’economia di guerra russa e la nostra, il testimone Kuleba, gli affari di Washington e di Berlino, la NATO, la linea Kallas, il Papa e l’illusione del riarmo.

L’intelligenza artificiale come bene comune: dalla miniera all’orbita

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: un grande cerchio formato da piccoli punti chiari racchiude gli anelli della filiera dell'intelligenza artificiale, cioè strati di roccia con cristalli rossi, un microchip con il nucleo rosso, una pila di server e un satellite con pannelli rossi in orbita, tutti collegati da una linea rossa.

Il vertice Trump-Xi gestisce la rivalità sull’intelligenza artificiale ma non la supera. Donare il software non basta: per spezzare il patto suicida descritto da David Korten occorre sottrarre al profitto e alla logica dei blocchi l’intera filiera, dalle terre rare ai chip, dai data center ai satelliti fino ai dati. Un consiglio a Dario Amodei, e un appello ai movimenti.

Gli strateghi del salotto. La guerra alla Russia si combatte con i figli degli altri

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: a sinistra una poltrona rossa accanto a una lampada da terra, con uno smartphone acceso appoggiato sul bracciolo. Dalla poltrona parte una lunga ombra rosso scuro che attraversa il pavimento fino all'orizzonte, coperta da file di elmetti militari grigi che rimpiccioliscono in lontananza.

A Kiev servono trentamila uomini al mese, a Parigi un generale chiede di prepararsi a perdere i propri figli, in Italia la spesa militare corre verso il 5% del Pil e la leva torna in discussione. Intanto cresce un bellicismo da tastiera che non rischia nulla, mentre la maggioranza degli italiani dice no al riarmo. Chi paga la guerra, chi la racconta e chi ne incassa i dividendi.

Il capitale si fa Stato

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: al centro un edificio istituzionale con frontone rosso le cui colonne sono armadi di server; dal frontone sale una rete di circuiti rossi con nodi che forma una corona. A sinistra un wafer di silicio, a destra un globo terrestre stilizzato, in basso piccole figure umane grigie ai lati della scalinata.

La lunga marcia del neoliberismo è arrivata a destinazione e ha cambiato natura: il grande capitale tecnologico non usa più lo Stato, tende a diventarlo. Dallo Stato-impresa americano allo Stato antiterrorista, dalla sfida tra Pax Silica e WAICO a Cybersyn, fino all'articolo 43 della Costituzione e ai beni comuni come base per il controllo democratico delle infrastrutture del calcolo.

Chi paga l’apostata

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: una figura stilizzata corre lontano da una piccola casa rossa con la soglia in fiamme, a cui resta legata da un filo rosso, verso un palazzo grigio con una porta illuminata dove la attende un foglio di contratto; a terra una bandiera rossa ripiegata.

Una risposta a Francesco Coniglione sulla «sindrome dell'apostata arrabbiato»: il risentimento spiega la spinta, non la strada. Dietro le conversioni degli ex militanti c'è un mercato che le seleziona e le premia, c'è il trasformismo gramsciano, c'è la sconfitta collettiva. E c'è un'apostasia più pesante, fredda e silenziosa, che dal PCI al PD ha svuotato la sinistra senza bisogno di rabbia.

Cavie di guerra. Palantir, l’Ucraina e la repubblica armata di Alex Karp

Illustrazione su fondo scuro: la sagoma stilizzata di un uomo con due buste della spesa è inquadrata al centro di un mirino rosso. Sottili linee rosse convergono su di lui da decine di piccoli riquadri sparsi, come dati raccolti da ogni direzione. A sinistra una colonna di barre grigie rappresenta i record di un database; una sola barra è evidenziata in rosso e una linea tratteggiata la collega al bersaglio.

Dai registri di leva di Kyiv alla scuola di Minab, fino al manifesto in ventidue punti pubblicato su X: come Palantir ha trasformato la guerra in laboratorio, i dati in merce e la pace in un rischio d’impresa. Un’inchiesta che verifica le fonti, separa i fatti dalle accuse e mostra chi incassa e chi paga.

L’omologazione: un menù sterminato ma una sola cucina

Il mercato non impone più a tutti la stessa scelta: stabilisce il campo entro cui qualcosa può apparire come opzione. Ospito un saggio di Francesco Coniglione, uscito su Volere la Luna, sull’omologazione contemporanea, tra piattaforme digitali, profilazione, definanziamento della sanità pubblica e aziendalizzazione delle istituzioni, e sul diritto all’imprevedibilità.

Il freno lo chiede chi tiene l’acceleratore

A poche settimane dalla più grande quotazione in Borsa della storia, l'amministratore delegato di Anthropic chiede all'industria dell'intelligenza artificiale di rallentare. Trump risponde che l'unico freno necessario è lui, Pechino procede sul doppio binario. In mezzo restano i fatti: un capo di Stato catturato con l'aiuto di un modello linguistico e un centinaio di morti a Caracas, migliaia di vittime in Iran, manuali di bersagliamento navale, bollette elettriche che salgono. E un potere privato che nessun parlamento ha mai votato.