Un collettivo italiano di volontari finisce nella lista nera degli Stati Uniti. Poi sparisce il dominio, saltano i servizi di posta e Banca Etica annuncia la chiusura del conto. Il problema non è soltanto ciò che Washington accusa Autistici/Inventati di aver fatto: è il potere che una decisione americana può esercitare, senza un processo italiano, sulla libertà di comunicare in Italia. E la storia insegna che chi prepara una guerra comincia sempre dal silenziare le voci.
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Il welfare smontato, il cannone finanziato: la Finlandia mostra il conto e l’Italia sta firmando la stessa cambiale
Helsinki ha tagliato nove miliardi di spesa sociale per pagarsi la NATO e ha comprato la difesa aerea dallo Stato che l’ONU ha dichiarato responsabile di genocidio. L’Europa è oggi il primo mercato dell’industria bellica israeliana, con 6,9 miliardi di dollari in un anno. A Roma la sanità resta congelata al 6,4 per cento del PIL mentre il governo chiede a Bruxelles trentasei miliardi di flessibilità per armi ed energia. La sostituzione dello Stato sociale con lo Stato bellico ha nomi, date e numeri.
L’emergenza è il metodo
Da Ceuta al Patto europeo sull'asilo, dalla sospensione di Schengen alla scansione automatica delle chat: undici passaggi che, presi uno per uno, hanno tutti una giustificazione ragionevole. Sommati, raccontano un modello di potere che cambia forma senza bisogno di camicie nere. La domanda non è più se stia tornando il fascismo, ma come una democrazia impari a comportarsi da regime continuando a chiamarsi democrazia.
Gli arsenali vuoti dell’impero e il pieno che non possiamo più pagare
Sei mesi di guerra contro l'Iran hanno consumato i missili americani, tenuto chiuso lo Stretto di Hormuz e spinto tre potenze sunnite a firmare un patto di difesa che fa a meno di Washington. Verifica documento per documento delle cifre sugli arsenali, sulle basi colpite e sulla riserva strategica statunitense. E il conto italiano: ventinove miliardi di euro in un anno, pagati alla pompa di benzina da chi non ha alternative.
La sicurezza che non si nomina
Il Parlamento ha sospeso il vincolo di bilancio per trentasei miliardi destinati a difesa ed energia. I cinque miliardi l'anno necessari per un sistema nazionale della non autosufficienza continuano invece a essere insostenibili. Nei primi sei mesi del 2026 l'INAIL ha registrato 482 morti sul lavoro e 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi: la parola sicurezza, nata sociale, è stata occupata dal lessico militare e poliziesco prima che il conto potesse essere fatto.
L’arsenale in affitto
La spesa militare italiana tocca il suo massimo storico, ma la capacità di decidere resta altrove: contabilità dilatata, prestiti europei da restituire, software governati a Washington, reti cedute a fondi esteri e un servizio sanitario definanziato. Un'analisi sui numeri del 2026 e su che cosa significhi davvero, oggi, la parola sovranità.
La guerra per interoperabilità
Settecento militari italiani schierati da marzo fra Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, un decreto missioni che nomina soltanto aree geografiche, un tredicesimo pacchetto di armi per Kiev coperto da segreto. Come le Camere hanno smesso di decidere sulla guerra, e chi ne paga il conto.
La cassaforte e la frontiera
In cinque giorni di agosto il governo ha costruito un'invasione che non c'era, ha chiuso in una cassaforte le chat di un suo ex sottosegretario, ha fatto passare sorveglianza biometrica e riarmo in una sola seduta e ha scoperto il terremoto dei Campi Flegrei con quattro giorni di ritardo. Non è una serie di incidenti: è il metodo di governo di questi quattro anni, e i dati Istat, Gimbe ed Eurispes dicono che cosa ha prodotto.
Se parlare con Putin diventa una colpa: il vicolo cieco della sinistra bellicista
Le dichiarazioni di Giuseppe Conte a PiazzAsiago hanno riaperto lo scontro nel campo largo. Ma il problema non è Conte: è la progressiva trasformazione di una parte della sinistra italiana ed europea in sostenitrice della prosecuzione della guerra, del riarmo e della rappresentazione della Russia come minaccia permanente. Chiedere un negoziato non è putinismo. E una sinistra che denuncia i tagli al welfare non può accettare il 5% del PIL alla difesa senza dire chi paga.
Armi in deroga
Il 23 luglio 2026 la Commissione europea presenta a Washington il proprio riarmo agli investitori, mentre a Roma l'Osservatorio Mil€x ne misura il costo. Dalla clausola di salvaguardia riservata alle armi ai 14,9 miliardi del prestito SAFE prenotati dal governo italiano, l'anatomia di un'architettura permanente che nessun elettore ha mai votato, e dei trenta miliardi che mancano alla sanità.