Siamo all’abisso morale. Invece di difendere una donna coraggiosa e una vera patriota italiana minacciata dagli Stati Uniti, la maggioranza che governa il nostro Paese si è distinta ancora una volta per viltà e servilismo. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare contro la relatrice speciale dell’ONU, Francesca Albanese, invitata alla Camera da Movimento 5 Stelle e dalle opposizioni per raccontare l’orrore del genocidio a Gaza.
Il motivo addotto è surreale, degno delle pagine più buie della nostra storia: secondo il partito di Giorgia Meloni, ospitare la Albanese sarebbe “irresponsabile” perché accusata da un senatore americano di antisemitismo e simpatia per il terrorismo. Accuse infondate e infamanti, ripetute come un disco rotto da chi preferisce la menzogna alla verità, il silenzio complice alla denuncia dei crimini di guerra.
Il paradosso della destra neofascista
Ma il paradosso diventa grottesco quando si scopre che tra i firmatari dell’interrogazione figura Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, noto per essere stato immortalato in gioventù travestito da gerarca nazista. Con quale coraggio un uomo del genere osa parlare di antisemitismo? Con quale faccia accusa una donna che ha dedicato la sua vita a difendere i diritti dei popoli oppressi?
Francesca Albanese rappresenta oggi una delle voci più limpide e coraggiose della nostra epoca. È per questo che fa paura: perché dice la verità, perché non piega la schiena, perché smaschera l’ipocrisia di governi e istituzioni che si riempiono la bocca di “diritti umani” ma chiudono gli occhi davanti a un genocidio trasmesso in diretta.
Chi è Francesca Albanese e perché è nel mirino
Francesca Albanese è una giurista italiana, nominata nel maggio 2022 Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati. Incarico prestigioso e delicatissimo, che la rende la prima donna italiana a ricoprire questo ruolo.
Nel marzo 2024 ha presentato al Consiglio ONU per i Diritti Umani un dossier storico: “Anatomia di un genocidio”, in cui documentava con prove inoppugnabili come Israele stesse compiendo atti assimilabili al genocidio a Gaza. Ha poi denunciato la cosiddetta “economia del genocidio”, svelando il coinvolgimento di decine di multinazionali – tra cui colossi come Microsoft, Amazon e Alphabet – nell’occupazione e nello sfruttamento dei territori palestinesi.
Queste prese di posizione hanno fatto infuriare Washington e Tel Aviv. Nel luglio 2025, il segretario americano Marco Rubio, sotto l’amministrazione Trump, ha imposto sanzioni personali contro Albanese, accusandola di “antisemitismo sfacciato” e di “sostenere il terrorismo”. Una ritorsione politica senza precedenti: le è stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti e congelati eventuali beni sotto giurisdizione USA.
Albanese ha definito le accuse “obscene” e mosse per zittire chi documenta i crimini. L’ONU e Amnesty International hanno denunciato la gravità della decisione: sanzionare un relatore speciale significa minare l’indipendenza delle Nazioni Unite e la credibilità del sistema internazionale dei diritti umani.
Ecco perché Francesca Albanese è così pericolosa agli occhi dei padroni della guerra: perché ha osato pronunciare la parola proibita – genocidio – e perché ha osato indicare nomi e responsabilità.
La complicità dell’Occidente
Non dimentichiamolo: più di 140 Paesi nel mondo hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina. In Italia, la maggioranza dei cittadini sa benissimo che a Gaza si sta consumando un genocidio. Eppure, la nostra classe dirigente preferisce inchinarsi agli ordini di Washington e di Tel Aviv piuttosto che difendere i principi della Costituzione nata dalla Resistenza.
Si accusano di antisemitismo coloro che denunciano un massacro. Si criminalizzano le voci libere e si normalizzano i veri eredi dell’odio razziale e della violenza fascista. È l’ennesima prova che questa destra non difende la democrazia: la svende. Non difende la libertà: la soffoca. Non difende l’Italia: la trascina nel fango della subordinazione e dell’autoritarismo.
Un Paese ostaggio di una minoranza reazionaria
Siamo governati da una minoranza politica che rappresenta il peggio del nostro passato. Fascisti in doppiopetto, nostalgici in giacca e cravatta, pronti a manipolare le paure e a trasformare la solidarietà in colpa, la verità in crimine, la giustizia in eresia.
E mentre milioni di italiani affrontano precarietà, salari da fame e il costo della vita insostenibile, loro trovano tempo e denaro per alimentare la macchina del riarmo e per perseguitare chi chiede pace e giustizia. Non sono solo indegni di governare: sono un pericolo concreto per la sopravvivenza stessa della nostra democrazia.
Francesca Albanese non è sola
A Francesca Albanese va tutta la nostra solidarietà. È lei, oggi, a incarnare l’articolo 11 della Costituzione che “ripudia la guerra”. È lei a difendere l’onore dell’Italia quando le istituzioni ufficiali scelgono la vergogna. È lei a rappresentare quel Paese reale che non vuole genocidi, non vuole guerre, non vuole più essere complice dei carnefici.
Appello per l’unità e la convergenza
Non possiamo restare a guardare. È il momento di unirci, superando vecchie divisioni e personalismi, per costruire un fronte popolare ampio e determinato. Un fronte capace di gettare lontano dalle istituzioni questi nuovi fascisti, di difendere la Costituzione e di restituire dignità al nostro Paese.
L’appello è a tutte le forze sane della società: ai movimenti per la pace, ai sindacati, alle associazioni, ai partiti democratici, ai cittadini che non si rassegnano. Non servono bandierine, non servono primazie. Serve la convergenza, qui e ora. Perché il tempo sta finendo, e il silenzio di oggi sarà la vergogna di domani.
Ora e sempre: giù le mani dei fascisti da Francesca Albanese.
Ora e sempre Resistenza.
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