Quattro anni di pilota automatico

Le vetrine sfondate a Milano, i Tir fermi ai caselli del Sud, milioni di persone che rinunciano a curarsi: tre facce della stessa politica. Dalla rotta fissata ai tempi di Draghi al governo Meloni, che il 22 ottobre ha compiuto quattro anni, sono cambiati i toni, non la direzione: vincoli di bilancio, spesa militare in crescita, sconti a tempo, salari fermi, una sanità pubblica sempre più povera. Le promesse del 2022 si sono dissolte, e a chi protesta lo Stato risponde con un altro decreto.

1. Quattro anni dopo, in piazza del Duomo

L’11 settembre 2022, in piazza del Duomo a Milano, Giorgia Meloni tenne uno dei comizi della sua campagna elettorale e spiegò che cosa sarebbe successo in Europa con un suo governo: «è finita la pacchia», l’Italia avrebbe difeso i propri interessi nazionali come facevano gli altri. Quattro anni dopo, sabato 17 ottobre 2026, in quella stessa piazza sono arrivati gruppi di ragazzini con il cappuccio calato sugli occhi, e un corteo contro il carovita è diventato due pomeriggi di scontri, barricate e saccheggi.

In quei giorni il Mezzogiorno era fermo. Camionisti e agricoltori presidiavano caselli, porti e interporti dalla Puglia alla Calabria, dalla Sicilia alla Campania, e nei supermercati del Sud gli scaffali si svuotavano. A Roma, lo stesso sabato, la Cgil e oltre cento associazioni sfilavano sotto le insegne della «Via Maestra» per chiedere lavoro, casa, sanità pubblica e un futuro per le nuove generazioni, denunciando il caro affitti e l’economia di guerra. E sullo sfondo, senza cortei né telecamere, c’era un Paese in cui nel 2024 circa 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci, hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame.

Il 22 ottobre il governo Meloni ha compiuto quattro anni. Ha passato la ricorrenza approvando in Consiglio dei ministri un decreto per tamponare la protesta dei Tir, due giorni dopo averne varato un altro, l’ottavo pacchetto sicurezza della legislatura. Sono due istantanee della stessa settimana, e raccontano la stessa cosa: un governo che arriva dopo, con un decreto in mano, a gestire gli effetti di scelte che non intende mettere in discussione.

Questo articolo prova a tenere insieme ciò che il dibattito pubblico ha separato: la rabbia informe dei ragazzi di Milano, quella organizzata dei camionisti del Sud, quella silenziosa di chi aspetta mesi per un esame o assiste da solo un familiare non autosufficiente. La tesi è che non si tratti di tre crisi distinte, ma di tre effetti della stessa rotta: una rotta tracciata prima di questo governo, che il governo Draghi ha trasformato in pilota automatico e che da oltre quattro anni il governo Meloni, dopo aver promesso di cambiarla, segue con disciplina. È una tesi, e come tale va dimostrata. Per questo, lungo il testo, i fatti accertati saranno tenuti distinti dalle dichiarazioni, dalle accuse, dalle ipotesi e dalle interpretazioni.

2. Il pilota automatico

L’espressione non l’ha inventata la sinistra. Il 7 marzo 2013, pochi giorni dopo elezioni politiche dall’esito incerto, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, rassicurò i mercati: gran parte dell’aggiustamento dei conti pubblici avviato dall’Italia sarebbe andato avanti con il «pilota automatico», qualunque governo fosse uscito dalle urne. Era una constatazione tecnica e, insieme, una dichiarazione politica di rara franchezza: le scelte di fondo della politica economica non dipendevano più dal voto.

Quel pilota era stato programmato due anni prima. Il 5 agosto 2011 Jean-Claude Trichet e lo stesso Draghi, allora governatore della Banca d’Italia e già designato alla guida della Bce, firmarono la lettera al governo Berlusconi che chiedeva la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, anche attraverso privatizzazioni su larga scala, contratti aziendali per adattare salari e condizioni di lavoro alle esigenze delle imprese, regole più flessibili su assunzioni e licenziamenti, requisiti più severi per le pensioni e, se necessario, tagli agli stipendi pubblici. E aggiungeva: «Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio». Otto mesi dopo, con la legge costituzionale n. 1 del 20 aprile 2012, l’equilibrio di bilancio entrava nell’articolo 81 della Costituzione e, di riflesso, negli articoli 97, 117 e 119.

Quando, nel febbraio 2021, Draghi arrivò a Palazzo Chigi, il pilota automatico trovò il suo comandante. Il 30 aprile il governo presentò a Bruxelles il Piano nazionale di ripresa e resilienza, oggi da 194,4 miliardi, in larga parte prestiti, con oltre cinquecento traguardi e obiettivi da raggiungere entro il 2026: ogni rata semestrale viene pagata soltanto dopo che la Commissione europea ha verificato quelli del semestre. Con l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022, il governo approvò la deroga alla legge del 1990 che vieta di inviare armi a Paesi in guerra. A fine marzo trovò nella sua maggioranza il compromesso per portare la spesa militare al 2 per cento del prodotto interno lordo entro il 2028. E davanti all’impennata dei carburanti scelse la strada dello sconto temporaneo: 25 centesimi al litro dal 22 marzo 2022, prorogato con sette decreti fino a novembre, per un costo di circa 7 miliardi.

Fratelli d’Italia era l’unico grande partito rimasto all’opposizione di quel governo. Ma sulle scelte di fondo non lo contrastò. Quando, nel marzo 2022, la Lega rinunciò a ripresentare al Senato l’ordine del giorno sull’aumento delle spese militari, fu proprio il partito di Meloni a proporne una versione analoga, che il governo accolse. Si faceva opposizione sul resto; sulla direzione di marcia, l’intesa c’era già.

3. Le promesse del 2022 e la rotta che non è cambiata

Su quella opposizione Meloni costruì la vittoria del 2022, e tra le promesse più concrete c’erano quelle sui carburanti. Nel 2019, filmata mentre faceva rifornimento, aveva detto: «Noi pretendiamo che le accise sulla benzina vengano progressivamente abolite». Il programma con cui Fratelli d’Italia si presentò alle elezioni prevedeva la sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e una «automatica riduzione di Iva e accise».

Il governo si è insediato il 22 ottobre 2022. A novembre lo sconto ereditato da Draghi è stato ridotto a 15 centesimi per il mese di dicembre; dal 1° gennaio 2023 non è stato più rinnovato, e le accise sono tornate ai livelli precedenti. Alle critiche la presidente del Consiglio ha risposto di non aver promesso il taglio in quella campagna elettorale, e che il video era del 2019. Poi, tra il 2025 e il gennaio 2026, l’accisa sul gasolio è stata aumentata fino ad allinearla a quella della benzina, intorno ai 67 centesimi al litro, mentre quella sulla benzina scendeva in misura corrispondente: un’operazione motivata con l’eliminazione di un sussidio ambientalmente dannoso e con gli impegni presi nel Pnrr. Chi aveva promesso di abolire le accise le ha rimodulate seguendo il calendario concordato con Bruxelles.

Lo stesso è accaduto con l’Europa della «pacchia». Il 29 aprile 2024, sei giorni dopo che i suoi eurodeputati si erano astenuti a Strasburgo, il governo ha votato a favore del nuovo Patto di stabilità nel Consiglio dell’Unione. Ne è discesa una stagione che il Post, già nell’ottobre 2024, chiamava con il suo nome, austerità: il deficit da riportare sotto il 3 per cento, 7,7 miliardi di risparmi chiesti ai ministeri in tre anni, il turn over nella pubblica amministrazione ridotto al 75 per cento, 5.660 docenti in meno nella scuola. L’Italia è ancora sotto procedura per deficit eccessivo, che resta aperta sulla base dei conti del 2025.

Sul resto, la continuità è stata riconosciuta perfino da chi la considera una virtù. Nel luglio 2023 il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, elencava dieci punti di convergenza tra l’agenda Draghi e il governo Meloni: il sostegno militare all’Ucraina, i conti pubblici affidati a Giancarlo Giorgetti con la conferma di Biagio Mazzotta alla Ragioneria generale dello Stato, la politica energetica, una delega fiscale quasi identica a quella preparata dal governo precedente, le nomine nei posti chiave. Da allora la deroga sulle armi a Kiev è stata rinnovata ogni dicembre, l’ultima volta per tutto il 2026. Al vertice dell’Aia, nel giugno 2025, l’Italia ha sottoscritto l’impegno della Nato a portare la spesa per la difesa al 5 per cento del Pil entro il 2035, di cui il 3,5 per cento per la spesa militare in senso stretto: una «decisione sostenibile», secondo la presidente del Consiglio. Per misurarne il peso basta un ordine di grandezza: un punto di Pil vale circa 21 miliardi di euro, e nel 2024, secondo le stime della Nato, l’Italia era all’1,5 per cento.

Messi in fila, i provvedimenti di questi quattro anni disegnano una direzione precisa. Il reddito di cittadinanza è stato abolito dal 1° gennaio 2024: chi è considerato occupabile, tra i 18 e i 59 anni, può contare al massimo su 350 euro al mese per un anno, a condizione di frequentare percorsi di formazione e di politiche attive. Il salario minimo legale di 9 euro lordi l’ora proposto dalle opposizioni è stato trasformato dalla maggioranza in una legge delega, approvata in via definitiva nel settembre 2025, nella quale la parola euro non compare. Nel febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato gli schemi di intesa sull’autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, tutela della salute compresa. E sul fronte dell’ordine pubblico i pacchetti sicurezza sono diventati otto. Ogni volta che il malessere sociale ha bussato alla porta, il governo ha risposto con uno sconto a tempo, con un bonus o con una norma penale, lasciando intatti i due pilastri della rotta: i vincoli di bilancio sulla spesa sociale e la crescita della spesa militare.

Il pilota automatico, insomma, non è stato spento. È cambiata la voce che parla ai passeggeri, più identitaria e più aggressiva verso i nemici di comodo; la rotta è rimasta quella fissata a Francoforte e a Bruxelles e, sempre di più, nei vertici dell’Alleanza atlantica. Le promesse del 2022 si sono rivelate un’illusione propagandistica: sono servite a vincere le elezioni, non a governare diversamente.

4. La guerra che entra nel carrello

Su questa rotta, nel 2026, si è abbattuta una guerra. Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, e lo Stretto di Hormuz, da cui passa una parte decisiva del petrolio mondiale, è diventato un fronte. Il Brent, che alla vigilia del conflitto chiudeva a 72,48 dollari al barile, a fine aprile ha superato i 125; a fine giugno è ridisceso sotto i livelli prebellici, poi è risalito da fine luglio, quando è finita la tregua tra Washington e Teheran, fino a sfiorare i 101 dollari a settembre.

In Italia quella guerra si legge negli scontrini. A settembre l’inflazione è salita al 4,2 per cento, il livello più alto da tre anni, trascinata dai beni energetici, cresciuti del 22,3 per cento in dodici mesi. A fine settembre il gasolio costava oltre 63 centesimi al litro in più rispetto alla vigilia del conflitto, un rincaro del 36,8 per cento secondo il Codacons. Il governo ha inseguito i prezzi con tredici provvedimenti sulle accise e oltre 2,6 miliardi di euro tra sconti e crediti d’imposta in sei mesi e mezzo, sempre a scadenza; all’inizio di ottobre l’ultimo sconto è finito, e il gasolio alla pompa è tornato sopra i 2,24 euro al litro. Per contenere il colpo, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha ottenuto dalle compagnie un tetto volontario ai prezzi, applicato da Eni, Ip, Q8 e Tamoil in circa 10.400 impianti su oltre 20mila: benzina sotto i 2 euro, gasolio entro i 2,20. Un tetto chiesto per cortesia, non imposto per legge. Secondo l’Ansa, proprio quel gesto avrebbe risparmiato alle società energetiche il contributo che la manovra chiede invece a banche e assicurazioni, 5 miliardi nel 2027.

L’inflazione, poi, ha una classe sociale. Nel terzo trimestre l’Istat ha misurato un aumento dei prezzi del 4,4 per cento per le famiglie che spendono meno e del 2,9 per cento per quelle che spendono di più: chi ha poco paga di più, perché destina a bollette, carburante e cibo una parte più grande di ciò che guadagna. Per una famiglia media l’Unione nazionale consumatori stima un aggravio superiore ai 1.100 euro l’anno.

Fin dai primi giorni del conflitto la presidente del Consiglio ha ripetuto che l’Italia «non è e non entrerà in guerra». Ha però evitato la condanna esplicita dell’attacco che le opposizioni le chiedevano, e ha annunciato aiuti militari ai Paesi del Golfo. All’inizio di ottobre, con il Documento programmatico di finanza pubblica, il governo ha chiesto all’Unione di poter spendere in deficit lo 0,6 per cento del Pil all’anno nel 2027 e nel 2028, circa 14,4 miliardi l’anno: metà per l’energia, metà per la difesa e la sicurezza. Il Parlamento ha autorizzato lo scostamento. È una neutralità che si ferma sulla soglia del portafoglio: la guerra non la combattiamo, ma la paghiamo due volte, alla pompa e nel bilancio dello Stato, e la pagano per primi quelli che vivono di salario o di pensione. L’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, visto da qui appare anche per quello che è: una norma di protezione sociale.

5. Il Sud presenta il conto

La fine dell’ultimo sconto ha fatto saltare l’anello più fragile della catena: chi trasporta le merci. In Calabria la mobilitazione era cominciata già a inizio mese, e il 5 ottobre Fedralog, la federazione degli autotrasportatori calabresi, aveva rivolto alla Regione otto richieste, dai controlli sulla congruità delle tariffe a misure straordinarie sul costo del carburante. In Puglia la protesta è partita domenica 11 ottobre nel Foggiano, dove camionisti e olivicoltori, che lamentano il calo del prezzo dell’olio, hanno bloccato le strade insieme. Il 12 decine di tir e trattori hanno chiuso le uscite della A14 e della A16 intorno a Cerignola; il 16 alcune migliaia di persone hanno riempito la piazza del Duomo di Cerignola, mentre negozi chiusi e campagne ferme trasformavano la protesta in uno sciopero cittadino. I manifestanti dicevano di ispirarsi a Giuseppe Di Vittorio, il fondatore della Cgil, nato proprio lì. Nelle stesse ore, a Taranto, gli operai dell’ex Ilva e dell’indotto, in lotta contro la chiusura dello stabilimento, presidiavano le statali e bloccavano l’accesso delle autocisterne alla raffineria dell’Eni.

Dal 16 al 20 ottobre si sono fermati i camionisti siciliani, che hanno lasciato i mezzi nei piazzali per non bloccare le strade, come aveva annunciato il coordinatore del Comitato trasportatori siciliani, Salvatore Bella. In Calabria i presidi hanno raggiunto il porto di Gioia Tauro e gli svincoli della A2; in Campania i caselli di Nola e gli interporti di Nola e di Maddaloni-Marcianise; in Basilicata la statale 106 Jonica, presidiata per quattro giorni. Gli effetti si sono visti in fretta. Secondo una stima della Fegica, il sindacato dei gestori, tra il 60 e il 70 per cento dei distributori del Sud è rimasto a secco; nei supermercati del Foggiano, del Casertano, del Napoletano e del Molise sono spariti frutta, verdura e prodotti confezionati; a Termoli la pesca si è fermata perché nessuno trasportava il pescato; a Napoli l’Università Federico II ha spostato tutte le lezioni online, e in diversi aeroporti, da Napoli a Catania, è diventato difficile rifornire gli aerei. Sui presidi, tra i gilet gialli, comparivano cartelli per ricordare che anche il Sud è Italia.

Che cosa chiedono? Non la luna. Pagare il gasolio a un prezzo agevolato, come già accade per gli agricoltori, perché per chi trasporta merci il carburante è un bene di prima necessità: un pieno, raccontano, arriva a 2.500 euro, e un mezzo pesante percorre tra i 15 e i 20mila chilometri al mese. Ricevere i 430 milioni di crediti d’imposta sul carburante relativi ai mesi da marzo ad agosto, per i quali sono state presentate 32mila domande e che a metà ottobre non erano ancora stati pagati. Sbloccare circa 104 milioni di arretrati degli incentivi al trasporto via mare. Ottenere sconti sui traghetti dello Stretto e un posto ai tavoli in cui si decide del loro lavoro. Le grandi associazioni non hanno guidato la protesta, che secondo il presidente di Conftrasporto è nata «in modo spontaneo», ma ne hanno confermato le ragioni. Il 22 maggio la presidente del Consiglio aveva ricevuto il settore a Palazzo Chigi e ottenuto la revoca di un fermo di cinque giorni annunciato dalle associazioni, promettendo tra l’altro di triplicare il credito d’imposta sul carburante. Cinque mesi dopo Unatras ha ricordato che gli approfondimenti promessi non sono mai arrivati, e Conftrasporto che le risorse di quell’accordo non hanno ancora raggiunto le imprese.

La prima risposta dello Stato è arrivata dal Viminale. Dopo il decreto sui cortei di Milano sono scattati controlli a tappeto sui presidi, soprattutto in Campania: 1.339 persone identificate, 71 denunciate, 242 sanzionate, mentre circa 500 camion venivano scortati dalle forze dell’ordine per garantire i rifornimenti. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha parlato di «infiltrazioni all’interno di queste mobilitazioni che rendono pericolosa la situazione», e la presidente del Consiglio ha riunito Salvini, Tajani, Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano anche sul rischio di infiltrazioni criminali, mentre fonti di Palazzo Chigi distinguevano le legittime rivendicazioni da chi proseguiva con i blocchi. Su un punto il governo ha ragione: impedire o ostacolare la circolazione degli altri veicoli può costituire reato, e il decreto sicurezza del 2025 ha reso reato anche il blocco stradale fatto con il proprio corpo, prima punito con una sanzione amministrativa. Delle infiltrazioni evocate, però, nelle cronache di questi giorni non si trovano riscontri pubblici; della causa dei blocchi, invece, si conosce perfino il prezzo al litro.

Poi è arrivato il confronto. Martedì 20 ottobre, nella prefettura di Milano, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha incontrato le associazioni e alcuni autonomi. Ha annunciato che la dotazione per i crediti d’imposta saliva da 430 a 480 milioni, con i primi pagamenti dal giorno dopo, e ha parlato di oltre un miliardo di risorse da sbloccare, che a suo dire «per motivi burocratici erano e sono ancora bloccati»; il viceministro Edoardo Rixi ha indicato tra queste 590 milioni per il rinnovo dei mezzi. Lo stesso Salvini ha ammesso che si tratta di misure parziali. Undici associazioni nazionali hanno giudicato positivi gli impegni, riservandosi di verificarli; il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo. Altri no. In Calabria Fedralog ha fatto notare che non c’erano impegni nuovi, soltanto lo sblocco di somme del 2025 attese da mesi; poi ha sospeso la protesta per dare fiducia al governo, minacciando un corteo verso Roma se il nuovo tavolo convocato per il 27 ottobre andrà a vuoto. Nel Casertano i presidi hanno respinto quelle cifre come «soldi già destinati alla categoria».

Il 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto: 175 milioni in tutto, di cui 105 per l’autotrasporto, 60 per il gasolio agricolo e 10 per la pesca. Per i camionisti, 45 milioni portano a circa 480 i crediti d’imposta sul gasolio da marzo ad agosto e 60 coprono gli acquisti tra il 1° settembre e il 5 ottobre; si aggiungono la sospensione dei canoni di leasing, la possibilità di ripartire con i committenti gli aumenti del gasolio nei contratti non scritti e lo sblocco, da novembre, degli arretrati per il trasporto via mare. La presidente del Consiglio ha annunciato un accordo con le associazioni e insieme ha alzato il tono contro chi prosegue i blocchi: «Questa non è protesta, è intimidazione», ha detto, denunciando minacce a chi vuole lavorare e gomme tagliate ai camion, e ricordando che il decreto sicurezza ha reso reato il blocco stradale. Gli episodi denunciati, se accertati, vanno perseguiti. Ma i conti restano quelli: le risorse davvero nuove per chi trasporta le merci sono poco più di cento milioni, il resto è denaro già stanziato e mai erogato. Nel pomeriggio, mentre in Sicilia e in Calabria i blocchi restavano sospesi, a Napoli un corteo di Tir sfilava a passo d’uomo e in molti porti dell’Adriatico i pescherecci restavano fermi. È la fotografia del pilota automatico applicato al Sud: gli sconti scadono a data fissa, i crediti promessi restano per mesi nei cassetti, e quando i camion si fermano lo Stato si presenta prima con gli agenti che identificano e poi con i soldi che aveva già promesso.

Ai caselli del Sud non si è vista soltanto una categoria in difficoltà. Si sono visti territori nei quali basta una settimana di fermo per svuotare scaffali e distributori, e nei quali camionisti, agricoltori, pescatori e operai dell’acciaio, ciascuno per le proprie ragioni, si sono ritrovati sulle stesse strade. E si è visto che quando la protesta ha un’organizzazione, comitati con un nome, portavoce riconoscibili, una piattaforma di richieste, lo Stato è costretto a sedersi a un tavolo. È una lezione da tenere a mente tornando a Milano.

6. Due giorni a Milano: ciò che sappiamo e ciò che si ipotizza

A Milano la scena è stata diversa, e diverso è il suo significato. Il corteo era stato convocato da «Italia in piazza», una sigla comparsa su Instagram appena due settimane prima e rilanciata su TikTok, che aveva chiamato in piazza i giovani di tredici città contro il carovita, gli stipendi bassi, una sanità che non risponde, il prezzo impossibile di un posto letto per studenti. Nel primo pomeriggio di sabato, in piazza del Duomo, sono arrivati gruppi di ragazzini incappucciati e la manifestazione è diventata un’altra cosa: sassi e petardi contro la polizia, un bagno chimico dato alle fiamme, barricate, vetrine sfondate tra piazza dei Mercanti, corso Vittorio Emanuele e San Babila. La domenica la scena si è ripetuta, più rapida e frammentata, da via Torino a largo Cairoli fino a corso Garibaldi.

Secondo i dati delle questure diffusi dalle agenzie, nella sola giornata di sabato in tutta Italia 197 persone sono state accompagnate negli uffici di polizia, con 28 arresti, dodici dei quali di minorenni, e 141 operatori delle forze dell’ordine feriti; a Milano gli accompagnati erano 72, di cui 44 minorenni. Domenica, sempre a Milano, i numeri sono esplosi: 271 accompagnati, tra cui 220 minorenni e 60 stranieri, 32 arresti, 23 dei quali di minori, e 14 agenti feriti. A Bologna la questura ha contato 75 feriti tra le forze dell’ordine; a Torino un gruppo a volto coperto ha fatto irruzione nella libreria Feltrinelli della stazione di Porta Nuova. I danni, nelle prime stime, superano il milione di euro.

Poi sono arrivati i primi atti giudiziari, da leggere con la cautela dovuta a una fase in cui nessuno è stato ancora giudicato. Il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Filice ha convalidato l’arresto di cinque maggiorenni, quattro dei quali restano in carcere. Nelle ordinanze, secondo quanto riferito dal Giorno, il giudice parla di «un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico», ritiene altissimo il rischio che le aggressioni si ripetano e osserva che la mobilitazione non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale. Per undici minorenni tra i 14 e i 16 anni sono stati disposti il collocamento in comunità o la permanenza in casa. Una nota della presidente del Tribunale per i minorenni, Paola Ortolan, e del procuratore Luca Villa ha precisato che la maggior parte dei ragazzi arrestati ha 15 o 16 anni, che 31 di loro non avevano precedenti penali e che 25 dei 35 minorenni arrestati nel fine settimana sono nati in Italia.

I ritratti delle cronache concordano su alcuni tratti. Giovanissimi, spesso minorenni, tra i quali anche dei dodicenni. Molti italiani di seconda generazione, figli di famiglie immigrate, e accanto a loro ragazzi di famiglie italiane arrivati dall’hinterland e dalla provincia, da Treviglio, Saronno, Cernusco, Lomazzo. Nessuna appartenenza politica riconoscibile: gli avvocati che da anni difendono i militanti della sinistra radicale, raccontano le cronache, hanno ricevuto pochissime telefonate. In via Torino, mentre l’ondata si ritirava, alcuni padri sono venuti a riprendersi i figli vestiti di nero e li hanno trascinati verso casa tra urla e strattoni. Ai cronisti che chiedevano se sarebbero tornati in piazza il giorno dopo, diversi ragazzi hanno risposto che l’indomani avevano scuola.

Sulla regia, invece, abbondano le ipotesi. La sezione milanese di «Italia in piazza», ha spiegato all’Agi lo studente universitario di 21 anni che la rappresenta, si era formata appena una settimana prima attorno al carovita, alla sanità, ai salari e al costo degli alloggi universitari, e dopo gli scontri si è dissociata dai saccheggi. Nelle chat del movimento la maggior parte dei messaggi condanna le devastazioni, una minoranza le rivendica, e c’è perfino chi propone squadre per picchiare gli immigrati. Subito dopo è comparso un «Movimento 17 ottobre», con un gruppo Telegram di circa 250 iscritti e amministratori anonimi, che annuncia manifestazioni ogni sabato fino alla caduta del governo. Secondo il giudice, entrambi gli account, oggetto di indagine, hanno invitato a rendere permanente la mobilitazione con un profilo violento e insurrezionale. Gli investigatori studiano anche la velocità con cui certi contenuti hanno raggiunto i giovanissimi e non escludono un intervento esterno sugli algoritmi, pur ammettendo che potrebbe trattarsi del normale funzionamento delle piattaforme. Gli elementi su cui si fonda l’ipotesi di un progetto non sono stati resi pubblici, e a oggi non risultano accertati collegamenti tra chi gestisce quei canali e gli autori dei saccheggi. Il punto fermo è un altro: una mobilitazione senza capi, senza servizio d’ordine e senza un’organizzazione capace di darle forma, moltiplicata dagli schermi e lasciata a se stessa.

7. Salari del 2008, affitti da rendita

Un’ondata di rincari diventa esplosiva quando si abbatte su una società già piegata. Secondo l’ultimo Rapporto mondiale sui salari dell’Organizzazione internazionale del lavoro, nel 2024 i salari reali italiani erano ancora 8,7 punti sotto il livello del 2008: la perdita più pesante tra i Paesi del G20. L’Istat, il 15 ottobre, ha contato oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, il 9,3 per cento dei residenti. Il dato è stabile, ma disegna una frattura generazionale: la povertà assoluta colpisce 1 milione 136mila minori, il 12,5 per cento, e quasi 1 milione 198mila giovani tra i 18 e i 34 anni, il 12,1 per cento, contro il 6,1 per cento degli ultrasessantacinquenni. In Italia un minorenne ogni otto cresce in una famiglia che non riesce a comprare il necessario.

C’è poi una frattura che chi oggi parla di «maranza» preferisce non vedere. Secondo l’Istat, nel 2025 chi vive in una famiglia con almeno un componente straniero è a rischio di povertà o esclusione sociale nel 41,5 per cento dei casi, contro il 20,1 per cento di chi vive in famiglie di soli italiani. Tra i lavoratori stranieri, più di uno su quattro vive in una famiglia a rischio di povertà pur avendo un’occupazione. Molti dei ragazzi di seconda generazione che sabato erano in piazza del Duomo vengono da quelle case.

Milano è il luogo dove la distanza tra chi fa funzionare una città e chi ne incassa la rendita si misura con più precisione. L’Osservatorio Casa Abbordabile, promosso dal Consorzio Cooperative Lavoratori con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, ha calcolato che nel 2024 i prezzi delle case sono cresciuti dell’8,5 per cento e i canoni dei nuovi affitti del 6,8, mentre i salari medi sono saliti del 4,2 e quelli degli operai del 3,7. Il canone medio dei nuovi contratti è arrivato a 201 euro al metro quadro l’anno, quasi il doppio della soglia, tra 100 e 110 euro, che l’Osservatorio considera sostenibile. Un operaio con la retribuzione media della sua categoria, 1.542 euro lordi al mese, se destina all’affitto il 30 per cento dello stipendio netto può permettersi 25 metri quadrati. In cinque anni la quota di affitti a lungo termine è scesa dal 66 al 51 per cento, mentre le locazioni turistiche brevi sono aumentate del 36 per cento nel solo 2024. Una stanza singola per uno studente costa in media 704 euro al mese, la cifra più alta d’Italia.

È il «modello Milano», celebrato per oltre un decennio da amministratori di centrosinistra e da grandi operatori immobiliari, e finito negli ultimi anni al centro delle inchieste della procura sull’urbanistica cittadina, i cui esiti andranno accertati nelle aule di giustizia. Il giudizio politico, però, non dipende dalle sentenze: una città governata per attrarre investimenti finisce per espellere chi ci lavora. Molti dei ragazzi fermati vivono nell’hinterland, nei comuni dove si sono trasferite le famiglie che il centro non può più permettersi. Per due pomeriggi, nel modo peggiore e più autolesionista, si sono ripresi la città che li aveva messi alla porta.

Vale la pena rileggere l’elenco dei negozi colpiti: catene di abbigliamento e calzature sportive, da Foot Locker a Decathlon ad Arc’teryx, un negozio di telefonia, un supermercato in via Torino, le vetrine della Rinascente. Non le boutique del lusso, che il lunedì hanno preferito tenere abbassate le serrande. Sui social, insieme ai filmati, girava uno slogan: tutto gratis. Le merci portate via sono quelle che la pubblicità e le piattaforme mettono ogni giorno sotto gli occhi di questi ragazzi come misura del valore di una persona, e che il reddito delle loro famiglie rende irraggiungibili. Uno di loro l’ha spiegato ai cronisti con le parole più semplici: «Perché se sei povero non puoi avere niente».

C’è chi ha rispolverato la formula dell’esproprio proletario. È sbagliata, e va detto con chiarezza proprio da sinistra. Un paio di scarpe sottratte non sposta un euro dalla rendita al lavoro. Le vetrine delle multinazionali le ripaga un’assicurazione; il turno saltato, la paura, il piccolo negozio danneggiato restano sulle spalle di commessi, cassiere, esercenti. E le pietre lanciate contro gli agenti feriscono lavoratori in divisa che non decidono né i prezzi né le guerre. Ma la scelta degli obiettivi dice qualcosa. Quella di Milano non è stata una rivolta contro il consumo, ma dentro il consumo: la rivolta di chi ne è escluso. Il capitalismo delle piattaforme produce desiderio su scala industriale e lo recapita a tutti attraverso uno schermo, poveri compresi; poi distribuisce i mezzi per soddisfarlo secondo il reddito. Quando la tensione esplode, non si dirige contro chi decide, ma contro ciò che è a portata di mano. È la forma più impolitica che un conflitto sociale possa assumere, e per questo dovrebbe allarmare chiunque creda ancora nella politica.

8. L’ottavo decreto

La risposta del governo è arrivata con una rapidità che sui salari non si è mai vista. Domenica 18 ottobre Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi, per il giorno dopo, un vertice sull’ordine pubblico al quale hanno partecipato anche il ministro della Difesa e i vertici dei servizi di informazione. Manifestare è un diritto, ha dichiarato la presidente del Consiglio, ma «mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è». Il capo dello Stato ha ribadito che «ogni violenza è inaccettabile» e ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine. Martedì 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto-legge: secondo il conto dell’Espresso, è l’ottavo pacchetto securitario da quando Meloni guida il governo.

Dentro c’è un reato nuovo, la partecipazione violenta a una manifestazione: chi in un corteo si unisce a un gruppo di cinque o più persone e lancia pietre, petardi o bastoni rischia fino a cinque anni di carcere e 20mila euro di multa, con aumenti di pena se ha il volto coperto o se ferisce qualcuno. C’è il fermo preventivo fino a 24 ore, esteso ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che permette di trattenere chi è ritenuto pericoloso anche prima che abbia commesso un reato. C’è l’arresto differito, fuori dalla flagranza. E c’è una norma che rovescia un principio: finora, per un adolescente, la capacità di intendere e di volere andava accertata caso per caso; d’ora in poi, ha spiegato la presidente del Consiglio, «si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo», salvo prova contraria. Cinquecento militari in più saranno inviati a Milano fino al 31 dicembre; i poteri di polizia che il ministro della Difesa Guido Crosetto chiedeva per loro sono stati tolti dal testo dopo le perplessità del Quirinale, anche se il ministro dell’Interno nega che dal Colle sia arrivato uno stop. Perfino un sindacato di polizia, il Coisp, aveva avvertito che l’ordine pubblico richiede agenti formati, non militari.

Il decreto non nasce dal nulla. A febbraio, dopo gli scontri al corteo torinese per Askatasuna, il governo aveva varato il decreto-legge n. 23 del 2026, convertito ad aprile nella legge n. 54: tra le altre cose, il fermo preventivo fino a dodici ore durante le manifestazioni e il divieto di vendere coltelli ai minorenni. A luglio era arrivato un disegno di legge che la stessa maggioranza ha battezzato «anti-maranza», con il fermo esteso ai minori nei luoghi della movida e l’arresto differito per i danneggiamenti commessi in gruppo; ora una parte diventa operativa per decreto, e al Parlamento resterà il compito di convertirla entro sessanta giorni. Già a febbraio Magistratura democratica osservava che era la quinta volta che il governo ricorreva al decreto-legge per intervenire su materie penali e di sicurezza, e che l’estensione dell’arresto in flagranza differita allontana sempre più l’arresto dalla flagranza che dovrebbe giustificarlo.

L’articolo 31 della Costituzione impegna la Repubblica a proteggere l’infanzia e la gioventù, e la Corte costituzionale ne ha ricavato già nel 1994 l’obbligo di una «incisiva diversificazione» del trattamento penale dei minorenni rispetto a quello degli adulti. Presumere la piena maturità di un quattordicenne e trattenerlo per un giorno senza che abbia commesso un reato va nella direzione opposta. Così si finisce per trattare i ragazzi da adulti quando c’è da punirli, e da bambini quando c’è da dar loro voce, lavoro e casa.

I minorenni arrestati sono stati portati al Beccaria, il carcere minorile di Milano: un nome che dovrebbe consigliare prudenza a chiunque invochi la mano dura, perché secondo l’associazione Antigone sono 33 i giovani detenuti di quell’istituto che avrebbero subito violenze, una vicenda al centro di un’inchiesta della magistratura. L’ultimo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, presentato a febbraio, porta un titolo che sembra scritto per questo autunno: «Io non ti credo più». Dopo il decreto Caivano del 2023, i ragazzi e i giovani adulti negli istituti penali per minorenni sono passati da 381 alla fine del 2022 a 572 alla fine del 2025, oltre il 50 per cento in più, e per la prima volta le carceri minorili italiane hanno conosciuto il sovraffollamento. Quasi due giovani detenuti su tre sono in custodia cautelare; i ragazzi iscritti a percorsi strutturati di formazione professionale, in tutta la rete nazionale, sono appena 42. La legge di bilancio per il 2026 ha tagliato del 60,6 per cento i fondi per rinnovare e ristrutturare le strutture della giustizia minorile. Il giorno del vertice a Palazzo Chigi, i due sottosegretari leghisti all’Interno e alla Giustizia chiedevano nuove risorse «per aumentare ulteriormente i posti detentivi». Il denaro si trova per le celle e per i soldati; molto meno per gli educatori, i laboratori, le scuole aperte il pomeriggio.

9. La cura negata

Tra le ragioni per cui «Italia in piazza» aveva convocato i suoi cortei c’era anche una sanità che non risponde. Non è un dettaglio, ed è il terreno su cui la distanza tra propaganda e realtà si misura meglio. Nel 2022 il programma della coalizione di centrodestra prometteva l’incremento dell’organico di medici e operatori sanitari; nel giugno 2024 la presidente del Consiglio rivendicava i 134 miliardi del Fondo sanitario, che a suo dire «non erano mai stati messi da nessuno prima di noi». La cifra era esatta in valore assoluto, ha verificato Pagella Politica, ma fuorviante: in termini reali il finanziamento era leggermente inferiore a quello del 2022, e in rapporto al Pil più basso che in diversi anni precedenti la pandemia. Secondo il nono Rapporto della Fondazione Gimbe, presentato all’inizio di ottobre, il Fondo sanitario nazionale valeva il 6,27 per cento del Pil nel 2022, è sceso intorno al 6 per cento dal 2023 e per il 2026 è previsto al 6,14: se la quota del 2022 fosse rimasta costante, tra il 2023 e il 2026 la sanità pubblica avrebbe ricevuto 18,8 miliardi in più. Per gli anni dal 2027 al 2029 la Fondazione stima un divario di oltre 32 miliardi tra la spesa prevista e le risorse programmate.

Il conto lo pagano le persone. Nel 2024 hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame 5,8 milioni di persone, il 9,9 per cento della popolazione, contro il 7,6 per cento dell’anno prima: circa 4 milioni per le attese troppo lunghe, 3,1 milioni per ragioni economiche. Nel 2025 le famiglie hanno pagato di tasca propria circa 42,4 miliardi su una spesa sanitaria totale di circa 190; le polizze sanitarie volontarie sono cresciute del 12,7 per cento in un anno, e la spesa nelle strutture private non accreditate è passata da poco più di 3 miliardi nel 2016 a 8,2 nel 2024. L’Italia ha 6,9 infermieri ogni mille abitanti, contro una media dei Paesi Ocse di 9,7. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, ha riassunto il risultato in una formula: «chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia».

La parte più fragile di questo sistema è la non autosufficienza. La riforma per gli anziani ha prodotto una Prestazione universale costruita, scriveva il Sole 24 Ore, come un assegno a maglie strette: spetta a chi ha almeno 80 anni, riceve già l’indennità di accompagnamento, è valutato in condizione di bisogno assistenziale gravissimo e ha un Isee non superiore a 6mila euro. Vale circa 850 euro al mese, da spendere per un assistente regolarmente assunto o per servizi di assistenza autorizzati, con un tetto di spesa di 250 milioni l’anno. Per dare un ordine di grandezza, i titolari dell’indennità di accompagnamento sono circa 1,88 milioni e gli ultraottantenni circa 4,5 milioni. La misura è sperimentale e scade il 31 dicembre 2026; all’inizio di ottobre nessun atto ne prevedeva la proroga.

Ai familiari che assistono, la maggioranza ha appena offerto il suo riconoscimento. Il 14 ottobre la Camera ha approvato in prima lettura, con i soli voti del centrodestra, il disegno di legge sul caregiver familiare: un contributo massimo di 400 euro al mese, erogato «in base alle risorse disponibili», a chi ha un reddito da lavoro non superiore a 3mila euro lordi l’anno, con una dotazione di 260 milioni a partire dal 2027. Le associazioni dei caregiver hanno definito quelle risorse ampiamente insufficienti; una di loro, Caregiver Familiari Uniti, le ha chiamate ridicole. Il testo passa ora al Senato.

Intanto, nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles a metà ottobre, la manovra per il 2027 destina circa 4,5 miliardi di risorse nuove alla difesa e circa 2,4 alla sanità. In un Paese dove quasi sei milioni di persone rinunciano a curarsi, per ogni euro in più alla salute ce ne sono quasi due in più per la difesa. L’articolo 32 della Costituzione dice che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività; l’articolo 38 riconosce a ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. E la Corte costituzionale, nella sentenza n. 275 del 2016, ha scritto una frase che ogni ministro dell’Economia dovrebbe tenere sulla scrivania: «È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione».

10. «La cura non è un costo. È un diritto!»

C’è chi, davanti a questi numeri, ha scelto di non fermarsi alla denuncia. Dal 1° settembre è aperta su Change.org la petizione «La cura non è un costo. È un diritto!», promossa da comitati di malati e familiari, associazioni, fondazioni, movimenti civici e organizzazioni della salute, della disabilità e della non autosufficienza. Chi scrive contribuisce a promuoverla, e lo dichiara perché chi legge possa pesare le parole che seguono. La raccolta resta aperta fino al 31 gennaio 2027 e si rivolge, uno per uno, a poco più di 1.600 eletti: deputati e senatori, consiglieri regionali delle venti Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, assessori regionali alla sanità e alle politiche sociali, i 76 parlamentari europei eletti in Italia.

A ciascuno chiede di sottoscrivere sette impegni. Il primo è un Servizio nazionale per la non autosufficienza pubblico e universale, finanziato dalla fiscalità generale, senza soglie di età e senza voucher: una semplice proroga della Prestazione universale, avverte il documento, non varrà come impegno mantenuto. Il secondo riguarda la disabilità grave e gravissima e la dipendenza vitale, con un numero minimo di ore di assistenza domiciliare esigibile anche davanti a un giudice. Il terzo chiede di rifinanziare il Servizio sanitario nazionale, portando la spesa sanitaria dal 6,4 al 7,5 per cento del Pil entro il 2030, e di superarne l’aziendalizzazione, riconducendo l’erogazione delle cure alla rete pubblica. Il quarto è il riconoscimento giuridico del caregiver familiare, con la cura continuativa trattata come lavoro usurante, l’accredito dei contributi figurativi e il prepensionamento. Il quinto riguarda chi lavora nella cura: retribuzioni di medici e infermieri allineate alla media europea, a partire dal recupero di almeno metà del divario, e la regolarizzazione del lavoro domestico e assistenziale. Il sesto è la vita indipendente come livello essenziale, con la residenzialità riportata alla gestione pubblica. Il settimo chiede di sospendere le intese sull’autonomia differenziata, abrogare la legge n. 86 del 2024, definire per legge e finanziare i livelli essenziali delle prestazioni sociali e aprire una revisione costituzionale.

Il metodo conta quanto il merito. Le adesioni devono essere scritte, nominative e datate; il testo non si negozia, e chi aderisce solo in parte deve spiegare per iscritto perché. Tutte le risposte vengono pubblicate integralmente, senza commento, e chi non risponde finisce nell’elenco dei silenzi. Dopo l’adesione si controllano i voti e gli atti, e chi vota in senso contrario viene registrato e reso pubblico. È l’opposto del pilota automatico: un patto verificabile tra chi chiede e chi rappresenta.

La campagna ha fatto anche i conti. Le risorse aggiuntive necessarie sono stimate tra 12 e 17 miliardi l’anno a regime, da raggiungere gradualmente nell’arco di una legislatura. Le fonti indicate sono precise: una revisione della traiettoria della spesa militare, rinunciando a un quinto dell’aumento previsto fino al 2035; il recupero dell’evasione fiscale e lo stop ai condoni; la progressività su grandi patrimoni, rendite finanziarie ed extraprofitti, in coerenza con l’articolo 53 della Costituzione; il ritorno alla mano pubblica, con indennizzo, delle strutture che operano in condizioni di monopolio di fatto, come consente l’articolo 43; la riduzione della spesa che alimenta il mercato privato della salute, dagli accreditamenti alle agevolazioni fiscali per fondi integrativi e polizze. Il 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, nel pieno della sessione di bilancio, le firme raccolte saranno consegnate per la prima volta ai destinatari. La campagna è accompagnata da un libro inchiesta di chi scrive, La cura negata. Anatomia dell’abbandono, scaricabile gratuitamente: il collegamento è nelle fonti.

11. Il colpevole comodo

Ogni crisi sociale ha bisogno di un colpevole che non disturbi i rapporti di forza. In questi giorni se ne sono offerti diversi.

Il primo è lo straniero, anche quando è nato qui. Lunedì 19 ottobre il centrodestra milanese ha manifestato a due passi dal Duomo con il presidente del Senato Ignazio La Russa, l’ex sindaca Letizia Moratti e i possibili candidati a Palazzo Marino Silvia Sardone e Matteo Perego. Tra gli striscioni ce n’era uno che diceva «Vi remigreremo tutti». Lo stesso giorno approdava nell’aula della Camera la proposta di legge della Lega che blocca l’acquisto della cittadinanza per i minori stranieri coinvolti in reati gravi e allarga i casi di revoca, presentata anch’essa come norma «anti-maranza». Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo aveva chiuso la discussione prima ancora di aprirla: «Non è disagio giovanile, è delinquenza». Eppure, dei minorenni arrestati a Milano, la gran parte è nata in Italia.

Il secondo colpevole sta oltre i confini. Il ministro Crosetto ha evocato una «guerra ibrida» condotta contro i Paesi europei con mezzi non convenzionali; dall’altra parte dell’oceano Donald Trump ha sostenuto che le proteste in Italia e in Francia avrebbero a che fare con l’immigrazione, aggiungendo: «Se l’Europa non chiude i confini è finita». Il terzo sta nel Mezzogiorno, ed è l’infiltrato: quello che il ministro Lollobrigida ha evocato nei presidi dei camionisti e sul quale il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha parlato di una «forte probabilità» di infiltrazioni mafiose. Per nessuna di queste piste, a oggi, sono state rese pubbliche prove. Il racconto, però, è utile: se la rabbia arriva da una potenza ostile, dai barconi o dalla malavita, non arriva dal prezzo del gasolio, dagli affitti e dai salari.

L’ultimo colpevole è l’avversario politico. Quando il sindaco Giuseppe Sala ha lamentato che in piazza c’erano troppo pochi agenti, il ministro Piantedosi gli ha risposto accusando la «sinistra radical chic» di mistificare la realtà. È qui che si misura la debolezza dell’opposizione istituzionale. Il centrosinistra milanese, nelle prime ore, ha contestato il governo più sul numero dei poliziotti che sulle cause; il segretario metropolitano del Pd, Alessandro Capelli, ha parlato di una «violenza nichilista e predatoria», pur mettendo in guardia dalla retorica della destra. Tra chi vuole più soldati e chi vuole più agenti, il dibattito pubblico si è ridotto a una contesa su quante divise schierare in piazza del Duomo. Nessuno di questi colpevoli spiega perché tra i ragazzi a volto coperto ci fossero dei dodicenni, né perché alcuni padri abbiano dovuto andarsi a riprendere i figli in mezzo ai vetri rotti, né perché un camionista del Sud debba aspettare per mesi i crediti che gli sono stati promessi. A queste domande nessun decreto dedica un articolo.

12. Una rabbia senza casa

Detto tutto questo, sarebbe un errore speculare fare dei ragazzi del Duomo l’avanguardia di qualcosa. Non lo sono. E chi da sinistra li applaude fa loro lo stesso torto di chi li vuole in cella: li usa per una tesi.

Antonio Gramsci, nei Quaderni del carcere, scriveva che la storia dei gruppi sociali subalterni è «necessariamente disgregata ed episodica»: esplode, si spegne, ricomincia altrove, senza memoria né direzione, finché non incontra una forma capace di unificarla. Quello che si è visto a Milano somiglia molto a questa descrizione: una rivolta disgregata, che ha mescolato rivendicazioni giuste, salari, affitti, sanità, alloggi per studenti, con gesti predatori; che si è organizzata attraverso piattaforme private il cui modello di affari premia lo spettacolo; che ha colpito vetrine invece di decisioni. Una rabbia senza casa.

Ma una rabbia senza casa è il prodotto di una casa smontata. Le sezioni di partito, le camere del lavoro nei quartieri, i circoli, gli oratori, le polisportive, le biblioteche aperte la sera hanno trasformato per decenni il malessere individuale in conflitto organizzato, e il conflitto organizzato in diritti. Sono stati svuotati, chiusi, privatizzati o abbandonati, e al loro posto è rimasto lo schermo di un telefono. Il confronto con le altre piazze di quella settimana è istruttivo. Il corteo della Cgil a Roma, con un servizio d’ordine e una piattaforma, ha potuto parlare di guerra, salari e affitti senza un solo incidente. I camionisti del Sud, con comitati riconoscibili e richieste precise, hanno costretto un ministro a riceverli e il governo a varare un decreto. La campagna sulla cura chiede agli eletti di firmare impegni verificabili e si prepara a contare chi risponde e chi tace. Dove esiste un’organizzazione, il conflitto trova una lingua; dove manca, trova soltanto una vetrina.

C’è anche un’altra violenza che non va rimossa. Una giovane manifestante ha raccontato al Giorno di essere stata colpita con i manganelli mentre protestava pacificamente: una versione da verificare, come tutte le altre. Una democrazia che reagisce a un movimento informe con il fermo preventivo dei quattordicenni rischia però di insegnare due lezioni sbagliate: che l’unico modo per essere visti è rompere qualcosa, e che l’unica risposta da aspettarsi è una cella. Il compito di una sinistra degna di questo nome è smentirle entrambe: organizzare invece di applaudire, dare forma invece di assolvere, portare quei ragazzi dentro una lotta che abbia obiettivi raggiungibili e avversari veri. È il senso della proposta, avanzata da chi scrive in altre occasioni, di un fronte costituzionale e popolare: una rete di impegno civico in cui i partiti tornino a essere strumenti e non fini, e in cui la Costituzione smetta di essere un testo da celebrare per tornare a essere un programma da attuare.

13. Chi ha rotto il Paese

Alla fine di questa settimana resteranno alcune certezze. Ci saranno processi, e chi ha ferito un agente o devastato un negozio ne risponderà, come è giusto in uno Stato di diritto, con le garanzie che spettano a tutti e a maggior ragione ai minorenni. Ci saranno cinquecento militari in più a Milano fino a Capodanno, un reato nuovo e una presunzione nuova a carico dei quattordicenni. Il 27 ottobre i camionisti torneranno al ministero dei Trasporti, e lo stesso giorno i sindacati dell’ex Ilva sono convocati a Roma. Il 31 dicembre scadrà la Prestazione universale. Il prezzo del gasolio, gli affitti, i salari e le liste d’attesa, invece, resteranno dove sono: i decreti di questa settimana li sfiorano o li ignorano.

Rimane la domanda che quei decreti non si pongono: chi ha rotto il Paese? I ragazzi con il cappuccio hanno rotto delle vetrine. Il Paese l’avevano rotto altri, e da tempo. Un pilota automatico che da oltre un decennio mette i vincoli di bilancio davanti ai diritti, e che il governo uscito dalle urne del 2022 ha lasciato inserito dopo aver promesso di cambiare rotta. Una guerra decisa a Washington e a Tel Aviv che il nostro governo non ha voluto chiamare con il suo nome. Salari reali ancora sotto il livello del 2008. Città che espellono chi le fa funzionare. Un Mezzogiorno che si ferma perché il pieno di un mezzo pesante costa più di un mese di salario operaio. Quasi sei milioni di persone che rinunciano a curarsi, mentre la manovra dà alla difesa quasi il doppio delle risorse nuove che dà alla sanità. Sono rotture che non fanno rumore e non finiscono su TikTok, eppure i frantumi li producono loro.

La Costituzione, all’articolo 3, impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini; all’articolo 36 promette a chi lavora una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa; all’articolo 32 fa della salute un diritto fondamentale. Sono le promesse più tradite di questo autunno, e nessun pacchetto sicurezza le contiene. È lì che andrebbero cercate le risposte: un tetto ai prezzi dell’energia imposto per legge e pagato da chi sulla crisi guadagna, non da chi la subisce; salari agganciati al costo della vita e un salario minimo legale; un grande piano di edilizia pubblica che riporti gli affitti sotto la soglia che gli stessi osservatori indicano come sostenibile; una sanità pubblica finanziata secondo i bisogni e non secondo i vincoli, e un vero servizio nazionale per la non autosufficienza; educatori e scuole aperte il pomeriggio al posto di militari e zone rosse; una politica estera che smetta di accompagnare le guerre altrui e torni a prendere sul serio l’articolo 11.

Sabato 24 ottobre il Movimento 17 ottobre ha dato di nuovo appuntamento in piazza del Duomo, e qualcuno lo attenderà con il nuovo decreto in mano. Il 3 dicembre, nel pieno della sessione di bilancio, arriveranno agli eletti le prime firme per la cura. Si può continuare a contare i fermati. Oppure si può cominciare a chiedersi perché, in uno dei Paesi più ricchi del mondo, un ragazzo di quindici anni arrivi a pensare che spaccare una vetrina sia l’unico modo per esistere, un camionista che fermare il suo mezzo sia l’unico modo per essere pagato, una figlia che lasciare il lavoro sia l’unico modo per assistere la madre. Il pilota automatico si può spegnere. Ma qualcuno deve tornare in cabina, e in una Repubblica in cui la sovranità appartiene al popolo quel qualcuno non può che essere il popolo stesso, organizzato. La scelta, alla fine, è tra due idee di sicurezza: una che conta le divise, l’altra che conta le persone.

Fonti

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Il Post, «Gli scontri a Milano intorno a piazza del Duomo», 17 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/17/scontri-milano-manifestazione-carovita/

Giorgia Bonamoneta, «Manifestazione 17 ottobre a Roma, Cgil chiama La Via Maestra: orario e percorso», QuiFinanza, ottobre 2026, https://quifinanza.it/info-utili/manifestazione-cgil-roma-17-ottobre-2026/1019976/amp/

Dire, «Aumentano gli italiani che rinunciano alle cure, Istat: sono quasi 6 milioni; prima causa le lunghe attese», 6 novembre 2025, https://www.dire.it/06-11-2025/1193696-aumentano-italiani-che-rifiutano-curarsi-istat-sono-quasi-6-milioni-primo-motivo-lunghe-attese/

Affaritaliani, servizio sull’intervento di Mario Draghi sull’Italia dopo le elezioni politiche, 7 marzo 2013, https://www.affaritaliani.it/economia/draghi-bce070313.html

CNBC, servizio sulle dichiarazioni di Mario Draghi sull’aggiustamento dei conti italiani con il pilota automatico, marzo 2013, https://www.cnbc.com/id/100531362

Il Fatto Quotidiano, FQ MillenniuM, «Mario Draghi, la biografia non autorizzata. La Bce e il pilota automatico sulla politica», 17 ottobre 2021, https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/17/mario-draghi-la-biografia-non-autorizzata-su-fq-millennium-in-edicola-da-sabato-16-ottobre-5-la-bce-e-il-pilota-automatico-sulla-politica/6356999/

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Federico Gonzato, «Schlein non la dice tutta su Meloni e l’aumento dell’accisa sul diesel», Pagella Politica, 9 marzo 2026, https://pagellapolitica.it/articoli/schlein-aumento-accise-diesel-meloni

Linkiesta, «Il Consiglio ha approvato il nuovo Patto di stabilità (con il sì del governo Meloni)», 29 aprile 2024, https://www.linkiesta.it/2024/04/governo-meloni-patto-stabilita/

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Claudio Cerasa, «Ecco l’agenda Draghi-Meloni: dieci punti e dieci convergenze», Il Foglio, 13 luglio 2023, https://www.ilfoglio.it/politica/2023/07/13/news/ecco-lagenda-draghi-meloni-dieci-punti-e-dieci-convergenze--166158

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Carlo Canepa e Massimo Taddei, «Quanti miliardi costerà all’Italia l’aumento della spesa militare», Pagella Politica, 27 giugno 2025, https://pagellapolitica.it/articoli/costo-italai-aumento-spesa-difesa-nato

Il Post, «È finito il reddito di cittadinanza», 1° gennaio 2024, https://www.ilpost.it/2024/01/01/fine-reddito-di-cittadinanza/

Sky TG24, «Salario minimo, ok Camera a delega a governo su equa retribuzione. Insorgono opposizioni», 6 dicembre 2023, https://tg24.sky.it/politica/2023/12/06/salario-minimo-news

Franz Baraggino, «La legge sul salario minimo senza il salario minimo: la truffa del governo ai lavoratori sempre più poveri», Il Fatto Quotidiano, 25 settembre 2025, https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/25/la-legge-sul-salario-minimo-senza-il-salario-minimo-la-truffa-del-governo-ai-lavoratori-sempre-piu-poveri/8137506/

Quotidiano Sanità, «Autonomia differenziata. Via libera del Cdm alle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto», 19 febbraio 2026, https://www.quotidianosanita.it/?p=149079

blue News, servizio sul prezzo del Brent tornato sotto i livelli prebellici, con la chiusura del 27 febbraio 2026, 25 giugno 2026, https://www.bluewin.ch/it/attualita/borsa-economia/il-petrolio-scende-sotto-i-livelli-pre-guerra-brent-a-72-dollari-li.3505749

Associated Press, «Brent crude tops $125 a barrel on Iran war worries, while world stocks retreat», aprile 2026, ripreso dal Bozeman Daily Chronicle, https://www.bozemandailychronicle.com/ap_news/business/brent-crude-tops-125-a-barrel-on-iran-war-worries-while-world-stocks-retreat/article_89f152b9-e27d-5d2e-8f91-1bb03b4e7f17.html

FinanzaOnline, «Petrolio: Brent vicino a 101 dollari mentre l’Iran si prepara a nuove tensioni», 10 settembre 2026, https://www.finanzaonline.com/?p=784928

L’Espresso, servizio sui dati Istat dell’inflazione di settembre, 30 settembre 2026, https://lespresso.it/c/economia/2026/09/30/inflazione-istat-aumento-prezzi-caro-vita/65017

Money.it, «Inflazione al 4,2% a settembre 2026, l’Istat conferma. Energia oltre il +22%, corre anche il carrello della spesa», ottobre 2026, https://www.money.it/inflazione-al-4-2-a-settembre-2026-l-istat-conferma-energia-oltre-il-22-corre-anche-il-carrello-della-spesa

QuiFinanza, «Inflazione in aumento, energia e alimentari spingono i prezzi a +4,2%», 30 settembre 2026, https://quifinanza.it/economia/inflazione-settembre-2026/1017560/

Quotidiano.net, servizio sui prezzi dei carburanti con l’analisi del Codacons e il bilancio dei tagli alle accise, 26 settembre 2026, https://www.quotidiano.net/economia/prezzo-benzina-diesel-oggi-l125mros

Automoto.it, «Gasolio, niente accise mobili: da oggi finisce lo sconto e il diesel torna più caro», 6 ottobre 2026, https://www.automoto.it/news/gasolio-niente-accise-mobili-da-oggi-finisce-lo-sconto-e-il-diesel-torna-piu-caro.html

Giornale di Brescia, «Caro carburanti, price cap attivo in 10.000 distributori italiani», 4 ottobre 2026, https://www.giornaledibrescia.it/economia/caro-carburanti-price-cap-attivo-10mila-distributori-italiani-fip512yy

Ansa, «Urso, lavoriamo per prorogare price cap sui carburanti ai prossimi mesi», 14 ottobre 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/10/14/urso-lavoriamo-per-prorogare-price-cap-sui-carburanti-ai-prossimi-mesi_85a4428f-c192-4285-b57a-de1ab255a8f9.html

Ansa, «Manovra da 23,5 miliardi nel 2027, coperture anche da tagli ministeri e giochi», 15 ottobre 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/10/15/manovra-da-235-miliardi-nel-2027-coperture-anche-da-tagli-ministeri-e-giochi_c3055dc9-ff3a-429b-ace4-53b8b73047e2.html

Milano Finanza, «Guerra in Iran, Meloni ribadisce: l’Italia non ne prenderà parte», 11 marzo 2026, https://www.milanofinanza.it/news/guerra-in-iran-meloni-l-italia-non-intende-prenderne-parte-202603111105536985

Il Post, «Meloni continua un po’ a girarci intorno, sulla guerra in Medio Oriente», 11 marzo 2026, https://www.ilpost.it/2026/03/11/giorgia-meloni-senato-guerra-medio-oriente-iran-stati-uniti-israele/

Avvenire, «Guerra in Iran, Meloni alle Camere: Non siamo complici. Pronta a tavolo con opposizioni», 11 marzo 2026, https://www.avvenire.it/politica/guerra-in-iran-meloni-alle-camere-non-siamo-complici-azione-fuori-dal-diritto-internazionale_105669

Simone Disegni, «Giorgia Meloni: Daremo aiuti militari ai Paesi del Golfo, ma l’Italia non entrerà in guerra», Open, 5 marzo 2026, https://www.open.online/2026/03/05/giorgia-meloni-italia-guerra-usa-israele-iran-armi-paesi-golfo/

Milano Finanza, «Manovra, quasi 5 miliardi da banche e assicurazioni», 15 ottobre 2026, https://www.milanofinanza.it/news/manovra-quasi-5-miliardi-da-banche-e-assicurazioni-202610151151103293

Fiscal Focus, «Manovra 2027, approvato il Documento programmatico di bilancio: misure fiscali ancora da definire», 14 ottobre 2026, https://www.fiscal-focus.it/news,188951

Antonino D’Anna, «Fedralog, otto richieste alla Regione Calabria per scongiurare il fermo», ItaliaOggi, 5 ottobre 2026, https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/fedralog-otto-richieste-alla-regione-calabria-per-scongiurare-il-fermo-lvr1xfde

Il Post, servizio sulle proteste di autotrasportatori, agricoltori e operai dell’ex Ilva in Puglia, 15 ottobre 2026, https://ilpost.it/2026/10/15/puglia-proteste-autotrasportatori-blocchi-stradali

Il Post, servizio sulle proteste contro il carovita a Cerignola, 17 ottobre 2026, https://ilpost.it/2026/10/17/cerignola-proteste-carovita

Il Post, servizio sulla fine dello sciopero e dei blocchi all’ex Ilva di Taranto, 16 ottobre 2026, https://ilpost.it/2026/10/16/sciopero-ilva-tolto-blocco-stradale-fine-sciopero-23

Stefano Baudino, «Lo sciopero degli autotrasportatori sta bloccando il Sud Italia», L’Indipendente, 18 ottobre 2026, https://www.lindipendente.online/2026/10/18/lo-sciopero-degli-autotrasportatori-sta-bloccando-il-sud-italia/

Chiara Zampiva, «Autotrasportatori in protesta al Sud contro caro carburanti: blocchi stradali e supermercati vuoti», Euronews, 19 ottobre 2026, https://it.euronews.com/2026/10/19/autotrasportatori-in-protesta-al-sud-contro-caro-carburanti-blocchi-stradali-e-supermercat

Marco Fedeli, «Al Sud continuano le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburante. Porti e autostrade bloccati: cosa sta succedendo», Open, 19 ottobre 2026, https://www.open.online/2026/10/19/proteste-autotrasportatori-sud-caro-carburante/

SoldiOnline, «Caro carburante, Salvini promette un tavolo Sud: cosa chiedono i Tir», ottobre 2026, https://www.soldionline.it/notizie/economia-politica/caro-carburante-salvini-promette-un-tavolo-sud-cosa-chiedono-i-tir

Claudio Cafarelli, «Sciopero tir fino al 27 ottobre senza accordo: chiesti 534 mln al Governo», QuiFinanza, 20 ottobre 2026, https://quifinanza.it/attualita/sciopero-tir-accordo-richiesta-governo/1020395/

Michał Pakulniewicz, «Proteste e fermi al Sud, Unatras minaccia lo stop nazionale», Trans.info, 16 ottobre 2026, https://trans.info/it/proteste-e-fermi-al-sud-unatras-minaccia-lo-stop-nazionale-509402

Valentina Romagnoli, «Dopo i cortei a Milano, il Viminale avvia controlli a tappeto sui blocchi dei Tir: 1.339 identificati e 71 denunciati. Il Cdm valuta un decreto per autotrasporto e agricoltura», L’Espresso, 21 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/politica/2026/10/21/governo-autotrasportatori-repressione-identificaizone-denunciati-blocchi-stradali/65448

Agi, servizio sulle proteste dei Tir e sulle misure attese dal Consiglio dei ministri, 22 ottobre 2026, https://www.agi.it/politica/news/2026-10-22/proteste-tir-misure-governo-39651490/

Il Post, «C’era un problema che il governo voleva evitare», 22 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/22/proteste-autotrasportatori-salvini-meloni-governo

Adnkronos, «Protesta autotrasportatori oggi, ultima ora diretta: blocchi dei tir, caro gasolio e decisioni governo», 22 ottobre 2026, https://www.adnkronos.com/politica/protesta-autotrasportatori-oggi-ultima-ora_3ges2Ohg1ELcjML8EAcQgk

Pagella Politica, «È lecito bloccare le strade come stanno facendo i camionisti?», 19 ottobre 2026, https://pagellapolitica.it/articoli/e-lecito-bloccare-strade-camionisti-sud-italia

Ansa, «Governo promette un miliardo ai camionisti, ma i blocchi continuano», 20 ottobre 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/20/governo-promette-un-miliardo-ai-camionisti-ma-i-blocchi-continuano_3a6127ff-0b4c-4c40-8785-32cfb644514b.html

Luca Incoronato, «Tir, tregua al Sud: decreto in Cdm e 1.339 identificati ai presidi», QuiFinanza, 22 ottobre 2026, https://quifinanza.it/attualita/protesta-autotrasportatori-blocchi-sospesi-sicilia-calabria-decreto/1020738/

Mauro Di Gregorio, «In Cdm un decreto legge sull’autotrasporto per sbloccare lo sciopero, le misure», QuiFinanza, 22 ottobre 2026, https://quifinanza.it/politica/cdm-22-ottobre-2026-autotrasporto/1020765/

Ansa, «Per i Tir 105 milioni, 70 per agricoltura e pesca. Continuano i blocchi, fermi anche i pescherecci», 22 ottobre 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/22/il-cdm-approva-il-decreto-sugli-aiuti-105-milioni-per-i-tir-e-70-per_416e7ef3-b46a-4594-90dd-671b4eb1cc0e.html

Ernesto Giusti, «Carburanti: il governo approva il decreto per trasportatori, agricoltori, pescatori. Meloni: I blocchi vanno rimossi», Firenze Post, 22 ottobre 2026, https://www.firenzepost.it/2026/10/22/carburanti-il-governo-approva-il-decreto-per-trasportatori-agricoltori-pescatori-meloni-i-blocchi-vanno-rimossi/

Il Post, «Era molto giovane chi ha partecipato agli scontri nelle piazze», 18 ottobre 2026, https://ilpost.it/2026/10/18/proteste-italia-in-piazza-milano-bologna-torino

Il Post, «Nel centro di Milano ci sono nuovi disordini», 18 ottobre 2026, https://www.ilpost.it/2026/10/18/proteste-ragazzi-milano-domenica/

Il Giorno, servizio sulle piazze di Italia in piazza contro il carovita, convocate in tredici città, 19 ottobre 2026, https://www.ilgiorno.it/cronaca/il-popolo-che-chiede-dignita-q2ui1umg

Agi, cronaca e bilancio nazionale degli scontri del 17 ottobre a Milano, Bologna e Torino, 18 ottobre 2026, https://www.agi.it/cronaca/news/2026-10-18/guerriglia-milano-bologna-torino-39595257/

Agi, intervista al rappresentante della sezione milanese di Italia in Piazza, 19 ottobre 2026, https://www.agi.it/cronaca/news/2026-10-19/milano-rappresentante-italia-in-piazza-violenze-ci-danneggiano-39610825/

Agi, richieste di custodia cautelare della procura di Milano e bilancio della questura di Bologna, 19 ottobre 2026, https://www.agi.it/cronaca/news/2026-10-19/scontri-milano-pm-carcere-39607808/

Anna Clarissa Mendi, «Milano, Torino e Bologna, dalle piazze contro il carovita alla guerriglia urbana: cos’è successo nel sabato di proteste», Open, 18 ottobre 2026, https://www.open.online/2026/10/18/milano-torino-bologna-proteste-carovita-devastazioni-scontri-cosa-e-successo-foto-video/

Reuters, «Italian police detain hundreds as stores looted in weekend unrest in Milan», ripreso da Internazionale, 19 ottobre 2026, https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/10/19/italian-police-detain-hundreds-as-stores-looted-in-weekend-unrest-in-milan

Patrizia Tossi e Marianna Vazzana, «Guerriglia a Milano, negozi distrutti e saccheggiati», diretta di Quotidiano.net e Il Giorno, 18 ottobre 2026, https://www.quotidiano.net/cronaca/guerriglia-urbana-duomo-oggi-diretta-lrgscvuk

Anna Giorgi, «L’allarme del gip di Milano: Piano per destabilizzare. Può accadere di nuovo», Il Giorno, 21 ottobre 2026, https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/guerriglia-allarme-gip-destabilizzare-akzal6nk

Mariangela Celiberti, «Milano, guerriglia urbana e negozi saccheggiati: arresti convalidati, cosa ha detto il gip», Tag24, 21 ottobre 2026, https://www.tag24.it/1407675-milano-guerriglia-urbana-arresti-convalidati-cosa-ha-detto-il-gip

Alessandro D’Amato, «Italia in piazza, chi sono gli arrestati del movimento: i maranza, i 12enni, quelli presi a calci dai genitori», Open, 19 ottobre 2026, https://www.open.online/2026/10/19/italia-in-piazza-chi-sono-movimento-arresti/

Antonia Verderosa, «Movimento 17 ottobre, le chat Telegram dopo gli scontri di Milano: i manuali di protesta, l’anonimato e le manifestazioni ogni sabato», Open, 19 ottobre 2026, https://www.open.online/2026/10/19/movimento-17-ottobre-chat-telegram-manifestazioni/

Il Giorno, servizio sulle chat Telegram dopo gli scontri, con la testimonianza di una giovane manifestante ferita, 18 ottobre 2026, https://www.ilgiorno.it/cronaca/scontri-milano-telegram-a58wdezx

Businessonline, «Milano, boom dei video degli scontri pubblicati sui social dei 13-15enni sull’accaduto: cosa c’è dietro», ottobre 2026, https://www.businessonline.it/news/milano-boom-dei-video-degli-scontri-pubblicati-sui-social-dei-13-15enni-sullaccaduto-cosa-c-dietro_n88138.html

Organizzazione internazionale del lavoro, Rapporto mondiale sui salari, in LaPresse, «Lavoro, salari in Italia inferiori dell’8,7% dal 2008», 24 marzo 2025, https://www.lapresse.it/economia/2025/03/24/lavoro-salari-in-italia-inferiori-dell87-dal-2008/

Istat, «La povertà in Italia. Anno 2025», 15 ottobre 2026, https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/10/La-poverta-in-Italia-2025.pdf

Istat, «Condizioni di vita e reddito delle famiglie. Anni 2024 e 2025», 2 aprile 2026, https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2024-2025/

Agi, servizio sul rapporto Istat sulle condizioni di vita, 2 aprile 2026, https://www.agi.it/economia/news/2026-04-02/istat-rischio-poverta-migliora-36405529/

Osservatorio Casa Abbordabile, promosso da Consorzio Cooperative Lavoratori e LUM con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, terzo rapporto «Milano inside out», comunicato del 22 aprile 2026, https://www.polimi.it/fileadmin/user_upload/comunicati_stampa/CS_OCA_TERZO_RAPPORTO_2026_MB_MP.pdf

Il Giorno, «Studenti fuorisede, i prezzi degli affitti delle case calano», con i dati di Immobiliare.it, 11 agosto 2026, https://www.ilgiorno.it/economia/costo-affitto-studenti-b0zvbkui

Il Post, «La procura di Milano ha chiesto l’arresto di un assessore comunale e di un importante costruttore nell’ambito delle inchieste sull’urbanistica», 16 luglio 2025, https://www.ilpost.it/2025/07/16/richiesta-arresti-indagati-urbanistica-milano/

La Regione, con Ansa, «Milano, negozi di lusso chiusi per timore di nuovi scontri. La Procura evidenzia una rara violenza», 19 ottobre 2026, https://www.laregione.ch/culture/societa/1957835/servizi

Avvenire, «La rivolta dei minorenni: bilancio di un weekend di saccheggi e guerriglia a Milano», 19 ottobre 2026, https://www.avvenire.it/attualita/la-rivolta-dei-minorenni-bilancio-di-un-weekend-di-saccheggi-e-guerriglia-a-milano_114492

Euronews, «Vertice Palazzo Chigi, il governo lavora a una stretta dopo le violenze di Milano: pronto decreto legge», 19 ottobre 2026, https://it.euronews.com/2026/10/19/vertice-a-palazzo-chigi-il-governo-lavora-a-una-stretta-dopo-le-devastazioni-di-milano

Agi, servizio sul vertice sull’ordine pubblico a Palazzo Chigi, 19 ottobre 2026, https://www.agi.it/politica/news/2026-10-19/cortei-governo-risposta-forte-misure-39615708/

Open, con Agenzia Vista, «Mattarella: Ogni violenza è inaccettabile, piena solidarietà alle forze dell’ordine», 19 ottobre 2026, https://www.open.online/2026/10/19/mattarella-ogni-violenza-e-inaccettabile-piena-solidarieta-forze-ordine/

Lorenzo Stasi, «Il Cdm approva il nuovo decreto Sicurezza, ma dopo i dubbi del Quirinale saltano i poteri di polizia per i militari. C’è invece il fermo preventivo per i minori e il nuovo reato di partecipazione violenta a manifestazione», L’Espresso, 20 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/politica/2026/10/20/nuovo-decreto-sicurezza-cosa-prevede-militari-milano-fermo-preventivo-nuovo-reato-manifestazione-violenta/65418

Quotidiano.net, servizio sul decreto d’urgenza, sui militari a Milano e sul profilo dei fermati, 19 ottobre 2026, https://www.quotidiano.net/cronaca/decreto--vujsyz9q

Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, Serie generale n. 45 del 24 febbraio 2026, https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/02/24/26G00042/sg

Senato della Repubblica, scheda dell’Atto Senato n. 1818, conversione in legge del decreto-legge n. 23 del 2026, divenuto legge 24 aprile 2026, n. 54, https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59938

La Sicilia, «Approvato dal governo il pacchetto sicurezza: dal fermo preventivo di 12 ore alle sanzioni per i coltelli ai minori», 5 febbraio 2026, https://www.lasicilia.it/news/politica/3016738/approvato-dal-governo-il-pacchetto-sicurezza-dal-fermo-preventivo-di-12-ore-alle-sanzioni-per-i-coltelli-ai-minori.html

Il Giornale, «Cdm, via libera al decreto anti-maranza: fermo preventivo anche per i minori», luglio 2026, https://www.ilgiornale.it/news/interni/cdm-libera-decreto-anti-maranza-fermo-preventivo-anche-i-2693503.html

Magistratura democratica, Esecutivo nazionale, «La vera sicurezza è la Costituzione», documento del 10 febbraio 2026, https://www.magistraturademocratica.it/wp-content/uploads/2026/02/esecutivo_sicurezza_10022026.pdf

Corte costituzionale, sentenza n. 168 del 1994, depositata il 28 aprile 1994, https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/1994/168

L’Espresso, servizio sull’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, «Io non ti credo più», 25 febbraio 2026, https://lespresso.it/c/giovani/2026/2/25/carcere-minorile-minori-decreto-caivano-rapporto-antigone-numeri-2025-2026/60211

Ansa English, «Minors in detention up by over 50% since Caivano decree», 25 febbraio 2026, https://www.ansa.it/english/news/2026/02/25/minors-in-detention-up-by-over-50-since-caivano-decree-antigone_c676202a-b996-4452-b0bb-22cafb74cd47.html

Minori Giustizia, FrancoAngeli, scheda sull’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, 2026, https://www.francoangeli.it/rivista/getArticoloFree/80632/It

Sky TG24, «Torture al carcere Beccaria, indagati don Rigoldi e don Burgio per omessa denuncia», 23 ottobre 2025, https://tg24.sky.it/cronaca/2025/10/23/torture-carcere-beccaria-indagati

Centro di Ateneo per i Diritti Umani, Università di Padova, «Associazione Antigone: the XXII report Tutto chiuso on the alarming conditions of detention in Italy has been published», 2026, https://unipd-centrodirittiumani.it/en/topics/associazione-antigone-the-xxii-report-tutto-chiuso-on-the-alarming-conditions-of-detention-in-italy-has-been-published?anno=2026

Ansa, ripresa da Il Nord Est, «Molteni-Ostellari, domani in decreto fermo preventivo fino a 24 ore», 19 ottobre 2026, https://www.ilnordest.it/italia-ed-esteri/molteni-ostellari-domani-in-decreto-fermo-preventivo-fino-a-24-ore-ruse52pj

Massimo Taddei, «Non è vero che il governo Meloni ha messo più soldi di tutti sulla sanità», Pagella Politica, 13 giugno 2024, https://pagellapolitica.it/articoli/meloni-record-finanziamento-sanita

Pagella Politica, «Sanità: i programmi dei partiti a confronto», 15 settembre 2022, https://pagellapolitica.it/articoli/sanita-confronto-programmi-elezioni-2022

Michelangelo Mecchia, «Il governo Meloni ha tagliato 18,8 miliardi alla Sanità dal 2023: l’allarme della Fondazione Gimbe», Fanpage, 7 ottobre 2026, https://www.fanpage.it/politica/il-governo-meloni-ha-tagliato-188-miliardi-alla-sanita-dal-2023-lallarme-della-fondazione-gimbe/

Quotidiano Sanità, «Dfp. Gimbe: rapporto spesa sanitaria e Pil congelato al 6,4% fino al 2029. A rischio bilanci regionali e erogazioni prestazioni», 28 aprile 2026, https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/dfp-gimbe-rapporto-spesa-sanitaria-pil-congelato-al-64-fino-al-2029-a-rischio-bilanci-regionali-e-erogazioni-prestazioni/

Valentina Melis, «La nuova prestazione universale per over 80 non autosufficienti: un assegno a maglie strette», Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2025, https://en.ilsole24ore.com/art/la-nuova-prestazione-universale-over-80-non-autosufficienti-assegno-maglie-strette-AGHSShBC

Unap Informa, «Prestazione universale 2027: cosa succede dopo il 31 dicembre all’assegno da 850 euro», 13 ottobre 2026, https://unapinforma.it/prestazione-universale-2027-dopo-31-dicembre/

Renato La Cara, servizio sull’approvazione alla Camera del disegno di legge sul caregiver familiare, Il Fatto Quotidiano, 15 ottobre 2026, https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/15/ddl-caregiver-camera-approvazione-notizie/8539234/

Corte costituzionale, sentenza n. 275 del 2016, decisa il 19 ottobre e depositata il 16 dicembre 2016, testo integrale su Giurcost, https://giurcost.org/decisioni/2016/0275s-16.html

Senato della Repubblica, «Costituzione italiana. Testo vigente», articoli 1, 3, 11, 31, 32, 36, 38, 43, 53 e 81, https://www.senato.it/sites/default/files/repository/Costituzione_ITALIANO.pdf

Comitati e associazioni promotori, «La cura non è un costo. È un diritto», documento dei sette impegni, versione definitiva, ottobre 2026, https://mariosommella.com/wp-content/uploads/2026/10/la_cura_non_e_un_costo_sette_impegni.pdf

Petizione «La cura non è un costo. È un diritto!», Change.org, aperta dal 1° settembre 2026 al 31 gennaio 2027, https://c.org/N8rPmcjshB

Valentina Romagnoli, «Vi remigreremo tutti: il centrodestra in piazza a Milano dopo i disordini», L’Espresso, 19 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/politica/2026/10/19/centrodestra-presidio-piazza-milano-disordini-remigrazione-sardone-la-russa/65377

Avvenire, «Cittadinanza, lunedì in Aula la stretta, con la revoca anti maranza. Le opposizioni: incostituzionale», 14 ottobre 2026, https://www.avvenire.it/politica/cittadinanza-lunedi-la-stretta-con-la-revoca-leghista-anti-maranza-sara-n-aula-ma-per-le-opposizioni-e-incostituzionale_114316

L’Espresso, servizio sul vertice di Palazzo Chigi e sulle reazioni politiche, 19 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/politica/2026/10/19/vertice-sicurezza-palazzo-chigi-meloni-manifestazioni-scontri-polizia-decreto-legge/65369

L’Espresso, «Crosetto evoca la guerra ibrida dietro i fatti di Milano», 20 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/politica/2026/10/20/crosetto-milano-guerra-ibrida/65387

Valentina Romagnoli, «Trump cavalca i disordini in Italia e Francia: le proteste hanno a che fare con l’immigrazione», L’Espresso, 20 ottobre 2026, https://lespresso.it/c/mondo/2026/10/20/trump-proteste-milano-violenze-immigrazione-dichiarazioni/65380

Bruno Gaetani, «Scontri a Milano, l’accusa di Sala: in piazza c’erano pochi agenti. Piantedosi gli risponde: la sinistra radical chic mistifica la realtà», Open, 18 ottobre 2026, https://www.open.online/2026/10/18/scontri-milano-scontro-sala-piantedosi/

Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, Quaderno 25, paragrafo 2. Riferimento bibliografico: Joseph A. Buttigieg, «Dizionario gramsciano. Subaltern, Subalterns», International Gramsci Journal, volume 3, numero 1, 2018, pagine da 8 a 17, https://ro.uow.edu.au/gramsci/vol3/iss1/6

Mario Sommella, «La cura negata. Anatomia dell’abbandono», libro della campagna, edizione digitale gratuita, agosto 2026, https://mariosommella.com/wp-content/uploads/2026/08/la-cura-negata.pdf

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