Armi a debito, cura a voucher: l’ultima manovra di Meloni

Ventisei miliardi, circa la metà presi a prestito grazie alla deroga europea per difesa ed energia. Il taglio dell’Irpef tocca soltanto chi dichiara più di cinquantamila euro, la sanità riceve meno di quanto chiedeva il suo stesso ministro, agli anziani si offre un buono da trecento euro. Dentro i numeri dell’ultima legge di Bilancio prima del voto: chi viene protetto, chi paga, chi resta fuori.

Roma, mercoledì 28 ottobre. In mattinata, al Quirinale, Sergio Mattarella celebra i Giorni della Ricerca promossi dall’Airc e parla, in fondo, di soldi. Parla delle risorse che le «guerre dissennate» sottraggono alla scienza e alla medicina, e dei progetti di chi vorrebbe portare il confronto militare ovunque, fin nello spazio. Avverte che un servizio sanitario che accentua le disparità invece di colmarle smette di fare il proprio mestiere, e che nessuno dovrebbe trovarsi la strada delle cure sbarrata dalla mancanza di denaro.

Nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge di Bilancio per il 2027. In conferenza stampa Giorgia Meloni elenca le misure, ringrazia i leader della maggioranza per la compattezza e si concede una battuta quando arriva alle targhe personalizzate: seicento euro per scegliersi lettere e numeri dell’auto, e la previsione che su questo terreno la creatività degli italiani «potrebbe farsi valere».

Tra quelle due sale c’è tutta la manovra. Da una parte il Capo dello Stato che indica, con la misura imposta dal suo ruolo, il punto in cui la spesa per la guerra comincia a mangiarsi quella per la vita. Dall’altra un governo alla sua ultima legge di Bilancio prima delle elezioni politiche, attese entro l’autunno del 2027, che deve tenere insieme i vincoli europei, il riarmo concordato nella Nato e il bisogno di arrivare al voto con qualcosa da raccontare.

Qualcosa da raccontare c’è. Ma chi legge le tabelle, oltre ai comunicati, scopre che la coperta corta evocata quattro giorni prima dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non è corta allo stesso modo per tutti. Quando serve, si allunga: verso le armi, che si possono comprare a debito con il permesso di Bruxelles, e verso chi ha già di più. Agli altri restano un buono da trecento euro, bonus con la data di scadenza, promesse rinviate a un decreto di gennaio.

1. Ventisei miliardi, la metà a debito

Il primo numero è quello che la premier ha pronunciato per primo: circa ventisei miliardi. È una cifra vera, ma va smontata. Circa nove miliardi servono soltanto a confermare misure dell’anno scorso che altrimenti scadrebbero il 31 dicembre: non sono novità, sono la manutenzione di promesse già fatte. E circa la metà degli interventi espansivi, ha ricostruito l’agenzia Reuters, viene finanziata in deficit attraverso la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità europeo.

Quella clausola è la chiave di tutto. È nata con il piano di riarmo europeo e consente ai governi di superare i limiti di deficit fino all’1,5 per cento del prodotto interno lordo l’anno, purché la spesa in più vada alla difesa. A giugno la Commissione ne ha esteso una quota, lo 0,3 per cento del Pil, agli investimenti energetici, sotto la pressione della crisi dei prezzi causata dalla guerra in Medio Oriente. L’Italia ha chiesto di usarla per lo 0,6 per cento del Pil nel 2027 e altrettanto nel 2028: circa quattordici miliardi l’anno, metà per la difesa e metà per l’energia. La Commissione ha detto sì l’8 ottobre, il Consiglio dell’Unione ha un mese per l’ultima parola, e il 13 ottobre il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di bilancio di circa ventinove miliardi per i due anni.

Senza quella deroga, aveva calcolato Milano Finanza sui numeri del Documento programmatico di bilancio, lo stanziamento non avrebbe raggiunto nemmeno i dieci miliardi. Il dettaglio dice molto. Le regole europee in nome delle quali per anni si sono chiesti sacrifici alla spesa sociale oggi si aprono per due sole voci: i sistemi d’arma e l’emergenza energetica. Per la sanità, l’assistenza, la scuola, la casa, una clausola così non esiste.

La ripartizione indicata dal Documento programmatico, trasmesso a Bruxelles a metà ottobre, conferma la gerarchia: circa 5 miliardi per famiglia e spesa sociale, 4,5 per la difesa, 3,3 per le imprese, 3,1 per le infrastrutture, 2,4 per la sanità, 2,2 per le misure fiscali. Ma la fotografia di un solo anno inganna. Secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo sullo stesso documento, la voce sociale scende a circa tre miliardi negli anni successivi, mentre quella militare sale allo 0,20 per cento del Pil nel 2028.

Il deficit passa dal 2,9 per cento del Pil previsto per quest’anno al 3,4 del 2027, oltre la soglia europea del 3, e la Banca d’Italia ha avvertito in Parlamento che un disavanzo sopra quella soglia potrebbe pesare sull’uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Una precisazione di metodo, prima di andare avanti: il testo del disegno di legge non è ancora pubblico e il Parlamento potrà modificarlo fino al 31 dicembre. Le cifre che seguono vengono da documenti ufficiali, da dichiarazioni dei membri del governo e dalle ricostruzioni delle principali testate. Dove un dato è incerto, lo segnalo.

2. Le armi, l’unica spesa senza vincoli

Partiamo da ciò che cresce davvero. Nel 2027 la manovra destina alla difesa lo 0,19 per cento del Pil, tra 4,5 e 4,6 miliardi a seconda delle stime. Sommati agli aumenti già previsti dalla legislazione in vigore, portano la spesa militare dall’1,3 per cento del Pil di quest’anno all’1,6 del prossimo, come hanno rilevato sia la Banca d’Italia sia gli analisti di Intesa Sanpaolo. In un solo anno. Con la deroga europea, poi, il governo ha chiesto e ottenuto dalla Commissione di poter spendere in deficit circa sette miliardi l’anno per investimenti militari nel 2027 e nel 2028, quattordici in due anni. Quanto di quella somma coincida con la voce della manovra e quanto vi si aggiunga, i documenti pubblicati finora non lo chiariscono del tutto.

Non sono numeri isolati. L’Osservatorio Milex, che ricostruisce la spesa militare italiana voce per voce, stima per il 2026 una spesa diretta di 33,9 miliardi: record storico, più 45 per cento in un decennio. I fondi per comprare nuovi armamenti superano per la prima volta i 13 miliardi in un anno, il 60 per cento in più rispetto al 2022 e oltre quattro volte il livello del 2006. In poco più di tre anni di questa legislatura il Parlamento ha autorizzato 78 programmi di riarmo per 36,4 miliardi, spesso, osserva l’Osservatorio, con un esame sommario e nessuna verifica indipendente dei costi. Il caccia di nuova generazione Gcap è passato da 2 a 18,6 miliardi per la sola fase di progettazione; gli F35 da acquistare sono risaliti da 90 a 115.

C’è poi un dettaglio contabile che spiega più di molte analisi. A marzo la Nato ha certificato che l’Italia ha raggiunto il 2 per cento del Pil in spesa per la difesa. Secondo Milex non si tratta di spesa reale in più ma di una riclassificazione: nel conto sono entrate voci come le pensioni militari e le funzioni non militari dei Carabinieri, e il perimetro è passato da 31,3 a 45,3 miliardi. La spesa militare in senso stretto resta all’1,46 per cento. È il ritratto di un Paese che prima promette e poi cerca il modo di sembrare in regola. Intanto la promessa si è alzata: al vertice Nato di Ankara, a luglio, il governo ha confermato l’obiettivo del 3,2 per cento del Pil nel 2028, diciannove miliardi in più tra il 2027 e il 2028, lungo la traiettoria che porta al 5 per cento entro il 2035, 3,5 punti di spesa militare e 1,5 di sicurezza in senso largo. Milex stima l’impegno aggiuntivo del decennio in circa 498 miliardi.

A tutto questo si aggiungono i prestiti europei del programma Safe, nato per finanziare acquisti militari: l’Italia, ha riferito Euronews, ne ha chiesti 8,9 miliardi. Altro debito, contratto per comprare armi. E nel frattempo, sempre secondo Milex, le esportazioni italiane di armamenti sono salite da 8 a 11,1 miliardi in quattro anni.

Si dirà che la sicurezza ha un prezzo e che l’Europa deve imparare a difendersi da sola. È l’argomento del governo e della Commissione, e merita una risposta seria, non uno slogan. La risposta sta nei numeri. Questo riarmo non nasce da una valutazione delle minacce discussa apertamente in Parlamento, ma da obiettivi percentuali fissati in sede Nato, che misurano la sicurezza in punti di Pil e non in capacità reali. E lo stesso rapporto Milex mostra che a trainare la crescita è l’acquisto di nuove piattaforme, a vantaggio dell’industria, mentre l’esercizio operativo delle forze armate resta compresso. Chi ci guadagna è evidente. Chi paga lo vedremo.

C’è infine un’asimmetria che dovrebbe inquietare chiunque abbia a cuore la Costituzione. Il Patto di stabilità riformato ha una porta di servizio per gli armamenti e, da giugno, per gli investimenti energetici. Non ne ha una per gli ospedali, per le residenze per anziani, per gli asili nido. È una scelta politica compiuta a Bruxelles con il consenso del governo italiano, non una legge di natura. Lette accanto a queste cifre, le parole pronunciate quella mattina al Quirinale suonano molto meno astratte.

3. Il ceto medio che dichiara più di cinquantamila euro

La misura di bandiera è il fisco. Dal 2026 l’aliquota Irpef del secondo scaglione è scesa dal 35 al 33 per cento per i redditi tra 28 e 50mila euro. Con la manovra 2027 lo scaglione si allarga fino a 55mila: la fascia tra 50 e 55mila euro, oggi tassata al 43 per cento, passerà al 33. Il beneficio massimo, ha detto Meloni, è di circa 500 euro l’anno.

Il punto è semplice e non dipende dalle opinioni: dal nuovo intervento guadagna soltanto chi dichiara più di 50mila euro lordi. Chi supera i 55mila, cioè chi incassa lo sconto pieno, è il 6,2 per cento dei contribuenti, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica su dati del ministero dell’Economia. Il reddito medio dichiarato in Italia è di 25.820 euro. E 11,3 milioni di contribuenti versano un’Irpef pari a zero perché i loro redditi ricadono nell’area esente: per loro qualunque taglio di aliquota vale zero, quest’anno come il precedente.

Non è un incidente, è un metodo. Già sul taglio del 2026, in audizione davanti alle commissioni Bilancio, l’Istat aveva calcolato che oltre l’85 per cento delle risorse andava alle famiglie dei due quinti più ricchi: in media 102 euro l’anno alle famiglie del quinto più povero, 411 a quelle del quinto più ricco. Chiamarlo sostegno al ceto medio significa spostare l’asticella molto in alto, fino a farla coincidere con la parte più agiata del lavoro dipendente e dei pensionati.

La premier ha previsto l’obiezione. Qualcuno, ha detto, potrebbe trovare la misura ancora modesta, ma andrebbe letta insieme alle precedenti, con le quali lo Stato avrebbe rinunciato a circa 21 miliardi; chi guadagna 55mila euro, ha spiegato, pagava 16.550 euro di Irpef all’inizio della legislatura e oggi ne paga 15.350. Sono cifre del governo e vanno prese per quel che sono. Ma vanno affiancate a un altro dato: dall’insediamento di Meloni la pressione fiscale, cioè il peso di tasse e contributi sul prodotto interno lordo, è salita di circa un punto e mezzo, fino al 43 per cento, come ha ricordato Reuters. Vi contribuisce anche il drenaggio fiscale, che l’Ufficio parlamentare di bilancio segnala da tempo: con scaglioni non indicizzati all’inflazione, quando i salari nominali inseguono i prezzi, e a settembre l’inflazione è risalita al 4,2 per cento, lo Stato incassa di più senza che nessuno abbia votato un aumento.

Poi ci sono gli autonomi. La soglia di ricavi per accedere alla flat tax del 15 per cento sale da 85 a 100mila euro. Reuters descrive i lavoratori autonomi come uno dei pilastri del consenso della destra al governo, e la scelta parla da sé. Un lavoratore dipendente con 60mila euro di reddito continuerà a pagare il 43 per cento sulla parte che supera i 55mila; un professionista in regime forfettario con ricavi fino a centomila euro pagherà un’imposta sostitutiva del 15 per cento su un reddito calcolato in modo forfettario. L’articolo 53 della Costituzione stabilisce che il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Questa manovra allarga ancora l’area in cui quel principio non vale, e la stessa premier ha ammesso che sull’esenzione dall’Iva collegata servirà un negoziato con la Commissione europea.

4. Banche ed energia: il contributo che si chiede per favore

Sul fronte delle coperture il governo rivendica di aver chiesto ai più forti. Il settore finanziario verserà oltre cinque miliardi: l’Ires delle banche sale dal 27,5 al 30,5 per cento, quella delle assicurazioni dal 24 al 27, aumenta la tassa sulle transazioni finanziarie. Imprese energetiche e settore dei giochi contribuiranno con circa 700 milioni ciascuno. Bene, si potrebbe dire. Ma conviene guardare la forma, oltre alla sostanza.

La forma è quella della trattativa. La premier ha spiegato di non aver avuto modo di raggiungere un accordo preventivo con il settore finanziario, che ha comunque voluto ringraziare; il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha precisato che l’aumento è stato disegnato per non intaccare i coefficienti patrimoniali delle banche. Secondo il Documento programmatico, il contributo vale lo 0,21 per cento del Pil nel 2027, ma scende allo 0,13 nel 2028 e allo 0,10 nel 2029: 10,7 miliardi in tre anni, che si sommano ai circa 12 già previsti dalla manovra precedente fino al 2028. Un prelievo che si assottiglia anno dopo anno non è una riforma fiscale. È un pedaggio negoziato.

Mettiamolo accanto ai profitti. Nel 2025, secondo il Centro studi di Unimpresa, il sistema bancario italiano ha chiuso con utili netti per 47,5 miliardi, il massimo di sempre; dal 2018 al 2025 gli utili cumulati sono stati 209,6 miliardi, con un’aliquota media del 20,5 per cento, inferiore, osserva la stessa associazione, a quella sostenuta da molte piccole e medie imprese. Le prime cinque banche, secondo la Fondazione Fiba della First Cisl, nel 2025 hanno distribuito agli azionisti 17,2 miliardi di dividendi e altri 7 miliardi in riacquisto di azioni proprie.

Ancora più netto è il caso dell’energia. Il 23 ottobre, cinque giorni prima del Consiglio dei ministri, Eni ha annunciato un utile netto rettificato di 2,8 miliardi nel solo terzo trimestre, più 125 per cento in un anno, un dividendo straordinario da circa 1,3 miliardi e un piano di riacquisto di azioni proprie salito a 3,8 miliardi. Il direttore finanziario Francesco Gattei ha rivendicato per il 2026 dividendi in contanti per 4,4 miliardi, il livello più alto nella storia del gruppo. L’intero settore energetico, per la manovra, ne verserà 0,7. Eni è controllata dallo Stato, che di quei dividendi incassa la sua parte: ragione in più per chiedersi perché lo Stato, da azionista, lasci distribuire una cifra simile e, da esattore, si accontenti di un contributo così modesto.

Mentre le compagnie macinano utili sostenuti anche da quotazioni gonfiate dalla guerra, nelle stesse settimane i camionisti del Sud bloccavano le strade contro il caro carburante, e lo Stato spendeva, secondo la Corte dei conti, 2,3 miliardi nel solo 2026 per tagli temporanei delle accise: soldi di tutti per attenuare prezzi dai quali pochi hanno guadagnato. L’articolo 53 non chiede contributi volontari né ringraziamenti. Chiede che tutti concorrano alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Una capacità che, in questi anni, si è concentrata esattamente lì.

5. Sanità: il Fondo cresce, il buco anche

Il governo ha annunciato che il Fondo sanitario nazionale salirà di 3,4 miliardi, fino a 146,3 miliardi nel 2027. È l’altra cifra destinata ai manifesti, e va letta con attenzione. Il Documento programmatico di bilancio indicava per la sanità 2,4 miliardi di misure nuove; nelle settimane precedenti Quotidiano Sanità aveva riferito che per il 2027 un miliardo era già stato assegnato dalla manovra dell’anno scorso. Il conto torna: una parte dell’aumento sembra coincidere con risorse già scritte nelle leggi in vigore. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, del resto, aveva indicato in 5,5 miliardi le risorse aggiuntive necessarie, e le Regioni chiedevano la stessa cifra.

Anche ammettendo che i 3,4 miliardi siano tutti nuovi, il conto non chiude. La Fondazione Gimbe stima per il 2027 una distanza di 7,6 miliardi tra la spesa sanitaria prevista e le risorse del Fondo, e di 32,3 miliardi nei tre anni dal 2027 al 2029. Al netto dell’inflazione, secondo la stessa Fondazione, il finanziamento del 2026 è tornato sostanzialmente ai livelli del 2010, e la quota della spesa sanitaria pubblica destinata al personale è scesa dal 39,7 per cento del 2012 al 36,9 del 2025. Già ad aprile Gimbe parlava di un «definanziamento strutturale» del Servizio sanitario nazionale.

Dietro quei numeri ci sono persone. Nel 2024, ha certificato l’Istat, 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci, hanno rinunciato a una visita specialistica o a un esame di cui avevano bisogno, contro i 4,5 milioni dell’anno prima. Il motivo principale sono le liste d’attesa, indicate dal 6,8 per cento della popolazione, quando nel 2019 erano il 2,8. Per 3,1 milioni di persone il motivo era economico: non potevano pagare.

È qui che si capisce la natura dell’altra misura sanitaria. Secondo le prime ricostruzioni, 1,6 miliardi andranno a un voucher per le spese sanitarie che il Fondo non copre: un buono da 300 euro per gli ultrasettantacinquenni con una pensione fino a 28mila euro. Immaginiamo chi potrebbe riceverlo: una vedova di ottant’anni, una pensione modesta, una visita cardiologica che nel pubblico arriverà tra molti mesi. Con trecento euro potrà forse pagarsi una o due prestazioni in una struttura privata. Non potrà comprarsi un servizio pubblico che funzioni. Lo Stato, in sostanza, ammette di non garantire ciò che dovrebbe e consegna ai cittadini un po’ di denaro per cercarlo altrove. È così che un diritto diventa un acquisto.

Quella mattina il Capo dello Stato aveva messo in guardia proprio da un servizio sanitario che allarga le disuguaglianze. E il presidente dell’Anaao Assomed, il sindacato più rappresentativo dei medici dipendenti del Servizio sanitario, Pierino Di Silverio, ha detto di temere che la sanità scivoli in fondo alla scala delle priorità. L’articolo 32 della Costituzione parla di diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Non di buoni spesa.

6. Gli invisibili: povertà e non autosufficienza

Il 15 ottobre, a due settimane dalla manovra, l’Istat ha pubblicato i dati sulla povertà del 2025. Le persone in povertà assoluta sono 5,4 milioni, il 9,3 per cento della popolazione, in oltre 2,1 milioni di famiglie. I minori sono un milione e 136mila, uno su otto. E il 14,3 per cento degli operai è in povertà assoluta pur avendo un lavoro: più di uno su sette lavora e non riesce a sostenere la spesa minima che l’Istat considera necessaria per vivere in modo dignitoso. Molti di loro l’Irpef non la pagano: il taglio delle aliquote, per costruzione, li scavalca.

Poi c’è la non autosufficienza, il capitolo più dimenticato. Gli anziani non autosufficienti in Italia sono circa 3,8 milioni. L’indennità di accompagnamento, la principale misura economica a loro dedicata, aspetta una riforma organica da quarantacinque anni. La legge 33 del 2023 aveva promesso un sistema nuovo e una Prestazione universale; quella avviata nel 2025 in forma sperimentale si rivolge soltanto agli ultraottantenni con un bisogno assistenziale gravissimo e un Isee sotto i seimila euro, al massimo venticinquemila persone in tutta Italia, con 850 euro al mese, e la sperimentazione era prevista per il 2025 e il 2026.

Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, che riunisce una sessantina di organizzazioni di pensionati, familiari, professionisti e terzo settore, ha chiesto alla legge di Bilancio 2027 di far partire davvero la riforma: 577 milioni nel 2027, 1,456 miliardi nel 2028, 1,516 dal 2029. Cifre piccole, accanto a quelle che abbiamo visto per la difesa. A luglio lo stesso Patto aveva osservato che il Fondo per le non autosufficienze cresce in termini nominali, da 914 milioni nel 2024 a 1,1 miliardi nel 2027, senza che questo governo vi abbia aggiunto nuove risorse strutturali. Nelle misure illustrate in conferenza stampa e riportate dalle cronache del 28 ottobre non compare un capitolo dedicato. Il testo non è ancora pubblico e il giudizio definitivo andrà dato sulle norme; ma un governo che avesse voluto fare della non autosufficienza una priorità lo avrebbe detto lì, accanto alle targhe.

Chi assiste un genitore non autosufficiente conosce i conti a memoria. Già nel 2024 una badante non qualificata a tempo pieno costava almeno 1.300 euro al mese, senza contare tredicesima, ferie e sostituzioni. Quel peso lo reggono le famiglie, con il lavoro di cura gratuito di figli, figlie, coniugi. Un buono da trecento euro non sposta questa realtà di un millimetro. L’articolo 38 della Costituzione stabilisce che «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale». Un diritto, non un’elemosina.

7. Pensioni: la Fornero superata a parole

Sulle pensioni la distanza tra annunci e norme si misura al centesimo. La manovra istituisce un fondo da 850 milioni per il 2027 destinato alla flessibilità in uscita; come funzionerà, a chi si rivolgerà e con quali requisiti lo stabilirà un decreto atteso a gennaio. L’ipotesi su cui lavora la Lega è l’uscita a 64 anni con 36 di contributi, accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Cioè una pensione più bassa.

Lo stesso giorno, due esponenti dello stesso partito hanno descritto due misure diverse. Matteo Salvini ha presentato il fondo come lo strumento per superare la legge Fornero e lasciare il lavoro a 64 anni invece che a 67, un fondo, a suo dire, «dedicato a milioni di italiani nati dal 1960 in poi». Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che segue il dossier per la Lega, ha fatto un conto più sobrio: «circa 60mila lavoratori potranno scegliere di andare in pensione a 64 anni». Milioni da una parte, sessantamila dall’altra. La distanza tra le due cifre è la misura esatta della propaganda.

Intanto ciò che è certo va nella direzione opposta. Dal primo gennaio 2027 i requisiti aumentano di un mese per l’adeguamento alla speranza di vita: la pensione di vecchiaia passa a 67 anni e un mese, e nel 2028 lo scatto complessivo arriverà a tre mesi. Un decreto del 16 ottobre ha inoltre abbassato i coefficienti di trasformazione a tutte le età: a parità di contributi, chi va in pensione dal 2027 riceverà un assegno un po’ più leggero. La Fornero non viene superata. Le si affianca una porta laterale, stretta, che si attraversa pagando con la propria pensione.

Chi ha fatto per quarant’anni un lavoro pesante, in fabbrica o in un cantiere, non ha bisogno della libertà di andarsene più povero. Ha bisogno di poter smettere prima perché il suo corpo ha già pagato. È la distinzione che una riforma seria dovrebbe mettere al centro, e che anche questa manovra rinvia.

8. Mance, bonus e targhe: la politica del gettone

Meloni ha rivendicato di non aver distribuito risorse a pioggia. Eppure l’elenco delle misure più raccontate ha la forma inconfondibile del gettone. L’esenzione dal bollo per le auto fino a 80 chilowatt e per le moto, prevista per il 2027, diventa strutturale e riguarderà, secondo la premier, circa il 70 per cento dei veicoli in circolazione. Lo Stato verserà 100 euro l’anno per ogni neonato, fino ai diciotto anni, in un fondo previdenziale aperto presso l’Inps: diciotto anni di versamenti fanno 1.800 euro. Ai lavoratori sotto i trent’anni andrà un premio di 2.500 euro tassato all’1 per cento. La cedolare secca sugli affitti a canone concordato scende dal 10 al 5 per cento, e all’1 per cento se l’inquilino ha meno di 35 anni. E poi le targhe personalizzate: 500 euro al Poligrafico dello Stato più 100 al ministero delle Infrastrutture, con cui, ha osservato il Fatto Quotidiano, l’esecutivo cerca di raggranellare qualche entrata.

Va detto con onestà: non tutte queste misure sono regressive. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha calcolato che l’esenzione dal bollo pesa di più, in proporzione, per le famiglie meno abbienti: vale lo 0,9 per cento della spesa nel decimo più povero e lo 0,1 in quello più ricco, e raggiunge il 73 per cento delle famiglie che possiedono almeno un veicolo. Ma lo stesso Ufficio ha segnalato che nel 2027 la misura, da circa 2,36 miliardi, è coperta con risparmi del Pnrr, e che per gli anni successivi le coperture restavano da trovare. Ora che diventa permanente, la domanda è sul tavolo: chi la pagherà dal 2028?

Il problema dei bonus non è che aiutino qualcuno. È che sostituiscono i servizi con il denaro, i diritti con le concessioni, la programmazione con la data di scadenza. Un bonus si annuncia in conferenza stampa e si incassa; un servizio pubblico si costruisce in anni e si difende ogni giorno. Il salvadanaio per i neonati suggerisce a un bambino che la pensione sarà affare suo; la cedolare all’1 per cento affronta la crisi degli affitti con uno sconto fiscale ai proprietari, non con case popolari. A un anno dal voto la scelta tra le due logiche non è neutra: i gettoni si vedono subito, i servizi richiedono tempo e non portano la firma di nessuno.

9. Il conto arriva dopo il voto

Resta da capire chi pagherà, e quando. La risposta più onesta sta nei documenti degli organi di controllo. In audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica, la Corte dei conti ha ricordato che la spesa per interessi passa da 87,2 miliardi nel 2025 a 96,9 nel 2026 e a 117,2 nel 2029, con oltre venti miliardi in più tra il 2027 e il 2029 per la crescita del debito e del suo costo. Secondo Intesa Sanpaolo, nel 2027 gli interessi arriveranno a circa 103 miliardi, il 4,3 per cento del Pil: circa il settanta per cento dell’intero Fondo sanitario nazionale. Il debito salirà al 138,5 per cento del Pil.

In questo quadro ogni miliardo speso in armamenti grazie alla deroga è un miliardo di debito in più, che si ripaga con gli interessi. E c’è un’asimmetria di tempi che i comunicati non spiegano. La deroga europea vale per il 2027 e il 2028; gli impegni presi con la Nato durano un decennio. Intesa Sanpaolo nota che nel 2029 la voce difesa della manovra scende sotto il miliardo, ma la traiettoria verso il 3,5 e poi il 5 per cento del Pil non si ferma lì: quella spesa dovrà trovare posto nel bilancio ordinario. Le strade sono tre, più tasse, più debito o meno spesa civile, e le scelte di questi quattro anni suggeriscono quale sarà la più battuta.

Per questo la manovra 2027, al di là dei singoli bonus, è un passaggio politico. Fissa una gerarchia destinata a sopravvivere alle elezioni: la spesa militare come obbligo, quella sociale come variabile. Il conto arriverà dopo il voto, e lo pagheranno, come sempre, quelli che non possono comprarsi sul mercato la sanità, l’assistenza e la vecchiaia.

10. Da che parte si tira la coperta

Giorgetti ha ragione su un punto: la coperta è corta. Lo è da anni, e lo sarà ancora di più con interessi in crescita e impegni militari decennali. Ma una coperta corta non decide da sola da che parte tirarla. Lo decide chi la tiene in mano. In questa manovra la mano ha tirato sempre dallo stesso lato: verso le armi, che si possono comprare a debito con la benedizione di Bruxelles; verso chi dichiara più di cinquantamila euro; verso banche e compagnie energetiche, alle quali si chiede un contributo dicendo grazie. Dall’altro lato restano i 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, i 5,8 milioni che hanno rinunciato a una visita o a un esame, i 3,8 milioni di anziani non autosufficienti e le famiglie che li assistono. Per loro, un voucher.

La Costituzione non è neutrale su questo. L’articolo 3 affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. L’articolo 11 dice che l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». L’articolo 32 tutela la salute come diritto fondamentale, il 38 garantisce assistenza a chi non può lavorare, il 53 chiede un fisco progressivo. Una manovra che trova la deroga per i sistemi d’arma e non trova le risorse per far partire la riforma della non autosufficienza non è una manovra prudente. È una manovra che ha scelto.

Il Parlamento ha due mesi per correggere questa gerarchia, e le opposizioni hanno il dovere di indicare dove trovare le risorse, non soltanto dove mancano: in un prelievo vero sugli extraprofitti, in un fisco che torni progressivo, in una revisione della corsa al riarmo che nessuno ha mai sottoposto al giudizio dei cittadini. Ma la partita si gioca anche fuori dai palazzi: nelle corsie degli ospedali, nelle case dove qualcuno assiste da solo un genitore, nelle piazze e, tra un anno, nelle urne.

Quella mattina, al Quirinale, si è parlato delle risorse che le guerre sottraggono alla medicina. Quel pomeriggio, a Palazzo Chigi, si è scherzato sulle targhe. La domanda che resta, a ciascuno di noi, è da quale delle due stanze vogliamo che venga governato questo Paese.

Fonti

Redazione Politica, Il Fatto Quotidiano, «Mattarella: “Guerre dissennate e progetti militari sottraggono fondi alla medicina”», 28 ottobre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/28/mattarella-guerre-spese-militari-ricerca-notizie/8552535/

Redazione Politica, Il Fatto Quotidiano, «Nella Manovra via libera alle targhe dell’auto personalizzate (al costo di 600 euro). Meloni: “Ci si potrà sbizzarrire”», 28 ottobre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/28/targhe-personalizzate-manovra-600-euro-notizie/8553289/

Il Sole 24 Ore Radiocor, «Manovra: Giorgetti, coperta è corta, pesano materie prime e tassi debito», 24 ottobre 2026. https://en.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_24.10.2026_11.19_20410204

PMI.it, «Ddl di Bilancio approvato in CdM: Meloni illustra le misure 2027», 28 ottobre 2026. https://www.pmi.it/impresa/normativa/479642/ddl-legge-di-bilancio-cdm.html

Giuseppe Fonte e Angelo Amante, Reuters, «Italy approves 2027 budget with tax hikes on banks and energy firms», 28 ottobre 2026, testo pubblicato da Investing.com. https://www.investing.com/news/commodities-news/italy-approves-2027-budget-with-tax-hikes-on-banks-and-energy-firms-4980520

Il Post, «La Commissione europea ha approvato la clausola di salvaguardia per la difesa e l’energia richiesta dall’Italia», 8 ottobre 2026. https://www.ilpost.it/2026/10/08/commissione-europea-approva-clausola-salvaguardia-difesa-energia-italia/

Fiscal Focus, «Manovra 2027, approvato il Documento programmatico di bilancio: misure fiscali ancora da definire», 14 ottobre 2026. https://www.fiscal-focus.it/news,188951

Milano Finanza, «Per la manovra da 23,5 miliardi chiesti quasi 5 miliardi a istituti e assicurazioni», ottobre 2026. https://www.milanofinanza.it/news/altro-contributo-dalle-banche-2720884

Quotidiano Nazionale, notizia Ansa, «Manovra da 23,5 miliardi, coperture anche da banche, tagli ministeri e giochi», 15 ottobre 2026. https://www.quotidiano.net/ultimaora/manovra-da-235-miliardi-coperture-980b6ffb

Teleborsa per Borsa Italiana, «Dpb, Intesa Sanpaolo: extradeficit solo per difesa ed energia, rischi dagli interessi», 15 ottobre 2026. https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/economia/dpb-intesa-sanpaolo-extradeficit-solo-per-difesa-ed-energia-rischi-dagli-interessi-165_2026-10-15_TLB.html?lang=it

Teleborsa, resoconto dell’audizione della Banca d’Italia sul Documento programmatico di finanza pubblica, 12 ottobre 2026. https://www.teleborsa.it/News/2026/10/12/dpfb-banca-d-italia-alze-le-stime-sul-pil-nel-2026-al-1percent-179.html

Osservatorio Milex, «Annuario Milex 2026. Rapporto annuale sulle spese militari italiane», estratto con punti chiave e raccomandazioni, luglio 2026. https://www.milex.org/wp-content/uploads/2026/07/Annuario-Milex-2026-estratto-punti-chiave-raccomandazioni.pdf

Euronews, «Fondi SAFE per la difesa, l’Italia chiede all’Ue solo 8,9 miliardi su 14: “Priorità a sanità” dice Tajani», 26 agosto 2026. https://it.euronews.com/2026/08/26/fondi-safe-per-la-difesa-litalia-chiede-allue-solo-89-miliardi-su-14-priorita-a-sanita-dic

Redazione Economia, Il Fatto Quotidiano, «Ok alla manovra, ripescato il taglio Irpef ma solo fino a 55mila euro. Sale a 100mila euro la soglia di ricavi per l’accesso alla flat tax degli autonomi», 28 ottobre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/28/manovra-ripescato-il-taglio-irpef-ma-solo-fino-a-55mila-euro-flat-tax-100mila-euro/8552975/

Osservatorio sui conti pubblici italiani, Università Cattolica del Sacro Cuore, «Più di un quarto dei contribuenti italiani non versa l’IRPEF», 6 maggio 2026. https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-Piu%20di%20un%20quarto%20dei%20contribuenti%20italiani%20non%20versa%20l%20IRPEF.pdf

PMI.it, articolo sulle statistiche del Dipartimento delle Finanze relative alle dichiarazioni dei redditi 2025, 24 aprile 2026. https://www.pmi.it/economia/mercati/478364/tasse-in-italia-il-27-del-ceto-medio-paga-l80-dellirpef.html

Quotidiano Nazionale, resoconto dell’audizione dell’Istat sulla legge di Bilancio 2026, con gli effetti distributivi del taglio dell’Irpef, novembre 2025. https://www.quotidiano.net/economia/istat-cure-mediche-italiani-liste-attesa-yl3tgcgc-sck/3

Money.it, «Riforma Irpef 2026, riduzione delle imposte senza fiscal drag», 2025. https://www.money.it/riforma-irpef-2026-riduzione-delle-imposte-senza-fiscal-drag

Quotidiano Nazionale, articolo sul quadro della manovra e sull’inflazione di settembre, 1 ottobre 2026. https://www.quotidiano.net/economia/manovra-pil-flat-tax-neoassunti-a5tyl141

Giuseppe Fonte, Reuters, dispaccio sul Documento programmatico di bilancio e sul contributo del settore finanziario, 15 ottobre 2026, testo pubblicato da WHBL. https://whbl.com/?p=1017330

Sky TG24, «Banche italiane, utili record per 47,5 miliardi di euro nel 2025: lo studio», 1 giugno 2026. https://tg24.sky.it/economia/2026/06/01/utile-banche-italiane-2025-dati

Milano Finanza, «Banche, utili record nel 2025 e imposte in calo», analisi di Unimpresa, 1 giugno 2026. https://www.milanofinanza.it/news/banche-utili-record-nel-2025-e-imposte-in-calo-l-analisi-di-unimpresa-202606011707313630

FIRSTonline, «Banche: 2025 da record con 28 miliardi di utili, aumentano anche i dividendi, mentre scende il costo del personale», 2026, su dati della Fondazione Fiba della First Cisl. https://www.firstonline.info/?p=581903

Agi, articolo sui risultati di Eni nel terzo trimestre 2026, 23 ottobre 2026. https://www.agi.it/economia/news/2026-10-23/eni-trimestrale-utile-dividendo-39667441/

Teleborsa, «Eni, Gattei: altro trimestre eccellente e politica di remunerazione a livello record», 23 ottobre 2026. https://www.teleborsa.it/DettaglioNews/145_2026-10-23_TLB/Eni-Gattei-altro-trimestre-eccellente-e-politica-di-remunerazione-a-livello-record.html

Giuseppe Fonte, Reuters, «Italy may hike tax on energy firms to fund budget, sources say», ottobre 2026, testo pubblicato da Capital.com. https://capital.com/en-eu/news/italy-may-hike-tax-on-energy-firms-to-fund-budget

Teleborsa, «Dpfp, Corte dei conti: deficit al 3,4% nel 2027 per difesa ed energia, il debito scende solo dal 2028», 12 ottobre 2026. https://www.teleborsa.it/News/2026/10/12/dpfp-corte-dei-conti-deficit-al-3-4percent-nel-2027-per-difesa-ed-energia-il-debito-scende-solo-dal-2028-147.html

Quotidiano Sanità, «Verso la manovra. Parte il confronto tra Schillaci e Giorgetti: sul tavolo quasi 4 miliardi in più per il Fondo sanitario», 2026. https://www.quotidianosanita.it/?p=152757

ItaliaOggi, «Manovra 2027, Tajani chiede un contributo da tutta la finanza, anche da Cdp. Il nodo sui fondi alla sanità», ottobre 2026. https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/manovra-2027-tajani-chiede-un-contributo-da-tutta-la-finanza-anche-da-cdp-il-nodo-sui-fondi-alla-sanita-txzapjw2

L’Espresso, servizio sul rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, 7 ottobre 2026. https://lespresso.it/c/salute/2026/10/7/fondo-sanitario-nazionale-italia-dati-spesa-soldi-tagli-regioni-medici-personale-infermieri-rapporto-gimbe/65206

Quotidiano Sanità, analisi della Fondazione Gimbe sul Documento di finanza pubblica 2026, aprile 2026. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/dfp-gimbe-rapporto-spesa-sanitaria-pil-congelato-al-64-fino-al-2029-a-rischio-bilanci-regionali-e-erogazioni-prestazioni/

Agenzia Dire, «Aumentano gli italiani che rinunciano alle cure, Istat: “Sono quasi 6 milioni”», 6 novembre 2025. https://www.dire.it/06-11-2025/1193696-aumentano-italiani-che-rifiutano-curarsi-istat-sono-quasi-6-milioni-primo-motivo-lunghe-attese/

Agi, articolo sull’analisi Gimbe del decreto sulle liste d’attesa, con i dati Istat sulla rinuncia alle prestazioni, 12 giugno 2025. https://www.agi.it/cronaca/news/2025-06-12/dl-liste-attesa-un-anno-dopo-pochi-benefici-concreti-31820408/

QuiFinanza, diretta «Legge di Bilancio, approvata la Manovra 2027», 28 ottobre 2026. https://quifinanza.it/dirette/manovra-legge-di-bilancio-ultime-notizie-28-ottobre-2026/1021699/

Istat, «La povertà in Italia. Anno 2025», 15 ottobre 2026. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/10/La-poverta-in-Italia-2025.pdf

Soldionline, «Povertà assoluta in Italia: 5,4 milioni nel 2025, cosa dicono i dati Istat», 15 ottobre 2026. https://www.soldionline.it/notizie/macroeconomia/poverta-assoluta-in-italia-54-milioni-nel-2025-cosa-dicono-i-dati-istat

Il Fatto Quotidiano, articolo sul Patto per gli anziani e sulla prestazione universale sperimentale, 28 gennaio 2024. https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/28/patto-per-gli-anziani-lincremento-dellaccompagnamento-riguarda-il-25-degli-ultra-80enni-gravissimi-ed-e-un-doppione-non-cumulabile-dellassegno-di-cura/7422190/

QuiFinanza, «Il bluff dell’assegno anziani non autosufficienti: i beneficiari sono solo il 2,5%», 2024. https://quifinanza.it/economia/assegno-assistenza-anziani-cosa-sapere/790220/

Quotidiano Nazionale, proposte del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza per la legge di Bilancio 2027, 2026. https://www.quotidiano.net/economia/anziani-non-autosufficienti-patto-nuovo-welfare-33e508be

Quotidiano Nazionale, giudizio del Patto per un nuovo welfare sul Piano nazionale per la non autosufficienza, 2 luglio 2026. https://www.quotidiano.net/cronaca/il-nuovo-piano-per-lassistenza-agli-anziani-consolida-il-sistema-piu-che-riformarlo-anziani-e-famiglie-ancora-soli-woxo6suo

Il Giornale, «Pensioni, la svolta di Quota 64. Durigon: “Pronti 850 milioni, ora la mini riforma”», 28 ottobre 2026. https://www.ilgiornale.it/news/interni/pensioni-la-svolta-di-quota-64-durigon-pronti-850-milioni-ora-la-mini-riforma/

Leggo, «Manovra 2027, via libera del Cdm: tutte le misure», 28 ottobre 2026. https://www.leggo.it/politica/news/28_ottobre_2026_manovra_2027_cdm_via_libera_tutte_misure_cosa_sappiamo-9854335.html

PMI.it, «Riforma pensioni 2027 in Manovra: fondo per uscita a 64 anni e voucher over 75», 28 ottobre 2026. https://www.pmi.it/economia/lavoro/498653/riforma-pensioni-manovra.html

Sky TG24, «Manovra 2027, ok del Cdm. Arriva fondo nuovi nati: 100 euro all’anno fino a 18 anni», 28 ottobre 2026. https://tg24.sky.it/economia/2026/10/28/manovra-finanziaria-2027

QuiFinanza, «Pensioni 2027, cosa potrebbe cambiare per Quota 41, uscita a 64 anni e minime», 2026. https://quifinanza.it/pensioni/pensioni-2027-proposte-novita/1014383/

Quotidiano Nazionale, articolo sul cantiere pensioni della manovra, dall’uscita a 64 anni allo scatto dei requisiti, 31 agosto 2026. https://www.quotidiano.net/economia/pensioni-il-cantiere-della-manovra-dai-64-anni-allo-stop-dello-scalino-475c5853

Patrizia De Rubertis, Il Fatto Quotidiano, «Bollo auto, l’esenzione aiuta i meno abbienti ma il governo non sa come finanziarla dal 2028. L’Ufficio di bilancio: “Criticità”», 27 ottobre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/27/bollo-auto-esenzione-analisi-ufficio-bilancio-criticita-coperture/8551895/

Senato della Repubblica, Costituzione della Repubblica italiana, articoli 3, 11, 32, 38 e 53. https://www.senato.it/sites/default/files/repository/Costituzione_ITALIANO.pdf

Quest’opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione, Non commerciale, Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale (CC BY-NC-SA 4.0).

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.