Con una rimonta senza precedenti Lula vince il ballottaggio del 25 ottobre e diventa il candidato più votato della storia del Brasile, dopo oltre un anno di dazi, sanzioni e minacce arrivate da Washington. Flávio Bolsonaro chiede di annullare il voto, Donald Trump evoca brogli che nessuno ha dimostrato. Ora la sfida si sposta sulle terre rare, sull’Amazzonia, sul lavoro e su un Congresso dominato dalla destra e dall’agrobusiness: per vincerla servirà lo stesso popolo che ha riempito le piazze.
Nella notte del 25 ottobre Luiz Inácio Lula da Silva ha conquistato il quarto mandato presidenziale, a due giorni dal suo ottantunesimo compleanno, e ha scelto parole destinate a restare: «Il Brasile non accetta di essere il cortile di nessuno». Poi, sull’Avenida Paulista, ha chiesto alla folla di cantare l’inno dell’Indipendenza. Dall’altra parte, due reazioni che dicono molto. A Brasilia Flávio Bolsonaro, che in campagna elettorale aveva promesso di accettare il risultato, ha letto una dichiarazione con cui annunciava la richiesta di annullare le elezioni e se n’è andato senza rispondere alle domande dei giornalisti. Da Washington Donald Trump ha sostenuto che in Brasile era stato applicato «il manuale di Joe Biden», senza indicare alcuna prova.
Il significato di questo voto va oltre i confini del Paese. Per più di un anno Washington ha tenuto il Paese sotto pressione, mentre il candidato della destra cercava sponda alla Casa Bianca. Lula ha risposto mettendo la sovranità nazionale al centro della campagna, e ha vinto ribaltando un primo turno perso. Il voto di domenica è la risposta di un popolo a chi pretendeva di trattarlo come una provincia dell’impero, e insieme l’inizio di una battaglia più lunga.
1. Una rimonta che il Brasile non aveva mai visto
Il primo turno, il 4 ottobre, si era chiuso con lo sfidante in testa: Flávio Bolsonaro al 47,03% dei voti validi, Lula al 45,16%, circa 2,2 milioni di voti di distanza. Il primo sondaggio Datafolha sul ballottaggio dava Flávio avanti di quattro punti. A pesare era stata anche l’astensione, salita al 21,08%: 33,4 milioni di elettori rimasti a casa, il dato più alto dal 1998.
Ventuno giorni dopo il risultato si è capovolto. A spoglio concluso Lula ha ottenuto il 51,79% dei voti validi, pari a 64.256.232 voti, contro il 48,21% e i 59.826.041 voti di Flávio: 4.430.191 voti di scarto, più del doppio del margine con cui nel 2022 aveva battuto Jair Bolsonaro. Da quando il Brasile elegge il presidente con il doppio turno, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio. Lula supera anche il proprio record del 2022 e diventa il candidato presidenziale più votato della storia del Paese. Giurerà il 5 gennaio 2027.
La rimonta non è nata dal nulla. Secondo la ricostruzione dell’Agência Brasil, nel secondo turno la campagna ha cambiato passo: video girati con il telefono, un linguaggio più diretto e soprattutto la rete costruita dal deputato André Janones, un gruppo WhatsApp battezzato «Esercito di Lula» che ha raggiunto più di dieci milioni di persone. Nelle stesse settimane movimenti sociali e studenti hanno riempito le strade di decine di città. In un tempo in cui si ripete che la politica si decide negli algoritmi, la sinistra brasiliana ha vinto quando è tornata a organizzare persone, sugli schermi come nelle piazze.
La geografia del voto mostra da dove è venuta la vittoria. Lula ha dilagato nel Nordest, con i margini più ampi in Bahia e nel Piauí, e ha superato il 55% nella città di San Paolo, mentre Flávio si è imposto nello Stato paulista con il 53,85%. È la frattura fra la grande città e l’interno, che da anni attraversa la politica brasiliana.
2. La giornata degli autobus fermi
Domenica, in molte città del Brasile, il diritto di voto si è deciso a una fermata d’autobus. Votare è obbligatorio, e una pronuncia del Supremo tribunale federale impone di garantire il trasporto pubblico gratuito nei giorni di elezione, perché per chi non possiede un’automobile la strada verso il seggio passa per l’autobus. Quel giorno, in diversi luoghi, gli autobus non sono passati, e sui social sono circolate per ore immagini di pensiline affollate e di attese senza fine. A Salvador de Bahia la Polizia federale ha arrestato in flagranza il segretario comunale alla Mobilità, Pablo Souza, e la magistratura ha ordinato di rimettere in strada la flotta; a San Paolo la coalizione di Lula ha denunciato che circolava appena il 60% degli autobus.
Nel pomeriggio la coalizione di Lula si è rivolta al Supremo tribunale denunciando la riduzione drastica delle flotte in tre Comuni della Bahia, Salvador, Lauro de Freitas e Feira de Santana, e nella città di San Paolo. Il giudice Cristiano Zanin ha avuto notizia del ricorso alle 16.32 e, ritenendo gravi i fatti segnalati, ha prolungato le operazioni di voto fino alle 19, ora di Brasilia, in tutte le sezioni del Paese; il suo ufficio ha diffuso la decisione alle 17.03, mentre i seggi chiudevano, e il Tribunale superiore elettorale ha sospeso la totalizzazione dei voti. Zanin ha poi chiarito che la misura valeva soltanto per le sezioni ancora aperte e che nessuna urna già chiusa sarebbe stata riaperta. L’effetto pratico è stato minimo: secondo il presidente del Tribunale regionale elettorale di San Paolo, più dell’80% delle sezioni dello Stato aveva già chiuso quando è arrivata la decisione, comunicata ufficialmente soltanto alle 18.17.
Su questa proroga Flávio Bolsonaro ha costruito la sua contestazione. «Non accetterò che questa regola sia cambiata a partita in corso», ha detto, accusando giudici del Supremo tribunale che a suo dire sarebbero amici di Lula, e ha annunciato che i suoi legali chiederanno l’annullamento del voto. Ma la regola che oggi denuncia come stravolta era, poche ore prima, una sua richiesta: anche la sua campagna aveva chiesto al Tribunale superiore elettorale di prolungare il voto fino alle 19 in alcuni Comuni di San Paolo, Paraná, Minas Gerais, Rio Grande do Sul e Santa Catarina, invocando piogge, allagamenti e strade bloccate. E sostenere che una proroga arrivata a seggi in gran parte chiusi abbia spostato oltre quattro milioni di voti è un’affermazione che nessun numero sostiene.
La destra insiste su un altro argomento: Zanin è stato per anni l’avvocato difensore di Lula, e da Lula è stato nominato al Supremo tribunale. Ma la sua decisione rispondeva a fatti reali, valeva per tutto il Paese, comprese le regioni in cui Flávio era più forte, e il risultato è stato certificato da un Tribunale superiore elettorale presieduto da Kassio Nunes Marques, giudice nominato al Supremo da Jair Bolsonaro. Se poi si vuole parlare di giustizia di parte, il Brasile ne conosce un caso accertato, e la vittima era proprio Lula. Il giudice Sergio Moro lo condannò nel 2017; confermata in appello, quella sentenza gli costò 580 giorni di carcere e l’esclusione dalle presidenziali del 2018, vinte da Jair Bolsonaro, che nominò poi Moro ministro della Giustizia. Nel 2021 il Supremo tribunale ha annullato le condanne per l’incompetenza territoriale della giustizia federale del Paraná e, con sette voti contro quattro, ha confermato che nel processo sull’appartamento di Guarujá Moro aveva agito con parzialità.
Il vero scandalo della giornata sta semmai nella sottrazione del trasporto pubblico a chi ne aveva bisogno per votare. I tre Comuni baiani chiamati in causa sono tutti amministrati da sindaci di União Brasil, partito di centrodestra. A San Paolo l’azienda municipale dei trasporti ha sostenuto di aver ricevuto dal tribunale elettorale l’ordine di mettere in strada l’intera flotta meno di dodici ore prima dell’apertura dei seggi, e a Feira de Santana il Comune afferma di aver garantito una frequenza da giorno feriale. Se dietro gli autobus mancanti vi sia stata una scelta deliberata lo stabiliranno le indagini. Ma il punto politico è già chiaro: a chi vive nelle periferie, il voto si può togliere senza toccare un’urna.
Il copione, del resto, è noto. Nel novembre 2022 il Partito liberale chiese al Tribunale superiore elettorale di invalidare i voti registrati in 279.000 delle 472.000 urne del ballottaggio perso da Jair Bolsonaro. La richiesta fu respinta, il partito venne condannato per lite temeraria a pagare 22,9 milioni di reais e la sanzione fu poi confermata all’unanimità. L’8 gennaio 2023 migliaia di sostenitori dell’ex presidente assaltarono e devastarono le sedi dei tre poteri a Brasilia; per il tentato colpo di Stato Jair Bolsonaro sconta oggi una condanna a ventisette anni e tre mesi di carcere. Ogni candidato ha il diritto di rivolgersi ai giudici. Ma quando chi perde considera legittimo soltanto il voto che lo premia, il conflitto smette di riguardare il governo e comincia a riguardare la democrazia.
3. Dalla dottrina Monroe alla dottrina Donroe
La frase di Lula sul cortile ha fatto vibrare le piazze perché in America Latina quella parola ha una storia. Nel 1823 la dottrina Monroe dichiarò le Americhe chiuse alle potenze europee; nel 1904 il corollario di Theodore Roosevelt la trasformò nella pretesa degli Stati Uniti di esercitare un potere di polizia sull’intero emisfero. Da allora quella pretesa si è tradotta in invasioni, colpi di Stato e dittature amiche, e il Brasile l’ha conosciuta sulla propria pelle. I documenti declassificati pubblicati dal National Security Archive mostrano che già due anni prima del golpe John F. Kennedy discuteva con i suoi collaboratori la possibilità di rovesciare il presidente João Goulart, che l’ambasciatore Lincoln Gordon sollecitò piani d’emergenza a sostegno dei militari golpisti e che il 31 marzo 1964 Lyndon Johnson diede il via libera all’operazione Brother Sam: armi, munizioni, carburante e, all’occorrenza, truppe. Il giorno dopo i militari rovesciarono Goulart, e cominciarono ventun anni di dittatura.
Fu quella dittatura, il 19 aprile 1980, ad arrestare in base alla legge di sicurezza nazionale il presidente del sindacato dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo e Diadema, che guidava lo sciopero dell’ABC paulista, e a tenerlo in cella per trentun giorni. Quel sindacalista era Lula. Quasi mezzo secolo dopo il golpe i metodi erano cambiati, la pretesa no: nel settembre 2013 il programma Fantástico della Tv Globo, sulla base dei documenti di Edward Snowden, rivelò che la National Security Agency statunitense aveva spiato la presidente Dilma Rousseff e i suoi collaboratori, e che fra i suoi bersagli c’era la Petrobras, alla vigilia dell’asta per il grande giacimento di Libra.
Oggi la pretesa ha un nome nuovo. Nel dicembre 2025 la Strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca ha proclamato un «corollario Trump» alla dottrina Monroe, con l’obiettivo dichiarato di ristabilire la preminenza americana nell’emisfero occidentale: i giornali l’hanno ribattezzata dottrina Donroe. Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno bombardato Caracas e catturato Nicolás Maduro, un’operazione che Lula ha definito il superamento di una linea inaccettabile.
Contro il Brasile la nuova dottrina ha usato anzitutto l’arma economica. Nel luglio 2025 Trump annunciò dazi del 50% su gran parte delle merci brasiliane, giustificandoli apertamente con il processo contro Jair Bolsonaro, da lui definito una caccia alle streghe, e Washington colpì con sanzioni un giudice del Supremo tribunale. Il 20 febbraio 2026 la Corte suprema degli Stati Uniti, con sei voti contro tre, ha stabilito che la legge sui poteri economici d’emergenza non consente di imporre dazi senza il Congresso, travolgendo anche quella tariffa. Ma l’amministrazione aveva già pronta un’altra strada: un’indagine in base alla Sezione 301 della legge commerciale statunitense contro una lunga serie di politiche brasiliane, dal sistema di pagamenti istantanei Pix ai dazi sull’etanolo, dalla proprietà intellettuale alla deforestazione. Ne è uscito, dal 22 luglio, un dazio aggiuntivo del 25%, cui per alcune merci se ne somma un secondo del 12,5%. Secondo il ministero brasiliano dello Sviluppo, dell’Industria e del Commercio, esportazioni per 6,6 miliardi di dollari pagano ora il 37,5%, e nel complesso le nuove sovrattasse colpiscono il 23% del valore esportato verso gli Stati Uniti. Il segretario di Stato Marco Rubio ne ha addossato la colpa a Lula, accusato di non aver negoziato in buona fede. Nel corso dell’anno le esportazioni brasiliane verso gli Stati Uniti sono calate del 9,7%, e a pagare sono stati fabbriche, porti e lavoratori.
In questa partita il candidato della destra ha giocato dalla parte sbagliata. Nei documenti inviati a Washington Flávio Bolsonaro si è detto contrario ai nuovi dazi, ma quando ha chiesto di sospenderli per 180 giorni l’argomento scelto era dichiaratamente elettorale: imporli prima del voto avrebbe rafforzato Lula, rinviarli a dopo avrebbe cancellato quella narrazione, qualunque fosse il risultato. Gli elettori se ne erano accorti: già a giugno un sondaggio Quaest indicava che il 47% dei brasiliani dava ragione a Lula nel ritenere che i Bolsonaro avessero incoraggiato le misure americane, contro un 35% che credeva alla versione opposta. Nello stesso mese il fratello Eduardo era stato condannato dal Supremo tribunale per aver sollecitato pressioni del governo statunitense a favore del padre.
Poi sono arrivati gli strumenti della sicurezza. A fine maggio Trump ha ricevuto nello Studio Ovale Flávio ed Eduardo Bolsonaro; due giorni dopo, a ridosso degli incontri del senatore con Rubio, il Dipartimento di Stato ha annunciato la designazione come organizzazioni terroristiche delle due principali fazioni criminali del Paese, il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho. Flávio ha sostenuto la decisione; il governo Lula si è opposto, temendo che quell’etichetta diventasse il pretesto per un intervento militare diretto sul territorio brasiliano, un timore che dopo Caracas nessuno poteva liquidare come astratto. Il 28 settembre tre senatori democratici, Jeanne Shaheen, Tim Kaine e Peter Welch, hanno scritto a Rubio denunciando la crescente pressione diplomatica, economica e politica per indebolire le istituzioni brasiliane. Pochi giorni dopo, nel fine settimana del primo turno, Washington ha chiuso i propri servizi consolari in Brasile invocando ragioni di sicurezza, una scelta che secondo il politologo Guilherme Casarões molti hanno letto come un tentativo di diffondere panico. E a nove giorni dal ballottaggio Meta ha ammesso che «incidenti tecnici» avevano penalizzato la campagna di Lula, pur negando qualsiasi interferenza.
Trump non ha concesso a Flávio un sostegno formale, come aveva fatto in Colombia e in Honduras. Non ne aveva bisogno: all’indomani del primo turno ha parlato di una sua grande vittoria. Nessuna di queste vicende, da sola, è un broglio, e nessuno ha dimostrato l’esistenza di un’unica regia. Ma tutte insieme descrivono una pretesa di tutela. Dopo il 4 ottobre Christopher Sabatini, di Chatham House, sosteneva che la carta della sovranità giocata da Lula non avesse funzionato. Il ballottaggio gli ha dato torto.
4. Terre rare, la sovranità contro la svendita
La sovranità del ventunesimo secolo si gioca anche sottoterra. Secondo le ultime stime del Servizio geologico degli Stati Uniti, riprese dall’Observatório da Mineração, il Brasile possiede le seconde riserve di terre rare del pianeta dopo la Cina, circa il 15% del totale: elementi senza i quali non si producono i magneti dei veicoli elettrici, delle turbine eoliche e dei sistemi d’arma. È questa ricchezza che Flávio Bolsonaro ha messo sul piatto a marzo, davanti alla platea trumpiana della Conservative Political Action Conference in Texas, quando ha descritto il Brasile come il campo di battaglia in cui si deciderà il futuro dell’emisfero e lo ha presentato come la soluzione alla dipendenza statunitense dalla Cina per i minerali critici.
Che cosa significhi quel modello lo mostra la miniera di Pela Ema, a Minaçu, nel nord del Goiás, gestita da Serra Verde: l’unico impianto di terre rare in produzione commerciale nel Paese, e l’unico fuori dall’Asia capace di produrre su scala i quattro elementi magnetici, neodimio, praseodimio, disprosio e terbio. Controllata da fondi d’investimento stranieri, due statunitensi e uno britannico, secondo la Reuters era vincolata a vendere alla Cina quasi tutta la propria produzione. Il 20 aprile la statunitense USA Rare Earth ne ha annunciato l’acquisto per circa 2,8 miliardi di dollari, insieme a un contratto di quindici anni che destina l’intera produzione della prima fase a una società veicolo capitalizzata da agenzie del governo di Washington e da capitali privati, con prezzi minimi garantiti, e a un finanziamento di 565 milioni di dollari della Development Finance Corporation, l’agenzia statunitense per gli investimenti all’estero. L’operazione si è chiusa il 4 settembre. È stato un affare fra privati, concluso da fondi stranieri prima che il Brasile si desse regole: la miniera ha cambiato compratore, ma il Paese è rimasto dove la divisione internazionale del lavoro lo voleva, esportatore di concentrato e importatore di magneti.
La risposta è arrivata dallo Stato. L’11 maggio l’autorità antitrust, il Cade, ha aperto un procedimento per verificare se l’operazione avrebbe dovuto esserle sottoposta, mentre il partito Rede Sustentabilidade chiedeva al Supremo tribunale di sospendere il passaggio di controllo. Il 16 settembre Lula ha firmato senza veti la legge che istituisce la politica nazionale dei minerali critici e strategici: crediti fiscali per 5 miliardi di reais fra il 2030 e il 2034, tanto più accessibili quanto più la lavorazione avviene in Brasile, un consiglio presso la Presidenza della Repubblica incaricato di selezionare i progetti prioritari, strumenti di controllo sulle operazioni considerate sensibili. Firmandola, il presidente ha accusato gli avversari di voler consegnare i minerali del Paese «allo stato grezzo, a prezzo di banana», come accadde in passato con il ferro.
È qui che il voto di domenica pesa più di quanto sembri. Con la vittoria di Lula, a decidere il futuro delle riserve brasiliane sarà questa legge, e non le promesse fatte in Texas. La miniera di Minaçu mostra il Brasile che la destra aveva in mente, una cava al servizio del protettore di turno; la legge del 16 settembre indica quello che Lula vuole costruire, un Paese che trasforma le proprie risorse in industria, lavoro qualificato e tecnologia.
Resta da chiarire quanto il trumpismo abbia investito anche nella politica brasiliana. La Rockbridge Network, il circolo di finanziatori conservatori fondato nel 2019 da JD Vance e dall’imprenditore Chris Buskirk, ha avviato una propria struttura in Brasile, come ha documentato la stampa del Paese. Il candidato Renan Santos ha accusato la campagna di Flávio di aver ricevuto sostegno da quella rete, e il Partito dei lavoratori ha chiesto al Supremo tribunale e al Tribunale elettorale di indagare. Gli interessati smentiscono e, per quanto risulta dalle fonti consultate, nessuna autorità ha finora accertato irregolarità: toccherà ai giudici stabilire se quel sostegno ci sia stato.
5. Amazzonia, il record del governo Lula
Il dato ambientale è il migliore che il governo potesse portare alle urne. Il 16 ottobre l’Istituto nazionale di ricerche spaziali ha comunicato che fra l’agosto 2025 e il luglio 2026 l’Amazzonia legale ha perso 3.335 chilometri quadrati di foresta: il 41,8% in meno dei 5.731 dell’anno precedente e il valore più basso da quando, nel 1988, è iniziata la serie storica. Nel 2022, ultimo anno del governo di Jair Bolsonaro, erano stati 11.594. Secondo Greenpeace Brasile, nel quadriennio 2019-2022 la foresta aveva perso 45.612 chilometri quadrati, contro i 24.648 dei quattro anni successivi. Dietro questi numeri ci sono scelte politiche precise: la ripresa dei piani di prevenzione e controllo abbandonati dal governo precedente, il ritorno della vigilanza, le sanzioni contro chi distrugge la foresta.
Anche nel Cerrado, la grande savana a sud dell’Amazzonia, la deforestazione è scesa del 23,8%, ma resta più estesa di quella amazzonica: 5.516 chilometri quadrati, concentrati soprattutto nel Matopiba, la frontiera agricola fra Maranhão, Tocantins, Piauí e Bahia. Lì prevalgono le proprietà private, dove la legge consente di disboscare a determinate condizioni: è la deforestazione legale dell’agrobusiness, che nessuna operazione di polizia può fermare perché nessuna norma la vieta. Per questo la partita decisiva si gioca in Parlamento, dove Greenpeace conta 165 proposte legislative con impatto ambientale negativo, in discussione o con iter già concluso. La minaccia principale alla foresta, oggi, non siede al governo ma nelle aule del Congresso.
Resta la scelta più discussa del governo: il petrolio. Nell’ottobre 2025 l’Ibama, l’agenzia ambientale federale, ha autorizzato la Petrobras a perforare un pozzo esplorativo nel bacino della Foce del Rio delle Amazzoni, in acque profonde a circa 175 chilometri dalla costa dell’Amapá, e nel settembre 2026, dopo la scoperta di petrolio, ha dato il via libera ad altri tre pozzi. Gli ambientalisti contestano la decisione. Lula la difende con un argomento preciso: una parte dei profitti del petrolio deve finanziare la transizione energetica attraverso un fondo dedicato, e l’attività nel Margine equatoriale, che il governo considera tecnicamente sicura, serve a ridurre le disuguaglianze regionali. È una scommessa dichiarata: far sì che la rendita del petrolio paghi l’uscita dal petrolio.
6. Le conquiste del lavoro e la battaglia per l’egemonia
Il Brasile che ha rieletto Lula ha la disoccupazione più bassa da quando, nel 2012, è iniziata l’attuale serie statistica: 5,4% nel secondo trimestre del 2026. Nel luglio 2025 il rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare ha certificato che il Paese è uscito di nuovo dalla Mappa della fame, da cui era uscito una prima volta nel 2014 e in cui era rientrato nel triennio 2018-2020, negli anni dei governi di Michel Temer e di Jair Bolsonaro. E da gennaio chi guadagna fino a 5.000 reais al mese non paga più l’imposta sul reddito: circa dieci milioni di persone hanno smesso di versarla e altri cinque milioni pagano meno, mentre a finanziare la misura è un’imposta minima, fino al 10%, sui circa 140.000 contribuenti che ricevono più di 600.000 reais l’anno. È redistribuzione dall’alto verso il basso, una parola che i governi europei hanno smesso di pronunciare.
Poi c’è la conquista più simbolica. Il 16 ottobre, nove giorni prima del ballottaggio, il Congresso ha promulgato l’emendamento costituzionale 141, approvato dal Senato con 75 voti contro uno: fine della settimana lavorativa di sei giorni, due giorni di riposo retribuito, orario massimo che scende da 44 a 42 ore entro sessanta giorni e a 40 entro quattordici mesi, senza alcuna riduzione di salario. È la prima volta in trentotto anni che il tetto costituzionale dell’orario viene abbassato. E dice una cosa importante: quando una rivendicazione diventa senso comune, perfino un Parlamento conservatore non osa votarle contro.
Eppure è proprio sul terreno del lavoro che la destra ha costruito il suo consenso. Nel Paese il lavoro informale riguarda quasi 39 milioni di persone, e le piattaforme hanno moltiplicato le figure di chi lavora senza contratto. Constance Malleret lo ha raccontato sul Christian Science Monitor da Betim, la città industriale cresciuta intorno alla fabbrica Fiat, oggi Stellantis, dove i microimprenditori registrati sono ormai quasi 37.000. Lì ha incontrato Guilherme de Souza, appena assunto come manutentore ma deciso ad aprire un’officina tutta sua, che dopo diciotto anni di governi del Partito dei lavoratori diceva di vedere soltanto altro dello stesso, e Jackson Santos, il motoboy che consegna pacchi in giacca e cravatta e che come corriere guadagna circa il doppio dei tremila reais al mese di un impiego da dipendente.
La studiosa Rosana Pinheiro-Machado, dell’University College di Dublino, parla di una «rivoluzione del lavoro» prodotta dalle piattaforme e accelerata dalla pandemia. Un sondaggio Ideia per Meio, a pochi giorni dal ballottaggio, indicava che fra chi considera l’attività in proprio un miglioramento di vita Flávio raccoglieva il 62,3% dei consensi contro il 33,5% di Lula. Gramsci l’avrebbe chiamata una battaglia per l’egemonia: l’ideologia dell’imprenditore di sé stesso trasforma la precarietà in libertà e il diritto in merito, e trova ascolto in una classe lavoratrice che cerca dignità e riconoscimento ancor prima che tutele. Prima del voto Pinheiro-Machado avvertiva che la contesa per i cuori e le menti era già stata vinta dall’estrema destra. Il ballottaggio dice che la partita si può ancora vincere, con conquiste concrete e mobilitazione. È una lezione che riguarda tutta la sinistra, anche la nostra: chi parla soltanto al lavoratore salariato, mentre il lavoro si frantuma in mille forme autonome e dipendenti da un algoritmo, rischia di vincere le battaglie giuste e di perdere il popolo che dovrebbe difendere.
7. Un argine in un continente sotto pressione
Il peso di questa vittoria si misura guardando la mappa. Dall’inizio del secondo mandato di Trump sette Paesi latinoamericani hanno eletto presidenti di destra o di centrodestra, e il Brasile sarebbe stato l’ottavo. In Colombia ha vinto il 21 giugno Abelardo de la Espriella, appoggiato apertamente da Washington. In Honduras Trump aveva sostenuto Nasry Asfura minacciando di tagliare gli aiuti in caso di sconfitta; in Argentina aveva usato la leva finanziaria alla vigilia del voto legislativo. In Perù governa dal 28 luglio Keiko Fujimori, in Cile José Antonio Kast: due presidenti di destra che pure, a differenza di Trump, hanno riconosciuto apertamente la vittoria di Lula.
Per questo il risultato brasiliano è stato salutato ben oltre i confini del Paese. Fonti del Partito dei lavoratori interpellate dal Fatto Quotidiano descrivono il Brasile come un argine contro l’ondata reazionaria nella regione; le analiste Talya Iscan ed Estefanía Veloz parlano di un respiro strategico per i governi progressisti, come quello messicano, e del consolidarsi di un blocco di Paesi che non intende delegare agli Stati Uniti la sicurezza regionale. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha parlato di una vittoria storica. Il Brasile di Lula e il Messico di Claudia Sheinbaum, le due maggiori economie dell’America Latina, sono oggi i pilastri di un’altra idea del continente, fondata sulla cooperazione fra pari e non sull’obbedienza: un argine che reggerà tanto più a lungo quanto meno resterà solo.
8. La sovranità appartiene al popolo
Il quarto mandato comincerà in salita. Dalle urne del 4 ottobre il Partito liberale dei Bolsonaro è uscito con 121 deputati, il gruppo più numeroso eletto alla Camera da un singolo partito dalla Costituzione del 1988, e con 28 senatori su 81; la federazione guidata dal Partito dei lavoratori avrà 88 deputati, e il Partito dei lavoratori 9 senatori. Trasversale ai partiti c’è poi la Frente parlamentare dell’agropecuaria, la cosiddetta bancada ruralista: nella legislatura uscente contava 297 deputati su 513; di quelli che si sono ricandidati 174 sono stati rieletti, e altri 17 passano dalla Camera al Senato. A San Paolo Tarcísio de Freitas, uno dei volti di punta della destra, è stato rieletto governatore al primo turno. Lula dovrà governare con la più forte opposizione bolsonarista che il Congresso abbia conosciuto e con un agrobusiness pronto a far valere il proprio peso sul bilancio, sul credito agricolo e sulle norme ambientali.
Lo sa, e nel discorso della vittoria ha promesso di cambiare il modo di governare. Ha indicato anche un avversario nuovo: le grandi piattaforme digitali straniere, che a suo giudizio hanno interferito nel voto e che incassano ricavi elevati in Brasile senza contribuire in proporzione con le imposte, e ha annunciato che le regolerà. La sovranità del ventunesimo secolo non si difende soltanto ai confini e nei porti: si difende nelle infrastrutture dell’informazione, possedute da poche grandi aziende statunitensi che decidono che cosa vediamo, in quale ordine e con quanta visibilità.
È una lezione che riguarda l’Europa e l’Italia più di quanto ci piaccia ammettere. Anche noi viviamo dentro piattaforme che non controlliamo, dipendiamo da materie prime che non estraiamo e da tecnologie che non produciamo, e troppo spesso scambiamo l’obbedienza a Washington per realismo. La Costituzione brasiliana del 1988 stabilisce che tutto il potere emana dal popolo e mette fra i principi delle relazioni internazionali l’indipendenza nazionale, l’autodeterminazione dei popoli e il non intervento; la nostra, all’articolo 1, afferma che la sovranità appartiene al popolo. Non alla nazione come entità astratta, non al governo di turno: al popolo. È questa la differenza fra il sovranismo della destra, che invoca la patria mentre consegna risorse e decisioni al protettore più forte, e la sovranità democratica che Lula ha difeso in questa campagna, cioè il controllo collettivo sulle condizioni della propria vita.
Per questo la partita non si chiude con il voto. Come ha scritto il manifesto, «per piegare un parlamento ostile di latifondisti e affaristi servirà una mobilitazione permanente»: quella delle strade che nelle settimane del ballottaggio si sono riempite di rosso. La sovranità di un popolo si misura con cose molto materiali: un autobus che passa nel giorno delle elezioni, un giorno di riposo in più, una miniera che produce lavoro qualificato invece di sacchi di concentrato, una foresta che resta in piedi, un’informazione che non dipende dagli umori di un algoritmo californiano. Domenica il Brasile ha scelto da che parte stare. Adesso tocca a quel popolo, insieme al suo presidente, trasformare la vittoria in potere reale. È una sfida che, in forme diverse, aspetta anche noi.
Fonti
Il Fatto Quotidiano, Estefano Tamburrini, «Il Brasile si ribella agli Usa: Lula rieletto presidente, ma Bolsonaro vuole l’annullamento del voto. Gli esperti: “Ora l’America Latina ha una diga anti-egemonica”», 26 ottobre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/26/elezioni-brasile-lula-rieletto-bolsonaro-notizie/8550101/
Il Fatto Quotidiano, «Brasile, prorogata di due ore la chiusura dei seggi: ballottaggio sul filo di lana tra Lula e Flavio Bolsonaro», 25 ottobre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/25/ballottaggio-brasile-lula-flavio-bolsonaro-decisivi-30-milioni-astenuti-primo-turno/8548801/
il manifesto, «L’argine di Lula alla dottrina Maga», ottobre 2026 (titolo e sommario).
Agência Brasil, Marcelo Brandão e Pedro Peduzzi, «Lula é reeleito presidente do Brasil em virada histórica», 25 ottobre 2026. https://agenciabrasil.ebc.com.br/politica/noticia/2026-10/lula-e-reeleito-presidente-do-brasil-em-virada-historica
Agência Brasil, «Flávio não reconhece vitória de Lula e tentará anulação do pleito», 25 ottobre 2026. https://agenciabrasil.ebc.com.br/politica/noticia/2026-10/flavio-nao-reconhece-vitoria-de-lula-e-tentara-anulacao-do-pleito
Agência Brasil, Elaine Patrícia Cruz, «Em SP, 80% das urnas estavam encerradas quando votação foi prorrogada», 25 ottobre 2026. https://agenciabrasil.ebc.com.br/justica/noticia/2026-10/em-sp-80-das-urnas-estavam-encerradas-quando-votacao-foi-prorrogada
Agência Brasil, «Lula agradece votos e diz que teve de vencer intromissão vinda de fora», 25 ottobre 2026. https://agenciabrasil.ebc.com.br/politica/noticia/2026-10/lula-agradece-votos-e-diz-que-teve-de-vencer-intromissao-vinda-de-fora
Agência de Notícias das Favelas, «Lula promete mudar forma de governar e apresenta prioridades para novo mandato», 25 ottobre 2026. https://www.anf.org.br/lula-reeleito-2026-prioridades-novo-mandato/
Brasil 247, Guilherme Levorato, «Lula: “O Brasil não aceita ser quintal de ninguém”», 25 ottobre 2026. https://www.brasil247.com/brasil-soberano/lula-o-brasil-nao-aceita-ser-quintal-de-ninguem/
Metrópoles, «Lula conquista virada inédita no segundo turno e é reeleito para 4º mandato», 25 ottobre 2026. https://www.metropoles.com/brasil/lula-conquista-virada-inedita-no-segundo-turno-e-e-reeleito-para-4o-mandato
Metrópoles, «Flávio, que agora pede anulação da eleição, prometeu aceitar o resultado», 25 ottobre 2026. https://www.metropoles.com/brasil/flavio-que-agora-pede-anulacao-da-eleicao-prometeu-aceitar-o-resultado
The Rio Times, «Trump Questions Lula’s 51.79% Win in Brazil», 26 ottobre 2026. https://www.riotimesonline.com/trump-questions-lula-win-brazil-biden-playbook-2026/
Seu Dinheiro, «Segundo turno das eleições: Flávio Bolsonaro tem 49% contra 45% de Lula, segundo Datafolha», ottobre 2026. https://www.seudinheiro.com/2026/politica/pesquisa-datafolha-flavio-bolsonaro-tem-49-e-lula-45-no-segundo-turno-gaep/
SBT News, Camila Stucaluc, «TSE pretende intensificar ações contra abstenção no 2º turno», 5 ottobre 2026. https://sbtnews.sbt.com.br/noticia/eleicoes/tse-pretende-intensificar-acoes-contra-abstencao-no-2-turno
Tribunal Regional Eleitoral de São Paulo, «Eleições 2026: Lula é reeleito presidente da República; confira resultado do 2º turno em SP», ottobre 2026. https://www.tre-sp.jus.br/comunicacao/noticias/2026/Outubro/eleicoes-2026-lula-e-reeleito-presidente-da-republica-confira-resultado-do-2o-turno-em-sp
Conjur, «Crise dos ônibus faz Zanin prorrogar eleições até as 19h em todo o Brasil», 25 ottobre 2026. https://conjur.com.br/2026-out-25/crise-dos-onibus-faz-zanin-prorrogar-eleicoes-ate-as-19h-em-todo-o-brasil/
Poder360, «Leia a íntegra da decisão de Zanin que prorroga votação até as 19h», 25 ottobre 2026. https://www.poder360.com.br/integras/leia-a-integra-da-decisao-de-zanin-que-prorroga-votacao-ate-as-19h/
Migalhas, «Zanin prorroga votação em todo o Brasil até as 19h após reclamação sobre transporte», 25 ottobre 2026. https://www.migalhas.com.br/quentes/467195/zanin-prorroga-votacao-ate-as-19h-apos-reclamacao-sobre-transporte
Exame, «Por que Zanin, do STF, decidiu prorrogar o horário de votação até as 19h?», 25 ottobre 2026. https://exame.com/brasil/por-que-o-tse-decidiu-prorrogar-o-horario-de-votacao-ate-as-19h/
Exame, «OEA diz que acompanha denúncias de falta de ônibus no segundo turno das eleições de 2026», 25 ottobre 2026. https://exame.com/mundo/oea-diz-que-acompanha-denuncias-de-falta-de-onibus-no-segundo-turno-das-eleicoes-de-2026/
Poder360, «Saiba em quais Estados houve relatos sobre ônibus no 2º turno», 25 ottobre 2026. https://www.poder360.com.br/poder-eleicoes-2026/saiba-em-quais-estados-houve-relatos-sobre-onibus-no-2o-turno/
Jornal Grande Bahia, «Lula inclui Feira de Santana em acusação sobre falta de ônibus, mas Semob aponta frota de dia útil e cenário difere de Salvador e São Paulo», 25 ottobre 2026. https://jornalgrandebahia.com.br/2026/10/lula-inclui-feira-de-santana-em-acusacao-sobre-falta-de-onibus-mas-semob-aponta-frota-de-dia-util-e-cenario-difere-de-salvador-e-sao-paulo/
Mais Goiás, articolo sulla rielezione al primo turno di Bruno Reis, di União Brasil, a sindaco di Salvador, ottobre 2024. https://www.maisgoias.com.br/politica/bruno-reis-uniao-brasil-e-reeleito-no-1o-turno-em-salvador/
il Giornale, «Lula rieletto in Brasile. Furia Bolsonaro: “Chiederò l’annullamento”. Affondo di Trump: “I comunisti non cedono il potere”», 26 ottobre 2026. https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/brasile-urne-chiuse-nel-caos-lula-e-bolsonaro-si-contendono-la-presidenza-attesa-per-i-primi-risultati/
Rádio Renascença, «Tribunal rejeita candidatura de Lula às presidenciais», 1 settembre 2018. https://rr.pt/noticia/mundo/2018/09/01/tribunal-rejeita-candidatura-de-lula-as-presidenciais/123252/
Poder360, «Sérgio Moro aceita convite e será ministro da Justiça de Jair Bolsonaro», novembre 2018. https://www.poder360.com.br/governo/moro-aceita-convite-de-bolsonaro-para-ser-ministro-da-justica-leia-a-nota/
Poder360, «Lula livre: ex-presidente deixa a prisão em Curitiba», 8 novembre 2019. https://www.poder360.com.br/justica/lula-livre-ex-presidente-deixa-a-prisao-em-curitiba/
Diário do Nordeste, «Suspeição de Moro é confirmada pelo STF por 7 votos a 4», 23 giugno 2021. https://diariodonordeste.verdesmares.com.br/politica/suspeicao-de-moro-e-confirmada-pelo-stf-por-7-votos-a-4-1.3101259
Poder360, «PL deve arcar sozinho com multa de R$ 22,9 mi, decide Moraes», 25 novembre 2022. https://www.poder360.com.br/justica/pl-deve-arcar-sozinho-com-multa-de-r-229-mi-decide-moraes/
Tribunal Superior Eleitoral, «TSE confirma multa de R$ 22,9 milhões ao PL por litigância de má-fé», 15 dicembre 2022. https://www.tse.jus.br/comunicacao/noticias/2022/Dezembro/tse-confirma-multa-de-r-22-9-milhoes-ao-pl-por-litigancia-de-ma-fe
National Security Archive, James G. Hershberg e Peter Kornbluh, «Brazil Marks 50th Anniversary of Military Coup», Electronic Briefing Book n. 465, 2 aprile 2014. https://nsarchive2.gwu.edu/NSAEBB/NSAEBB465
Brasil de Fato, Camilo Vannuchi, articolo sui quarant’anni dal primo arresto di Lula, 19 aprile 2020. https://www.brasildefato.com.br/2020/04/19/primeira-prisao-de-lula-completa-40-anos/
Exame, «Petrobras foi espionada por agência dos EUA, diz TV», 9 settembre 2013. https://exame.com/brasil/petrobras-foi-espionada-por-agencia-dos-eua-diz-tv-2/
Global News, Sean Boynton, articolo sulla Strategia di sicurezza nazionale statunitense e il corollario Trump alla dottrina Monroe, 8 dicembre 2025. https://globalnews.ca/news/11568632/trump-national-security-strategy-monroe-doctrine/amp
Conjur, «EUA atacam Venezuela e prendem Nicolás Maduro, afirma Trump», 3 gennaio 2026. https://www.conjur.com.br/2026-jan-03/eua-atacam-venezuela-e-prendem-nicolas-maduro-afirma-trump/
The Christian Science Monitor, Constance Malleret, «Tariffs, terrorist designations, and chatbots: Is the US meddling in Brazil’s election?», 20 ottobre 2026. https://www.csmonitor.com/World/Americas/2026/1020/Brazil-US-election-meddling
Ministério do Desenvolvimento, Indústria, Comércio e Serviços, «Alcance das Medidas Tarifárias dos Estados Unidos sobre Exportações Brasileiras», 24 luglio 2026. https://www.gov.br/mdic/pt-br/assuntos/noticias/2026-periodo-eleitoral/julho/alcance-das-medidas-tarifarias-dos-estados-unidos-sobre-exportacoes-brasileiras
Agência Brasil, ripreso da Folha de Pernambuco, «Tarifa de 37,5% dos EUA atinge US$ 6,6 bi em exportações do Brasil», 24 luglio 2026. https://www.folhape.com.br/economia/tarifa-de-375-dos-eua-atinge-us-66-bi-em-exportacoes-do-brasil/502590/
Exame, «Exportações aos EUA caem 9,7% no ano; veja os produtos mais afetados pelo tarifaço», settembre 2026. https://exame.com/brasil/exportacoes-aos-eua-caem-97-no-ano-veja-os-produtos-mais-afetados-pelo-tarifaco/
Poder360, «Flávio pediu suspensão de tarifaço e propôs negociar se vencer», 2026. https://www.poder360.com.br/poder-eleicoes/flavio-pediu-suspensao-de-tarifaco-e-propos-negociar-se-vencer/
Al Jazeera, «Flavio Bolsonaro asks Trump to delay tariffs on Brazil until after election», 6 luglio 2026. https://aljazeera.com/news/2026/7/6/flavio-bolsonaro-asks-trump-to-delay-tariffs-on-brazil-until-after-election
Jornal do Brasil, «EUA classificam PCC e Comando Vermelho como organizações terroristas», 28 maggio 2026. https://www.jb.com.br/mundo/2026/05/1059789-eua-classificam-pcc-e-comando-vermelho-como-organizacoes-terroristas.html
Newsweek, «Brazil’s Bolsonaro comeback is a blueprint for Trump», ottobre 2026. https://www.newsweek.com/brazils-bolsonaro-comeback-is-a-blueprint-for-trump-12524810
Observatório da Mineração, scheda informativa sulle terre rare in Brasile, su dati del Servizio geologico degli Stati Uniti, 2026. https://observatoriodamineracao.com.br/wp-content/uploads/2026/09/Terras-Raras-Factsheet-OBM_ptbr.pdf
IstoÉ Dinheiro, articolo sull’acquisto di Serra Verde da parte di USA Rare Earth, 20 aprile 2026. https://istoedinheiro.com.br/usa-rare-earth-compra-brasileira-serra-verde-por-cerca-de-us-28-bi-para-garantir-terras-raras
InfoMoney, con Reuters, «USA Rare Earth adquire mineradora de terras raras Serra Verde por US$ 2,8 bi», 20 aprile 2026. https://www.infomoney.com.br/?p=3299620
InfoMoney, «Cade analisa acordo de empresa brasileira de terras raras com companhia dos EUA», 11 maggio 2026. https://www.infomoney.com.br/mercados/cade-analisa-acordo-de-empresa-brasileira-de-terras-raras-com-companhia-dos-eua/
Agência iNFRA, «Terras raras: Cade investiga compra de Serra Verde por americanos», 11 maggio 2026. https://agenciainfra.com/blog/?p=40912
Poder360, «USA Rare Earth conclui compra da Serra Verde, em Goiás», 4 settembre 2026. https://www.poder360.com.br/poder-economia/usa-rare-earth-conclui-compra-da-serra-verde-em-goias/
eixos, «Lula volta a atacar “traidores da pátria” ao sancionar política de minerais críticos», 16 settembre 2026. https://eixos.com.br/politica/lula-volta-a-atacar-traidores-da-patria-ao-sancionar-politica-de-minerais-criticos/
Diário do Grande ABC, con Estadão Conteúdo, «Lula sanciona lei que institui política nacional de minerais críticos», 16 settembre 2026. https://www.dgabc.com.br/Noticia/4347341/lula-sanciona-lei-que-institui-politica-nacional-de-minerais-criticos-
Nexo Jornal, «Lula vence. Quais os desafios para o quarto mandato», 25 ottobre 2026. https://nexojornal.com.br/expresso/2026/10/25/resultado-eleicao-2026-presidente-lula-quarto-mandato
TVT News, «Rockbridge, grupo de JD Vance, iniciou instalação no Brasil», settembre 2026. https://tvtnews.com.br/rockbridge-grupo-jd-vance-instalado-brasil/
Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais, «Brasil alcança menores taxas de desmatamento da série histórica na Amazônia e no Cerrado», 16 ottobre 2026. https://www.gov.br/inpe/pt-br/assuntos/ultimas-noticias/brasil-alcanca-menores-taxas-de-desmatamento-da-serie-historica-na-amazonia-e-no-cerrado
Ministério do Meio Ambiente e Mudança do Clima e Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais, «Taxas de desmatamento Prodes 2026», presentazione dei dati, 16 ottobre 2026. https://www.gov.br/mma/pt-br/noticias-defeso-eleitoral/apresentacao-coletiva-prodes-2026_inpe.pdf/
Poder360, «Desmatamento cai na Amazônia e no Cerrado em 2026», 16 ottobre 2026. https://www.poder360.com.br/poder-sustentavel/desmatamento-cai-na-amazonia-e-no-cerrado-em-2026/
Greenpeace Brasil, comunicato stampa sui dati Prodes 2026, 16 ottobre 2026. https://www.greenpeace.org/brasil/imprensa/prodes-2026-registra-menor-taxa-da-historia-mas-futuro-da-meta-de-desmatamento-zero-depende-de-continuidade-e-vontade-politica-alerta-greenpeace/
O Liberal, «Desmatamento na Amazônia e no Cerrado atinge menor nível da série histórica», 16 ottobre 2026. https://www.oliberal.com/variedades/desmatamento-na-amazonia-e-no-cerrado-atinge-menor-nivel-da-serie-historica-1.1183483
Al Jazeera, «Brazil’s Amazon deforestation hits lowest level on record», 17 ottobre 2026. https://www.aljazeera.com/news/2026/10/17/brazils-amazon-deforestation-hits-lowest-level-on-record
SBT News, con Reuters, «Petrobras recebe licença do Ibama para perfurar na Bacia da Foz do Amazonas», 20 ottobre 2025. https://sbtnews.sbt.com.br/noticia/brasil/petrobras-recebe-licenca-do-ibama-para-perfurar-na-bacia-da-foz-do-amazonas
Times Brasil, «Ibama libera Petrobras para perfurar mais três poços na Foz do Amazonas», 4 settembre 2026. https://timesbrasil.com.br/brasil/ibama-libera-petrobras-para-perfurar-mais-tres-pocos-na-foz-do-amazonas/
eixos, con Estadão Conteúdo, «Lula defende lucro de petróleo para transição energética e uso do etanol como matriz limpa», 7 novembre 2025. https://eixos.com.br/transicao-energetica/lula-defende-lucro-de-petroleo-para-transicao-energetica-e-uso-do-etanol-como-matriz-limpa/
Movimento Econômico, «Desemprego no Brasil cai para 5,4% e atinge menor nível desde 2012, aponta IBGE», luglio 2026. https://movimentoeconomico.com.br/?p=124436
Jornal do Brasil, «Brasil sai do Mapa da Fome, indica relatório da ONU», 28 luglio 2025. https://www.jb.com.br/brasil/direitos-humanos/2025/07/1056350-brasil-sai-do-mapa-da-fome-indica-relatorio-da-onu.html
O Povo, «Lula sanciona isenção do IR para quem ganha até R$ 5 mil; entenda o que muda», 26 novembre 2025. https://www.opovo.com.br/noticias/economia/2025/11/26/lula-sanciona-isencao-do-ir-para-quem-ganha-ate-rs-5-mil.html
Senado Notícias, «Congresso promulga o fim da escala 6×1 e aposentadoria de agentes de saúde», 16 ottobre 2026. https://www12.senado.leg.br/noticias/materias/2026/10/16/congresso-promulga-o-fim-da-escala-6×1-e-aposentadoria-de-agentes-de-saude
Migalhas, «Congresso promulga fim da escala 6×1 e redução da jornada semanal», 16 ottobre 2026. https://www.migalhas.com.br/quentes/466666/congresso-promulga-fim-da-escala-6×1-e-reducao-da-jornada-semanal
The Christian Science Monitor, Constance Malleret, «How Brazil’s “labor revolution” pushed an aspiring middle class to the political right», 23 ottobre 2026. https://www.csmonitor.com/World/Americas/2026/1023/brazil-lula-bolsonaro-working-class
El Tiempo, risultati del ballottaggio presidenziale in Colombia, De la Espriella presidente eletto, giugno 2026. https://www.eltiempo.com/politica/elecciones-colombia-2026/resultados-segunda-vuelta-presidencial-2026-siga-el-minuto-a-minuto-del-preconteo-de-la-registraduria-nacional-3565893
Andina, «Peru: Keiko Fujimori sworn in as President of Republic», 28 luglio 2026. https://andina.pe/ingles/noticia-peru-keiko-fujimori-sworn-in-as-president-of-republic-1085378.aspx
openDemocracy, «The next Venezuela? How a US pressure campaign threatens Brazil’s democracy», ottobre 2026. https://www.opendemocracy.net/brazil-us-lula-bolsonaro-trump-delcy-venezuela-democracy-interference/
Congresso em Foco, «Veja como fica o tamanho dos partidos no Congresso após as eleições», 5 ottobre 2026. https://www.congressoemfoco.com.br/noticia/122910/veja-como-fica-o-tamanho-dos-partidos-no-congresso-apos-as-eleicoes
Correio da Manhã, «PL elege 121 deputados e terá maior bancada da Câmara desde a Constituição de 1988», ottobre 2026. https://www.correiodamanha.com.br/politica/2026/10/324403-pl-elege-121-deputados-e-tera-maior-bancada-da-camara-desde-a-constituicao-de-1988.html
Rádio Itatiaia, Giullia Gurgel, «Eleições 2026: bancada do agro amplia presença no Senado e mantém peso na Câmara», 5 ottobre 2026. https://www.itatiaia.com.br/agro/eleicoes-2026-bancada-do-agro-amplia-presenca-no-senado-e-mantem-peso-na-camara/
Presidência da República, «Constituição da República Federativa do Brasil de 1988», articoli 1, 4 e 14. https://www.planalto.gov.br/ccivil_03/constituicao/constituicao.htm
Costituzione della Repubblica italiana, articolo 1.
Quest’opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione, Non commerciale, Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale (CC BY-NC-SA 4.0).