Armi a debito, cura a voucher: l’ultima manovra di Meloni

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: due letti d’ospedale affiancati. A sinistra, in un alone freddo, una figura anziana grigia senza volto giace scoperta, con un bastone appeso alla testiera e un buono con il simbolo dell’euro sul petto. A destra, in un alone rosso caldo, tre proiettili d’artiglieria poggiano le punte sul cuscino, rimboccati sotto una grande coperta rossa.

Ventisei miliardi, circa la metà a debito grazie alla deroga europea che il Patto di stabilità concede soltanto ad armi ed energia. Il taglio dell’Irpef premia chi dichiara più di 50mila euro, a banche e compagnie energetiche si chiede un contributo negoziato, la sanità resta sotto il fabbisogno e agli anziani si offre un buono da 300 euro. Dentro l’ultima manovra di Meloni prima del voto: chi viene protetto, chi paga, chi resta fuori.

Quarti al mondo, ultimi in busta paga

L'Italia celebra 643 miliardi di esportazioni mentre i salari reali dei suoi lavoratori crollano più che in qualunque altra grande economia avanzata. Non è una contraddizione: è il meccanismo. Il record nasce dalle scorte farmaceutiche pre-dazi, è realizzato per oltre un terzo da imprese controllate dall'estero e nel 2025 il commercio con l'estero ha addirittura sottratto crescita al PIL. Chi lo tiene in piedi, chi ne paga il conto.