Armi a debito, cura a voucher: l’ultima manovra di Meloni

Illustrazione vettoriale su fondo scuro: due letti d’ospedale affiancati. A sinistra, in un alone freddo, una figura anziana grigia senza volto giace scoperta, con un bastone appeso alla testiera e un buono con il simbolo dell’euro sul petto. A destra, in un alone rosso caldo, tre proiettili d’artiglieria poggiano le punte sul cuscino, rimboccati sotto una grande coperta rossa.

Ventisei miliardi, circa la metà a debito grazie alla deroga europea che il Patto di stabilità concede soltanto ad armi ed energia. Il taglio dell’Irpef premia chi dichiara più di 50mila euro, a banche e compagnie energetiche si chiede un contributo negoziato, la sanità resta sotto il fabbisogno e agli anziani si offre un buono da 300 euro. Dentro l’ultima manovra di Meloni prima del voto: chi viene protetto, chi paga, chi resta fuori.

Il welfare smontato, il cannone finanziato: la Finlandia mostra il conto e l’Italia sta firmando la stessa cambiale

Helsinki ha tagliato nove miliardi di spesa sociale per pagarsi la NATO e ha comprato la difesa aerea dallo Stato che l’ONU ha dichiarato responsabile di genocidio. L’Europa è oggi il primo mercato dell’industria bellica israeliana, con 6,9 miliardi di dollari in un anno. A Roma la sanità resta congelata al 6,4 per cento del PIL mentre il governo chiede a Bruxelles trentasei miliardi di flessibilità per armi ed energia. La sostituzione dello Stato sociale con lo Stato bellico ha nomi, date e numeri.