Il Brasile non è il cortile di nessuno. Lula sconfigge il candidato di Trump e rilancia la sfida della sovranità

Infografica vettoriale su fondo scuro. In alto a sinistra, in rosso, la scritta «Brasile, 25 ottobre 2026»; sotto, in grandi lettere chiare, il titolo «Dal cortile alla sovranità» e, in corsivo, «Due secoli di pressioni di Washington e il voto che le ha respinte». A destra una staccionata grigia con alcuni paletti abbattuti: dal varco parte un sentiero rosso che arriva a un’urna, nella quale entra una scheda bianca con un segno di spunta rosso; più a destra tre alberi verdi e, nel sottosuolo, cristalli rossi che rappresentano le terre rare. In basso una linea del tempo con sei tappe: 1823, dottrina Monroe; 1904, corollario Roosevelt; 1964, golpe in Brasile con l’appoggio Usa; 2013, la Nsa spia Dilma e la Petrobras; 2025, corollario Trump; 2026, Lula rieletto, evidenziato in rosso.

Con una rimonta senza precedenti Lula batte Flávio Bolsonaro e diventa il candidato più votato della storia del Brasile, dopo oltre un anno di dazi, sanzioni e minacce arrivate da Washington. Dalla dottrina Monroe al golpe del 1964, dal «corollario Trump» alle terre rare, all’Amazzonia e al lavoro: perché il voto del 25 ottobre è una lezione di sovranità democratica che riguarda anche noi.

Il vuoto in cui cresce il generale.

Vannacci, la resa della sinistra e la rabbia dirottata C’è una domanda che attraversa il dibattito pubblico italiano come una crepa che nessuno vuole guardare fino in fondo. La pone Massimo Adinolfi, oggi, dalle pagine di la Repubblica, con un’immagine che vale più di un trattato: com’è possibile che sia successo tutto questo? In quale … Continua a leggere Il vuoto in cui cresce il generale.

L’Italia della paura: come il razzismo è diventato un progetto politico

C'è una differenza profonda tra una società che affronta i problemi e una che costruisce nemici. L'Italia ha imboccato la seconda strada: l'immigrazione, da fenomeno sociale complesso, è stata trasformata in una macchina propagandistica permanente. La paura non è un effetto collaterale, è il progetto.

Il generale e la macchina dell’odio

C'è una domanda che la sinistra italiana continua a eludere, preferendo l'anatema alla comprensione: come si forma, nel 2026, un movimento politico di massa a partire da un libro scritto da un generale che sostiene che gli omosessuali non sono normali, che la sostituzione etnica è in corso e che il merito è stato assassinato dal buonismo? La risposta non è semplice, ma è urgente. Roberto Vannacci non è un'anomalia. È una funzione.