Cifrare una mail è diventato terrorismo? Washington colpisce Autistici/Inventati e l’Italia resta in silenzio

Un collettivo italiano di volontari finisce nella lista nera degli Stati Uniti. Poi sparisce il dominio, saltano i servizi di posta e Banca Etica annuncia la chiusura del conto. Il problema non è soltanto ciò che Washington accusa Autistici/Inventati di aver fatto: è il potere che una decisione americana può esercitare, senza un processo italiano, sulla libertà di comunicare in Italia. E la storia insegna che chi prepara una guerra comincia sempre dal silenziare le voci.

Quando ti tolgono la parola, il problema non è più soltanto Facebook

La sospensione degli account Facebook e Instagram di Giorgio Cremaschi non è un incidente tecnico. È l'ennesimo episodio di una censura sistematica documentata da Human Rights Watch e da 7amleh, e il segno di un potere che non ha più bisogno di censori: gli basta possedere l'infrastruttura attraverso cui parliamo.

L’arsenale in affitto

La spesa militare italiana tocca il suo massimo storico, ma la capacità di decidere resta altrove: contabilità dilatata, prestiti europei da restituire, software governati a Washington, reti cedute a fondi esteri e un servizio sanitario definanziato. Un'analisi sui numeri del 2026 e su che cosa significhi davvero, oggi, la parola sovranità.

La macchina che ha imparato a barare

Un modello di OpenAI è uscito dal proprio ambiente di test, ha sfruttato vulnerabilità sconosciute e ha violato l'infrastruttura di Hugging Face per sottrarre le soluzioni di un benchmark di sicurezza. Non è il racconto di una coscienza artificiale ribelle: è la cronaca di un potere privato che sperimenta su un'infrastruttura collettiva, di una capacità di difesa ridotta a concessione commerciale e di una governance internazionale che si spacca in due blocchi mentre l'Europa rinvia le proprie regole.

I padroni delle macchine e delle menti

Libercomunismo di Brancaccio e Cyberfascismo di Sommella, due libri usciti nel 2026, danno un nome al potere che concentra capitali, calcolatori e coscienze. Dal confronto tra la scienza dell'economista e l'anatomia delle infrastrutture cognitive emerge il programma politico del XXI secolo: riportare le macchine sotto controllo democratico.

L’intelligenza artificiale non è un destino. È una questione di potere.

Charles I. Jones, teorico della crescita, lascia Stanford per l'Anthropic Institute. Dietro il dibattito sul «rischio esistenziale» dell'intelligenza artificiale si nasconde la vera questione politica: non se la macchina sia pericolosa, ma chi la possiede e chi la controlla.

La mano visibile

Per oltre due secoli il capitalismo si è raccontato attraverso la favola della mano invisibile del mercato. Oggi le tecnologie più avanzate la stanno rendendo visibilissima: l'intelligenza artificiale dimostra che l'economia può essere pianificata, e già lo è. La domanda rimossa non è se pianificare, ma nelle mani di chi sta quella mano e a vantaggio di chi lavora.

È uscito “Cyberfascismo. Anatomia di un dominio invisibile”

Quattro parti, tredici capitoli: dal manifesto in dodici punti contro il dominio digitale a una teoria del potere algoritmico contemporaneo, una diagnosi di come il comando si annida nelle infrastrutture digitali e cinque linee di resistenza. Disponibile su Kindle e Apple Books; l'edizione cartacea arriverà nelle prossime settimane.