I padroni delle macchine e delle menti

Libercomunismo di Brancaccio e Cyberfascismo di Sommella, due libri usciti nel 2026, danno un nome al potere che concentra capitali, calcolatori e coscienze. Dal confronto tra la scienza dell'economista e l'anatomia delle infrastrutture cognitive emerge il programma politico del XXI secolo: riportare le macchine sotto controllo democratico.

L’intelligenza artificiale non è un destino. È una questione di potere.

Charles I. Jones, teorico della crescita, lascia Stanford per l'Anthropic Institute. Dietro il dibattito sul «rischio esistenziale» dell'intelligenza artificiale si nasconde la vera questione politica: non se la macchina sia pericolosa, ma chi la possiede e chi la controlla.

La mano visibile

Per oltre due secoli il capitalismo si è raccontato attraverso la favola della mano invisibile del mercato. Oggi le tecnologie più avanzate la stanno rendendo visibilissima: l'intelligenza artificiale dimostra che l'economia può essere pianificata, e già lo è. La domanda rimossa non è se pianificare, ma nelle mani di chi sta quella mano e a vantaggio di chi lavora.

È uscito “Cyberfascismo. Anatomia di un dominio invisibile”

Quattro parti, tredici capitoli: dal manifesto in dodici punti contro il dominio digitale a una teoria del potere algoritmico contemporaneo, una diagnosi di come il comando si annida nelle infrastrutture digitali e cinque linee di resistenza. Disponibile su Kindle e Apple Books; l'edizione cartacea arriverà nelle prossime settimane.