Gli strateghi del salotto. La guerra alla Russia si combatte con i figli degli altri

A Kiev servono trentamila uomini al mese, a Parigi un generale chiede alla nazione di prepararsi a perdere i propri figli, in Italia la spesa militare corre verso il cinque per cento del Pil. E intanto cresce un bellicismo da tastiera che non rischia nulla. Il paese reale dice no: qualcuno lo sta ascoltando?

L’8 luglio scorso, nel quartiere di Sykhiv, a Leopoli, un gruppo di persone ha circondato un furgone dei centri di reclutamento. Dentro c’era un uomo fermato perché ricercato come renitente alla leva. La gente ha bloccato il mezzo, lo ha danneggiato, lo ha rovesciato. Polizia e servizi di sicurezza hanno aperto un’indagine, il presidente Zelensky ha detto che scene del genere fanno soltanto il gioco di Mosca, e il ministero della Difesa ha ammesso che i metodi di mobilitazione vanno migliorati.

In quelle stesse settimane, sulle nostre bacheche, non mancava chi spiegava con tranquilla sicurezza che con Putin non si tratta, che l’Europa deve essere pronta, che una guerra, se necessaria, si combatte. Spesso sono uomini maturi, talvolta attempati, qualcuno in pensione da anni. Nessuno di loro rischia di essere fermato all’uscita dal lavoro da una pattuglia con in mano un ordine di chiamata. Il loro fronte è uno schermo. I corpi, invece, sono sempre quelli degli altri: oggi degli ucraini, domani, se la logica che difendono venisse portata fino in fondo, dei loro figli e dei loro nipoti.

Non sono la maggioranza, e i numeri lo confermano. Ma meritano di essere presi sul serio, perché il loro linguaggio non nasce dal nulla. È l’eco, amplificata e semplificata, di un lessico che da qualche anno scende dall’alto: dagli stati maggiori, dai governi, dai vertici dell’Alleanza atlantica. E dietro quel lessico ci sono bilanci che si gonfiano, leve che tornano a essere discusse e un’industria che, semestre dopo semestre, festeggia.

1. Il fronte vero, dove gli uomini finiscono

Partiamo da ciò che accade dove la guerra non è un’opinione. In Ucraina la mobilitazione generale è in vigore dal febbraio 2022 e riguarda gli uomini tra i 25 e i 60 anni. La legge marziale e la mobilitazione sono state prorogate fino al 31 ottobre 2026: è la ventesima proroga dall’inizio dell’invasione su larga scala. Il 28 agosto Kyrylo Budanov, oggi capo dell’Ufficio del Presidente dopo anni alla guida dell’intelligence militare, ha dichiarato che il paese non può mobilitare meno di trentamila persone al mese per mantenere gli organici attuali.

Trentamila al mese. È una cifra che andrebbe letta ad alta voce, lentamente, a chiunque parli di guerra come di una partita a scacchi. Significa che ogni mese una città media deve svuotarsi dei suoi uomini per rimpiazzare morti, feriti, esausti. Sul campo, raccontava Avvenire a giugno, il peso ricade soprattutto sui quaranta e cinquantenni, i nati nell’Unione Sovietica, mentre tra i generali c’è chi vorrebbe abbassare l’età di arruolamento a 22 anni e riportare a casa i profughi fuggiti all’estero.

Il prezzo non è soltanto militare. Nel luglio 2025 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha lanciato l’allarme sulle pratiche di mobilitazione: percosse, detenzioni dure, negazione dell’accesso agli avvocati, coscrizione di uomini con disabilità. Lo stesso commissario parlamentare ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha parlato di violazioni sistematiche e su larga scala. Secondo un sondaggio del gruppo Rating dello stesso mese, solo il 24 per cento degli ucraini dichiarava di fidarsi degli ufficiali di leva.

Nulla di tutto questo attenua le responsabilità di Mosca, che ha invaso un paese sovrano e continua a colpirne le città: nell’ultima settimana di settembre gli attacchi incrociati hanno ucciso almeno undici persone in una sola giornata, e a Sumy tra i feriti c’era una bambina di un anno e mezzo. Ma proprio per questo è necessario dire la verità su ciò che significa, in carne e ossa, la parola d’ordine del combattere fino alla vittoria. Chi la ripete da un divano italiano sta chiedendo a un operaio di Poltava o a un insegnante di Zaporizhzhia di pagare un prezzo che lui non pagherà mai.

2. Prepararsi a perdere i figli: quando l’impensabile entra nel lessico

Il 19 novembre 2025, davanti al congresso dei sindaci di Francia, il capo di stato maggiore delle forze armate francesi, il generale Fabien Mandon, ha detto che il paese rischia se vacilla perché non è pronto ad accettare di perdere i suoi figli o a soffrire economicamente, dato che le priorità andranno alla produzione per la difesa. Le reazioni sono state immediate e trasversali: Jean-Luc Mélenchon ha ricordato che non spetta a un militare preparare i cittadini a una guerra che nessuno ha deciso, il leader comunista Fabien Roussel ha detto no al discorso bellico, persino dal Rassemblement National sono arrivate critiche. Il governo ha provato a spiegare che il generale si riferiva ai soldati di professione, mentre la ministra delle Forze armate lo ha difeso.

L’Italia non è rimasta indietro nel lessico. Alla fine del 2024 il capo di stato maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello, aveva parlato della necessità di prepararsi alla guerra, proponendo di ribattezzare la Scuola di Stato maggiore in Scuola di Guerra. Un anno dopo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato un disegno di legge per un nuovo servizio militare su base volontaria: una riserva di diecimila persone, destinata in prospettiva a crescere fino a quarantamila. Matteo Salvini, dal canto suo, ha rilanciato l’idea di una leva obbligatoria di sei mesi.

Attorno a noi il quadro si muove nella stessa direzione. La Francia ha annunciato un servizio militare volontario di dieci mesi a partire dall’estate 2026, rivolto ai diciottenni e diciannovenni. La Germania punta a portare i militari da 182mila a 260mila entro il 2035, selezionando i diciottenni con questionari e visite mediche obbligatori per gli uomini, con un meccanismo che può trasformarsi in obbligo. Crosetto stesso ha descritto la propria proposta come qualcosa di non molto diverso dal modello tedesco. Secondo diversi commentatori il provvedimento italiano si è poi arenato anche per lo scarso sostegno popolare.

Conviene ricordare un dettaglio che molti ignorano: in Italia la leva obbligatoria non è mai stata abolita, ma soltanto sospesa dalla legge 226 del 2004. Basta una legge per riattivarla. Quando i guerrieri del web parlano di prontezza, è bene sapere che l’infrastruttura giuridica per chiamare i ventenni esiste già. Si tratta soltanto di preparare le coscienze. E le coscienze, prima dei corpi, si preparano con le parole.

3. Il triplice vuoto: memoria, emozione, immaginazione

Che cosa passa nella testa di chi invoca la guerra sapendo che non la combatterà? La risposta più onesta è: poco, e di quel poco molto è assenza. C’è anzitutto un vuoto di memoria. Nella campagna di Russia, tra il 1941 e il 1943, circa ventimila soldati italiani morirono in combattimento e settantamila in prigionia e nelle marce verso i campi, nel gelo e senza cibo. Sul fronte orientale, tra militari e civili, persero la vita ventisei milioni di persone, e quattro milioni di corpi non sono mai stati ritrovati. Ancora oggi volontari russi scavano fosse comuni in cui riaffiorano le piastrine dei nostri dispersi. È la stessa terra, le stesse pianure, lo stesso nemico immaginario che qualcuno oggi evoca con leggerezza.

C’è poi un vuoto di emozione. Le immagini di guerra entrano ogni sera nelle nostre case, da Kharkiv a Gaza, e proprio per la loro ripetizione rischiano di diventare tappezzeria. L’orrore, che dovrebbe produrre un rifiuto istintivo, si trasforma in rumore di fondo. E un cittadino che non prova più orrore davanti a una bambina ferita da un drone è un cittadino pronto ad accettare che di bambini feriti ce ne siano altri.

Infine c’è un vuoto di immaginazione. Una guerra diretta tra Europa e Russia non sarebbe la replica ingrandita di quella in Ucraina. Sarebbe un conflitto tra potenze nucleari, e gli italiani lo sanno meglio dei loro commentatori: già nel 2025 un sondaggio Izi indicava che quasi il settanta per cento degli intervistati considerava concreto il rischio dell’uso di armi nucleari in uno scenario di guerra mondiale.

Viene in mente l’antico adagio che si cita in latino, secondo cui coloro che il dio vuole perdere vengono prima privati del senno. La formula latina è tarda, ma ha radici nella tragedia greca: nell’Antigone di Sofocle il coro osserva che il male finisce per sembrare un bene a chi un dio sta conducendo alla rovina. È una descrizione esatta del bellicismo contemporaneo. Non la malvagità, ma la perdita della capacità di distinguere, che fa apparire saggio ciò che è folle e realistico ciò che è catastrofico.

4. Chi paga e chi incassa

Il linguaggio della guerra non vive di sola ideologia. Ha una base materiale precisa, e la si legge nei bilanci. Al vertice Nato di Ankara del luglio 2026 il governo Meloni ha confermato l’impegno a raggiungere il cinque per cento del Pil in spesa per difesa e sicurezza entro il 2035. Secondo l’Osservatorio Mil€x, che ha presentato il proprio annuario alla Camera, la traiettoria verso quell’obiettivo comporta circa 498 miliardi di spesa aggiuntiva tra il 2027 e il 2035. Già nel prossimo biennio, stando alle dichiarazioni dello stesso Crosetto, sono previsti diciannove miliardi in più.

C’è anche un gioco di prestigio contabile. La Nato ha certificato per il 2026 una spesa italiana pari al 2,01 per cento del Pil, oltre 45 miliardi. Mil€x stima invece la spesa militare diretta in circa 33,9 miliardi, l’1,46 per cento. La differenza, circa undici miliardi, deriva dall’inclusione nel conteggio di voci come le pensioni dei militari in congedo e una parte della spesa per i Carabinieri. Il messaggio politico è chiaro: si gonfiano i numeri per soddisfare Washington e Bruxelles, e intanto si prepara il terreno per aumenti reali molto più consistenti.

E gli aumenti reali hanno una direzione precisa. Tra il 2010 e il 2026 l’Italia ha speso in armamenti e apparati militari oltre 429 miliardi di euro; i soli esercizi dal 2023 al 2026 valgono più di 46 miliardi in ordini di materiale bellico. L’espansione, osserva Mil€x, passa quasi interamente dall’acquisto di armi, a vantaggio dell’industria.

L’industria, appunto. Il 30 luglio Leonardo ha chiuso il primo semestre 2026 con un utile netto rettificato di 476 milioni di euro, più 74 per cento rispetto all’anno precedente, nuovi ordini per 16 miliardi, più 45 per cento, e un portafoglio ordini salito a circa 59 miliardi, sufficiente a coprire oltre due anni e mezzo di produzione. Il gruppo ha rivisto al rialzo le stime per l’intero anno. Nel frattempo ha completato l’acquisto del ramo difesa di Iveco per 1,6 miliardi.

Non c’è bisogno di teorie del complotto per capire che cosa sta accadendo. Basta mettere in fila i dati. Da una parte un’azienda a controllo pubblico che moltiplica i profitti, dall’altra un paese in cui, secondo lo stesso Eurispes, solo una famiglia su quattro riesce a risparmiare e otto italiani su dieci vedono i prezzi continuare a salire. Ogni miliardo destinato ai carri armati è un miliardo sottratto a ospedali, scuole, assistenza a chi non è autosufficiente. Non è uno slogan: è aritmetica di bilancio.

5. Un paese che non ci sta

Ed è qui che la figura del guerriero da salotto rivela tutta la sua solitudine. Gli italiani, nella loro grande maggioranza, non la pensano come lui. L’indagine Eurispes pubblicata a giugno 2026 nel Rapporto Italia registra che il 63,2 per cento è contrario al ripristino del servizio militare di leva, mentre nel 2024 la metà dei cittadini era favorevole. Solo il 27,1 per cento sosterrebbe un reclutamento obbligatorio tramite normativa straordinaria, e appena tre italiani su dieci chiedono più spesa per gli armamenti. Il 44,2 per cento considera le risorse destinate alla Difesa soprattutto un costo.

Il dato europeo è ancora più eloquente. Un sondaggio dello European Council on Foreign Relations condotto nel maggio 2026 in quindici paesi mostra che l’Italia è l’unico in cui la maggioranza si oppone a ulteriori spese militari: il 58 per cento è contrario, il 28 favorevole. Altrove il consenso al riarmo cresce; da noi no.

Sarebbe un errore leggere questo rifiuto come indulgenza verso il Cremlino. La stessa indagine Eurispes rileva che tre italiani su quattro, il 75,6 per cento, giudicano ingiustificabile l’invasione russa. Il punto è un altro: la maggioranza distingue tra la condanna di un’aggressione e l’accettazione della guerra come unico strumento per affrontarla. Il 61,8 per cento non crede che l’invasione dell’Ucraina sia il preludio ad attacchi russi in Europa. È un’opinione pubblica che non si lascia arruolare dalla paura, e che chiede di investire altrove.

Il problema democratico è evidente. Una classe dirigente che vota compatta l’aumento della spesa militare contro la volontà espressa della maggioranza dei cittadini non sta esercitando la leadership: sta esercitando un mandato ricevuto da qualcun altro. Dagli alleati, dai mercati, dai consigli di amministrazione.

6. La diplomazia che manca

Chi invoca la guerra rimuove anche un’altra verità: la via negoziale esiste, è fragile, ma l’Europa ha rinunciato a percorrerla da protagonista. Il 5 e 6 settembre gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono stati prima a Mosca, dove hanno avuto un colloquio di tre ore con Putin, e poi a Kiev. Witkoff ha parlato di progressi significativi verso un nuovo round trilaterale. Pochi giorni dopo, all’Assemblea generale dell’Onu, Sergej Lavrov ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare ma non sospenderà le operazioni militari durante i colloqui, mentre il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha sostenuto che non ci sono i presupposti per trattare, citando proprio la corsa europea agli armamenti.

Le posizioni di Mosca restano rigide e le sue richieste territoriali inaccettabili per Kiev: questo va detto con chiarezza. Ma è altrettanto chiaro che l’Unione europea si è ridotta a finanziatrice di armi e a spettatrice di trattative condotte da altri. Un continente che ha conosciuto due guerre mondiali, che ha costruito la propria identità sul rifiuto della guerra, oggi non ha un piano di pace da proporre. Ha soltanto un piano di spesa.

7. La domanda che nessuno fa ai guerrieri da salotto

L’articolo 11 della Costituzione non lascia spazio a equivoci: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’articolo 52 affida ai cittadini il sacro dovere della difesa della Patria. Nessuno dei due parla di prepararsi a conflitti preventivi in terre lontane, né di trasformare l’economia nazionale in un’economia di guerra. I padri costituenti avevano visto le fosse comuni, le città rase al suolo, i treni per la Russia che tornavano vuoti. Scrissero quelle parole perché non dovessimo rivederli.

Allora forse la domanda da rivolgere a chi, dalla sicurezza del proprio salotto, trova ragionevole una guerra con la Russia è molto semplice. Accompagneresti tuo figlio al distretto militare? Firmeresti tu l’ordine di chiamata per tuo nipote? Se la risposta è no, e quasi sempre lo è, allora la tua non è una posizione politica. È la disponibilità a spendere la vita degli altri.

La vera linea di frattura, in questi anni, non passa tra chi sta con Kiev e chi sta con Mosca. Passa tra chi la guerra la paga e chi la racconta, tra chi la combatte e chi ne incassa i dividendi, tra chi ha ancora memoria di cosa significhi e chi l’ha smarrita. Il fatto che la maggioranza degli italiani continui a dire no è una buona notizia. Ma una maggioranza silenziosa non basta, se chi decide ascolta solo il rumore delle tastiere e il suono dei bilanci. Tocca a noi rendere quel no udibile, organizzato, politico. Prima che qualcuno, un giorno, venga a bussare alla porta di casa con una lettera in mano.

Fonti

Oltre la Linea, In Ucraina, gli sforzi di reclutamento militare forzato sfociano nella violenza, 19 agosto 2026. https://oltrelalinea.news/in-ucraina-gli-sforzi-di-reclutamento-militare-forzato-sfociano-nella-violenza/

Radio Radio, La piaga dei prelievi forzati in Ucraina, settembre 2026. https://www.radioradio.it/2026/09/piaga-prelievi-forzati-ucraina/

Avvenire, L’Ucraina è stanca della caccia alle reclute. Il fronte fa sempre più paura, 22 giugno 2026. https://www.avvenire.it/mondo/pagine/l-ucraina-e-stanca-della-caccia-alle-reclute-la-mobilitazione-fa-paura

Sky TG24, Guerra Ucraina Russia, le ultime news di oggi 26 settembre, 26 settembre 2026. https://tg24.sky.it/mondo/2026/09/26/guerra-ucraina-russia-ultime-notizie-diretta

Agenzia Dire, Il Capo di Stato Maggiore francese avverte: il Paese si prepari a perdere i suoi figli in un eventuale conflitto, 22 novembre 2025. https://www.dire.it/22-11-2025/1198350-il-capo-di-stato-maggiore-francese-avverte-il-paese-si-prepari-a-perdere-i-suoi-figli-in-un-eventuale-conflitto/

Il Tempo, Dobbiamo essere pronti a perdere i nostri figli, scoppia la protesta per le parole del Capo di Stato Maggiore francese, 22 novembre 2025. https://www.iltempo.it/esteri/2025/11/22/news/-dobbiamo-essere-pronti-a-perdere-i-nostri-figli-scoppia-la-protesta-per-le-parole-del-capo-di-stato-maggiore-francese-45095873/

Il Sole 24 Ore, askanews, Perdere i nostri figli in guerra: il generale che scuote la Francia, 21 novembre 2025. https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/perdere-nostri-figli-guerra-generale-che-scuote-francia/AHjPmGtD

Adnkronos Eurofocus, Crosetto vuole reintrodurre la leva: ecco come cambierebbe il servizio militare in Italia, 1 dicembre 2025. https://eurofocus.adnkronos.com/sicurezza/crosetto-vuole-reintrodurre-la-leva-ecco-come-cambierebbe-il-servizio-militare-in-italia/

Euronews, Difesa: Crosetto rilancia su leva selezionata, scudo spaziale e cybersicurezza, 4 dicembre 2025. https://it.euronews.com/my-europe/2025/12/04/difesa-crosetto-rilancia-su-leva-selezionata-scudo-spaziale-e-cybersicurezza

Fanpage, Cos’è la leva militare volontaria proposta dal ministro Crosetto e chi sarebbe coinvolto, 28 novembre 2025. https://www.fanpage.it/politica/cose-la-leva-militare-volontaria-proposta-dal-ministro-crosetto-e-chi-sarebbe-coinvolto/

Emergency, QB Quotidiano Bellico, Torna la leva, prepariamoci a obiettare, 25 febbraio 2026. https://www.emergency.it/blog/qb-quotidiano-bellico/torna-la-leva-prepariamoci-a-obiettare-qb-quotidiano-bellico-del-25-febbraio-2026/

Serem, Leva militare 2026 in Italia: obbligo o scelta? Ecco il piano Crosetto, 13 marzo 2026. https://www.serem.it/leva-militare-2026-italia-piano-crosetto/

Il Giornale, Quei corpi di soldati italiani dispersi in Russia, 15 novembre 2024. https://www.ilgiornale.it/news/cronache/quei-corpi-soldati-italiani-dispersi-russia-1307088.html

Il Post, I cercatori di soldati morti, 25 gennaio 2014. https://www.ilpost.it/2014/01/25/russia-cadaveri-seconda-guerra-mondiale/

Civonline, Adnkronos, Difesa: sondaggio Izi, no bipartisan a più spese militari, 70% teme nuova guerra, 9 maggio 2025. https://www.civonline.it/news/italia-e-mondo/1302579/difesa-sondaggio-izi-no-bipartisan-a-piu-spese-militari-70-teme-nuova-guerra.html

Dusty Reviews, Dusty Phrases, sull’origine della locuzione Quos Deus vult perdere, prius dementat, 9 novembre 2025. https://dustyreviews.com/2025/11/09/dusty-phrases-114/

Osservatorio Mil€x, Per l’Italia arrivare al 5% di spesa militare costerebbe 500 miliardi, 8 luglio 2026. https://www.milex.org/2026/07/08/arrivare-al-5-costerebbe-oltre-500-miliardi/

Osservatorio Mil€x, Spese militari italiane: mezzo trilione pagato dal 2010 e quasi 500 miliardi in più da qui al 2035, 23 luglio 2026. https://www.milex.org/2026/07/23/spese-militari-italiane-mezzo-trilione-pagato-dal-2010-e-quasi-500-miliardi-in-piu-da-qui-al-2035/

Osservatorio Mil€x, Il 2% dell’Italia certificato dalla NATO? Operazione contabile, non (per ora) aumento reale di spesa militare, 27 marzo 2026. https://www.milex.org/2026/03/27/il-2-dellitalia-certificato-dalla-nato-operazione-contabile-non-per-ora-aumento-reale-di-spesa-militare/

Altreconomia, L’aumento della spesa militare (specie degli acquisti di armi) è strutturale e non episodico, 27 luglio 2026. https://altreconomia.it/laumento-della-spesa-militare-specie-degli-acquisti-di-armi-e-strutturale-e-non-episodico/

Leonardo, comunicato stampa, Il Cda approva i risultati del primo semestre 2026, 30 luglio 2026. https://www.emarketstorage.it/sites/default/files/comunicati/2026-07/20260730_187549.pdf

Teleborsa, Leonardo rivede al rialzo la guidance 2026 includendo anche il contributo di IDV, 30 luglio 2026. https://www.teleborsa.it/AMP/News/2026/07/30/leonardo-rivede-al-rialzo-la-guidance-2026-includendo-anche-il-contributo-di-idv-269.html

Money.it, Azioni Leonardo volano post utili e guidance, luglio 2026. https://www.money.it/focus-ssu-azioni-leonardo-post-utili-e-guidance-tutti-i-numeri-sul-contributo-della-grande-preda-conquistata

L’Eurispes, Gli italiani dicono no alla guerra: meno soldi per le armi, no alla leva obbligatoria, Rapporto Italia 2026, 23 giugno 2026. https://www.leurispes.it/gli-italiani-e-i-conflitti-internazionali-leva-obbligatoria/

La Notizia, Sondaggi politici, gli italiani bocciano il riarmo: siamo l’unico Paese europeo contrario all’aumento delle spese militari (sondaggio ECFR, maggio 2026), 11 giugno 2026. https://www.lanotiziagiornale.it/sondaggi-politici-gli-italiani-bocciano-il-riarmo-siamo-lunico-paese-europeo-contrario-allaumento-delle-spese-militari/

Tutti Europa Ventitrenta, Ucraina-Russia, il ritorno ai negoziati e lo stallo diplomatico, 19 settembre 2026. https://tuttieuropaventitrenta.eu/2026/09/19/a-trump-e-a-putin-serve-la-capitolazione-ucraina/

ANSA, Ucraina, Lavrov: pronti ai negoziati, ma senza sospendere le ostilità, 23 settembre 2026. https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/23/ucraina-lavrov-pronti-ai-negoziati-ma-senza-sospendere-le-ostilita.-rubio-putin-invitato_46f75301-5acd-49dc-8d3d-ddd89aa8bcdc.html

Il Fatto Quotidiano, Guerra in Ucraina, Russia rifiuta negoziati di pace: Trump apre ai missili Patriot, 23 settembre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/23/guerra-ucraina-russia-negoziati-patriot-notizie/8515454/

Costituzione della Repubblica Italiana, articoli 11 e 52, Senato della Repubblica. https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione

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