Il bollo in regalo, il sangue a pagamento

Dal 21 settembre il nuovo tariffario nazionale fa pagare di più visite ed esami a chi non è esente, mentre il Governo stanzia oltre 2,3 miliardi per sospendere il bollo auto nell’anno delle elezioni. Anatomia di uno scambio diseguale nato dai ricorsi della sanità privata accreditata.

1. Cinquanta centesimi e una lunga fila

Alle sette del mattino, davanti a qualunque punto prelievi di un distretto sanitario italiano, la fila ha sempre la stessa composizione. Anziani con la cartellina delle analisi sotto il braccio, donne che hanno chiesto un permesso al lavoro, persone con malattie croniche che ripetono quel percorso ogni due o tre mesi, qualcuno accompagnato da un figlio o da un’assistente familiare. Da lunedì 21 settembre, per chi tra loro non ha un’esenzione, il gesto più elementare della medicina, l’ago che entra in vena, costa di più: la tariffa del prelievo di sangue venoso passa da 3,80 a 4,30 euro. Cinquanta centesimi. Una cifra che chi governa considera irrilevante, e che proprio per questo dice molto.

Nello stesso settembre in cui lo Stato ha ritoccato verso l’alto il prezzo del prelievo, dell’elettrocardiogramma e della prima visita cardiologica, il Consiglio dei ministri ha deciso di rinunciare a oltre 2,3 miliardi di euro di bollo auto per il 2027, l’anno in cui gli italiani torneranno alle urne. Con una mano si concede, con l’altra si toglie: è la formula con cui Federconsumatori ha denunciato l’operazione. Ma la formula, da sola, non basta. Bisogna capire da dove nasce questo aumento, chi lo ha provocato, chi ne trae vantaggio e chi lo paga. Perché dietro cinquanta centesimi c’è un’intera idea di sanità.

2. Che cosa è cambiato davvero

Conviene partire dai fatti, con precisione, perché la propaganda si nutre anche dell’imprecisione di chi la combatte. Il decreto del ministero della Salute, adottato di concerto con il ministero dell’Economia, ha ottenuto l’intesa della Conferenza Stato-Regioni il 23 luglio 2026, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre ed è operativo dal 21. Aggiorna le tariffe massime con cui il Servizio sanitario nazionale remunera le strutture, pubbliche e private accreditate, che erogano prestazioni per suo conto. Le voci ritoccate sono 448 nella specialistica ambulatoriale, su circa 2.108, e 222 nel nomenclatore dell’assistenza protesica, su 1.063. L’aumento medio delle tariffe modificate è del 5,8 per cento, mentre oltre otto prestazioni su dieci restano invariate.

Qualche esempio aiuta a misurare il cambiamento. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale da 33,60 a 38 euro. L’agoaspirato della mammella, esame decisivo nella diagnosi dei tumori al seno, passa da 31,25 a 36,50 euro. L’elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05. Restano invece ferme la visita specialistica di controllo, la radiografia del torace e molti esami di laboratorio di uso comune, come emocromo, glicemia e colesterolo.

La tariffa, però, non coincide sempre con il ticket. Chi non è esente paga di norma un importo pari alla tariffa, ma entro il tetto nazionale di 36,15 euro per ricetta, con le variazioni introdotte dai singoli sistemi regionali. Per questo il ministero stima il costo aggiuntivo per i cittadini in circa 27 milioni di euro l’anno, a fronte di una maggiore spesa pubblica complessiva di 210,7 milioni: 183,1 per la specialistica e 27,6 per la protesica. Va detto con onestà che per l’assistenza protesica su misura non è previsto ticket: l’aggiornamento di quei 222 codici pesa sui bilanci pubblici, non direttamente sulle persone con disabilità. Il colpo sui cittadini arriva dalla specialistica. La legge di bilancio aveva già destinato a questo aggiornamento 100 milioni per il 2026 e 183 milioni l’anno dal 2027.

Sono cifre che il Governo presenta come contenute, e in termini assoluti lo sono. Il problema sta altrove: nella direzione della scelta, in chi l’ha provocata e in chi finisce per pagarla.

3. Il prezzo della salute scritto nei tribunali

Il nuovo tariffario non nasce da una riflessione sui bisogni di salute della popolazione. Nasce da un contenzioso. Il decreto del 25 novembre 2024, che doveva finalmente accompagnare l’entrata in vigore dei nuovi Livelli essenziali di assistenza definiti nel 2017, era stato impugnato da laboratori di analisi, poliambulatori, case di cura e associazioni di categoria della sanità privata convenzionata, che giudicavano troppo basse le remunerazioni. Con la sentenza n. 16399 del 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha annullato quel decreto per difetto di istruttoria. Secondo i giudici le tariffe erano state costruite confrontando valori già presenti nei tariffari regionali, anziché su una rilevazione aggiornata dei costi, e senza motivare lo scostamento dalle indicazioni metodologiche dell’Agenas. Per non lasciare il sistema senza riferimenti, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di un anno. Il ministero ha rifatto i conti, e i conti sono tornati più alti.

Il Tar non ha stabilito che i privati dovessero essere pagati di più: ha giudicato inadeguato il metodo con cui le cifre erano state determinate. Nella pratica politica, però, il risultato è stato questo. La pressione della sanità privata accreditata ha ottenuto un tariffario più generoso, e una parte del conto è stata girata a chi si mette in fila per un prelievo. La partita, peraltro, non è chiusa: nei giorni scorsi lo stesso Tar ha respinto la richiesta di sospensione urgente del nuovo decreto, presentata da quasi duecento tra laboratori, centri di ricerca, case di cura e istituti medici privati. Anche le nuove tariffe, per loro, non bastano.

Qui si trova il nodo che nessun comunicato ministeriale nomina. Quando una quota crescente di visite ed esami viene erogata da soggetti privati per conto del pubblico, la tariffa smette di essere un parametro tecnico e diventa il terreno su cui si contratta il margine di guadagno. Più il pubblico arretra, per il blocco delle assunzioni, la carenza di personale, gli ambulatori chiusi di pomeriggio, più il privato accreditato diventa indispensabile e più acquista forza negoziale. È il meccanismo della privatizzazione silenziosa: il servizio pubblico non viene venduto, viene svuotato, e poi si paga caro chi ne occupa lo spazio.

4. Il bollo e il ticket: due misure, una scelta

Il 16 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge 162/2026, che per il 2027 esenta dal bollo le auto a benzina, gasolio o ibride fino a 80 kW e, in alternativa, i motocicli, con un solo veicolo agevolato per persona. Il bollo è un tributo regionale che nel complesso vale circa 7 miliardi di euro l’anno; l’esenzione ne cancella solo una parte, quella dei veicoli esentati, e per compensarla il decreto trasferisce alle Regioni 2.293,5 milioni per il 2027, su un costo complessivo della misura stimato in 2,362 miliardi. La presidente del Consiglio ha rivendicato la misura con una frase che vale più di un programma: «Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà». Nel dicembre 2025, dal palco di Atreju, aveva deriso la stessa proposta quando la avanzava un candidato dell’opposizione in Calabria. Oggi, a pochi mesi dalle elezioni politiche, la misura è finanziata per un solo anno, e la promessa di renderla strutturale è rinviata alla prossima legge di bilancio.

Mettiamo le cifre una accanto all’altra. Oltre due miliardi e trecento milioni per un anno di bollo sospeso; ventisette milioni l’anno di nuovi ticket. La prima somma vale circa ottantacinque volte la seconda. Sarebbe bastata una frazione minima dello stanziamento elettorale per neutralizzare del tutto l’aumento a carico dei cittadini che si curano. Non è stato fatto. Non per mancanza di risorse, ma per una scelta di priorità: si restituisce qualcosa a chi possiede un’utilitaria, e questo si vede nelle urne; si chiede qualcosa in più a chi ha bisogno di un cardiologo, che nelle urne non si presenta come categoria organizzata.

C’è poi una differenza di natura, oltre che di scala. L’esenzione dal bollo è un beneficio distribuito a pioggia che premia il possesso di un bene. Il ticket è un prelievo sulla malattia, che colpisce nel momento della fragilità. Che il Governo presenti la prima come alternativa alla tassazione dei grandi patrimoni è rivelatore: in questo schema la redistribuzione non va mai dall’alto verso il basso, ma si muove in orizzontale tra ceti medi e popolari, togliendo a chi si ammala per restituire a chi guida.

C’è poi un terzo termine di paragone, e completa il quadro. Secondo l’Osservatorio Mil€x, nel 2026 la spesa militare italiana raggiunge il record di 33,9 miliardi di euro, oltre 13 dei quali destinati all’acquisto di nuovi armamenti, mentre i programmi già approvati impegnano più di 130 miliardi nei prossimi quindici anni. Al vertice Nato di Ankara il Governo ha confermato la rotta verso il 5 per cento del Pil entro il 2035: il ministro Crosetto ha annunciato 19 miliardi aggiuntivi tra il 2027 e il 2028, e Mil€x stima che l’intero percorso possa costare quasi 500 miliardi in più entro il 2035.

Nel linguaggio di governo, la spesa per le armi è un investimento, una garanzia di sicurezza, un volano industriale. La spesa per la salute è un costo da contenere, un tetto da rispettare, una compartecipazione da chiedere. Il bollo diventa un regalo, il prelievo di sangue una tariffa, il sistema d’arma un investimento. I 27 milioni di nuovi ticket corrispondono a circa sette ore della spesa militare italiana di quest’anno. Non è una questione di conti, ma di gerarchie: si decide che cosa merita il nome di sicurezza. E un Paese in cui milioni di persone rinunciano a curarsi non diventa più sicuro perché compra più armamenti.

5. La media che nasconde i malati

Secondo quanto riferisce Federconsumatori, il ministero ha rassicurato parlando di un’incidenza media annua di circa un euro e cinquanta a cittadino. Non sono riuscito a rintracciare il documento ministeriale che riporta quel numero, e lo tratto dunque come dichiarazione riferita. Ma anche se fosse esatto, resterebbe un’astrazione. Le medie funzionano bene per chi non si ammala. Il costo di un aumento del ticket non si spalma sulla popolazione: si concentra su chi ha bisogno di esami ripetuti, di controlli cardiologici, di accertamenti per un sospetto tumore. Su chi, per età o per condizione, entra ed esce dagli ambulatori.

E si concentra soprattutto su una fascia che le statistiche faticano a vedere: i non esenti che vivono appena sopra le soglie. Il pensionato con un reddito familiare di poco superiore al limite per l’esenzione; il lavoratore precario; la persona con una malattia cronica esente per la propria patologia ma non per gli accertamenti che non vi rientrano. Per loro ogni ricetta è una voce di bilancio, e ogni voce di bilancio può trasformarsi in una rinuncia.

La rinuncia non è un’ipotesi. Secondo l’Istat, nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone, il 9,9 per cento della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o un esame di cui avevano bisogno; l’anno prima erano 4,5 milioni. Le liste d’attesa sono la causa principale, indicata dal 6,8 per cento, ma i motivi economici riguardano il 5,3 per cento, circa 3,1 milioni di persone, una quota in crescita costante dal 2022. Nello stesso anno la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie ha superato i 41 miliardi, all’interno di una spesa privata complessiva di oltre 47 miliardi. Quanto ai ticket, le stime per il 2024 vanno dai 2,4 miliardi indicati da Federconsumatori ai quasi 2,8 miliardi ricostruiti su dati della Corte dei conti includendo farmaci e pronto soccorso, con una crescita del 5 per cento sull’anno precedente.

Dentro questo quadro, anche un aumento marginale smette di essere marginale. Si aggiunge a un sistema in cui chi può paga il privato per saltare la fila e chi non può aspetta, oppure rinuncia. Ogni euro di compartecipazione in più sposta qualcuno dal primo gruppo al secondo, e qualcun altro dal secondo alla rinuncia.

6. Un Paese a più velocità

L’aumento nazionale cade su un territorio già diviso. In Calabria fanno da sfondo sedici anni di piano di rientro e l’ultimo posto nella garanzia dei Livelli essenziali di assistenza; secondo la Federconsumatori regionale, nel 2023 i ticket hanno pesato sui calabresi per 78 milioni. In Basilicata, Spi Cgil e Federconsumatori segnalano che dal 1° ottobre scatta anche una quota di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche, introdotta dalla Regione per contenere lo sforamento della spesa: per un anziano non esente che vive nei comuni interni significa sommare ticket farmaceutico, ticket specialistico e costi di viaggio verso Potenza o Matera. Nelle regioni del Nord, all’opposto, i dati della Corte dei conti mostrano una spesa pro capite per ticket che nelle regioni a statuto ordinario è il doppio di quella del Mezzogiorno.

Ne esce un mosaico in cui il diritto alla salute dipende dal codice di avviamento postale. È l’anticipazione concreta di ciò che l’autonomia differenziata renderebbe strutturale: venti sanità diverse, ciascuna con i propri ticket, le proprie quote aggiuntive, le proprie liste d’attesa, e un principio di uguaglianza ridotto a formula scritta sulla carta.

7. Una tassa sulla malattia

L’articolo 32 della Costituzione definisce la salute fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. L’articolo 3 impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto l’uguaglianza dei cittadini. La legge 833 del 1978, istituendo il Servizio sanitario nazionale, aveva tradotto quei principi in un sistema universale finanziato dalla fiscalità generale, in cui ciascuno contribuisce secondo le proprie possibilità e riceve secondo i propri bisogni. Il ticket, nato come strumento per moderare la domanda, è diventato nel tempo qualcosa di diverso: una fonte di entrata che sposta una parte del finanziamento dalla fiscalità progressiva al momento della malattia.

La vicenda del tariffario lo mostra con una chiarezza quasi didattica. Da una parte un settore privato che, attraverso ricorsi e pressioni, ottiene remunerazioni più alte per prestazioni pubbliche. Dall’altra uno Stato che non trova le risorse per assorbire per intero il costo, ma le trova per una misura fiscale a ridosso del voto. In mezzo, chi si ammala, chiamato a pagare la differenza. Nessuno ha dovuto rinunciare a nulla, tranne loro: non i margini della sanità privata accreditata, non i grandi patrimoni, non i profitti straordinari che la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente torna a concentrare in poche mani. Si sceglie ancora una volta la base più ampia e più debole, perché è quella che fa meno rumore.

Chiamarla una piccola misura tecnica significa accettare il linguaggio di chi l’ha scritta. È invece un atto politico coerente con una tendenza di lungo periodo: finanziare la sanità pubblica sempre meno rispetto ai bisogni, delegare al privato ciò che il pubblico non riesce più a garantire e scaricare sulle famiglie la differenza. I cinquanta centesimi in più sul prelievo sono la punta visibile di questo processo.

8. La cura non è un costo

Per questo la vicenda dei nuovi ticket non è un episodio isolato, ma una delle ragioni per cui è nata la campagna nazionale «La cura non è un costo. È un diritto!». È una raccolta firme che, dal 1° settembre 2026 al 31 gennaio 2027, chiede a parlamentari, consiglieri regionali ed eletti di ogni schieramento di sottoscrivere sette impegni precisi e verificabili. Al centro c’è esattamente ciò di cui parla questo articolo: la ricostruzione di un Servizio sanitario nazionale realmente pubblico e universale, capace di garantire visite ed esami nei tempi e nei luoghi in cui servono, senza che sia il reddito a decidere chi si cura e chi rinuncia.

Gli altri impegni tengono insieme ciò che il tariffario separa: un sistema nazionale per la non autosufficienza, la tutela delle persone con disabilità e il riconoscimento dei caregiver familiari, la valorizzazione del lavoro di infermieri e medici, il diritto alla vita indipendente, il contrasto alle disuguaglianze territoriali e all’autonomia differenziata. Sono le stesse persone che abbiamo incontrato in fila al punto prelievi: l’anziano che ha bisogno di controlli frequenti, la donna che attende un agoaspirato, il malato cronico, la persona con disabilità e chi ogni giorno se ne prende cura. Per loro la sanità non è un capitolo di spesa da ottimizzare, ma la condizione per continuare a vivere con dignità.

La campagna nasce dal libro «La cura negata. Anatomia dell’abbandono», scaricabile gratuitamente all’indirizzo https://mariosommella.com/wp-content/uploads/2026/08/la-cura-negata.pdf, che ricostruisce come si è arrivati a questo punto e perché la direzione può essere invertita. La petizione si firma su Change.org all’indirizzo https://c.org/N8rPmcjshB. Firmarla significa trasformare l’indignazione per cinquanta centesimi in una richiesta politica scritta, che chi siede nelle istituzioni dovrà accettare o respingere pubblicamente, prima delle elezioni del 2027 e dopo.

Resta una domanda, ed è la più semplice. Quanto vale, per chi governa, la salute di chi non ha voce organizzata? Questo settembre ha dato una risposta precisa: meno di un bollo auto. Sta a noi dimostrare che è una risposta sbagliata, e che la cura, prima di essere un costo, è il modo in cui una comunità decide se lasciare indietro qualcuno oppure no.

Fonti

Federconsumatori, «Salute: il Governo persiste, con una mano dà e con l’altra toglie. Risparmieremo sul bollo, ma pagheremo 27 milioni di euro di nuovi ticket», federconsumatori.it, settembre 2026. https://federconsumatori.it/salute-il-governo-persiste-con-una-mano-da-e-con-laltra-toglie-risparmieremo-sul-bollo-ma-pagheremo-27-milioni-di-euro-di-nuovi-ticket/

Redazione, «Ticket maggiorati anche sul sangue, la stangata per i calabresi», Corriere della Calabria, 22 settembre 2026. https://www.corrieredellacalabria.it/2026/09/22/ticket-maggiorati-anche-sul-sangue-la-stangata-per-i-calabresi/

Redazione, «Ticket sanitari, Federconsumatori: Risparmieremo sul bollo, ma pagheremo 27 milioni di euro in più», Help Consumatori, 23 settembre 2026. https://www.helpconsumatori.it/ticket-sanitari-federconsumatori-risparmieremo-sul-bollo-ma-pagheremo-27-milioni-di-euro-in-piu/

Spi Cgil Basilicata e Federconsumatori Basilicata, «Con una mano tolgono il bollo, con l’altra mettono i ticket», SassiLive, settembre 2026. https://www.sassilive.it/cronaca/pubblica-utilita/spi-cgil-basilicata-e-federconsumatori-basilicata-con-una-mano-tolgono-il-bollo-con-laltra-mettono-i-ticket-su-tutte-le-visite-mediche-e-il-prelievo-del-sangue-per-i-lucani-doppia-stangata-anc/

Michelangelo Mecchia, «Sanità, nuove tariffe dal 21 settembre: quanto aumentano i costi di visite ed esami e cosa cambia per i ticket», Fanpage.it, 18 settembre 2026, aggiornato il 21 settembre 2026. https://www.fanpage.it/politica/sanita-nuove-tariffe-dal-21-settembre-quanto-aumentano-i-costi-di-visite-ed-esami-e-cosa-cambia-per-i-ticket/

Ansa, «Visite ed esami, scattano aumenti per i ticket sanitari», ansa.it, 21 settembre 2026. https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/09/21/in-vigore-da-oggi-le-nuove-tariffe-di-rimborso-per-600-prestazioni-sanitarie_8076e174-e236-4e94-95b5-afd6678fb45c.html

Today.it, «Rincaro ticket sanitari: costi di visite ed esami», settembre 2026. https://www.today.it/salute/rincaro-ticket-sanitari-costi-visite-esami.html

Dequo, «Aumento ticket sanitario: le nuove tariffe del SSN», settembre 2026. https://www.dequo.it/articoli/aumento-ticket-sanitario

Stato Quotidiano, «Sanità, scattano le nuove tariffe per visite ed esami: aumenti per ticket, prelievi e prestazioni», 22 settembre 2026. https://www.statoquotidiano.it/22/09/2026/sanita-scattano-le-nuove-tariffe-per-visite-ed-esami/1351591/

Quotidiano Sanità, «Lea. Tar Lazio annulla il nuovo tariffario per l’assistenza specialistica. Ma resta in vigore per un anno per evitare il caos nel sistema sanitario», 2025. https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/lea-tar-lazio-annulla-il-nuovo-tariffario-per-l-assistenza-specialistica-ma-resta-in-vigore-per-un-anno-per-evitare-il-caos-nel-sistema-sanitario/

Quotidiano Sanità, «Specialistica ambulatoriale e protesica. Tar Lazio respinge sospensione urgente: le nuove tariffe restano in vigore», settembre 2026. https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/specialistica-ambulatoriale-e-protesica-tar-lazio-respinge-sospensione-urgente-le-nuove-tariffe-restano-in-vigore/

Il Post, «Il governo ha sospeso il bollo per auto e moto», 16 settembre 2026. https://www.ilpost.it/2026/09/16/governo-sospensione-bollo-auto-moto-2027/

Il Post, «Cosa pensava l’anno scorso Giorgia Meloni dell’esenzione dal bollo auto», 16 settembre 2026. https://www.ilpost.it/2026/09/16/cosa-pensava-meloni-del-bollo-auto/

Il Fatto Quotidiano, «Bollo auto abolito per veicoli fino a 80 kW: la misura dal 2027», 16 settembre 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/16/bollo-auto-abolizione-meloni-2027-notizie/8508497/

Fiscomania, «Bollo auto 2027: abolizione o esenzione? Chi non paga con il D.L. 162/2026», settembre 2026. https://fiscomania.com/sospensione-bollo-auto/

Agenzia Dire, «Il bollo auto vale 7 miliardi di euro l’anno, per le Regioni. Chi li coprirà?», 16 settembre 2026. https://www.dire.it/16-09-2026/1267379-il-bollo-auto-vale-7-miliardi-di-euro-lanno-per-le-regioni-chi-li-coprira/

Pubblica Now, «Bollo auto, l’abolizione continua a far discutere. Come si è arrivati al provvedimento e cosa prevede», 19 settembre 2026. https://www.pubblicanow.it/2026/09/19/bollo-auto-labolizione-continua-a-far-discutere-come-si-e-arrivati-al-provvedimento-e-cosa-prevede/

Osservatorio Mil€x sulle spese militari italiane, «Per l’Italia arrivare al 5% di spesa militare costerebbe 500 miliardi», 8 luglio 2026. https://www.milex.org/2026/07/08/arrivare-al-5-costerebbe-oltre-500-miliardi/

Famiglia Cristiana, «Italia, corsa al 5% Nato: la spesa militare può costare 500 miliardi», luglio 2026. https://www.famigliacristiana.it/attualita/mondo/spesa-armi-italia-5-per-cento-nato-costo-500-miliardi-stima-milex-uu522xmu

Quotidiano Sanità, «Liste d’attesa, personale in crisi, rinuncia alle cure e fuga dei pazienti fuori regione. Dall’Istat la fotografia di una sanità italiana che è sotto stress», luglio 2026. https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/liste-dattesa-personale-in-crisi-rinuncia-alle-cure-e-fuga-dei-pazienti-fuori-regione-dallistat-la-fotografia-di-una-sanita-italiana-che-e-sotto-stress/

Fondazione Gimbe, report sulle liste d’attesa, ripreso da Insalutenews, «Liste d’attesa nel caos: 6 milioni di italiani rinunciano alle cure», 11 giugno 2025. https://www.insalutenews.it/in-salute/liste-dattesa-nel-caos-6-milioni-di-italiani-rinunciano-alle-cure-decreti-attuativi-ancora-al-palo-report-gimbe/

Lente Pubblica, elaborazione su dati Istat, sistema dei conti della sanità e indicatori Bes 2024. https://lentepubblica.it/?p=426901

Quotidiano Sanità, «Ticket. Dai farmaci alle visite la spesa per gli italiani torna a salire e raggiunge i 2,8 miliardi», su dati della Corte dei conti. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/ticket-dai-farmaci-alle-visite-la-spesa-per-gli-italiani-torna-a-salire-e-raggiunge-i-miliardi-arrivando-quasi-ai-livelli-pre-pandemia/

Costituzione della Repubblica italiana, articoli 3 e 32.

Legge 23 dicembre 1978, n. 833, Istituzione del Servizio sanitario nazionale.

Mario Sommella, «La cura negata. Anatomia dell’abbandono», autopubblicazione, 2026. https://mariosommella.com/wp-content/uploads/2026/08/la-cura-negata.pdf

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