Quando ascolto Roger Waters, sento un uomo che ha trasformato la musica in strumento di scavo morale, in macchina da guerra culturale per denunciare ingiustizie e schiavitù moderne. Nel suo ultimo tour This Is Not a Drill, quell’intenzione è più viva che mai, precisa, acuminata — un intervento politico e artistico senza compromessi.
Uno show che è battaglia: This Is Not a Drill
“Se siete fra quelli che amano i Pink Floyd, ma non sopportano le prese di posizione politiche di Roger, potete andarvene a fanculo al bar”. Con queste parole Waters apre il suo concerto. Non un’introduzione di circostanza, ma un avvertimento: qui non c’è spazio per la neutralità. Chi resta in sala sa che vivrà un’esperienza che è al tempo stesso musica e battaglia.
This Is Not a Drill non è semplicemente un concerto: è un manifesto visivo e sonoro. Il palco diventa uno schermo di resistenza, dove immagini di mondi devastati e popoli oppressi si mescolano alla musica in estasi. Il “bombardamento visivo” è parte integrante dello spettacolo: non sei spettatore passivo, sei chiamato in causa.
Non è nuova per lui l’idea di mescolare arte e lotta: già nel tour Us + Them aveva fatto esplodere immagini critiche contro Trump e il complesso militare-industriale. Ma qui, con This Is Not a Drill, sembra aver portato la sintesi definitiva della sua visione artistica-politica.
Il politico, l’intellettuale, l’artista in guerra
Waters non è un rocker che “fa politica”: è un guerriero che usa la musica come piattaforma. “Ho avuto molto successo, ho guadagnato bene e mi sono divertito molto. Questo mi ha aiutato ad acquisire la libertà di esprimere i miei sentimenti”, racconta. E quella libertà la usa per schierarsi senza paura.
Il suo appoggio al popolo palestinese, la sua adesione al movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions) contro Israele, le sue critiche all’imperialismo – tutto è coerente con una visione anti-coloniale e umanista. Quando mostra il video Collateral Murder nei suoi concerti, non sta solo “denunciando”: sta portando la guerra nel cuore del palco, costringendo lo spettatore a guardare.
Quando cita aziende – Palantir, Lockheed, Chevron, Exxon – nella sua canzone Sumud, sta puntando il dito verso i profittatori del conflitto. Non è complotto: è la struttura del potere nella nostra epoca.
Ed è proprio su questo che Waters si ricollega al lavoro della relatrice speciale ONU Francesca Albanese. “Viviamo in tempi molto difficili e grazie al cielo abbiamo persone come Francesca Albanese che lottano per noi”, ha detto, sottolineando come il suo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” abbia ispirato i suoi testi. Una connessione che conferma quanto la sua arte sia intrecciata con le battaglie per la verità.
Il suo impegno non è solo simbolico: supporta Julian Assange, difende le comunità indigene contro oleodotti (come in Dakota), si schiera per la sanità pubblica in Italia. Non lascia mai che l’arte resti confinata al palco: è vita, è carne.
Flotilla, media, visibilità: l’azione come simbolo
La Global Sumud Flotilla, che mira a rompere il blocco su Gaza portando aiuti umanitari, è un episodio che incarna perfettamente l’idea di attivismo che Waters sostiene: non basta denunciare, bisogna muovere le navi, far vedere gli eventi.
“Applaudo alla flotilla con tutto il cuore”, dice. Sì, è probabile che molte (se non tutte) le imbarcazioni vengano intercettate, arrestate o peggio. “Sai, non è accaduto nulla quando le forze speciali israeliane hanno ucciso tutte quelle persone sulla Mavi Marmara nel 2010. Probabilmente arresteranno tutti”. Ma l’impatto mediatico conta: l’opinione pubblica si sveglia guardando quelle barche in mezzo al mare sotto fuoco. L’azione simbolica può scatenare una pressione che le parole da sole non riescono a ottenere.
Critiche, repressione, processo: il prezzo dell’essere scomodo
Non poteva mancare il contorno di conflitti che attorniano Waters: accuse di antisemitismo, cancellazioni di concerti, minaccia di processi. In Regno Unito, ha potuto essere incriminato per aver sostenuto Palestine Action, un movimento ora vietato. In Germania, le autorità hanno tentato di vietare suoi spettacoli, citando simboli “nazisti” usati in chiave satirica. Negli Stati Uniti, la lobby filoisraeliana ha convinto il proprietario della Sphere di Las Vegas a cancellare il suo progetto per The Wall.
Waters lo dice senza giri di parole: “A volte si paga un prezzo per l’empatia. Avrei dovuto fare il mio spettacolo alla Sphere, avevo investito soldi, ma la lobby israeliana l’ha cancellato. È incredibile quanto sia vasta la loro influenza. Ma mio Dio, cosa si ottiene in cambio. Non sono in grado di spiegare la sensazione positiva di provare quell’amore nel preoccuparti per gli altri e per la verità”.
Guerra e profitto: il meccanismo che divora
Waters non smette di colpire i nervi scoperti. “La guerra è un racket, un affare da cui si ricavano enormi fortune”, ricorda citando il generale Smedley Butler. E aggiunge: “È un modo per rubare soldi ai poveri e darli ai ricchi. Ecco perché ci sono miliardari come Bezos, Musk, Zuckerberg, mentre altri muoiono di fame”.
La denuncia è radicale: dietro la guerra non ci sono valori, ma margini di profitto. L’economia neoliberista, secondo Waters, ha trasformato l’avidità in virtù, e la propaganda riesce persino a convincere i poveri a sostenere un sistema che li spoglia.
“Perché pensi che ci siano più carcerati negli Stati Uniti che in qualsiasi altro paese al mondo?”, domanda. “Perché ci sono soldi in ballo. Fondamentalmente non hanno mai abolito la schiavitù: i criminali devono lavorare gratis. Si può fare profitto quasi con tutto e se si riesce a farlo allora stai costruendo un grande paese dove i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri”.
È una radiografia spietata della società americana, dove persino le prigioni diventano industrie e la libertà è ridotta a slogan patriottici dietro cui prosperano disuguaglianza e violenza.
Rabbia, perseveranza, verità: il credo di Waters
Nonostante gli ostacoli, Waters non arretra. “Ogni giorno faccio almeno una cosa”, spiega. “Non posso prendere un fucile e andare in Palestina, ma faccio tutto ciò che posso per incoraggiare i nostri governi a fare la cosa giusta”.
Il suo è un metodo: un’azione al giorno, un impegno costante, un passo per volta. È disciplina e resistenza, non retorica. “È solo dicendo la verità e agendo di conseguenza che possiamo esprimere il nostro amore per i nostri fratelli e sorelle”, scrive anche nel prologo del suo memoir.
Per lui l’amore e la verità sono la bussola morale che manca ai governi: “Il grande vantaggio che voi della flotilla avete rispetto all’Idf e all’intero Stato di Israele è che avete una bussola morale da seguire. Noi sì, loro no”.
È un messaggio semplice e potentissimo: la politica, l’arte e la vita si fondono in un’unica direzione. Roger Waters continua a ricordarci che senza amore, senza giustizia, senza verità, la nave del mondo naviga verso gli scogli.
Fonti
• Wikipedia – Roger Waters: biografia, attività politica e controversie
https://en.wikipedia.org/wiki/Roger_Waters
• Wikipedia – This Is Not a Drill (tour): dettagli e concept dello spettacolo
https://en.wikipedia.org/wiki/This_Is_Not_a_Drill
• Palestine Chronicle – intervista esclusiva a Roger Waters
https://www.palestinechronicle.com/roger-waters-speaks-out-on-gaza-humanity-and-the-power-of-art-in-exclusive-floodgate-interview/
• Euronews – possibili accuse a Roger Waters per sostegno a Palestine Action
https://www.euronews.com/culture/2025/07/09/former-pink-floyd-roger-waters-faces-possible-prosecution-over-support-for-palestine-actio
• The Guardian – BMG interrompe i rapporti con Roger Waters
https://www.theguardian.com/music/2024/jan/30/bmg-pink-floyd-roger-waters-antisemitic-comments
• Relazione ONU di Francesca Albanese – “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”
https://www.ohchr.org/en/documents/thematic-reports/a78276-economic-dimension-israeli-occupation-palestinian-territory
• Freedom Flotilla Coalition / Global Sumud Flotilla: comunicati e aggiornamenti
https://freedomflotilla.org/
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