Complicità d’Europa: il silenzio che gronda sangue. I giuristi di JURDI trascinano l’Ue davanti alla giustizia

quando l’inazione è un crimine

L’Unione Europea potrebbe presto trovarsi sul banco degli imputati. Non per atti commessi, ma per quelli colpevolmente omessi. Il ricorso presentato dai giuristi dell’associazione JURDI – Avvocati per il Diritto Internazionale alla Corte di Giustizia dell’Ue rappresenta un fatto senza precedenti: per la prima volta due istituzioni comunitarie – Commissione e Consiglio – rischiano un processo per aver voltato le spalle al diritto internazionale e ai propri stessi trattati di fondazione, restando immobili di fronte a quello che molti giuristi e osservatori definiscono apertamente genocidio in atto a Gaza.

Una denuncia pesantissima che non arriva da frange estremiste o ONG militanti, ma da accademici, penalisti internazionali e consulenti della Corte Penale Internazionale. E che pone una domanda semplice ma ineludibile: quante vite palestinesi devono ancora essere spezzate prima che l’Europa smetta di guardare altrove?

L’articolo 265 del Trattato UE: il cuore dell’accusa

Il fondamento giuridico del ricorso depositato da JURDI è l’articolo 265 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Questo articolo consente di intentare causa contro un’istituzione dell’Unione quando, pur avendone l’obbligo, non agisce. È esattamente ciò che viene contestato a Commissione e Consiglio: non aver sospeso l’Accordo di Associazione UE-Israele, non aver promosso alcuna sanzione, non aver denunciato pubblicamente i crimini documentati da ventuno mesi nella Striscia di Gaza e nei territori occupati.

Un silenzio che pesa come un macigno. Un’assenza di azione che, per i giuristi, equivale a una complicità materiale: “La Commissione non vuole punire Israele”, ha dichiarato candidamente l’Alto rappresentante Kaja Kallas, ignorando il dovere giuridico dell’UE di rispettare e far rispettare i principi fondamentali della dignità umana, dei diritti umani, della protezione internazionale e del rifiuto del crimine di genocidio.

Il doppio standard: la Russia sì, Israele no

A rendere ancora più scandalosa la posizione europea è il palese doppio standard. Le sanzioni contro la Russia sono state rapide, sistemiche, durissime. Contro Israele, invece, nessuna reazione strutturale. Nonostante le decine di migliaia di morti civili, i bombardamenti su scuole, ospedali e campi profughi, i blocchi umanitari, la distruzione sistematica della Striscia, l’espulsione forzata dei palestinesi, le esecuzioni extragiudiziali.

Non solo. La stessa Unione Europea continua a finanziare con soldi pubblici progetti di ricerca militare e tecnologica con aziende israeliane, molte delle quali partecipano direttamente alla produzione bellica impiegata nei massacri. Come Intracom Defense, partecipata da Israel Aerospace Industries, beneficiaria di 15 progetti sostenuti dal Fondo Europeo per la Difesa. O come le università e i ministeri israeliani che hanno ricevuto circa un miliardo di euro da Horizon Europe, secondo l’inchiesta Follow The Money.

La trappola del consenso unanime e la vergogna dell’Italia

La richiesta avanzata da 17 Stati europei il 20 maggio scorso per rivedere l’articolo 2 dell’Accordo di Associazione con Israele – che vincola il rispetto dei diritti umani alla validità dell’accordo – è stata bloccata da una “minoranza di blocco” composta da Germania, Italia, Ungheria, Polonia e Grecia. Un club di complicità che ha impedito qualsiasi passo concreto verso la sospensione degli accordi o l’avvio di un processo sanzionatorio.

È l’ennesima umiliazione del diritto sull’altare della politica, o peggio ancora, degli interessi militari e geopolitici. L’Italia di Giorgia Meloni – erede culturale della destra neofascista che oggi governa in Israele – si allinea senza esitazioni a chi pratica la pulizia etnica. A Gaza, come in Cisgiordania, la continuità ideologica tra colonialismo e suprematismo si fa guerra concreta, e l’Italia tace. O peggio: coopera.

JURDI: una battaglia legale per il diritto e la verità

Il ricorso non è solo una denuncia: è un’azione legale concreta e articolata. Chiede alla Corte di giustizia UE di obbligare la Commissione e il Consiglio a:
• Interrompere l’Accordo di Associazione con Israele;
• Sospendere i finanziamenti europei a enti e imprese israeliane coinvolte in crimini internazionali;
• Imporre sanzioni mirate ai coloni violenti e ai membri del governo Netanyahu;
• Bloccare l’uso del sistema SWIFT per le transazioni con banche israeliane;
• Dichiarare ufficialmente il rischio genocidio, in conformità al dovere di prevenzione sancito dalla Convenzione del 1948.

È un atto di accusa lucido e potente, che smaschera l’inconsistenza morale dell’Europa dei diritti quando i diritti appartengono a un popolo scomodo, non allineato, deumanizzato. Come i palestinesi.

Conclusione: la Storia non assolve i complici

Il ricorso dei giuristi di JURDI rappresenta un grido di giustizia lanciato contro il muro dell’ipocrisia europea. Un atto necessario per ricordare che non esiste neutralità davanti al genocidio. Che ogni silenzio, ogni ritardo, ogni calcolo politico che rinvia la verità è già complicità.

Se l’Europa continuerà a fingere di non vedere, allora un giorno – come hanno avvertito i legali di JURDI – saranno i suoi stessi vertici a dover rispondere davanti alla Corte Penale Internazionale. E nessuna immunità potrà salvarli dalla storia.

Un pensiero riguardo “Complicità d’Europa: il silenzio che gronda sangue. I giuristi di JURDI trascinano l’Ue davanti alla giustizia

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.