Rottura dei trattati europei. Sì, grazie!

rottura dei trattati europei? Sì,  grazie!
 Contributo di Prima le Persone


ELEZIONI EUROPEE 2019: c’è bisogno di noi.

L’Unione Europea è lontana dall’idea originale del Manifesto di Ventotene e dalle legittime aspirazioni dei popoli, dei cittadini delle varie nazioni che vi partecipano. 

Dall’idea primigenia che auspicava un continente di pace e serenità ci si è fermati al continente delle finanze, del libero mercato concorrenziale non solo con gli altri continenti in attesa di un unicum ma al proprio interno in una corsa sfrenata non già verso il benessere collettivo ma verso il proprio tornaconto nazionale, regionale, comunale fino all’individuale, unico parametro di merito. 

Molto semplicemente dovremmo tornare all’idea originale con la volontà dichiarata di una Costituzione Europea, di un Parlamento EU che legifera per tutta l’Unione e un Consiglio (o una Commissione) che abbia solo compiti esecutivi secondo un concetto di democrazia che invece di regredire, come sta avvenendo oggi, progredisca verso una più logica suddivisione dei poteri cui le persone possano liberamente partecipare e concorrere al bene comune.
L’Unione Europea, con le sue istituzioni e la sua produzione normativa, ha quasi totalmente tradito sia l’idea originaria dei suoi fondatori, sia le legittime aspirazioni delle persone e dei popoli che si intendevano invece tutelare e rappresentare.

Si scriveva sul manifesto di Ventotene: “[…] La fine di questa era sarà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza ed i privilegi sociali. Tutte le vecchie istituzioni conservatrici che ne impedivano l’attuazione, saranno crollanti o crollate, e questa loro crisi dovrà essere sfruttata con coraggio e decisione. La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita. […] non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo, ma che per reggersi hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore, ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo di industrie sono in Italia ora le industrie siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industrie degli armamenti). E’ questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti; […]La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà perciò manifestarsi non con le forme caritative, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori.” 

L’Unione europea è diventata invece l’esatto contrario di ciò che sarebbe dovuta essere, abitata e agita nelle sue istituzioni proprio dal nemico disumano che s’intendeva sconfiggere. Perciò proponiamo di: 

1. Modificare il Trattato di Lisbona: a. affinché il Parlamento europeo possa esercitare la sovranità ed il primato che spetta ad ogni assemblea democratica, conferendole in via esclusiva il potere legislativo; b. unificare le funzioni attualmente esercitate dal Consiglio dell’Unione europea e dalla Commissione europea in capo ad un unico organismo (anche al fine di contenere le spese), con compiti esclusivamente esecutivi e di proposta legislativa (da discutere e approvare in sede parlamentare); 

2. Riprendere e concludere entro due anni il progetto originario di una Costituzione europea (abbandonato nel 2007 ripiegando sul Trattato di Lisbona) che recepisca lo spirito autentico del Manifesto sopra richiamato;

3. Istituire una commissione parlamentare che con l’entrata in vigore della nuova Costituzione europea provveda entro due anni dalla sua istituzione a semplificare e riordinare per materia l’attuale corpus normativo, conformandolo alle norme della nuova Costituzione;

4. Mettere a punto con la massima urgenza delle strategie per l’emergenza clima, causa di catastrofi ambientali che stanno già devastando il pianeta, compresi i territori europei; al problema del clima si connettono anche quelli, altrettanto drammatici, riguardanti l’economia, la salute, la mancanza di lavoro col crescente impoverimento della popolazione italiana ed europea. La conversione ecologica dell’economia potrebbe perciò diventare un modello economico e sociale in grado di interconnettere singole strategie di intervento su settori fondamentali come quello energetico, industriale, formativo, agroalimentare, infrastrutturale , edilizio, del riciclo dei rifiuti e dei materiali, generando nuovo e buon lavoro per tutti; investendo, questa volta, direttamente e primariamente sulle singole persone quali veri artefici reali del cambiamento, e indirettamente sulle imprese (rompendo con un passato di inutili sprechi) comunque beneficiarie e protagoniste nel cambio di modello economico;

5. Mettere a punto provvedimenti per favorire nei singoli paesi adeguate misure di intervento per la cura e l’assistenza delle moltissime persone impossibilitate a lavorare e prive di mezzi di sostentamento; secondo le logiche di un’economia circolare volta a evitare gli sprechi, a riciclare materiali e a utilizzare gli eccessi di produzione. Mario sommella per l’Assemblea Permanente Prima Le Persone.

Vita Indipendente.

Diritto alla Vita Indipendente

Recentemente molte persone, soprattutto professionisti che operano nel settore della riabilitazione, in riferimento ai portatori di gravi disabilità hanno scoperto la dizione: Vita indipendente, che usano liberamente ma spesso non del tutto consapevoli delle sue implicazioni. Parlare di Vita indipendente significa fondamentalmente poter vivere proprio come chiunque altro, cioè avere la possibilità di prendere decisioni sulla propria vita e disporre della capacità di svolgere azioni scelte in prima persona, con le sole limitazioni imposte dalla disabilità stessa. Vita indipendente, in effetti, vuol dire affrontare tutte le questioni che riguardano specificatamente le persone con disabilità secondo una particolare filosofia che potremmo chiamare della Libertà nonostante la Disabilità. Vita indipendente non dovrebbe essere definita nei termini di “vita per conto proprio” magari con un lavoro adatto alle proprie capacità e ai propri interessi o con una importante vita sociale. Non coincide neppure con il fare le cose per proprio conto o con l’essere autonomi; questi sono o meglio possono essere solo alcuni aspetti del vivere in maniera indipendente. La concezione di Vita indipendente ha a che fare con l’autodeterminazione e con il diritto di perseguire una linea di azione e di sbagliare e imparare dai propri errori esattamente come le persone senza disabilità. Perseguire l’ obiettivo di un tale progetto sicuramente non è facile e può essere addirittura rischioso ma milioni di persone con disabilità considerano questo obiettivo ben più elevato rispetto a una vita di dipendenza, delegata ad altri, con limitate possibilità e aspettative ridotte alla mera sopravvivenza . Oggi il Movimento per la Vita indipendente è presente in tutto il mondo e si batte per operare politicamente affinché la vita indipendente venga riconosciuta e garantita come un diritto umano e civile; si batte contro ogni discriminazione verso le persone con disabilità; si oppone agli Istituti, anche a quelli cosiddetti moderni, si oppone con forza a tutte quelle strutture entro le quali vengono relegate le persone con disabilità e che hanno costituito l’unica risposta che lo Stato o le organizzazioni caritatevoli sono riuscite a dare per consentire a queste persone di rimanere in vita. L’alternativa agli Istituti, pubblici o privati che siano, è che il disabile viva in famiglia, con tutte le limitazioni che vengono a ricadere su amici, familiari, compagni e su tutti coloro che si adoperano per rendergli possibile una vita dignitosa. Si deve far notare che anche laddove vi sono strutture altamente specializzate e sensibili alle problematiche della disabilità, il disabile è soggetto alle tempistiche e alle disponibilità delle strutture stesse definendo di fatto gli orari, i tempi e i luoghi della sua esistenza senza lasciargli la piena libertà di scegliere come, dove e quando fare tutto ciò che ritiene opportuno e necessario fare. Una risposta concreta ed importante per il superamento di queste limitazioni è contenuta nel Trattato di Madrid che introduce il principio dell’Assistenza Personale Autogestita. L’assistente personale è il principale ausilio che consente alle persone disabili di agire la libertà e l’autodeterminazione in quanto il disabile può decidere su come farsi aiutare e da chi, in un rapporto di empatia, per ricevere le cure ed il sostegno necessari. Riferendosi all’assistente personale autogestito (vedi gli ultimi aggiornamenti su care Giver familiare), si parla evidentemente di persone formate, cioè preparate a rispettare i principi della vita indipendente e assunte con contratti di lavoro contenenti specifiche tutele. Bisogna considerare, inoltre, che una tale soluzione renderebbe liberi tutti coloro che vivono” intorno” al disabile, lasciando loro ed al disabile stesso la possibilità di instaurare relazioni sociali e familiari più autentiche e ricche . Inoltre si deve tener conto anche dell’impatto occupazionale di una simile soluzione. Necessariamente tali servizi dovranno essere organizzati e ben definiti da una Legislazione che tenga conto dei numerosi Trattati che riguardano i fondamentali diritti dei disabili ,come il trattato di Strasburgo del 1989, il trattato di Berlino del 1992, il secondo trattato di Strasburgo del 1999 ed il trattato di Tenerife che riguarda soprattutto la discriminazione, mentre il trattato di Madrid del 2002, come già riportato, introduce l’assistenza personale autogestita.

In Italia le norme sulla disabilità sono state introdotte con la legge 104 del 1992, che non contempla assolutamente l’assistenza personale, ma che riguarda in modo generale l’assistenza dello Stato ai disabili e alcuni benefici fiscali loro concessi. Nel 2000 è stata poi emanata la legge 328 che di fatto è stata resa non applicabile dalla modifica del Titolo 5º (quinto) della Costituzione riguardante lo Stato Federale. Quindi al momento non vi è nessuna legislazione specifica e nessuna legge che preveda l’attuazione di un’assistenza personale. Le persone con disabilità non hanno nessuna necessità di leggi speciali o di speciali privilegi; è molto importante invece che i principi generali di uguaglianza e di pari opportunità sanciti nei documenti approvati dai parlamenti delle conferenze internazionali e presenti nella Costituzione della Repubblica Italiana divengano materia concreta del Diritto. Ricordo inoltre che lo Stato italiano contempla già nell’articolo tre della Costituzione la pari dignità anche per quanto riguarda le persone nella loro condizione. E infine fondamentale che le persone con disabilità divengano soggetti attivi del Diritto e non soltanto oggetti di cura e di tutela. A tal fine è necessario che in ogni aspetto della legislazione che li riguarda venga prevista e regolamentata la possibilità della espressione di un loro esplicito parere sul procedimento in atto; che questo parere sia reso il più possibile vincolante e che comunque siano rese più agevoli le procedure di Ricorso in opposizione in via giurisdizionale. Non è superfluo sottolineare che, in base al principio di autodeterminazione, le persone disabili dovrebbero essere parte integrante nelle scelte che le riguardano. Essere partecipi in modo diretto, senza delegare nessuno é fondamentale in quanto solo le persone disabili hanno la piena conoscenza dei propri limiti, delle proprie capacità e dei propri desideri!

Documento elaborato da Mario Sommella e, in parte, ricavato da testi e documenti di John Fischetti, Ida Sala, Miriam Massari e Raffaello Belli.