Contro il diritto, contro l’umanità: Cacciari e il grido che non vogliamo ascoltare

Mentre a Gaza si consuma l’indicibile, l’Occidente si guarda allo specchio e non si riconosce più. Massimo Cacciari rompe il silenzio con parole definitive: siamo di fronte al crollo della civiltà giuridica, alla morte del diritto e della coscienza collettiva. E noi, invece di gridare, facciamo spallucce.

Durante la puntata di Otto e mezzo del 18 settembre, il filosofo Massimo Cacciari ha lanciato uno dei più drammatici allarmi etici e politici ascoltati in televisione negli ultimi mesi. Le sue parole, feroci e lucidissime, non sono uno sfogo, ma un atto d’accusa documentato, ragionato, che fotografa il collasso morale dell’Occidente davanti allo sterminio in corso a Gaza. Non si tratta, come qualcuno ha provato goffamente a liquidare, di un’esagerazione retorica: si tratta di verità nuda. Di un grido nella notte.

Una guerra senza guerra: il massacro dei civili come nuova normalità

“Per la prima volta forse nella storia assistiamo a un esercito che combatte direttamente i civili”, ha detto Cacciari. Non è un’iperbole, ma una constatazione tragica: ciò che sta accadendo a Gaza da mesi – e in modo ancora più feroce dall’inizio dell’offensiva israeliana a ottobre 2023 – è una guerra contro i civili, non contro un altro esercito, non contro una milizia, non in uno scenario paritario. È l’assalto di uno degli eserciti più tecnologicamente avanzati al mondo contro un popolo stremato, assediato, disarmato. Un popolo intrappolato, senza vie di fuga né protezione.

Colonne di profughi bombardate. Campi profughi ridotti in macerie. Bambini estratti senza vita dalle rovine. Medici uccisi negli ospedali. Giornalisti mirati e giustiziati. Gli ultimi report delle Nazioni Unite parlano di una crisi umanitaria senza precedenti. E Amnesty International, insieme a numerose ONG internazionali, ha denunciato possibili crimini di guerra e uso sistematico della fame come arma. Tutto questo sotto gli occhi di un mondo che, come dice Cacciari, “finge di contare qualcosa”, ma in realtà ha già venduto la propria anima.

Il crollo del diritto internazionale e l’apocalisse culturale dell’Occidente

Cacciari non si ferma alla denuncia del massacro. Va oltre. Quello che denuncia è il crollo di ogni principio fondativo del diritto internazionale, di ogni residuo di civiltà giuridica, non solo dei tanto declamati “diritti umani”. E lo fa con un’amarezza profonda: “È una catastrofe culturale del nostro mondo. Ci siamo riempiti la bocca di valori occidentali per generazioni. Ora, quegli stessi valori, li stiamo tradendo uno a uno.”

Il riferimento è chiaro: l’Occidente non solo è silente, ma è complice. Gli Stati Uniti forniscono armi, veto all’ONU, protezione diplomatica. L’Unione Europea si rifugia nei comunicati ambigui, mentre i suoi porti, come denunciato da attivisti italiani, sono attraversati da container pieni di esplosivi diretti in Israele. E i leader? Balbettano frasi da ufficio stampa mentre i cadaveri si contano a decine di migliaia.

L’ipocrisia come cifra della politica europea

“Volete che commenti questi poveretti europei che fingono di avere un potere reale?”, sbotta Cacciari. E come dargli torto? In un’Europa dove la premier Meloni può strombazzare slogan identitari mentre si votano riforme liberticide e si criminalizzano le ONG, il dibattito politico sembra un gioco di ruolo tragicomico. La tragedia vera, quella che dovrebbe scuotere le coscienze, resta fuori campo. Come se fosse troppo ingombrante. Troppo vera.

Chi osa parlarne – come la relatrice ONU Francesca Albanese o pochi intellettuali liberi – viene subito etichettato come estremista, antisemita, filoterrorista. La libertà di parola è tollerata solo se ininfluente, solo se non disturba il banchetto degli alleati strategici. E così, mentre si discute delle “parolacce di Iacchetti” o si commentano le performance di personaggi bonsai che giocano a fare i geopolitici nei salotti radiofonici, il genocidio va avanti. In diretta.

Una deriva irreversibile?

La vera domanda che resta sospesa – e che Cacciari pone tra le righe – è questa: possiamo ancora dirci civili? Possiamo ancora parlare di diritti, di giustizia, di umanità? O siamo già oltre, in un deserto etico dove ogni parola è svuotata, ogni valore è diventato un simulacro, ogni silenzio una colpa?

Lo “scarto qualitativo pazzesco” di cui parla Cacciari non è solo un cambio di scala nella violenza, ma una rottura simbolica: l’Occidente, che ha fatto del diritto la sua bandiera, oggi giustifica l’ingiustificabile. Accetta il massacro purché avvenga nel nome dell’alleanza, della stabilità, della geopolitica. Il diritto, ridotto a optional.

Conclusione: la lingua non basta più

“Mi cade la lingua”, ha detto Cacciari, rifiutandosi di commentare le fandonie politiche interne mentre Gaza brucia. È il segno di un dolore autentico, non retorico. Di un filosofo che, invece di rifugiarsi nell’accademia, ha scelto di gridare nel deserto di un’opinione pubblica atrofizzata. Ma non basta che a cadere sia solo la sua lingua. Occorre che si risveglino le nostre coscienze. Che ricominci un pensiero capace di reagire, di denunciare, di agire.

Perché se davvero questo è un genocidio – e i numeri, le immagini, le testimonianze lo confermano – allora il silenzio diventa complicità. E il nostro presente, come ammonisce Cacciari, diventa un’apocalisse non solo militare, ma etica, politica, spirituale.

Fonti
– Otto e Mezzo, 18 settembre 2025, intervento integrale di Massimo Cacciari
– Amnesty International, report su Gaza (2024-2025)
– Francesca Albanese, Rapporto ONU sulla situazione nei Territori Occupati, marzo 2025
– Interviste a giornalisti e attivisti palestinesi raccolte da Al Jazeera, Mondoweiss, Human Rights Watch
– Andrea Scanzi, post social e video sul massacro di Gaza.

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