Dalla parte giusta della storia: la Spagna di Sánchez e la lezione di dignità che l’Italia rifiuta

Ci sono momenti in cui la Storia bussa alla porta della politica. E non accetta silenzi, né ambiguità. Il governo spagnolo, guidato da Pedro Sánchez, ha risposto con fermezza e coraggio morale. Lo ha fatto assumendosi una responsabilità che altri, come l’Italia, continuano a scansare dietro il paravento della “neutralità”, della “realpolitik” o, peggio, della complicità silenziosa.

Con una decisione senza precedenti nell’Unione Europea, Sánchez ha annunciato nove misure dure e concrete contro Israele, accusato apertamente di genocidio nella Striscia di Gaza. Non è più solo una questione di posizionamento diplomatico, ma di rottura netta con il disumano. Lo ha detto con chiarezza: «Non è difendersi. Non è nemmeno attaccare. È sterminare un popolo indifeso». Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce un atto politico tanto radicale quanto necessario.

L’embargo legale sulle armi: dalla parola all’azione

La misura più forte è il decreto legge reale che sancisce l’embargo totale e vincolante sulle forniture militari a Israele. Una scelta che mette fine all’ipocrisia dei “blocchi di fatto” e degli embarghi mai applicati fino in fondo. In un’Europa che ancora permette transiti bellici, vendita di tecnologie dual use, e addirittura gemellaggi militari con Tel Aviv, la Spagna compie un passo di rottura con le logiche dominanti dell’atlantismo cieco.

L’embargo spagnolo non si limita al commercio di armi. Vieta anche il transito nei porti e negli aeroporti di navi e aerei diretti in Israele con materiali bellici o combustibili per uso militare. Nessun altro governo occidentale ha avuto il coraggio di fare altrettanto. E nessun altro leader europeo ha pronunciato parole tanto chiare nel denunciare quello che sta accadendo a Gaza: un genocidio, sotto gli occhi di tutti.

Sanzioni personali e sostegno concreto al popolo palestinese

Altrettanto significative sono le misure che vietano l’ingresso in Spagna ai responsabili diretti e indiretti delle operazioni militari nella Striscia. Una risposta limpida ai mandati d’arresto della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu e Gallant, che la Spagna si è detta pronta a rispettare. È un segnale potente: chi stermina i civili non può godere dell’impunità diplomatica.

Ma la politica del governo Sánchez non si ferma alla condanna. Punta a rafforzare gli strumenti di sostegno concreto al popolo palestinese, in particolare attraverso l’aumento degli aiuti umanitari e lo stanziamento di 150 milioni di euro all’UNRWA entro il 2026, nonostante le pressioni israeliane e statunitensi volte a screditare l’agenzia ONU. Sono stati inoltre varati nuovi progetti nei campi dell’agricoltura, della sanità e dell’alimentazione, e la Spagna rafforzerà il proprio impegno nella missione europea alla frontiera di Rafah.

Altre due misure emblematiche: il divieto di importazione di prodotti dai territori occupati, come i datteri Medjoul, e la riduzione dei servizi consolari agli israeliani residenti negli insediamenti illegali. È il segnale che la legalità internazionale non è solo una formula astratta, ma una linea di condotta concreta.

Il coraggio politico che manca all’Italia

Di fronte a questa presa di posizione netta e coerente, il governo italiano appare ancora una volta dalla parte sbagliata della Storia. Giorgia Meloni e il suo esecutivo, pur professandosi fedeli ai valori della Costituzione, preferiscono l’inerzia e la subalternità. Mentre Sánchez chiude i porti alle armi, l’Italia li apre agli F35 israeliani per manutenzioni segrete e addestramenti congiunti. Mentre la Spagna vieta l’ingresso agli sterminatori di bambini, l’Italia ospita militari IDF “in vacanza”, a ritemprarsi prima di tornare a massacrare civili nella Striscia.

Meloni alza la voce contro i migranti, ma tace davanti alle bombe su ospedali e campi profughi. Difende la “civiltà occidentale” mentre la civiltà implode sotto il peso dell’indifferenza e della complicità. L’Italia – Paese firmatario della Convenzione per la prevenzione del genocidio – si ostina a non vedere, non sentire, non agire. Persino la sinistra istituzionale balbetta, incapace di proporre una linea chiara, schiacciata tra il terrore di essere etichettata come “filo-Hamas” e l’ignavia di chi ha perso ogni riferimento etico.

La dignità come atto politico

Le parole di Sánchez non sono retorica. Sono un appello alla coscienza europea. E ricordano che governare non significa semplicemente amministrare, ma scegliere. E le scelte hanno un peso storico. «La Spagna vuole che la sua società sappia di essersi collocata dalla parte giusta della storia» ha detto il premier. Ecco cosa significa essere democratici: non difendere l’ordine costituito a prescindere, ma rompere con l’ingiustizia quando questa si fa sistema.

Di fronte al genocidio in corso, ogni ambiguità è complicità. Ogni silenzio è tradimento. Ogni neutralità è un atto di viltà. Ecco perché la scelta del governo spagnolo va sostenuta, diffusa, imitata. Perché ci ricorda che esiste un altro modo di fare politica, che non si inginocchia davanti ai padroni del mondo e non chiude gli occhi davanti alla morte.

La Storia registra tutto. E non perdona chi si gira dall’altra parte.

Fonti
• Il Fatto Quotidiano, 6 settembre 2025
• El País, dichiarazione ufficiale di Pedro Sánchez
• Dichiarazioni ONU, UNRWA, ICC (Corte Penale Internazionale)
• Articoli e report di Amnesty International e Human Rights Watch
• Osservatori indipendenti su Gaza (Euro-Med Monitor, PCHR)

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