C’è un momento in cui la verità, per quanto cruda, diventa un dovere morale. Questo è uno di quei momenti. Mentre l’Europa affila sanzioni contro la Russia, alza la voce sulla guerra in Ucraina e promette armi e fondi a Kiev in nome dei “valori occidentali”, tace, complice, davanti a un’ecatombe in Palestina che ha assunto ormai i contorni inequivocabili di un genocidio. Una selettività che non è frutto di distrazione, ma di una strategia deliberata: quella dell’ipocrisia strutturale, della doppia morale, del doppiopesismo geopolitico.
Il 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca e il silenzio su Tel Aviv
La Commissione europea discute, ormai con cadenza rituale, nuove sanzioni alla Russia. Siamo al diciannovesimo pacchetto: misure economiche, restrizioni individuali, blocchi alla tecnologia e investimenti. Il motivo? L’aggressione russa all’Ucraina. Nessuno mette in dubbio la gravità del conflitto, ma il confronto con ciò che accade in Palestina svela una scandalosa asimmetria.
Israele non riceve 19 pacchetti di sanzioni. Riceve fondi, cooperazione militare e scientifica, investimenti pubblici europei. Mentre a Gaza si consuma uno sterminio sistematico, Israele continua a beneficiare del programma Horizon Europe: oltre 100 milioni di euro in progetti scientifici, di cui una quota consistente finisce alla Rafael Advanced Defense Systems, l’azienda che produce droni usati nei bombardamenti sui civili palestinesi.
Droni pagati da noi che massacrano bambini
Un video promozionale della Rafael, disponibile online, mostra il drone Spike FireFly – finanziato in parte dai fondi europei – che si avventa su un civile disarmato. È una scena emblematica. È l’Europa che si proclama garante dei diritti umani a finanziare, di fatto, una guerra totale contro la popolazione palestinese. E mentre il diritto internazionale viene fatto a pezzi sotto gli occhi del mondo, le uniche sanzioni europee avanzate finora sono state simboliche: qualche misura restrittiva contro ministri estremisti e coloni violenti, senza alcun impatto concreto.
Espiazione selettiva: il caso Germania e l’alibi dell’Olocausto
La Germania continua a sostenere lo Stato israeliano anche quando commette crimini documentati contro l’umanità. Lo fa, si dice, per espiare le colpe del nazismo. Ma c’è qualcosa di profondamente perverso in questa logica: si espierebbe un genocidio sostenendone un altro? Si salvaguarderebbe la memoria dei 6 milioni di ebrei assassinati da Hitler, lasciando che 2 milioni di palestinesi vengano sterminati da Netanyahu?
Questo non è espiare: è ripetere, è usare il passato come scudo ideologico per consentire nuovi crimini, stavolta con il benestare delle cosiddette “democrazie occidentali”.
Il genocidio certificato: il rapporto Pillay e l’omertà dell’informazione
Il rapporto della Commissione ONU d’inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati, presieduta da Navi Pillay, ha parlato chiaro: Israele ha commesso almeno quattro dei cinque crimini previsti dalla Convenzione sul genocidio del 1948. Il documento, pubblicato il 16 settembre, conferma che a Gaza non è in corso una guerra nel senso tradizionale, ma un atto deliberato di sterminio etnico, culturale e biologico. Si tratta di:
1. Uccisione sistematica di membri del gruppo palestinese;
2. Danni fisici e psichici gravi;
3. Condizioni di vita intese a distruggere il gruppo;
4. Misure per impedire le nascite.
Senza mezzi termini, il rapporto accusa le massime autorità israeliane: il presidente Herzog, il premier Netanyahu, l’ex ministro Gallant. È l’atto di accusa più grave rivolto a uno Stato occidentale dai tempi del processo ai generali argentini o serbi.
Uccidere il futuro: l’attacco alla clinica della fertilità
Uno degli episodi più agghiaccianti documentati dal rapporto riguarda la distruzione della clinica di fecondazione assistita Al-Basma. Migliaia di embrioni, ovuli e spermatozoi sono stati deliberatamente annientati. Nessuna prova d’uso militare. Nessuna scusa plausibile. Solo un obiettivo: impedire ai palestinesi di generare nuova vita. È la logica dell’annientamento biologico, la sterilizzazione forzata mascherata da bombardamento.
20.000 bambini uccisi: numeri che non commuovono l’Europa
Secondo Save the Children, oltre 20.000 bambini sono stati uccisi a Gaza. Molti con colpi diretti alla testa e al torace. Si tratta di esecuzioni, non di “effetti collaterali”. Si aggiungano le donne, le madri incinte, i medici, i pazienti, gli anziani. Gli ospedali sono diventati bersagli sistematici: 1.844 attacchi contro strutture sanitarie in poco più di 9 mesi.
Eppure, mentre l’Europa annuncia conferenze sulla pace e affari sul gas con Israele, nessun telegiornale apre parlando di genocidio. Si parla invece di “due fronti di guerra”, Ucraina e Palestina. Ma non esistono “due guerre”. In Ucraina combattono due eserciti. A Gaza c’è un solo esercito contro una popolazione inerme, assediata e affamata. E i governi europei fingono di non vedere, anzi: riforniscono le armi e firmano i contratti.
La farsa delle sanzioni: coloni sanzionati che non viaggiano in Europa
Von der Leyen propone sanzioni a coloni che mai metteranno piede a Bruxelles. Biden l’aveva già fatto mesi fa, senza alcun effetto deterrente. Ma nessuno si azzarda a proporre l’interruzione dei rapporti militari e scientifici, o il blocco all’esportazione di armi verso Tel Aviv. Anzi, l’Italia è tra i paesi che si oppongono attivamente a ogni forma di pressione reale: insieme a Germania, Ungheria e Austria, difende l’intoccabilità dello Stato israeliano, anche quando le prove di genocidio sono evidenti.
La vigliaccheria del mondo arabo e il silenzio dei mediatori
Il 9 settembre, mentre a Doha si discuteva la tregua, Netanyahu bombardava i negoziatori di Hamas. Sei morti. Una violazione diretta della sovranità del Qatar, ma anche un sabotaggio deliberato ai negoziati. Il vertice arabo che ne seguì si concluse con le solite condanne vuote. Nessun embargo, nessuna ritorsione, nessuna mobilitazione seria. Jack Khouri, su Haaretz, l’ha scritto senza ambiguità: “Il regime militare israeliano su Gaza è cominciato quando i leader arabi si sono incontrati a Doha. I libri di storia lo ricorderanno. Così è caduta Gaza City”.
Genocidio normalizzato, coscienze disinnescate
Ci troviamo di fronte a un genocidio in diretta, che non viene più negato, ma normalizzato. I governi europei lo sanno, i dossier dell’ONU lo provano, le ONG lo denunciano, ma tutto resta fermo. Il diritto internazionale viene evocato solo quando utile alla NATO. Altrimenti si sospende. Si chiude un occhio, poi l’altro. Si tagliano i fondi ai palestinesi e si aumentano quelli a Israele.
Questo non è solo un fallimento morale. È una complicità storica. L’Europa, che ama raccontarsi come culla dei diritti umani, sta scrivendo una pagina vergognosa della propria storia. E quando tutto sarà finito – quando Gaza sarà ridotta a una rovina – nessun leader potrà dire “non sapevamo”. Perché stavolta lo sapevamo tutti.
Fonti:
• Rapporto ONU della Commissione presieduta da Navi Pillay (2025) – https://shorturl.at/ILjbs
• Rapporto Francesca Albanese – relatrice speciale ONU (giugno 2025)
• Save the Children – Dati sulle vittime civili a Gaza (maggio 2025)
• Haaretz – Articolo di Jack Khouri (settembre 2025)
• Comunicati stampa Horizon Europe (2024–2025)
• Dichiarazioni ufficiali Commissione Europea (Ursula Von der Leyen)
• Report PaperFirst – “Il genocidio dei palestinesi”
• Video promozionale Rafael Advanced Defense Systems (Spike FireFly)