Foibe: Storia, Memoria e Strumentalizzazioni 

Le foibe rappresentano uno dei capitoli più complessi e controversi della storia italiana del Novecento. Al di là delle narrazioni semplificate e delle strumentalizzazioni politiche, la vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata si inserisce in un contesto storico segnato da tensioni nazionali, guerre e ideologie contrapposte. Per comprendere appieno ciò che accadde, è necessario ricostruire il quadro storico, le responsabilità e le conseguenze di quegli eventi.

Un confine conteso: convivenza e fratture

La regione del confine orientale italiano, comprendente l’Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia, è stata per secoli un crocevia di popoli e culture. Italiani, sloveni e croati hanno condiviso territori, matrimoni misti e attività economiche, prima sotto la Repubblica di Venezia, poi nell’Impero Austro-Ungarico. Tuttavia, con la fine della Prima Guerra Mondiale e il passaggio di questi territori al Regno d’Italia, le tensioni etniche si acuirono. Il fascismo, giunto al potere nel 1922, adottò una politica di italianizzazione forzata, vietando l’uso delle lingue slave, cambiando toponimi e cognomi e reprimendo le identità culturali locali.

Con la Seconda Guerra Mondiale, la situazione degenerò ulteriormente. Nel 1941, l’Italia fascista invase e occupò la Jugoslavia, instaurando un regime di terrore nei territori annessi, con stragi, deportazioni ed esecuzioni sommarie. Questo alimentò un forte movimento partigiano guidato dai comunisti jugoslavi di Tito, che avrebbero poi svolto un ruolo chiave nelle vicende delle foibe e dell’esodo.

Le foibe: violenze e vendette

Il fenomeno delle foibe si sviluppò in due fasi principali.
• Le foibe del 1943: Dopo l’armistizio dell’8 settembre, le truppe italiane si sbandarono e i partigiani jugoslavi presero il controllo di alcune zone, colpendo principalmente coloro che erano considerati collaborazionisti del regime fascista. Vi furono episodi di giustizia sommaria, vendette personali e regolamenti di conti.
• Le foibe del 1945: Dopo la sconfitta nazifascista e l’avanzata delle truppe di Tito, iniziò una repressione più sistematica. L’obiettivo non era solo punire i fascisti, ma eliminare qualsiasi elemento che potesse opporsi all’annessione della Venezia Giulia e dell’Istria alla Jugoslavia. In questi mesi, la polizia politica jugoslava (OZNA) arrestò, deportò e giustiziò migliaia di persone, spesso gettandole nelle foibe, cavità carsiche naturali utilizzate per occultare i cadaveri. Tra le vittime non ci furono solo ex fascisti, ma anche antifascisti moderati, socialisti, alcuni comunisti, componenti del CLN, funzionari statali, intellettuali, sacerdoti e semplici cittadini italiani.

L’esodo: 300.000 italiani in fuga

Parallelamente agli eccidi, la comunità italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia affrontò un processo di esodo forzato. Circa 300.000 persone abbandonarono le loro terre, spesso in condizioni drammatiche, rifugiandosi in Italia, dove furono accolte in campi profughi e spesso trattate con indifferenza o ostilità. L’esodo non fu solo una fuga dalla repressione, ma anche il risultato di un clima di insicurezza, nazionalismo esasperato e discriminazioni nei confronti di chi era percepito come italiano.

Memoria e strumentalizzazioni

Per decenni, la tragedia delle foibe e dell’esodo è stata relegata ai margini della memoria collettiva italiana. La Guerra Fredda e il contesto politico del dopoguerra hanno contribuito a una sorta di rimozione storica, in parte per il timore di compromettere le relazioni con la Jugoslavia comunista, in parte per la difficoltà di inquadrare l’episodio in una narrazione antifascista dominante.

La Legge del 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo, ha riportato la questione delle foibe e dell’esodo al centro del dibattito pubblico. Tuttavia, il tema è spesso stato usato in chiave politica: da una parte, la destra ha cercato di presentare le foibe come un “olocausto degli italiani” per relativizzare le responsabilità del fascismo; dall’altra, la sinistra ha spesso evitato un’analisi approfondita, temendo di delegittimare la Resistenza.

Storici come Eric Gobetti invitano a una riflessione critica e documentata, evitando sia la negazione degli eccidi che la loro strumentalizzazione. Le foibe non furono né un genocidio anti-italiano né un semplice episodio di guerra civile: furono il risultato di una lunga catena di violenze, iniziata con l’occupazione fascista della Jugoslavia e culminata nella vendetta e nella repressione jugoslava.

Conclusione: una storia da affrontare senza retorica

Riconoscere la complessità della storia significa accettare che vi furono vittime da entrambe le parti e che la violenza non si spiega con narrazioni unilaterali. Ricordare le foibe e l’esodo significa anche ricordare le violenze del fascismo e l’oppressione delle comunità slave sotto il regime italiano. Solo attraverso una memoria storica onesta e condivisa si può costruire una reale riconciliazione, senza cadere nelle trappole della propaganda politica.

Dalla legge Acerbo al Mussolinismo:la deriva autoritaria e la lezione per l’oggi 

L’articolo di Valentina Pazé richiama l’attenzione su un periodo storico cruciale per la trasformazione dell’Italia in un regime totalitario: l’adozione della Legge Acerbo e il ruolo ambiguo di Mussolini, diviso tra repressione violenta e ricerca di consenso. Il pensiero di Piero Gobetti, con la sua straordinaria lucidità, offre una chiave di lettura utile non solo per comprendere il passato, ma anche per analizzare il presente. Le somiglianze tra le strategie del fascismo nascente e alcune tendenze dell’attuale governo italiano meritano un approfondimento serio, specialmente alla luce del dibattito sulla legge elettorale e la cosiddetta “governabilità”.

La Legge Acerbo e la Svolta Autoritaria del 1924

Nel novembre 1923, il governo Mussolini presentò alla Camera la Legge Acerbo, dal nome del suo principale promotore, Giacomo Acerbo, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La legge fu approvata con il voto di fiducia nel luglio del 1923 e applicata alle elezioni politiche del 6 aprile 1924. Essa prevedeva che il partito o la coalizione che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti avrebbe ricevuto automaticamente i due terzi dei seggi parlamentari, lasciando solo un terzo ai partiti di opposizione, indipendentemente dalla loro consistenza elettorale.

L’intento era chiaro: garantire una maggioranza schiacciante a Mussolini e ai fascisti, in modo da soffocare ogni resistenza parlamentare. Il contesto in cui la legge venne approvata era già segnato dalla violenza delle squadre fasciste contro gli avversari politici, ma formalmente tutto avvenne attraverso procedure legali. Questo è un punto cruciale: il fascismo non si impose solo con il manganello, ma anche con strumenti legislativi che alteravano in modo strutturale il sistema democratico.

Le elezioni dell’aprile 1924 sancirono il trionfo del “listone” fascista, che ottenne il 64,9% dei voti e il premio di maggioranza, assicurando a Mussolini il controllo quasi totale del Parlamento. Pochi mesi dopo, con l’omicidio di Giacomo Matteotti nel giugno 1924 e la successiva crisi del delitto, Mussolini si sentì pronto a dichiarare apertamente la sua dittatura nel gennaio 1925.

Piero Gobetti e la Critica alla “Pace Fascista”

Piero Gobetti, intellettuale antifascista e direttore della rivista Rivoluzione Liberale, fu tra i pochissimi a comprendere immediatamente il pericolo insito nella Legge Acerbo e nel progetto mussoliniano. A differenza di molti suoi contemporanei, che speravano ancora in un compromesso tra il vecchio liberalismo e il fascismo, Gobetti individuò nella combinazione di violenza e consenso la vera forza del regime nascente.

Nel brano citato nell’articolo, Gobetti sottolinea la duplice natura del fascismo: esso non si limita a essere una dittatura repressiva, ma costruisce la propria egemonia attraverso l’ambiguità, facendo apparire come legittime e necessarie le sue scelte. La Legge Acerbo fu il perfetto esempio di questa strategia: una riforma elettorale apparentemente tecnica, votata dal Parlamento, che in realtà minava alla radice il principio della rappresentanza democratica.

Gobetti non si fece ingannare dai richiami alla stabilità e alla governabilità, argomenti che all’epoca come oggi venivano usati per giustificare modifiche che riducevano la pluralità politica. Egli denunciò apertamente il tentativo di sopprimere il conflitto politico sotto una “pace forzata”, che non era altro che l’anticamera della dittatura.

Le Analogie con l’Oggi: il Pericolo della Democrazia Autoritaria

A distanza di un secolo, possiamo ravvisare inquietanti somiglianze tra le dinamiche che portarono alla crisi della democrazia liberale negli anni ’20 e le tendenze in atto nell’Italia di oggi. L’attuale governo di destra mostra un evidente interesse per riforme che alterano la rappresentanza democratica a favore di una maggiore concentrazione del potere. Tra le proposte più discusse vi sono:
1. Il premierato forte – Una riforma costituzionale che darebbe poteri eccezionali al Presidente del Consiglio, riducendo il ruolo del Parlamento.
2. Il sistema maggioritario estremo – Il tentativo di spostare l’asse elettorale verso un modello che, come la Legge Acerbo, garantisca al primo partito una maggioranza schiacciante.
3. L’indebolimento delle opposizioni – Attraverso misure come la riduzione degli spazi di rappresentanza e la delegittimazione sistematica di chiunque critichi il governo.

Proprio come nel 1924, oggi queste riforme vengono giustificate con la necessità di una “governabilità” più efficace e di un sistema politico più stabile. Ma la stabilità imposta dall’alto, se ottenuta al prezzo della riduzione della pluralità democratica, diventa un pericolo per la democrazia stessa.

Conclusione: La Lezione di Gobetti per il Futuro

Piero Gobetti ci ha lasciato un monito chiaro: la democrazia non è solo una questione di procedure, ma di contenuto politico e di conflitto tra visioni diverse della società. Ogni volta che un governo cerca di ridurre la rappresentanza delle opposizioni con il pretesto della stabilità, bisogna diffidare.

La storia ci insegna che il primo passo verso l’autoritarismo è spesso mascherato da riforme apparentemente legittime. La Legge Acerbo non venne percepita subito per la minaccia che rappresentava, e questo permise a Mussolini di rafforzarsi fino al punto di non ritorno. Oggi dobbiamo chiederci se non stiamo assistendo a un processo simile, magari più raffinato e meno violento, ma altrettanto pericoloso per la nostra democrazia.

L’unico antidoto è una vigilanza costante e una difesa senza compromessi della pluralità politica. Se il passato ci ha insegnato qualcosa, è che la democrazia non muore solo con i colpi di stato, ma anche attraverso riforme apparentemente innocue, che passo dopo passo restringono la libertà e il dissenso.
Fonte: Articolo di Valentina pazè z pubblicato su volere la luna il 3 febbraio 2025

La Germania sdogana i neonazisti, un pericoloso precedente per l’Europa e per l’Italia 

La Germania sdogana i neonazisti: un pericoloso precedente per l’Europa (e per l’Italia)

L’illusione della democrazia europea si sgretola. In Germania, il paese che più di ogni altro avrebbe dovuto tenere viva la memoria storica del nazismo per evitare il suo ritorno, l’estrema destra entra ufficialmente nel gioco delle alleanze parlamentari. La CDU di Friedrich Merz, erede della tradizione democristiana tedesca, ha infatti aperto le porte alla collaborazione con Alternativa per la Germania (AfD), un partito dichiaratamente neonazista, per approvare una legge di drastica restrizione sull’immigrazione.

Non è una scelta casuale. Il tema dei migranti è diventato il cavallo di battaglia dell’ultradestra in tutta Europa, un’arma di distrazione di massa per coprire le reali cause dell’insicurezza sociale: salari stagnanti da vent’anni, potere d’acquisto in caduta libera, crisi industriale, tagli al welfare e disuguaglianze sempre più evidenti. Invece di affrontare questi problemi con politiche sociali ed economiche adeguate, la classe dirigente tedesca – così come quella italiana – preferisce cavalcare l’onda della paura e dello scontento, normalizzando il linguaggio e le politiche della destra estrema.

Merz ha giustificato questa svolta con parole che suonano sinistramente familiari anche in Italia: “Sì, potrebbe essere che l’AfD, per la prima volta, renda possibile l’approvazione di una legge necessaria. Ma siamo di fronte alla scelta di continuare a guardare impotenti mentre le persone nel nostro paese vengono minacciate, ferite e uccise, o di alzarci e fare ciò che è indiscutibilmente necessario”.

Una strategia già vista: evocare il pericolo di un’insicurezza diffusa, individuare un capro espiatorio e giustificare misure autoritarie con la scusa della sicurezza. È lo stesso meccanismo con cui Giorgia Meloni ha costruito la sua ascesa politica in Italia, spingendo una retorica di odio contro migranti e minoranze mentre il paese scivola in una crisi sociale ed economica sempre più grave.

Dall’Italia alla Germania: un filo nero che lega l’ultradestra

Il parallelismo tra la Germania di oggi e l’Italia di Meloni è inquietante. Se Berlino ha appena iniziato a normalizzare l’estrema destra a livello parlamentare, Roma l’ha già portata direttamente al governo. La strategia è identica:

• Smantellare i diritti sociali e poi scaricare la colpa sui migranti. La precarietà dilaga, i salari restano bloccati, il welfare viene tagliato, ma il problema – ci dicono – sarebbero gli sbarchi sulle coste italiane o i rifugiati che arrivano in Germania. Un copione che serve solo a distrarre dai veri responsabili della crisi.

• Sdoganare il linguaggio dell’odio. Dalla “sostituzione etnica” teorizzata da esponenti di Fratelli d’Italia alle retoriche suprematiste dell’AfD, il linguaggio razzista e xenofobo è diventato la norma nel dibattito pubblico.

• Attaccare la democrazia dall’interno. Come in Germania ora si accetta l’AfD come interlocutore politico legittimo, in Italia governa una coalizione che, tra nostalgici del fascismo e negazionisti, sta erodendo pezzo dopo pezzo le istituzioni democratiche.

L’ombra del passato e il pericolo per il futuro

Se guardiamo alla storia, la lezione dovrebbe essere chiara. Anche negli anni ’30 il nazismo non si impose con un colpo di Stato improvviso, ma attraverso una progressiva legittimazione nelle istituzioni. Prima venne considerato un fenomeno marginale, poi un possibile alleato su singole questioni, infine prese il potere con la complicità di un establishment convinto di poterlo controllare.

Oggi assistiamo a un meccanismo simile: le classi dirigenti, incapaci di gestire le disuguaglianze create da decenni di neoliberismo sfrenato, cedono sempre più terreno all’ultradestra. In Germania, come in Italia e nel resto d’Europa, l’illusione che si possa “arginare” l’estrema destra concedendole spazio politico si sta rivelando un pericoloso errore.

La crisi dell’Occidente non è solo economica, ma soprattutto morale e politica. Il neoliberismo ha distrutto il tessuto sociale, lasciando dietro di sé solo paura e rabbia, che oggi vengono incanalate da chi, con la retorica della sicurezza e della sovranità, sta riportando in auge le peggiori pagine della storia europea.

Se questa è la strada che stiamo imboccando, il futuro non promette nulla di buono.

La rivoluzione di DeepSeek: intelligenza artificiale per tutti

Negli ultimi tempi, il panorama dell’intelligenza artificiale (IA) ha assistito a una svolta significativa con l’emergere di DeepSeek, un modello di IA open source sviluppato in Cina. Questo sviluppo sta sfidando i colossi tecnologici americani, mettendo in discussione il predominio delle grandi aziende nel settore e sollevando interrogativi sulle dinamiche future dell’IA a livello globale.

Un Successo con Risorse Limitate

DeepSeek è stato creato da un team cinese con un investimento di soli 5 milioni di dollari, una cifra esigua se confrontata con i miliardi spesi da aziende come OpenAI, Google e Meta. Nonostante il budget limitato, DeepSeek ha superato modelli come GPT-4 di OpenAI e Claude 3.5 Sonnet di Anthropic, soprattutto in ambiti come la matematica e la programmazione. Ad esempio, DeepSeek V3 ha raggiunto un’accuratezza del 51,6% in questi settori, rispetto al 23,6% di GPT-4 e al 20,3% di Claude 3.5.

Questo risultato è stato possibile grazie all’adozione di un’architettura chiamata “mixture of experts”, che riduce i costi computazionali, e all’implementazione di tecniche innovative di addestramento, come il “dual pipe and computation communication overlap”. Inoltre, l’utilizzo di precisione a 8 bit anziché 32 e la previsione di due token successivi invece di uno hanno contribuito all’efficienza del modello. È notevole che DeepSeek sia stato addestrato con sole 2.000 schede video H800, mentre altri modelli ne richiedono oltre 100.000.

La Forza dell’Open Source

Uno degli aspetti più rivoluzionari di DeepSeek è la sua natura open source. Questo approccio consente a chiunque di studiare, utilizzare e migliorare il modello, in contrasto con la strategia delle grandi aziende tecnologiche che mantengono le loro tecnologie proprietarie. La disponibilità del codice sorgente di DeepSeek sta abbattendo le barriere all’innovazione e trasferendo il potere dai giganti dell’IA a una comunità globale di sviluppatori.

La trasparenza è un pilastro fondamentale dell’open source. Chiunque può esaminare il codice, comprenderne il funzionamento e contribuire al suo sviluppo. Questo approccio collaborativo permette una rapida individuazione e risoluzione dei problemi, garantendo al contempo una maggiore sicurezza, poiché il codice è sottoposto a revisione da parte di una vasta comunità.

Dal punto di vista economico, l’open source offre vantaggi significativi, eliminando i costi di licenza e permettendo a individui, comunità e piccole imprese con budget limitati di accedere a tecnologie avanzate. Inoltre, rispetta la libertà degli utenti di utilizzare, studiare, modificare e condividere il software, promuovendo la condivisione della conoscenza e la collaborazione come valori fondamentali.

Implicazioni sul Mercato Tecnologico

Il successo di DeepSeek ha avuto ripercussioni significative sui mercati finanziari, in particolare per le aziende tecnologiche americane. Le azioni legate al settore dei semiconduttori hanno subito forti cali; ad esempio, Nvidia ha registrato perdite superiori all’11%, pari a circa 465 miliardi di dollari di valore. Anche altre aziende come AMD e Broadcom hanno subito perdite significative.

Queste dinamiche riflettono le preoccupazioni degli investitori riguardo alla possibilità che modelli di IA più efficienti e meno costosi, come DeepSeek, possano ridurre la domanda di chip di fascia alta prodotti da aziende come Nvidia e AMD. Inoltre, il successo di DeepSeek potrebbe spingere i consumatori a preferire modelli open source gratuiti rispetto alle alternative a pagamento offerte dalle grandi aziende tecnologiche americane.

Una Nuova Era per l’Intelligenza Artificiale

Le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sull’esportazione di chip di ultima generazione hanno spinto le aziende cinesi a sviluppare metodi alternativi, portando alla creazione di modelli efficienti e competitivi come DeepSeek. Secondo Bloomberg Intelligence, il settore tecnologico cinese ha un grande vantaggio nel campo del software, con un rapporto di tre sviluppatori cinesi per uno americano, suggerendo che la Cina continuerà a essere un attore chiave nel futuro dell’IA.

Il successo di DeepSeek dimostra che l’innovazione non è necessariamente legata a risorse illimitate e che la necessità può stimolare la creatività. Questo sviluppo potrebbe segnare l’inizio di una nuova era nell’IA, caratterizzata da una maggiore apertura, collaborazione e accessibilità.

Accesso a DeepSeek

DeepSeek è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale https://www.deepseek.com/, con la possibilità di utilizzare sia la ricerca web sia la funzionalità “pensante” per risposte più accurate. Per gli sviluppatori interessati, il codice sorgente di DeepSeek è disponibile su GitHub all’indirizzo https://github.com/deepseek-ai/DeepSeek-V3, consentendo l’installazione autonoma e la personalizzazione del modello in base alle proprie esigenze.

In conclusione, DeepSeek rappresenta una svolta significativa nel panorama dell’intelligenza artificiale, evidenziando il potenziale dell’open source e mettendo in discussione le dinamiche tradizionali del settore tecnologico. La sua ascesa potrebbe portare a un riequilibrio del potere nell’industria dell’IA, promuovendo un’innovazione più inclusiva e democratica.

Pubblicato il rapporto  annuale di Oxfam Italia su povertà e diseguaglianze. 

Disuguaglianza. Povertà ingiusta e ricchezza immeritata
di: Oxfam Italia
Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta in termini reali, nel mondo, di 2.000 miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente. Entro un decennio si prevede che ci saranno ben cinque trilionari. Il numero di persone che oggi vivono in povertà, con meno di 6,85 dollari al giorno, è rimasto pressoché invariato rispetto al 1990 e, alle tendenze attuali, ci vorrebbe più di un secolo per portare l’intera popolazione del pianeta sopra tale soglia.

In Italia il 5% più ricco delle famiglie, titolare del 47,7% della ricchezza nazionale, possiede quasi il 20% in più della ricchezza complessivamente detenuta dal 90% più povero. La crescita della disuguaglianza rende l’Italia un Paese dalle fortune invertite con strutture di opportunità fortemente differenziate per i suoi cittadini.

Fornendo una fotografia attuale sullo stato delle disuguaglianze nel mondo e in Italia, Oxfam, nel suo ultimo rapporto Disuguaglianza. Povertà ingiusta e ricchezza immeritata mette in luce come l’estrema concentrazione di ricchezza al vertice non sia solo un male per l’economia ma un male per l’umanità. Un’accumulazione di ricchezza in gran parte non ascrivibile al merito ma derivante da rendite di posizione (eredità, monopoli, clientelismo), da un sistema economico “estrattivo” o da politiche, come nel caso italiano, che vanno caratterizzandosi più per il riconoscimento e la premialità di contesti ed individui che sono già avvantaggiati, che per una lotta determinata contro meccanismi iniqui ed inefficienti che accentuano le divergenze nelle traiettorie di benessere dei cittadini.

Un cambio di rotta è più urgente che mai. Bisogna ricreare le condizioni per società più eque. Il tempo di agire è ora. Per noi e per le generazioni future.

Qui il testo integrale del rapporto:


https://www.oxfamitalia.org/report-disuguaglianza/

L’Italia frena, il governo distrae: il PIL bloccato e la propaganda di Meloni. 

La realtà economica dell’Italia è ben diversa dalla narrazione diffusa dal governo Meloni. I dati dell’Istat parlano chiaro: il 2024 si chiude con una crescita del Pil pari a un misero +0,5%, la metà di quanto sbandierato dall’esecutivo. Non solo: rispetto al resto d’Europa, l’Italia arranca, incapace di tenere il passo delle economie più dinamiche. Eppure, invece di affrontare la crisi con misure concrete, il governo sembra più interessato a costruire nemici immaginari, come la magistratura, per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese.

Un Rallentamento Annunciato, ma Ignorato

Il rallentamento dell’economia italiana non è una sorpresa, e i motivi sono molteplici. Da un lato, ci sono fattori esterni come la crisi industriale tedesca, che ha colpito duramente le filiere produttive italiane. Dall’altro, pesano scelte politiche miopi e ideologiche, che hanno penalizzato settori chiave come l’edilizia e la manifattura. Il crollo del Superbonus 110% ha avuto effetti devastanti sul comparto delle costruzioni, con un calo del 22% nelle ristrutturazioni e del 5,2% nella costruzione di nuove case. Allo stesso tempo, la produzione industriale continua a registrare segni negativi dal febbraio 2023, con l’automotive e il tessile-abbigliamento tra i settori più colpiti.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: meno investimenti, più precarietà, salari stagnanti. L’Ocse ci ricorda che gli stipendi reali italiani sono fermi da più di trent’anni, e con l’inflazione che incide ancora sui beni di prima necessità, il potere d’acquisto delle famiglie continua a ridursi. Il risultato? Consumi stagnanti e turismo interno in calo, con un -2,8% di presenze e -2,9% di arrivi nel 2024.

Un Governo Senza Risposte

Davanti a questo scenario preoccupante, la Legge di Bilancio varata dal governo non contiene alcuna misura incisiva per rilanciare l’economia. Anzi, i tagli alla spesa pubblica e agli investimenti rischiano di aggravare ulteriormente la crisi. La Cgil avverte che le scelte del governo porteranno a un aumento delle crisi aziendali e della disoccupazione, mentre Confcommercio sottolinea come senza nuovi stimoli sarà difficile raggiungere la crescita prevista.

Intanto, i numeri parlano chiaro: a dicembre 2024, la disoccupazione è risalita al 6,2%, con un boom della cassa integrazione (+30% rispetto al 2023) e un aumento delle richieste di disoccupazione (+4,3%). Un quadro che fa a pezzi l’ottimismo di facciata del governo e rende irrealistica la previsione di una crescita del Pil all’1,2% nel 2025.

La Strategia della Distrazione: L’Attacco alla Magistratura

Di fronte a una realtà così allarmante, il governo Meloni ha scelto la strada più facile: non affrontare i problemi, ma cambiare il bersaglio. E così, invece di parlare di economia, di lavoro, di salari, l’attenzione viene dirottata su presunti attacchi della magistratura contro il governo.

La strategia è chiara: costruire un nemico per compattare il proprio elettorato e nascondere le proprie responsabilità. Ma la verità è un’altra: il vero attacco non viene dai giudici, ma dall’incapacità di chi governa di dare risposte concrete al Paese. E mentre la propaganda prosegue, l’Italia resta ferma, bloccata in una crisi che sembra non avere fine.

La domanda è: quanto a lungo ancora gli italiani accetteranno questo gioco di prestigio?

Giornata della memoria, l’orrore dello sterminio nazista e la minaccia del negazionismo. 

Giornata della Memoria: l’orrore dello sterminio nazista e la minaccia del negazionismo

Il 27 gennaio di ogni anno, la Giornata della Memoria ci impone di riflettere sullo sterminio nazista. È un dovere morale ricordare ciò che accadde, non solo per onorare le vittime ma per contrastare la minaccia contemporanea del negazionismo e della banalizzazione della Shoah. Tuttavia, per comprendere a fondo l’orrore del regime nazista, dobbiamo risalire al primo passo verso il genocidio: l’Operazione T4, il programma di eutanasia che segnò l’inizio della politica di sterminio sistematico.

Actio T4: l’eliminazione delle persone con disabilità

Nel 1939, il regime nazista avviò il programma Aktion T4, mirato a eliminare persone con disabilità fisiche e mentali, considerate “vite indegne di essere vissute”. Uomini, donne e bambini furono assassinati in camere a gas sperimentali o lasciati morire per fame e negligenza. Questo programma, mascherato come un intervento medico e giustificato da una perversa idea di “purezza razziale”, rappresentò il banco di prova per le tecniche di sterminio di massa che sarebbero state poi utilizzate nei lager.

Le vittime non furono solo numeri, ma esseri umani che il nazismo considerava un peso economico e sociale. L’Operazione T4 fu il preludio di un sistema industriale di morte che colpì successivamente altri gruppi “non desiderati”: oppositori politici, prigionieri di guerra, Rom, Sinti, omosessuali, testimoni di Geova e, infine, gli ebrei, al centro del progetto di genocidio totale.

La Shoah: un genocidio senza precedenti

Come ha scritto Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, “la Shoah rappresenta la messa in opera di un gigantesco sistema politico, economico, industriale al servizio di un solo obiettivo: lo sterminio del popolo ebraico”. La Germania nazista mobilitò le sue risorse per attuare un’impresa di morte senza precedenti: scientifica, burocratica, industriale.

A differenza di altri genocidi, dove spesso la possibilità di salvezza passava attraverso la sottomissione o il cambiamento di fede, nella Shoah non esisteva alcuna via di fuga. Gli ebrei furono uccisi semplicemente per il fatto di essere nati tali. Questo genocidio “ontologico”, come lo definì George Steiner, mirava non solo a sterminare un popolo, ma a cancellarne ogni traccia dalla storia.

La conferenza di Wannsee e la Soluzione Finale

Il 20 gennaio 1942, in una villa a Wannsee, i leader nazisti pianificarono la “Soluzione Finale alla Questione Ebraica”. Reinhard Heydrich, comandante delle SS, stabilì che milioni di ebrei europei dovevano essere deportati e uccisi sistematicamente. I prigionieri abili al lavoro sarebbero stati sfruttati fino alla morte, mentre gli altri sarebbero stati immediatamente eliminati nei campi di sterminio. Questa pianificazione rappresentò la formalizzazione della Shoah come progetto organizzato e gestito con precisione burocratica.

Il negazionismo e le sue pericolose mutazioni

Ottant’anni dopo la liberazione di Auschwitz, il negazionismo continua ad avvelenare il dibattito storico e culturale. I suoi esponenti, come Robert Faurisson o David Irving, hanno cercato di travestire l’odio razziale con pseudo-argomentazioni storiche, negando le prove schiaccianti dei crimini nazisti. Internet ha amplificato queste teorie del complotto, mescolando accuse di complotti ebraici con interpretazioni distorte di documenti e testimonianze.

Negare l’Olocausto non è solo un insulto alla memoria delle vittime, ma un attacco alla verità storica e un pericolo per il futuro. Come sottolinea Valentina Pisanty nel suo libro I negazionismi, queste teorie si reggono su un’unica idea: il complotto. Questo permette ai negazionisti di mettere in discussione ogni documento, ogni testimonianza, alimentando un clima di sospetto e disinformazione.

La memoria come antidoto all’odio

La Shoah non fu l’unico genocidio della storia. I crimini coloniali, il massacro degli armeni, i gulag staliniani e i massacri di Pol Pot sono altre tragedie che ci ricordano quanto sia fragile la civiltà umana. Tuttavia, l’unicità dell’Olocausto risiede nella scientificità e nella finalità assoluta del progetto nazista: annientare un intero popolo.

Con la scomparsa degli ultimi sopravvissuti, il rischio che la Shoah diventi un semplice capitolo nei libri di storia è reale. Per questo, è fondamentale continuare a ricordare e raccontare ciò che accadde, non solo per le vittime ebree, ma per tutte le categorie perseguitate dal nazismo, a partire dalle persone con disabilità.

Conclusioni

La Giornata della Memoria non è solo un’occasione per guardare al passato, ma un monito per il presente e il futuro. Oggi, più che mai, dobbiamo opporci a ogni forma di negazionismo, disinformazione e banalizzazione della Shoah. Ricordare è un atto di resistenza contro l’odio, una difesa della dignità umana e un impegno per un mondo in cui simili atrocità non possano mai più accadere.

La menzogna del primato economico USA.

La menzogna del primato economico Usa: da Biden a Trump, un inganno bipartisan

L’eredità politica ed economica degli Stati Uniti si basa su una narrativa ripetuta ossessivamente, da Joe Biden a Donald Trump: quella del primato economico americano. Biden, nel suo discorso di addio alla presidenza, ha dichiarato che la Cina non supererà mai l’economia statunitense. Ma questa affermazione, per quanto patriottica, è smentita dai numeri.

Secondo le statistiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, il PIL cinese, calcolato in parità di potere d’acquisto (PPA), ha superato quello statunitense da quasi un decennio. Nel 2024, la Cina ha raggiunto i 37 mila miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti non arrivano a 30 mila miliardi. Una realtà incontrovertibile, che tuttavia viene sistematicamente ignorata da una propaganda che insiste nel dipingere gli USA come la guida economica globale.

Un debito enorme e un futuro incerto

Il vero problema degli Stati Uniti è il loro crescente debito estero. Oggi, il passivo netto ha superato i 23 mila miliardi di dollari, avvicinandosi all’80% del PIL. Una situazione che richiederebbe prudenza e riforme strutturali, ma che invece viene affrontata con una strategia di marketing: diffondere fiducia nella crescita futura, illudendo i creditori che il sistema economico americano possa reggere all’infinito.

Questa narrativa non è un’esclusiva di Biden. Trump, dal canto suo, non si limita a perpetuare questa menzogna, ma la amplifica. Promette ricchezza futura, elimina regolamentazioni interne per favorire il capitale e, allo stesso tempo, adotta un protezionismo aggressivo che cerca di isolare le economie concorrenti. È un ossimoro economico: un capitalismo “liber-protezionista” che per ora sembra funzionare, alimentando aspettative irrealistiche.

Il ruolo della Federal Reserve e i rischi di una bolla

La Federal Reserve gioca un ruolo chiave in questa grande illusione. L’aumento dei tassi di interesse attira capitali da tutto il mondo, ma al prezzo di un debito che cresce più velocemente del reddito. È un sistema che somiglia a una festa dove tutti sono ubriachi: nessuno vuole ascoltare le cassandre che avvertono dei rischi.

Tuttavia, edificare la potenza americana su una bolla speculativa sempre più grande comporta rischi globali enormi. Per tenere a bada il divario tra debito e reddito, gli Stati Uniti ricorrono a una politica estera sempre più aggressiva.

Un protezionismo militarizzato

La strategia americana si traduce in un protezionismo che assume connotati sempre più militareschi. Dalle ambizioni territoriali su Groenlandia e Panama, alla pretesa di trattare il Sud America come il proprio “giardino di casa”, fino all’imposizione all’Europa di acquistare beni e risorse energetiche a costi elevatissimi. Un caso emblematico è la pressione sui capitalisti cinesi affinché cedano aziende come TikTok, considerate troppo influenti in Occidente.

Queste azioni non sono semplici provocazioni: sono segnali chiari che l’America vuole scaricare il peso del proprio debito sul resto del mondo. Ma non tutti accettano passivamente questa situazione. La Cina, per esempio, continua a rafforzare la sua influenza economica e politica, mentre altre nazioni cercano di svincolarsi dalla morsa americana.

L’Europa tra sudditanza e opportunità

L’Europa, tuttavia, resta in gran parte subordinata agli interessi statunitensi. L’Italia, con il governo Meloni, non fa eccezione: il nostro paese sembra più incline ad accettare inviti di facciata, come la cena di gala per l’insediamento di Trump, che a rivendicare una propria autonomia strategica. Ma il rischio è alto: in un sistema sempre più instabile, potremmo ritrovarci a pagare un conto salato.

Conclusioni

La narrativa del primato economico americano è una costruzione retorica utile a mascherare fragilità sempre più evidenti. Con un debito fuori controllo e una politica estera aggressiva, gli Stati Uniti rischiano di trascinare il mondo in una spirale di instabilità economica e geopolitica.

La domanda non è se questa bolla scoppierà, ma quando. E se il mondo, Europa inclusa, sarà in grado di prepararsi a un futuro in cui il potere economico globale non sarà più nelle mani di Washington.

Fonte: articolo di Emiliano Brancaccio pubblicato su il manifesto

Trump e “ilneocolonialismo USA” 

Trump e il ritorno al colonialismo Usa: un’analisi nel segno di Theodore Roosevelt

La vecchiaia e il declino, a volte, riportano alle origini. Ed è esattamente ciò che sta accadendo negli Stati Uniti sotto Donald Trump, leader della fase terminale dell’impero americano. Con Trump, l’America non si rifugia in una presunta vocazione imperiale globale, ma piuttosto riattiva le sue radici coloniali. Una distinzione cruciale: l’imperialismo si proietta universalmente, mentre il colonialismo ha una dimensione più strettamente nazionale.

L’insistenza di Trump sull’annessione di territori come Groenlandia, Panama e, perché no, il Canada, o sull’intervento in Venezuela per “recuperare il petrolio che dobbiamo pagare”, non è altro che un ritorno all’istinto predatorio che ha animato i primi leader americani.

Gli Stati Uniti non sono nati come impero globale, ma come un progetto coloniale, guidato da un’élite di coloni europei che replicarono le logiche di potere delle nazioni d’origine. Questo processo fu segnato dallo sterminio delle popolazioni indigene, dall’importazione di schiavi africani e dall’espansione territoriale ai danni di altre potenze. L’obiettivo non era una dominazione universale, ma il controllo totale delle terre contigue alle prime tredici colonie.

Una rivoluzione reazionaria

L’idea che la Rivoluzione americana sia stata un’anticipazione della Rivoluzione francese è profondamente errata. Fu, piuttosto, una rivolta reazionaria: una ribellione di proprietari di schiavi contro una madrepatria che stava assumendo posizioni antischiaviste. La Costituzione degli Stati Uniti, spesso celebrata per il suo riferimento alla “ricerca della felicità”, in realtà garantiva la felicità dei Padri Fondatori, costruita sulla schiavitù, sancita e protetta nei suoi articoli fondativi. Solo dopo la guerra civile del 1865 furono apportate modifiche significative, ma l’eredità culturale della schiavitù ha continuato a influenzare il paese per un secolo.

I primi presidenti americani si comportarono come monarchi coloniali, invadendo territori e sterminando i nativi, come accadde con l’annessione del Texas, della California e delle Hawaii. Interi stati furono comprati da potenze europee, come nel caso della Louisiana o dell’Alaska, mentre altri furono conquistati con la forza, come accadde a Cuba o nel Canale di Panama.

Trump, erede di un capitalismo predatorio

L’ascesa di Trump non è un incidente, ma la naturale conseguenza di una tradizione politica americana fondata sul colonialismo. Trump incarna lo spirito dei presidenti Andrew Jackson e Theodore Roosevelt: populisti, razzisti e aggressivi, capaci di sfruttare il malcontento popolare per bypassare le istituzioni. Come loro, anche Trump si presenta come l’uomo comune, il difensore dei dimenticati, mentre alimenta un sistema predatorio al servizio del capitale.

Un esempio lampante di questa logica è contenuto nelle memorie del generale Smedley Butler, veterano dei Marines, che nel 1935 ammise di aver servito non l’interesse nazionale, ma i profitti di Wall Street e delle grandi multinazionali. Le sue parole sono un’accusa senza tempo al capitalismo di rapina che ha sempre caratterizzato la politica estera americana.

Declino e crepuscolo dell’impero

Il sogno di un impero americano universale si è infranto negli anni ‘80, con la fine della Guerra Fredda. Da allora, l’egemonia americana ha subito un costante ridimensionamento. Biden può essere considerato l’ultimo presidente imperialista, mentre Trump rappresenta una degenerazione nazionalista e protezionista, più interessata al controllo interno che a una proiezione globale.

Eppure, il declino dell’impero non porta necessariamente a un nuovo equilibrio. Trump, con le sue azioni impulsive e il suo populismo, rischia di isolare ulteriormente gli Stati Uniti, allontanando persino gli alleati tradizionali come l’Europa e il Giappone. È probabile che il sistema americano, gestito dal cosiddetto “stato profondo” e dall’élite finanziaria, intervenga per limitare i danni.

Conclusioni

L’America di Trump non è un’eccezione, ma un riflesso della sua storia. Il suo colonialismo redivivo non fa altro che accelerare il declino di un potere ormai svuotato. Tuttavia, è difficile immaginare che il cambiamento possa venire dalla classe dirigente liberal-internazionalista. Come sempre, sarà l’élite finanziaria a decidere se e quando sarà il momento di voltare pagina.

Trump, dunque, non è l’inizio di qualcosa di nuovo, ma il canto del cigno di una nazione che, incapace di adattarsi ai tempi, si rifugia nei fantasmi del passato.

Da un articolo di Pino Arlacchi pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Bitcoin, block chain, libra e cripto valute.Bitcoin, block chain, Lybra e cripto valute.

Bitcoinse Lybra, quale sarà la moneta globale? (Prima Parte)

di Mario Sommella

Apriamo l’argomento parlando della tecnologia block chaine, sviluppata già da qualche anno ma venuta alla ribalta, con la creazione da parte di Satoshi Nakamoto, della cripto moneta denominata bitcoin.

Parleremo di cripto monete e similari, come la tecnologia block chain possa essere utilizzata nelle operazioni di voto elettronico, ma non solo. 

Oggi su questi argomenti La comprensione è estremamente limitata, abbiamo certamente

sentito parlare della tecnologia block chain, di bitcoin ma soprattutto sulla block chain,

dicono, che prometta grandi cambiamenti nei mercati dei capitali ed in generale dei servizi finanziari.

Oggi sono in pochi a saper dire, perché e come, su questo argomento, sostanzialmente perché c’è una difficoltà intrinseca per la sua comprensione. La difficoltà nasce in quanto la tecnologia block chain è collocata all’incrocio di diverse aree: teoria dei giochi; crittografia; Computer networking; teoria monetaria ed economica. 

Queste 4 aree, nel mondo accademico, non vengono considerate nel loro insieme, quindi, attualmente, sul pianeta

non c’è nessuno esperto delle quattro aree nel loro insieme, Una dozzina di esperti in tre di queste aree, qualche

centinaio di esperti in un paio  di queste aree,esperti in una di queste quattro aree, sono nell’ordine delle  decine di migliaia, ovvero Che ne hanno compreso una parte o ne hanno approfondito una piccola parte.

Quando parliamo di tecnologia block chain, non parliamo solo di tecnologia, ma di un vero e proprio cambiamento di paradigma culturale, perché si è passati dal paradigma della “centralizzazione” al paradigma della “decentralizzazione”. 

Di bitcoin, in termini di gossip, ne abbiamo sentito parlare come di una cripto currency decentralizzata, digitale. Fondamentalmente, oggi tutte le monete in corso legale sono digitali, ma la caratteristica dei bitcoin è L’assenza di una banca centrale che le emetta, per intenderci il bitcoin è simile più all’oro che alle monete in corso legale.

Un’altra novità non è la caratteristica digitale del Bitcoin, tutte le monete in corso legale sono anche digitali, la novità è avere una moneta decentralizzata, in realtà il Bitcoin non è sostenuto da un governo, da una banca centrale, o da una organizzazione, da questo punto di vista, nonostante la mancanza di un organo centrale che la emetta, è in grado di consentire transazioni peer to peer, non ha bisogno di una terza parte fiduciaria per funzionare, fonda la sua sicurezza sui protocolli crittografici, perché rappresenta potenzialmente lo “choose banking” per tutti e ovunque.

La caratteristica peculiare e sostanziale della tecnologia block chain si basa su un fatto, Il trasferimento di dati, di bit in codice, differentemente dal trasferimento di codice, come avviene naturalmente sulla rete (ad esempio una canzone, un video, un documento) essa non può essere replicata, quindi parliamo di una transazione unica ed univoca,  non duplicabile, chiusa, appunto, in una catena di blocchi.

Con le nostre home banking è possibile trasferire una somma di denaro in modo univoco, ma possiamo effettuare l’operazione solo entro un determinato orario, addirittura con un costo per trasferire i nostri soldi (pagamento di commissioni). La domanda non è se, ma chi e quando regalerà all’umanità un network di pagamenti peer to peer, gratuito ed istantaneo, bitcoin e la block chain sono in pole position. Bitcoin rappresenta la prima moneta dell’economia dell’informazione.

Perché è posta in pole position, perché è decentralizzata, è permissionles, è resistente alla censura, è ad accesso aperto, è gratuita, non conosce confini, è transnazionale, è sicura, è resiliente.

Che si tratti di una cosa seria, non di un gioco, in quanto essa è trasparente, perchè possiamo in qualsiasi momento controllare, Sulla block Chain di Bitcoin, le transazioni finanziarie, sono tutte ben visibili e trasparenti.

Tutto nasce nell’ottobre del 2008, tale Satoshi Nakamoto, non si conosce la vera identità, se è un lui, una lei, o un gruppo di lavoro, quindi nell’ottobre del 2008 Satoshi invia un messaggio ad una mail list di crittografi  annunciando di aver lavorato alla creazione di: “new Elettronic cash system, that’s fully peer to peer, no trust thirty part”, cioè di avere un cash digitale che non richiede terze parti fiduciarie, soprattutto sostiene, di aver risolto il problema Del da Ball spending, ovvero della doppia spesa. 

Questo è un risultato straordinario in quanto la comunità cyberpunk sognava da decenni una soluzione simile. Il problema del double spending era reputato un problema irrisolvibile.

L’annuncio viene accolto con un certo scetticismo perché viene presentato da un perfetto sconosciuto, Satoshi Nakamoto. Newsweek tentó di rintracciarlo, senza successo. 

Egli lavorò su questo algoritmo almeno dal 2007, come detto prima, nell’ottobre 2008 con l’invio ad una community di crittografi, e l’8 gennaio 2009 rilascia il codice sorgente, “Genesis block”, “Open source, free software”, avviando la piattaforma di questa nuova cripto moneta. La cosa interessante di questo personaggio, Satoshi Nakamoto, dal maggio del 2010  scompare dalla rete, passa la gestione del progetto a Gavin Andresen, con il quale aveva mantenuto  contatti via e-mail, ma quando Andresen gli comunica di essere stato contattato Per un interrogatorio dalla CIA, Nakamoto scompare definitivamente.

In cosa consiste il protocollo, cioè il codice block chain, il primo fattore più evidente è l’esistenza di un registro pubblico delle transazioni, un libro mastro contabile, distribuito, con tecnologia peer to peer.

Le prime modalità di file sharing prevedevano sempre un server centrale Che metteva in comunicazione i diversi Peer del network, la presenza di un server centrale ha consentito alle autorità di spegnere quel server, se usati per cause illegali, si ricordi Napster e simili, successivamente l’inventore di Bit Torrent,Brad Coen, sviluppò un algoritmo che non prevedeva un server centrale, ma i file venivano scambiati in quanto i nodi della rete avevano una copia del file da condividere, quindi per spegnere un tale network bisognava spegnere tutti i nodi della rete, un’operazione impossibile. 

Ecco che Satoshi Nakamoto prende ispirazione esattamente dal protocollo bit torrent per condividere un file peculiare, un unico file. Il registro pubblico delle transazioni, questo registro permette il trasferimento delle operazioni in tutta sicurezza, permette il trasferimento di un gettone digitale univoco, questo gettone può essere scambiato ma non duplicato, e questa la features straordinaria, Nell’ambito digitale qualsiasi cosa viene trasferita, può essere duplicata all’infinito, nel caso della tecnologia block chain è la prima volta che in ambito digitale una cosa può essere trasferita, scambiata ,ma non duplicata.

Rappresenta quindi un protocollo che è capace di rimpiazzare qualunque autorità centrale il cui ruolo sia quello di detenere ed avere manutenzione di un registro centrale, si pensi al catasto, il pubblico registro automobilistico, l’anagrafe tributaria.

Altro punto importante è la crittografia basata su una chiave pubblica ed una chiave privata, per intenderci la firma digitale utilizzata per la posta elettronica certificata.

Strumento di sicurezza primaria e la chiave privata, non dovrà mai essere messa a disposizione di nessuno, perdere una chiave privata significherebbe mettere a disposizione, al portatore, il proprio portafoglio Bitcoin. La chiave pubblica, invece,usarla per le transazioni.

Non bisogna perdere di vista la differenza chiave tra il sistema finanziario tradizionale così come lo conosciamo da più di un millennio e l’alternativa rivoluzionaria di Bitcoin coraggiosamente proposta ed avviata da Satoshi Nakamoto. Tradizionalmente il potere politico centrale, divenuto tale dopo avere guadagnato il consenso in maniera più ho meno democratico ho autoritario, autorizza l’attività del sistema bancario e affida ad esso la gestione e la conservazione della cronologia delle transazioni finanziarie, bitcoin, dal canto suo, non è semplicemente l’ennesima moneta elettronica ho un nuovo mezzo di pagamento, Bitcoin rappresenta una piattaforma tecnologica abilitante con incentivi economici tali da permettere ad utenti che hanno bisogno di raggiungere un accordo tra loro e quindi anche una qualche forma di consenso politico su una determinata materia, di appoggiarsi a una rete decentralizzata di Certificatori computazionali.

Ora accennerò in breve le operazioni di creazione dei bitcoins, essi sono simili a l’oro, quindi limitati, infatti se ne possono estrarre 21 milioni di unità, come il metallo aureo, Che è un minerale limitato nella sua quantità, anche i Bitcoin hanno questo limite. Una curiosità, il creatore del protocollo è di questa cripto valuta, Satoshi Nachamoto, all’atto dell’avvio delle operazioni computazionali, ha riservato per se  1 milione di unità, bitcoins, oggi un Bitcoin è scambiato A 38.000 $.

Ho appena accennato alle “operazioni computazionali“, attraverso le quali, con un complesso algoritmo legato sempre alla block chain, si possono estrarre, operazione di maining, i Bitcoin, ed i miners, minatori, non sono altro che computer con capacità di calcolo sempre più elevate, le quali entrando in competizione tra loro attraverso i calcoli computazionali, si aggiudicano di volta in volta, i Bitcoin residui. Qualcuno ha fatto notare l’impatto ecologico, in termini di dispendio di energia, per le operazioni di estrazione sempre più complesse mano a mano che diminuiscono le quantità dei Bitcoin residui.

Fino ad ora abbiamo descritto tecnicamente la block chain e l’uso come currency digitale, ora ci soffermeremo a indicare altri utilizzi di questa straordinaria intuizione. 

Abbiamo a che fare con due cose, il Bitcoin con la B maiuscola, cioè un protocollo, e bitcoins, con la b minuscola, un’unità di valuta. Possiamo affermare che i i bitcoins sono scambiati attraverso il protocollo Bitcoin, il protocollo è un’invenzione straordinaria che cambierà senza alcun dubbio la storia dell’umanità, perché permette tecnicamente, tecnologicamente, di rimpiazzare qualsiasi autorità centrale, il cui ruolo sia un ruolo Notariale, un ruolo di validazione, un ruolo di incrocio dati, un ruolo di certificazione. Tutte queste autorità centrali possono essere sostituite dalla loro versione peer to peer, quindi dirette da pumto a ppunto, crittograficamente sicure.

Nel 2019 Mark Zuckenberg, creatore di Facebook, A promosso il lancio della propria cripto valuta, la Libra, Che rispetto ai bitcoins, Limitati nella quantità disponibile  da estrarre, manterrà una correlazione con le “piccole“ monete locali, dollari, euro, Yuan, sterline.

Altro fatto incredibile della moneta libra è il potenziale di utenti che ne potranno usufruire, Facebook a circa 2 miliardi e mezzo di utenti, regalare a questi utenti un conto corrente con le caratteristiche basilari della cripto valuta significherà dare la possibilità di poter scambiare valore commerciale in maniera transnazionale. Inoltre si darà la possibilità agli utenti di avere un conto corrente globale, oggi quante persone non possono accedere ad un conto corrente, questo avviene in tanti paesi e per vari e svariati motivi, Zuckenberg entrerà in competizione con le banche locali, legate agli Stati, ed in virtù del fatto che la Libra sarà legata alle monete in uso corrente, potrà essere uno stabilizzatore dei cambi mondiali. Il sistema economico finanziario mondiale lo permetterà? I padroni della finanza globale avranno la possibilità di spegnere Facebook?

Credo che aver legato la libra alle monete correnti nazionali sia la chiave affinché non se ne possa più fare a meno.

La moneta digitale è soltanto il primo grande esperimento. Quando parliamo di block chain Parliamo di un registro pubblico di transazioni che certifica la proprietà di un bene digitale e il trasferimento, la capacità transnazionale, di un valorenel digitale.

Oggi Si parla di Web 3.0, il Web social e dell’IOT, ma tutti cercano cosa potrebbe essere il Web4.0, il Web 4.0 è esattamente questo. Se guardiamo cos’è Internet oggi, un grande sconfinato ammasso di informazioni, indicizzato dai diversi motori di ricerca e da diverse metodologie, con una sempre maggiore capacità di calcolo, pensiamo al cloud Computing, quindi abbiamo una grande quantità di informazioni, una grande quantità di capacità di calcolo, il terzo elemento, straordinario, abbiamo una capacità transnazionale, cioè la possibilità di scambiarsi qualcosa con efficacia e con certezza senza la mediazione di nessuna autorità. 

Questo rende il Web 4.0 un luogo tutto da esplorare. Da questo punto di vista la currency è un esperimento, perché se si riesce a fare a meno Dell’authority centrale, laica per eccellenza, la banca centrale, allora si può fare a meno, veramente, di qualsiasi autority centrale.

Il protocollo.

Proviamo ad applicarlo con due esempi diversi da quello monetario, ma riguardanti L’economia reale, nel mondo in cui viviamo.

Primo esempio, applicabile oggi, non in futuro, che si potrebbe mettere su  in un paio di mesi, cioè la sostituzione del pubblico registro automobilistico. Un soggetto acquista un’auto e si reca dinanzi ad un impiegato dell’ACI, Ha firmato una serie di documenti cartacei, l’impiegato, sostanzialmente, ha aperto un database dove ricerca il numero di targa, sostituisce il proprietario con il nuovo, il quale versa alla cassa circa 500 € tra bolli  imposte e tasse, questa transazione poteva essere fatta su una tecnologia block chain, in cui il proprietario dell’auto, con la sua chiave privata, la sua firma digitale, poteva firmare una transazione in cui intestava quell’auto a un nuovo proprietario, questa transazione sarebbe stata pubblica, perché la block chain è un registro pubblico, editabile da chiunque, se lo Stato avesse ritenuto che il venditore o l’acquirente dovessero versare delle tasse sulla transazione, avrebbe avuto la possibilità di raggiungere ed esigere il pagamento di quelle tasse con certezza. La transazione potrebbe avvenire in maniera totalmente decentralizzata, anche la notte di Capodanno o una mattina di domenica, senza costringere L’acquirente e il venditore a recarsi in un’ufficio dell’ACI e  l’impiegato non avrebbe fatto altro che modificare un dato in una cella excel. 

Facciamo un salto nel futuro, parliamo ora di democrazia diretta, immaginiamo che l’attività legislativa in un futuro, distante da oggi, diventi sostanzialmente tanti mini referendum, cioè tutte le proposte di legge diventerebbero sottomesse alla democrazia diretta con un sì o con un no, ogni cittadino riceverà un amount di coin da spendere nelle decisioni legislative, quindi per ogni legge vi sarebbero un coin che si potrebbe spendere e dare nel wallet per il “sì oppure nel Wallet per il no”.

Potrebbero esserci persone specializzate su determinati temi, ad esempio economici, o nel campo del Welfare o altro, quindi si potrebbe delegare I propri coin a questi soggetti per le votazioni su determinate leggi specifiche, in questo caso avremo creato il politico, oppure si potrebbero creare dei gruppi , movimenti ho comitati, specializzati in una o più aree legislative, ho su un determinato programma politico da attuare, in questo caso si sarebbe creato un partito, ma essi, politici o partiti, sarebbero soggetti sempre ad elezioni ogni cinque anni, ma il cui voto, cioè come sì posizionerebbero i coin nelle decisioni, saranno trasparenti, attraverso il protocollo Block chain si permetterebbero continuamente, di revocare il mandato, di scegliere altro. In un’aggregazione in democrazia diretta, cioè senza delegare alcuno, in una democrazia mediata cioè con delega ad un politico, o ad un partito ma senza soluzione di continuità.

Questa è la portata della rivoluzione della block chain.Il presupposto alla base dell’idea di Satoshi Nakamoto E che un consenso raggiunto secondo il criterio “una CPU un voto” è meno sabotabile rispetto alle modalità di formazione del consenso politico, conosciute prima dell’avvento di Bitcoin. 

La corsa al riarmo computazionale, non solo offre una maggiore trasparenza all’interno del sistema, ma garantisce anche la competizione tra sistemi. L’opera intellettuale di Satoshi Nakamoto minaccia di ridefinire ciò che intendiamo normalmente come significato pratico del termine pubblico, da autorizzato dal potere pubblico centrale a certificato da una rete computazionale decentralizzata. Non è solo la cronologia delle transazioni finanziarie a rischiare di essere disrupted, ma qualsiasi tipo di registro informativo pubblicamente rilevante, anagrafe,registro automobilistico, contrattualistica, nomi di dominio, standard ISO, Marchi di origine, listini azionari, votazioni elettorali politiche elettroniche trasparenti, sicure ed a prova di un qualsiasi attacco fraudolento.

Chi sono in breve: 

Mario sommella, Calabrese di nascita, napoletano nel sangue, oggi vivo in Friuli, marito, padre, ex operaio, non vedente, laurea in Scienze della comunicazione, demolitore delle differenze di condizione e di genere. Il mio motto: “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza  diventa Dovere“!(cit).

Bitcoin e libra, quale sarà la moneta globale? (Seconda Parte) 

Di mario sommella

Dopo aver introdotto, nel primo articolo, il concetto di cripto valute, nello specifico bitcoin e la tecnologia  block chain, ed aver appena accennato alla nuova cripto valuta progettata dal colosso di Mark Zuckenberg, , la libra, approfondiremo L’argomento su questa  nuova moneta digitale, in fase di lancio, da parte del gigante   del mondo dei social network, Facebook.

Libra  è un’incursione di Facebook, e di altre società, ad oggi sono 28, che fanno parte della Libra Association, nel mondo delle cripto valute, e degli strumenti digitali utili per la trasmissione di valore tramite una tecnologia che è distribuita. In questo caso non è “decentralizzata”, perché a un centro di governance ben individuata nella Libra Association, ma è distribuita nella rete, quindi ha delle caratteristiche di resilienza.  Essa vuole permettere di trasmettere valore stabile dal punto di vista degli scambi commerciali, nel senso che sarà una moneta garantita e redimibile da un paniere di altre valute  e titoli di Stato, questo esperimento è molto interessante in quanto sarà la prima  moneta centralizzata da un’emittente ben individuato che non saranno le banche centrali.

Le sostanziali differenze con le altre cripto valute, ad esempio bitcoin, operanti attraverso la block chain per garantire l’univocità dei trasferimenti nelle operazioni di scambio di valori, cioè sono affidate ad un algoritmo che le rende completamente decentralizzate, chiunque può divenire un nodo di questa rete, mentre nel caso della libra c’è una gestione centralizzata da un’associazione tra società private. 

La seconda grande differenza tra Bitcoin e libra è l’estrema volatilità della prima cripto valuta, mentre la libra sarà stabile, perché legata ad un paniere di valute correnti. 

I bitcoin e similari sono molto volatili, immaginiamo un mutuo in Bitcoin, nel corso degli anni ha subito un aumento pari a 38000 volte il valore iniziale, un fatto insostenibile da  chi avesse contratto un debito. Quindi Bitcoin  è una moneta speculativa, in quanto scarsa, condizione che la accomuna alle transazioni auree piuttosto che ad una moneta corrente legata a fluttuazioni economiche Dei mercati valutari.

Bitcoin e similari  sono un bene rifugio, oro digitale, non possono essere confiscati, censurati, una transazione in Bitcoin non può subire confische, D’altro canto la libra sarà una moneta transnazionale quindi buona per gli acquisti, Per pagare  salari, per aprire mutui. La libra risponde ad una moneta sovranazionale, digitale, quello che le nostre banche centrali non hanno  voluto o saputo darci.

Per ora libra è un annuncio, sarebbe dovuta arrivare  nel primo semestre del 2020, L’emergenza pandemica ne ha fatto slittare il lancio.

Ma come si farà a comprarla, dove si comprerà?

La governance di questa nuova cripto valuta ha già annunciato l’apertura di una divisione, dal nome Calibra con sede a Ginevra, che preparerà un Wallet digitale Che verrà implementato all’interno di WhatsApp e di Messenger,, Sarà disponibile come un’applicazione autonoma, attraverso il quale si potrà trasferire il nostro denaro  dopo aver ricaricato i  propri soldi  scambiati in libbra nel proprio conto o Wallet. Quindi i market maker saranno abilitati a trasformare le valute tradizionali in libra e viceversa.

Vorrei porre all’attenzione un fatto che ritengo rilevante, scambiare le valute correnti (euro, dollaro, one, sterlina) in libra  significherebbe acquisire anche i debiti delle nazioni emittenti, queste valute, potrebbero aprire  una ulteriore bolla finanziaria, ma in questo caso molto più ampia,  estesa a livello globale, un enorme “buco nero” Dei debiti pubblici degli Stati nelle mani di poche multinazionali, quindi nelle mani di pochi soggetti privati.

In pratica il sogno dell’economista Von Hayek   Potrebbe concretizzarsi, cioè la nascita di una valuta globale, privata,  garantita non più dagli Stati e dalle loro banche centrali ma da un consorzio di aziende, Multinazionali, nel caso di libra sono presenti MasterCard, Visa, Pay Pal,Iliad ecc,  tutti soggetti privati. Non sono presenti banche o gruppi bancari, ma colossi come JP Morgan si stanno organizzando autonomamente in tal direzione.

 Quali saranno gli scenari possibili? Ci stanno traghettando verso la vittoria finale del capitalismo, appropriandosi anche dell’ultimo strumento che, definiva la ricchezza, ma non ne era proprietario in termini di emissione , le valute monetarie. Ci troveremo di fronte ad un sistema finanziario globale accessibile a tutti, la metà della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi bancari di conto corrente, il 70% delle aziende nei paesi in via di sviluppo non possono accedere al credito, attraverso questo sistema finanziario si permetterà a questa fetta enorme dipopolazione mondiale di avere accesso al credito ed ai vari servizi finanziari. 

Libra introduce il sistema di pagamento che sarà utilizzato da uber, Spotify, E tutti quegli operatori che sono nel consorzio della libra Association e nello stesso tempo ha l’ambizione di creare qualcosa di più, il suo obiettivo sarà il modello cinese, sul tipo di Ali pay, cioè un sistema finanziario legato ai social network, in questo caso i cinesi sono abituati a fare tutto  dal telefonino, pagano, hanno la banca, chaTano, mantengono le relazioni, comprano beni, quindi l’utente fa tutto con la tecnologia smart.

 Con questa nuova esperienza, nel campo monetario finanziario, Facebook si sta creando una nuova esperienza che la allontana dal modello conosciuto finora, di fatto sotto attacco dopo gli scandali Cambridge analitica, cioè della profilazione degli utenti nell’ambito del marketing politico, utilizzando i nostri dati personali e la nostra esperienza all’interno del social network Al fine di propaganda da parte della più becera politica, vedi Trump,  Bolsonaro e Salvini, nella versione italiana.

Questo nuovo sistema farà paura alle banche? La risposta è sì. E da un lato realizza il sogno di tutti gli economisti libertari, capeggiati in questo da Von Hayek, che auspicava proprio la nascita di una concorrenza libera di mercato tra monete  private e monete a corso legale, Hayek si domandava e ci domanda tuttora, perché non sì sia mai considerato  il monopolio della moneta indispensabile, egli dice “non rivedremo mai +una  moneta se non la toglieremo dalle mani dei governi con un qualche astuto stratagemma che non sia possibile fermare“ , le reazioni vanno in tal senso, vediamo là BDF,  , la Francia con il suo ministro delle finanze, sono  fortemente preoccupate, d’altro canto vediamo la Banca d’Inghilterra disponibile a fare da custode di quelle riserve che saranno messe a garanzia di libra, quindi ci sono atteggiamenti differenti,  come sempre il mondo anglosassone È più aperto alle speculazioni, mentre il mondo europeo è più dirigista.

 Sarà interessante vedere come gli Stati e le loro banche centrali se e come tenteranno di fermare Facebook, questa sarà  la vera grande sfida, da un certo punto di vista, con uno sguardo onesto, sarà difficile fermarli, perché bisognerebbe proibire a Facebook di fare quello che altre cripto valute fanno da anni, Dall’altro lato lasciarli andare avanti sdogana, un po’, agli occhi di tutti nell’esperienza  di avere artefatti digitali presenti sul proprio cellulare senza costi e senza chiedere il permesso a nessuno.

I vantaggi per gli utenti sono evidenti in quanto oggi noi abbiamo dei sistemi di pagamento  sub-ottimali,  un bonifico impiega 2 o 3 giorni, a volte anche cinque, a raggiungere il beneficiario, mentre la libra utilizzandola con la messaggeria istantanea, WhatsApp e Messenger, farà qui la differenza, l’istantaneita dell’operazione finanziaria, di compravendita, da effettuare,  anche l’acquisto attraverso una carta di credito, accettata da un commerciante, ha sempre 90 giorni entro i quali  l’operazione potrebbe essere annullata, mentre in questo caso non vi sarà questo rischio, l’istantaneita dell’operazione sarà paragonabile all’acquisto con moneta contante. Da questo punto di vista questa piattaforma potrebbe essere sconvolgente nella sua efficacia, certamente, bisognerebbe ricordare che questa piattaforma è centralizzata, controllata, censurabile, confiscabile, e persino manipolabile, dai suoi emittenti, tanto quanto i governatori delle banche centrali hanno effettuato nella loro storia, hanno sempre abusato della discrezionalità, se leggiamo la storia delle monete, sarà solo questione di tempo che qualcuno ne abusi e le faccia deperire. Ecco nel caso di Bitcoin questo non puó succedere  perché abbiamo altri profili di utilizzo, simile ad una moneta rifugio, ad un bene in cui investire una percentuale di capitali, parte dei propri risparmi, nel caso della libra invece potrebbero aprirsi anche scenari problematici oiviamente perché legati alle monete correnti euro dollari sterline. 

Nel tema dell’antico problema del riciclaggio come si legherà libra. Innanzi tutto si dovrebbe tranquillizzare tutti, qualsiasi nuova scoperta, innovazione, soprattutto nell’ambito tecnologico, esse sono tendenzialmente neutrali,  cioè vi sono utilizzi patologici ed utilizzi fisiologici, per fare un esempio i terroristi hanno utilizzato l’aviazione civile americana per fare del male, i criminali usano Internet, usano la telefonia cellulare,  usano il dollaro per le loro transazioni, compravendite di partite di droga, non per questo si può pensare di bandire questi strumenti. C’è già una normativa a livello internazionale che prevede dei presidi di identificazione e monitoraggio delle transazioni finanziarie e tutte le volte che si toccano le valute con corso legale, ma dove si toccano, invece, le cripto valute quello non è monitorabile, una terra di nessuno.

Concludendo: quello che potrebbe inquietare, una volta descritti  i parametri di funzionamento di queste monete globali, che dietro questo esperimento vi sia un colosso dei social come Facebook, cioè che già sa di noi tantissime cose della nostra vita, addirittura cose che noi tendiamo a dimenticare, gli algoritmi di Facebook, no. Quindi la conoscenza dei nostri dati finanziari legati alla conoscenza dei nostri movimenti e del nostro pensiero, potrebbero allarmare,  sempre di più, sia le  autorità a livello globale che noi stessi.    

Chi sono in breve: 

Mario sommella, Calabrese di nascita, napoletano nel sangue, oggi vivo in Friuli, marito, padre, ex operaio, non vedente, laurea in Scienze della comunicazione, demolitore delle differenze di condizione e di genere. Il mio motto: “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa Dovere“ (cit).