Non è l’uomo al tuo fianco il vero nemico. Né quello che ti affronta sul campo.
Il nemico marcia alla tua testa.
È chi ti manda a combattere mentre la tua famiglia tira avanti a fatica, è chi ti spinge in guerra mentre a casa tua si taglia sulla sanità, sull’istruzione, sui diritti.
La verità è semplice, antica e sempre rimossa: o si lotta tra capitalisti per il dominio del mondo, o si lotta tra oppressi per la propria liberazione.
In questo bivio storico, il pacifismo da solo non basta più: serve l’antimilitarismo consapevole, quello che riconosce il vero volto della guerra e si organizza per disertarla, boicottarla, sabotarla. Non per servire padroni stranieri o governi asserviti, ma per restituire dignità al nostro stesso popolo.
Valerio Evangelisti ci ricordava che l’Internazionale francese invitava i soldati a rivoltarsi contro i propri ufficiali. E oggi, più che mai, quell’invito suona attuale.
Non si tratta di un atto romantico: è il principio base della guerra alla guerra.
Una guerra che si fa disertando, scioperando, paralizzando la macchina bellica.
Se le condizioni maturano, persino con la resistenza attiva.
Ci hanno addestrato per decenni a credere che ogni atto di ribellione fosse terrorismo, ogni scintilla di lotta una minaccia alla “civiltà democratica”.
Ci hanno fatto credere che l’unica lotta accettabile fosse quella filtrata dai sindacati di regime e dai partiti progressisti venduti, che di progressista hanno ormai solo la retorica vuota.
E ora, quando ai padroni serviamo come carne da cannone per alimentare le guerre del capitale globale, tentano il ribaltone: ci rispolverano l’europeismo da salotto, ce lo impastano con Hegel, Pirandello, e pretendono che combattere per loro sia un dovere morale.
Peccato che il popolo italiano – nonostante l’intossicazione continua dei media – questo inganno non lo beva più.
La stragrande maggioranza rifiuta il riarmo, rifiuta la guerra.
Non serve essere bolscevichi: basta avere buon senso, quello che ti suggerisce di sopravvivere ai prossimi dieci anni invece di farti ammazzare in nome di interessi che non sono i tuoi.
Da qui parte il nostro compito.
La guerra alla guerra non è un gioco di parole.
È lotta vera, capillare, nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di lavoro.
È denuncia serrata contro chi tradisce, contro chi vende il futuro del Paese.
È capacità di parlare al cuore della gente, di riconoscere la loro paura, la loro rabbia, la loro voglia di vivere.
È strategia di comunicazione che scavalchi il muro di menzogne costruito da chi fabbrica nemici interni per giustificare ogni emergenza repressiva.
Per fortuna, qualcosa si sta muovendo.
Durante la pandemia e ancora di più oggi, sono nate voci nuove, indipendenti, fuori dal coro tossico dei Mentana, dei Parenzo, dei loro cloni.
Web TV come Ottolina TV, progetti come Multipopolare, stanno iniziando a dare voce a un altro mondo possibile, a una sinistra che non si accontenta più di piagnucolare ma punta a organizzare la lotta di classe reale, antimilitarista, antimperialista.
Non sarà facile. Dovremo imparare dai nostri errori, riconoscere i nostri limiti.
Ma per la prima volta da anni si intravede una crepa nell’edificio della propaganda imperiale.
Un mondo multipolare emerge, fragile ma potente nella sua promessa: sovranità dei popoli, cooperazione tra nazioni, emancipazione concreta delle classi lavoratrici.
Un mondo dove il Comune prevale sull’avidità privata, dove lo Stato torna a essere il custode del bene collettivo e non il maggiordomo dei gruppi di potere.
Chi è il nemico, oggi, è più chiaro che mai.
È chi calpesta la Costituzione italiana, nata proprio dal rifiuto della guerra, della dittatura, dello sfruttamento.
È chi, mentre la osanna a parole, ne svuota ogni principio.
È chi trasforma l’Italia in un avamposto bellico, un protettorato senz’anima, un magazzino di missili puntati contro altri popoli.
A tutto questo bisogna rispondere.
Con intelligenza, con coraggio, senza illusioni nostalgiche, ma anche senza paura.
Perché questa battaglia non riguarda solo l’ideologia, riguarda la nostra sopravvivenza.
E, in fondo, riguarda anche qualcosa di più grande: il diritto dell’umanità a un futuro diverso da quello che i padroni della guerra stanno preparando.
La guerra alla guerra è iniziata.
E non torneremo indietro.