“La storia ci giudicherà non solo per le nostre azioni, ma per il nostro silenzio”
— Primo Levi
- Un nuovo capitolo dell’orrore: testimonianze dal cuore di Gaza
Il 27 giugno 2025, il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un reportage senza precedenti firmato da Nir Hasson, Yaniv Kubovitsch e Bar Peleg:
“‘È un Killing Field’: ai soldati dell’IDF è stato ordinato di sparare deliberatamente ai cittadini di Gaza disarmati in attesa di aiuti umanitari”.
L’articolo, frutto di interviste a soldati e ufficiali delle Forze Armate israeliane (IDF), squarcia il velo su una prassi sistematica: l’ordine di sparare per uccidere o ferire civili palestinesi disarmati, spesso bambini e donne, ammassati in attesa di un pacco di farina o di qualche scatola di cibo davanti ai cosiddetti centri “umanitari”.
Non siamo di fronte a “tragici errori”, ma a una pratica pianificata e ripetuta, legittimata dai comandanti e giustificata dall’ideologia che vede in ogni palestinese un potenziale nemico. Il risultato: centinaia di morti e migliaia di feriti negli ultimi mesi — 549 uccisi vicino ai punti di distribuzione dal 27 maggio secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, più di 4.000 feriti — in un silenzio che pesa come una pietra sulle coscienze dell’umanità.
- La fame come arma: quando l’“aiuto” diventa trappola mortale
I centri di distribuzione degli aiuti, gestiti dal cosiddetto Gaza Humanitarian Fund (GHF), sono in realtà una costruzione ambigua: creati su iniziativa israeliana con il supporto di evangelici americani legati a Trump e Netanyahu, sono presidiati militarmente dall’IDF che controlla ogni accesso, decide chi vive e chi muore.
L’illusione della solidarietà occidentale si svela come uno strumento di controllo:
• Il cibo arriva solo a chi rischia la vita,
• La fame si trasforma in un dispositivo di selezione naturale,
• Le folle affamate sono trattate come “minacce” da disperdere con proiettili, mortai, lanciagranate.
“È un Killing Field, un campo di morte”, testimonia un soldato israeliano.
Non vengono usati metodi di dispersione non letali: nessun lacrimogeno, nessun idrante, ma solo fuoco vivo. Uomini, donne, bambini.
Quando la sopravvivenza diventa una roulette russa, la fame cessa di essere una tragedia umana e diventa uno strumento di guerra, di umiliazione, di annientamento morale.
- Un genocidio annunciato: la memoria della storia e la complicità dell’Occidente
Quello che avviene oggi a Gaza ha una radice profonda:
l’uso della fame come arma di guerra, il targeting deliberato dei civili, il disprezzo per la vita “non occidentale” — tutti elementi già condannati dalla storia e dal diritto internazionale.
• Diritto internazionale umanitario:
Gli articoli 49 e 53 della Quarta Convenzione di Ginevra vietano il trasferimento forzato di civili e la distruzione di beni essenziali alla sopravvivenza. L’art. 54 del Protocollo aggiuntivo vieta di affamare la popolazione civile come metodo di guerra (Fonte: ICRC).
• Il Tribunale di Norimberga (1945-46):
Per la prima volta, la fame indotta e l’annientamento dei civili vennero giudicati crimini contro l’umanità. Gli stessi principi oggi sono ignorati proprio da quei governi che si proclamano eredi della “civilizzazione occidentale”.
• Precedenti storici:
• Assedio di Leningrado (1941-44):
1,5 milioni di civili morirono di fame a causa dell’assedio nazista, un crimine mai dimenticato nella memoria europea.
• Embargo iracheno (1990-2003):
Secondo l’UNICEF, oltre 500.000 bambini iracheni morirono a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’ONU.
Madeleine Albright, allora Segretario di Stato USA, dichiarò:
“Ne valeva la pena”.
• Guerra del Biafra (1967-1970):
La fame come arma portò alla morte di almeno un milione di civili nigeriani.
A Gaza si sta ripetendo lo stesso copione, ma con una novità inquietante:
l’ipocrisia e la copertura di chi dovrebbe garantire i diritti umani.
- La menzogna dell’“esercito più morale del mondo”
Di fronte a testimonianze tanto chiare, il governo israeliano e il suo primo ministro Netanyahu ripetono ossessivamente la formula:
“L’esercito israeliano è il più morale del mondo”.
La realtà è un’altra, come documentano anche numerose ONG internazionali:
• Human Rights Watch (2024):
Denuncia l’uso sistematico della forza letale contro civili, la distruzione deliberata delle infrastrutture, la negazione di cibo, acqua e medicine (HRW, “Gaza: Starvation used as weapon of war”).
• ONU, Commissione d’Inchiesta su Gaza (2024-2025):
Più rapporti ONU affermano che Israele sta violando il diritto internazionale umanitario, commettendo “crimini contro l’umanità, incluso il genocidio” (Fonte: Report UNHRC, 12/6/2024).
• Medici Senza Frontiere e Oxfam:
Riferiscono di bambini morti di fame e disidratazione nei campi profughi, testimonianze raccolte anche dalla BBC e da Al Jazeera (MSF, 2024; Oxfam, 2024).
Eppure, nel discorso pubblico occidentale, queste voci vengono ignorate, minimizzate, o tacciate di “antisemitismo” per chiunque osi denunciare la realtà.
- Complicità e silenzio: il fallimento morale dell’Occidente
La responsabilità non è solo israeliana.
Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Unione Europea continuano a fornire armi, copertura diplomatica e sostegno finanziario a Israele.
Ogni risoluzione dell’ONU che chieda un cessate il fuoco viene bloccata dai veti occidentali.
La stampa mainstream, con rarissime eccezioni (come Haaretz e The Guardian), si limita a ripetere i comunicati ufficiali o a ignorare le testimonianze più scomode.
Nel frattempo, la “società civile” occidentale — dalla sinistra riformista ai movimenti pacifisti storici — fatica a rompere il muro della complicità, temendo isolamento, censura, o accuse strumentali di antisemitismo.
La lezione della Shoah, della Nakba, dei genocidi del Novecento viene tradita proprio da chi si fa scudo della Memoria per giustificare l’ingiustificabile.
- Quando la fame diventa genocidio: la definizione delle Nazioni Unite
Secondo la Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio (1948, art. II),
si parla di genocidio anche quando vi è “l’imposizione intenzionale di condizioni di vita intese a provocare la distruzione fisica totale o parziale di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
Affamare deliberatamente un popolo, impedirgli l’accesso a cibo, acqua e cure, ucciderlo mentre tenta di sopravvivere: questa è la definizione stessa di genocidio.
- La memoria e la necessità della denuncia
Restare “senza parole” di fronte a questa realtà è un riflesso umano.
Ma il silenzio, oggi, è complicità.
Dobbiamo nominare il crimine, ricordare le vittime, pretendere verità e giustizia.
Non c’è spazio per ambiguità o neutralità:
quello che accade a Gaza è il banco di prova della coscienza occidentale, è la linea che separa la civiltà dalla barbarie.
Fonti e riferimenti
• Nir Hasson, Yaniv Kubovitsch, Bar Peleg, Haaretz, 27/6/2025
• Human Rights Watch, “Gaza: Starvation used as weapon of war”, 2024
• UN Human Rights Council, “Report of the Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel”, 12/6/2024
• Medici Senza Frontiere, msf.org/gaza
• Oxfam International, oxfam.org/gaza
• Convenzione di Ginevra IV (1949), art. 49, 53, 54 (ICRC)
• United Nations Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide, 1948 (UN)
• BBC News, “Gaza food crisis: Children starving to death”, 2024
• Al Jazeera English, “Starvation in Gaza: Israel using hunger as a weapon”, 2024
Conclusione
Nessun popolo, nessun essere umano, dovrebbe mai essere costretto a scegliere tra la fame e la morte per il solo “crimine” di esistere.
Gaza è la nostra cartina di tornasole: o la denuncia rompe il silenzio, o il genocidio diventerà la nuova normalità dell’Occidente.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”
— Primo Levi
Per chi vuole approfondire, tutte le fonti sono consultabili tramite i link diretti.
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