Dal sionismo al suprematismo: storia di un movimento politico tra nazionalismo, terrorismo e dominio etnico

Il movimento sionista nacque a cavallo tra il XIX e il XX secolo come risposta al crescente antisemitismo e all’emarginazione degli ebrei nei contesti europei, specialmente nell’Impero russo e nell’Europa centrale. L’idea, maturata inizialmente in ambienti laici e razionalisti, era quella di creare uno Stato nazionale ebraico, una patria sicura per gli ebrei della diaspora. Ma come spesso accade nei processi politici nati da spinte ideali, anche il sionismo si è via via trasformato, frazionato, radicalizzato, fino a dar vita a frange violente, etnocratiche, e in alcuni casi perfino inclini al compromesso con ideologie che apparentemente sembravano nemiche giurate dell’ebraismo.

Le radici: il sogno di uno Stato

Il sionismo prende forma ufficiale con il Congresso di Basilea del 1897, organizzato da Theodor Herzl. La Palestina, allora parte dell’Impero Ottomano, viene identificata come il luogo deputato al ritorno del “popolo eletto”. Il progetto politico si rafforza nel tempo grazie al sostegno dell’ebraismo internazionale e, nel 1917, alla Dichiarazione Balfour, con cui il governo britannico esprime sostegno all’istituzione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina.

Tra i leader più influenti del sionismo troviamo David Ben Gurion, di origine polacca, che diventerà il primo Primo Ministro dello Stato di Israele nel 1948. Ben Gurion fu una figura centrale del sionismo socialista, ma allo stesso tempo seppe agire con pragmatismo e durezza per unificare sotto un’unica forza militare le molteplici organizzazioni paramilitari che operavano in Palestina contro britannici e arabi.

Le milizie sioniste: nascita del terrorismo politico ebraico

Fin dagli anni ’20, si formarono diverse organizzazioni paramilitari che, con diversi orientamenti ideologici, difendevano e promuovevano con la forza la causa sionista. Le principali furono:
• Haganah (1920): milizia moderata e ufficiale dell’Agenzia Ebraica, divenuta poi la base delle future Forze di Difesa Israeliane (IDF).
• Irgun (1931): gruppo paramilitare sionista revisionista, di ispirazione nazionalista e di destra, responsabile di azioni terroristiche anche contro civili.
• Lehi, noto anche come Banda Stern (1940): frangia ancora più estrema, dichiaratamente anti-britannica, che non esitò a esplorare l’alleanza con la Germania nazista.

Le azioni dell’Irgun, guidato da Menachem Begin (futuro primo ministro israeliano), includono l’attacco al King David Hotel nel 1946, in cui morirono 91 persone. Il Lehi, fondato da Avraham Stern, si spinse ancora oltre, inviando nel 1941 una lettera al regime nazista tedesco per proporre una collaborazione anti-britannica.

Il patto col diavolo: Lehi e il nazismo

Può sembrare paradossale, ma una parte dell’estrema destra sionista tentò di aprire un canale con la Germania hitleriana. Il gruppo Lehi, in un contesto di guerra globale e conflitto contro il Mandato britannico, considerò il Terzo Reich un possibile alleato tattico. In una lettera inviata nel gennaio 1941 alla Cancelleria del Reich, i rappresentanti del Lehi proposero un’alleanza strategica: in cambio del sostegno tedesco per la creazione di uno Stato ebraico in Palestina, si offrivano a combattere contro gli inglesi.

Nella lettera, il gruppo parlava esplicitamente della possibilità di “una soluzione della questione ebraica” che implicasse la migrazione forzata degli ebrei europei in Palestina, sotto un regime ebraico autoritario e militarizzato. Le idee del Lehi erano intrise di suprematismo: negli scritti ufficiali, gli ebrei venivano descritti come “razza padrona”, mentre gli arabi venivano definiti “razza schiava”. Una retorica razzista, totalitaria, che getta luce su una componente oscura del sionismo militante.

Dalla lotta armata allo Stato: la trasformazione in IDF

Nel 1948, con la nascita dello Stato di Israele, le varie milizie vennero sciolte o assorbite all’interno delle nuove Forze di Difesa Israeliane (IDF). La Haganah divenne il nucleo centrale dell’esercito israeliano, mentre Irgun e Lehi furono ufficialmente disciolti, anche se i loro membri, compresi ex terroristi come Begin e Yitzhak Shamir, divennero figure di primo piano nella politica israeliana.

Il massacro di Deir Yassin del 9 aprile 1948, compiuto da membri di Irgun e Lehi, con il massacro di oltre 100 civili palestinesi, fu un evento spartiacque che segnò la rottura definitiva tra le componenti radicali e il resto della leadership sionista. Tuttavia, il fatto che simili figure siano state successivamente premiate con incarichi di governo e medaglie ufficiali (come il “Nastro Lehi”) testimonia l’integrazione – e la legittimazione – di queste ideologie estremiste nella storia d’Israele.

L’eredità di oggi: suprematismo, etnocrazia e genocidio

L’attuale governo israeliano, egemonizzato da partiti ultranazionalisti e suprematisti religiosi, non è un’anomalia della storia israeliana: è il compimento di una linea ideologica tracciata da decenni. La trasformazione del movimento sionista da ideologia di autodeterminazione a strumento di dominio etnico e religioso ha condotto a un sistema di apartheid e pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese. La brutalità dell’esercito israeliano, le punizioni collettive, i bombardamenti su Gaza, le colonie in Cisgiordania, trovano radici profonde nella storia dei gruppi fondatori.

La continuità tra i gruppi terroristi sionisti del passato e l’apparato statale israeliano moderno non è solo simbolica: è strutturale. La violenza come mezzo legittimo di affermazione identitaria, il suprematismo religioso, la negazione dei diritti dell’altro, sono divenuti codici politici accettati. Se oggi assistiamo a un genocidio contro i palestinesi, è anche perché l’ideologia che lo giustifica è stata normalizzata, premiata, e sedimentata nel DNA politico e militare dello Stato di Israele.

Conclusione: l’ombra lunga del revisionismo

Il sionismo, nato per liberare, ha generato strutture di dominio. Nato per proteggere gli ebrei dalla persecuzione, ha partorito ideologie che si sono a tratti alleate con il nazismo pur di ottenere uno Stato. L’orrore del passato non è servito da vaccino: è stato in alcuni casi interiorizzato, trasformato in strumento di controllo, segregazione e annientamento.

Comprendere queste origini non significa negare la complessità della storia ebraica, ma vuol dire smascherare la propaganda che oggi cerca di occultare un disegno politico che va ben oltre la sicurezza: il dominio esclusivo su una terra, a scapito di chi la abita da secoli. Il sionismo, in alcune sue incarnazioni, non è più solo un movimento nazionale: è diventato una teocrazia armata, un suprematismo religioso travestito da democrazia.

E la storia – quella vera – ce lo aveva già raccontato.

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