Accordo UE‑USA: dazi al 15 %, ma il governo Meloni minimizza i rischi

L’accordo raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti il 27 luglio scorso – siglato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e dal presidente Trump – prevede un dazio uniforme del 15 % sulle esportazioni europee verso gli USA, al posto dei dazi precedenti medi intorno al 4,8 %.

La premier italiana Giorgia Meloni ha definito l’intesa come “positiva” e “una base sostenibile”, a patto che il 15 % non si sommi ai dazi già in vigore. Tuttavia, ha ammesso di non conoscere ancora i dettagli e ha sottolineato la necessità di maggiori chiarimenti sui settori più sensibili come farmaceutica, automotive e agricoltura.

Le opposizioni e le associazioni di categoria in Italia sono durissime: l’accordo è visto come una vera e propria resa al volere americano, che sacrifica le imprese italiane sull’altare di un consenso continentale debole. Le stime parlano di una perdita annuale fino a 23 miliardi di euro e di oltre 100.000 posti di lavoro a rischio nel settore export italiano verso gli Stati Uniti.

Critiche arrivano anche da Berlino e Parigi: il cancelliere Friedrich Merz denuncia danni notevoli all’economia tedesca, mentre il premier Bayrou definisce il risultato europeo una capitolazione a Trump.

In questo contesto, il governo Meloni appare più preoccupato di mantenere buoni rapporti con Washington che di difendere realmente gli interessi economici e produttivi dell’Italia. Le dichiarazioni caute della premier, anziché rappresentare una difesa decisa del Made in Italy, confermano la scelta di campo di un esecutivo sempre più subordinato agli indirizzi statunitensi.

È dunque necessario aprire un dibattito pubblico serio e trasparente su questo accordo, che rischia di affossare l’industria e l’export italiani. La politica non può continuare a piegarsi agli interessi di Washington: occorre una mobilitazione civile e politica per difendere la sovranità economica del nostro Paese e impedire che le scelte di pochi compromettano il futuro di milioni di lavoratori.

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