Un accordo capestro che ipoteca economia e sovranità
15% di dazi, 50% su acciaio e alluminio, e il conto delle armi: l’Europa paga, Trump incassa
Il summit di Scozia ha consegnato all’opinione pubblica un risultato che Donald Trump ha definito “un grande successo”. Ursula von der Leyen si è limitata a dire che “poteva andare peggio”. Ma la verità è che siamo di fronte a un accordo capestro, che penalizza l’Europa e regala agli Stati Uniti un vantaggio schiacciante.
Il patto prevede dazi al 15% su tutte le merci europee esportate negli USA, con un’aggravante: acciaio e alluminio restano al 50%, colpendo due settori fondamentali per la filiera industriale. Nel frattempo, le merci americane continuano a entrare in Europa a dazio zero.
A ciò si aggiunge l’impegno, sottoscritto dalla Commissione europea, a comprare energia e sistemi di difesa americani per 750 miliardi di dollari, di cui ben 600 miliardi destinati ad armamenti. Un assegno che copre l’intero mandato di Trump e che sancisce la subordinazione europea agli interessi di Washington.
Un compromesso che sa di resa
Non è un accordo: è una resa. Germania e Francia lo hanno definito apertamente “squilibrato e insostenibile”. E non a torto. La retorica sull’“esercito europeo” si scioglie davanti a questi numeri: un esercito comune senza una vera Europa politica e senza una finanza unitaria è un miraggio, utile solo come alibi per giustificare la spesa militare a favore del Pentagono.
Il contributo aggiuntivo del 5% richiesto agli alleati della NATO è la prova lampante. Non è cooperazione, non è difesa condivisa: è un pizzo imposto da Washington, e Bruxelles ha accettato senza battere ciglio.
L’Italia tra i più colpiti
L’Italia è tra i paesi più esposti. L’11% della nostra occupazione dipende dall’export verso gli Stati Uniti. Confindustria stima una perdita di 22,6 miliardi di euro di export, di cui solo dieci recuperabili su altri mercati.
I settori più penalizzati saranno:
• macchinari (–4,3 miliardi)
• farmaceutica (–3,4 miliardi)
• alimentare (–1,8 miliardi)
• automotive (–1,3 miliardi)
Tradotto: decine di migliaia di posti di lavoro in bilico. E tutto questo mentre il governo italiano — che solo pochi mesi fa giudicava “insostenibili” dazi superiori al 10% — oggi canta vittoria per un accordo che mette a rischio la nostra economia.
Sovranismo al contrario
Il paradosso è evidente: chi predica sovranità nazionale si piega senza condizioni al diktat della Casa Bianca. Si chiama “difesa dell’Occidente”, ma nei fatti è un atto di sudditanza economica e politica.
I 600 miliardi destinati alle armi americane equivalgono a quanto servirebbe per un piano straordinario di investimenti in sanità, scuola, ricerca e transizione ecologica. Invece, l’Europa si priva di queste risorse per ingrassare l’industria bellica statunitense.
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Un accordo fragile e pericoloso
Il documento non chiude nulla. Come già visto con Giappone e Canada, l’accordo è privo di dettagli vincolanti e lascia a Trump margini per reinterpretazioni future. La cosiddetta tregua commerciale rischia di trasformarsi in nuove sorprese spiacevoli.
Organizzarsi, non rassegnarsi
La verità è semplice: 15% di dazi su tutte le merci, 50% su acciaio e alluminio, 0% sui prodotti americani. Più il pizzo del 5% in spese NATO. Questo sarebbe un accordo?
Non siamo davanti a un compromesso, ma a una sottomissione. E mentre Trump brinda al successo, l’Europa e l’Italia pagano il conto.
Di fronte a questo scenario, non resta che organizzarci: per chiedere trasparenza, per pretendere una vera politica economica e sociale europea, e per smascherare l’inganno di chi, in nome della “sicurezza”, ci sta trascinando verso una spirale di precarietà economica e militarizzazione.