L’Italia Sprofonda nel Fango Nero dell’Autoritarismo

Un governo che smantella lo Stato di diritto: il report che inchioda l’Italia tra i “demolitori” della democrazia in Europa

Mentre il governo in carica continua a sbandierare la retorica della stabilità e della crescita, la realtà raccontata dal Liberties Rule of Law Report 2025 è di ben altro tenore. L’Italia viene impietosamente collocata tra i cinque paesi dell’Unione Europea che stanno sistematicamente e intenzionalmente smantellando lo Stato di diritto. Un’accusa gravissima, che ci accomuna a Bulgaria, Croazia, Romania e Slovacchia, nazioni in cui l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e lo spazio civico sono minacciati da riforme che erodono i principi democratici.

Il rapporto, redatto da organizzazioni indipendenti come la Civil Liberties Union for Europe e la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD), non lascia spazio a interpretazioni benevole: l’Italia è diventata un laboratorio di politiche repressive, dove il governo, con un’aggressività senza precedenti, ha avviato una demolizione sistematica delle garanzie democratiche.

L’attacco alla separazione dei poteri: il Parlamento esautorato, la magistratura sotto attacco

Una delle derive più preoccupanti evidenziate dal rapporto riguarda il tentativo di ridurre il potere del Parlamento a mero organo ratificatore della volontà dell’esecutivo. Il governo ha abusato dello strumento del decreto legge, con 79 decreti varati nella legislatura in corso, di cui 67 trasformati in legge. A ciò si aggiunge il disegno di legge di Forza Italia per estendere il periodo di conversione da 60 a 90 giorni, un’ulteriore mossa per consolidare il dominio del governo sul processo legislativo.

Ma il colpo più duro alla democrazia è rappresentato dalla riforma del “Premierato”, già approvata in prima lettura al Senato. Un intervento che, se confermato, ridefinirebbe l’assetto istituzionale del Paese a vantaggio dell’esecutivo, stravolgendo il principio dell’equilibrio dei poteri su cui si regge una democrazia parlamentare.

Sul fronte della giustizia, l’indipendenza della magistratura è sotto minaccia diretta. La riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, secondo l’Associazione Nazionale Magistrati, metterebbe a rischio il sistema giudiziario stesso. Ancora più inquietante è la proposta di introdurre sanzioni disciplinari e finanziarie per i magistrati ritenuti “colpevoli” di errori in casi di detenzione ingiusta. Un chiaro tentativo di intimidazione nei confronti della magistratura, per piegarla alla volontà politica del governo.

E se i giudici non si allineano, si passa all’attacco diretto: lo testimoniano gli episodi di delegittimazione pubblica e le ritorsioni contro magistrati le cui sentenze risultano sgradite all’esecutivo. Le dimissioni della giudice Iolanda Apostolico, finita nel mirino del governo dopo le sue decisioni sui migranti, sono solo la punta dell’iceberg di una campagna di intimidazione che mina la terzietà della giustizia.

Intercettazioni: un bavaglio alla giustizia che favorisce il crimine organizzato e gli abusi

Tra i provvedimenti più insidiosi varati dall’attuale governo c’è la drastica limitazione delle intercettazioni, ridotte a un massimo di 45 giorni. La giustificazione ufficiale? I presunti costi eccessivi delle operazioni di ascolto. Ma questa tesi, smentita più volte da magistrati e operatori del settore, si rivela un pretesto per un obiettivo ben preciso: limitare il raggio d’azione della magistratura nei confronti dei centri di potere collusi con il malaffare.

Il taglio delle intercettazioni, infatti, non solo ostacola il contrasto alle mafie e alla corruzione politica, ma si traduce anche in un assist per la criminalità comune. Prendiamo il caso degli stalker: con il nuovo limite, un persecutore potrebbe essere monitorato per 45 giorni, ma una volta scaduto il termine e cessata la sorveglianza, avrebbe campo libero per riprendere le sue condotte vessatorie, sapendo di non essere più intercettato. Uno scenario che espone le vittime, già vulnerabili, a un rischio ancora maggiore.

Questo provvedimento è un segnale chiaro: si sta smantellando la capacità investigativa dello Stato in nome di una presunta efficienza economica che non regge alla prova dei fatti. Le intercettazioni non rappresentano un costo insostenibile per le casse pubbliche, come dimostrano le analisi di numerosi magistrati. Al contrario, il vero costo è quello sociale e di sicurezza: con questa limitazione, si depotenzia uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla criminalità, lasciando ai malintenzionati il tempo e lo spazio per agire indisturbati.

Il carcere come strumento di controllo sociale

La deriva autoritaria del governo è evidente anche nelle politiche penali e penitenziarie. Il sistema carcerario è al collasso, con un sovraffollamento che ha raggiunto livelli record, compresi gli istituti per minori, dove la capienza è stata superata del 107%.

Ma invece di affrontare il problema con misure di umanizzazione della pena, il governo punta sulla repressione: il Decreto Sicurezza introduce 11 nuovi reati e 18 aggravanti, mentre cresce il ricorso a strumenti coercitivi nei confronti di attivisti, migranti e minoranze. Il rapporto evidenzia l’intensificazione della criminalizzazione delle ONG che operano nel Mediterraneo, il pugno di ferro contro gli eco-attivisti e persino il rischio di punire la resistenza passiva nelle carceri e nei CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri).

Corruzione e lobbying opachi: il trionfo dell’illegalità istituzionalizzata

Sul fronte della trasparenza e della lotta alla corruzione, il quadro è altrettanto desolante. Il rapporto denuncia l’assenza di progressi significativi nella regolamentazione del lobbying e nella trasparenza delle attività governative. Transparency International colloca l’Italia tra i paesi più corrotti dell’Europa occidentale, mentre il Consiglio d’Europa ha emesso raccomandazioni per rafforzare il controllo sugli appalti pubblici, settore particolarmente esposto al rischio di infiltrazioni illecite.

Un punto critico è il nuovo codice degli appalti, che consente il subappalto senza limiti percentuali, aprendo la strada a una gestione ancora più opaca e pericolosa delle risorse pubbliche.

Giornalisti sotto attacco: la libertà di stampa è ormai un ricordo?

La libertà di stampa, pilastro di ogni democrazia, è un’altra vittima della stretta autoritaria. Il report documenta 130 attacchi contro giornalisti solo tra gennaio e novembre 2024, tra cui minacce fisiche, intimidazioni legali e censure editoriali.

L’Italia si è posizionata al primo posto in Europa per numero di cause strategiche (SLAPP), intentate per scoraggiare il giornalismo investigativo.

Un futuro sempre più buio: l’ombra dell’autoritarismo avanza

L’Italia sta scivolando nel fango nero della regressione democratica. Se non si arresta questa deriva ora, il rischio è che, quando ci renderemo conto di aver perso la nostra democrazia, sarà già troppo tardi.

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