A Gaza non si muore più per errore. A Gaza si muore per programma, per volontà politica, per disegno militare, per sadica strategia. La morte non è più una conseguenza collaterale, ma una tattica di guerra deliberata. Il massacro non è più negato, ma rivendicato. E il mondo, l’Europa, gli Stati Uniti, l’Italia — i civilissimi paladini dei diritti umani — continuano a fingere che tutto questo sia normale, inevitabile, tollerabile.
L’offensiva terrestre lanciata dall’esercito israeliano, con il nome biblico e grottesco di “Carri di Gedeone”, è l’ennesimo atto di una tragedia pianificata e perpetuata nel silenzio complice della comunità internazionale. Interi quartieri spazzati via, famiglie in fuga prima ancora che sorga il sole, 150 persone massacrate in poche ore, 55.000 sfollati in un solo giorno. Queste cifre non sono statistiche. Sono vite annientate, sogni calpestati, esistenze spezzate.
A Beit Lahia e Jabalia, il terrore ha un volto: quello di madri che stringono al petto i loro figli, di padri che salutano per sempre la propria casa, di bambini che non piangono più perché hanno già finito le lacrime. Come racconta Hussam Abu Lashem, 21 anni: “Non stiamo scappando, stiamo sopravvivendo”. Parole che dovrebbero risuonare come un pugno nello stomaco a ogni coscienza civile. Eppure, l’indifferenza regna.
L’Italia tace. L’Europa volta le spalle. Gli Stati Uniti finanziano. Israele bombarda.
Questo è l’ordine dei fatti. Questo è il quadro geopolitico reale. Non servono più analisi diplomatiche, non servono più distinguo da editorialisti imbellettati: è un genocidio. E chi tace ne è parte.
A Gaza non esiste più la colazione, non esiste più l’infanzia, non esiste più il domani. L’Ospedale Indonesiano, una delle poche strutture ancora operative nel nord della Striscia, è stato parzialmente chiuso dopo l’ennesimo attacco. I medici — che non possono operare, che vedono morire i pazienti dissanguati — usano “bende e preghiere”. Altro che diritto internazionale: questa è barbarie. Questa è Shoah rovesciata.
Nel frattempo, Israele impone un blocco umanitario totale, impedendo l’ingresso di cibo, medicinali, carburante da oltre 75 giorni. È una tattica medievale, una punizione collettiva degna dei regimi più feroci della storia. Ma mentre tutto questo accade, l’Occidente balbetta parole vuote: “equilibrio”, “cessate il fuoco umanitario”, “diritto alla difesa”. Intanto, l’industria bellica prospera e i contratti con Tel Aviv vengono rinnovati con fervore bipartisan.
E l’Italia?
L’Italia vende armi al carnefice, fornisce silenzio istituzionale e ipocrisia parlamentare. La Presidente del Consiglio Meloni, sempre pronta a ergersi a paladina della civiltà cristiana, non ha pronunciato una sola parola per le madri palestinesi. Il Presidente Mattarella, garante della Costituzione, non ha mai rotto la diplomazia con un atto di dignità morale. Neanche dopo che la Corte Internazionale ha riconosciuto i crimini israeliani come atti di possibile genocidio.
Dove sono finiti i principi dell’antifascismo?
Dove sono i partiti “progressisti”?
Dove sono le piazze che si riempivano per l’Ucraina e oggi ignorano la Palestina?
La verità è questa: il razzismo occidentale non è mai morto. Ha solo cambiato pelle. Oggi è selettivo, utilitarista, algoritmico. E permette a un regime coloniale, suprematista e teocratico come quello di Netanyahu di sterminare un popolo con la benedizione tacita delle democrazie “liberali”.
Lamis Mohammed, madre di quattro figli, racconta la paralisi della paura: “Ogni minuto cambiamo idea: restiamo? partiamo? prepariamo una borsa? La casa è piena di ricordi, ma i bombardamenti sono sempre più vicini”. Le sue parole disarmano ogni retorica. E la sua testimonianza dovrebbe risuonare in ogni aula parlamentare, in ogni redazione giornalistica, in ogni scuola, in ogni chiesa. Ma non succede nulla. Perché il dolore palestinese non è considerato umano, non abbastanza.
Gaza è un campo di sterminio a cielo aperto. E i carri di Gedeone non sono altro che l’ennesima tappa della Soluzione Finale progettata contro il popolo palestinese. Sotto lo sguardo del mondo, senza più vergogna, senza più freni, senza più alcun limite.
Chi resta in silenzio oggi — sia esso leader, intellettuale, giornalista, cittadino — non potrà dire domani “non lo sapevamo”. Perché sappiamo tutto. E chi sa, e non agisce, è complice.
⸻
Gaza brucia, l’Occidente osserva. E l’umanità si spegne. Un popolo sterminato in diretta. Un crimine che ci riguarda. Tutti.

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.