C’è un filo rosso che unisce la deriva bellicista di una parte del centrosinistra europeo alla progressiva perdita di credibilità delle sue figure di vertice. Un filo che passa per la criminalizzazione sistematica di chi chiede la fine della guerra in Ucraina, per l’assenza di una parola forte contro il genocidio in Palestina e per rapporti ambigui con soggetti che promuovono politiche di oppressione e apartheid. L’ultimo tassello di questo inquietante mosaico riguarda l’eurodeputata Pina Picierno.
Su un post su Facebook, la vicepresidente del Parlamento europeo ha attaccato duramente la manifestazione per la pace convocata dal Movimento 5 Stelle il prossimo 5 aprile, accusandola di essere «una piazza per dividere», sostenendo che tra i promotori vi sarebbero comitati No NATO e presunti proxy della propaganda russa. Una narrazione tossica, che finisce per delegittimare chiunque osi chiedere il cessate il fuoco e la fine della carneficina, etichettandolo come un nemico della democrazia.
Ma proprio mentre la Picierno accusava chi manifesta per la pace di essere al soldo di potenze straniere, emergeva un’inchiesta ben più preoccupante sul suo operato. Secondo un’indagine del portale olandese Follow The Money, l’eurodeputata del PD avrebbe incontrato a Bruxelles, insieme ad altri politici europei, rappresentanti dell’Israel Defense and Security Forum (Idsf), un think tank ultranazionalista composto da decine di migliaia di ex militari israeliani, noto per sostenere l’espansione illegale delle colonie, la deportazione dei palestinesi da Gaza e le posizioni più radicali del governo Netanyahu.
L’incontro, a quanto risulta, non sarebbe stato comunicato pubblicamente in un primo momento, in violazione delle regole di trasparenza del Parlamento europeo. La Picierno si è difesa sostenendo che quell’incontro sarebbe avvenuto una sola volta, in relazione al suo incarico sulla lotta all’antisemitismo, e che l’appuntamento risulta regolarmente registrato. Tuttavia, al di là della procedura, resta il dato politico: come può una vicepresidente del Parlamento europeo, che si dichiara progressista, concedere spazio e ascolto a una lobby che difende apertamente la colonizzazione, la repressione e l’apartheid?
E qui si manifesta l’ipocrisia di una parte del centrosinistra europeo e italiano: si criminalizza chi chiede la pace, si divide il fronte progressista con accuse infondate, ma allo stesso tempo si aprono le porte delle istituzioni a chi sostiene politiche di pulizia etnica e occupazione militare.
L’onorevole Picierno dichiara che «il Parlamento ha regole stringenti» e che «la libertà del mandato parlamentare è un valore da preservare». Ma questa libertà non può trasformarsi in connivenza con chi pratica ogni giorno la negazione dei diritti umani e del diritto internazionale. La trasparenza formale non cancella la gravità politica e morale di certi incontri.
Questa vicenda, sommata alla sua violenta presa di posizione contro chi manifesta per il cessate il fuoco in Ucraina e in Palestina, conferma che una parte del centrosinistra ha smarrito ogni radice ideale. Si è trasformata in un apparato di potere che parla la lingua dei falchi, che criminalizza ogni voce di dissenso e che chiude le porte a un fronte largo di pace, per aprirle invece alle lobby della guerra.
È ora di dire basta a questa politica delle maschere. Basta con chi usa le strutture democratiche per proteggere gli interessi dei potenti e silenziare chi chiede giustizia e pace. Non servono più dichiarazioni di principio, serve coerenza. La sinistra o sta con i popoli che subiscono le bombe, o sta con chi le sgancia.
Noi sappiamo da che parte stare. Non ci lasceremo intimidire da chi cerca di trasformare la richiesta di pace in un crimine e la complicità con i criminali di guerra in una strategia politica.