La Cura non è un costo. È un Diritto! 

Appello per l’avvio della campagna nazionale di raccolta firme

Dal 1 settembre 2026 al 31 gennaio 2027

C’è una domanda che in Italia quasi nessuno fa ad alta voce, e che riguarda ognuno di noi: chi si prenderà cura di te il giorno in cui non potrai più farlo da solo?

La risposta, oggi, è troppo spesso la stessa: tua figlia, tua moglie, tua sorella. Una donna, nella grande maggioranza dei casi, che riduce l’orario o lascia il lavoro, rinuncia alla propria vita e accumula anni senza adeguate tutele, mentre il lavoro di cura resta invisibile.

C’è chi respira attraverso una macchina e vede il numero di ore di assistenza dipendere dalla Regione in cui vive. C’è chi attende mesi per una visita e, nel frattempo, paga di tasca propria o rinuncia. Ciò che la Costituzione chiama diritto è diventato, nei fatti, una questione di reddito, di età e di luogo in cui si vive.

Non è un destino. È il risultato di decisioni politiche, di risorse distribuite secondo priorità precise e anche di decisioni non prese. E ciò che nasce da una scelta può essere cambiato da una scelta diversa.

1. DA DOVE NASCE QUESTO APPELLO

Questa campagna nasce dal libro La cura negata. Anatomia dell’abbandono, che può essere scaricato gratuitamente in formato digitale. Il libro analizza la crisi della cura in Italia, il progressivo arretramento dello Stato sociale, le disuguaglianze territoriali e il trasferimento del peso dell’assistenza sulle famiglie.

Ma nasce soprattutto dall’incontro con chi quella realtà la vive ogni giorno: persone con disabilità, malati, familiari, caregiver, associazioni e realtà civiche che hanno smesso di aspettare che qualcuno si accorga di loro.

Non nasce da un partito e non chiede voti per nessuno. Nasce dalla constatazione che sulla cura e sulla non autosufficienza l’Italia ha prodotto molte dichiarazioni, ma non ha ancora costruito un sistema nazionale realmente universalistico.

Per questo il libro non resta una denuncia. Da quelle pagine nasce una proposta politica: sette impegni precisi, verificabili e datati, rivolti a chi può incidere sulle scelte della prossima legislatura.

2. PERCHÉ ADESSO

Nei prossimi mesi si definiscono le priorità e i programmi con cui le forze politiche si presenteranno alle prossime elezioni. Se le richieste arrivano quando quei programmi sono già chiusi, arrivano troppo tardi.

La campagna vuole quindi intervenire prima, chiedendo alle forze politiche e agli eletti di assumere pubblicamente impegni concreti sulla salute, sulla non autosufficienza, sulla disabilità e sul lavoro di cura.

La questione non è soltanto quanto denaro venga stanziato. È quale posto occupi la cura nella gerarchia delle priorità pubbliche. Se una società trova risorse per ciò che considera indispensabile, deve spiegare perché la salute, l’assistenza e la dignità delle persone fragili debbano invece attendere.

La cura non può essere considerata una spesa residuale da finanziare soltanto quando rimane qualcosa nel bilancio.

3. CHE COSA CHIEDIAMO

Chiediamo alle forze politiche che intendono costruire un’alternativa di assumere un impegno comune e vincolante per la prossima legislatura: ricostruire il Servizio Sanitario Nazionale, abbattere le liste d’attesa e istituire un sistema nazionale universalistico per la non autosufficienza, garantendo il diritto alla salute e alla cura indipendentemente dal reddito, dall’età e dal luogo in cui si vive.

La richiesta si articola su due assi che non possono essere separati: difendere e ricostruire il Servizio Sanitario Nazionale e costruire un sistema nazionale della cura e della non autosufficienza.

I sette impegni non sono richieste generiche. Nel documento programmatico sono indicati gli interventi necessari, le risorse, le responsabilità istituzionali e gli indicatori attraverso i quali verificare l’attuazione.

4. I SETTE IMPEGNI

Un Servizio Nazionale per la Non Autosufficienza pubblico e universale, per ogni età della vita, senza soglie anagrafiche, finanziato dalla fiscalità generale, con livelli essenziali uniformi su tutto il territorio nazionale.

Priorità e risorse certe per le persone con disabilità grave e gravissima e per chi vive in condizione di dipendenza vitale, con assistenza domiciliare garantita fino alle ventiquattro ore quando il bisogno lo richiede, continuità assistenziale e superamento della lotteria territoriale.

Rifinanziamento strutturale del Servizio Sanitario Nazionale, recuperando progressivamente il rapporto tra spesa sanitaria e prodotto interno lordo, insieme a un piano straordinario di assunzioni per il personale sanitario e sociosanitario.

Riconoscimento giuridico del caregiver familiare, con tutele previdenziali, contributive, sanitarie e di sollievo, ponendo fine allo scarico del lavoro di cura sulle famiglie e in particolare sulle donne.

Retribuzioni e diritti per chi lavora nella cura: allineamento progressivo delle retribuzioni di medici e infermieri ai livelli europei di riferimento, ampliamento degli organici, contratti veri e regolarizzazione del lavoro domestico e assistenziale.

Vita indipendente e autodeterminazione delle persone con disabilità, in attuazione della Convenzione ONU, e residenzialità pubblica per le situazioni in cui la struttura sia realmente necessaria, sottraendo la cura alla logica del profitto e del rendimento immobiliare.

Livelli essenziali delle prestazioni definiti per legge e con risorse certe; sospensione di ogni ulteriore devoluzione alle Regioni in materia di tutela della salute; abrogazione della legge Calderoli sull’autonomia differenziata; e, nell’arco della legislatura, revisione del Titolo V e delle altre disposizioni costituzionali che hanno reso possibile la devoluzione e subordinato la spesa sociale al vincolo di bilancio.

5. SETTE IMPEGNI, NON SETTE SLOGAN

Il documento completo dei sette impegni stabilisce una regola essenziale: non chiediamo una dichiarazione di simpatia, ma un’adesione scritta, nominale e datata.

Gli impegni sono formulati in modo da poter essere verificati. Per ciascuno vengono indicati ciò che deve essere fatto, le responsabilità istituzionali, le risorse e gli indicatori necessari a controllarne l’attuazione.

Il testo non è una base per una trattativa politica. Si aderisce ai sette impegni come sono scritti, integralmente oppure indicando i singoli punti sottoscritti. Eventuali adesioni parziali devono essere motivate per iscritto e le risposte devono essere rese pubbliche.

La verifica continua dopo la firma: chi sottoscrive e poi vota o delibera in senso contrario deve poter essere chiamato a risponderne pubblicamente. È questa verifica a trasformare un impegno programmatico in una responsabilità politica.

6. A CHI CHIEDIAMO L’ADESIONE

La campagna si rivolge a tutte le persone titolari di un mandato elettivo che possono incidere sui sette impegni, senza selezioni basate sull’appartenenza politica.

Ai parlamentari nazionali e ai parlamentari europei chiediamo di sostenere i sette impegni negli atti di loro competenza, di promuoverne l’inserimento nei programmi della prossima legislatura e, in caso di elezione, di votarli coerentemente.

Ai consiglieri regionali e agli assessori regionali alle politiche sociali e alla sanità chiediamo di attuare gli impegni che rientrano nelle competenze regionali, indicando atti e tempi.

Ogni risposta dovrà essere pubblicata. Chi aderisce, chi aderisce in parte e chi non risponde saranno distinguibili. Il silenzio, quando è documentato, è già una risposta.

7. DALLA FIRMA ALLA PARTECIPAZIONE

Sottoscrivere la campagna non significa aggiungere un nome a una raccolta di adesioni. La firma deve essere l’inizio di un percorso.

Chiediamo alle persone, alle associazioni, alle realtà civiche e alle organizzazioni che condividono questa proposta di contribuire, secondo le proprie possibilità, alla diffusione dei sette impegni nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e nelle comunità.

La partecipazione non deve trasformarsi nell’ennesima delega alla politica. Al contrario, chi firma deve poter seguire ciò che accade dopo, verificando se gli impegni vengono realmente rispettati.

Per questo chiediamo di costruire una comunità di cittadini capace di accompagnare la campagna nel tempo: diffondere, confrontarsi con le istituzioni e soprattutto controllare.

8. IMPEGNI CON TEMPI CERTI

Non tutti i sette impegni hanno la stessa complessità e non tutti possono essere realizzati nello stesso momento. Alcuni interventi possono essere adottati rapidamente; altri richiedono un percorso pluriennale; il settimo comprende anche un procedimento di revisione costituzionale.

Questo non significa accettare rinvii indefiniti. Significa stabilire per ogni impegno che cosa deve essere fatto, entro quali tempi e con quali risultati misurabili.

Il documento dei sette impegni indica proprio gli strumenti di verifica. La politica dovrà quindi rispondere non soltanto al momento delle elezioni, ma durante l’intero percorso di attuazione.

Non chiediamo una fiducia a tempo indeterminato. Chiediamo impegni pubblici, verificabili e sottoposti al controllo dei cittadini.

9. NON UNA DELEGA, MA UN PATTO

Vogliamo sperimentare un rapporto diverso fra cittadini e istituzioni. Chi aderisce non è semplicemente un elettore chiamato a scegliere un simbolo: è una persona che partecipa alla definizione di obiettivi concreti e conserva il diritto e la responsabilità di verificarne l’attuazione.

La democrazia non può essere una delega quinquennale. La partecipazione deve continuare anche dopo il voto.

La cura non è un costo vuole essere anche questo: un esperimento concreto di politica costruita dal basso, nel quale i cittadini non siano soltanto destinatari delle decisioni, ma protagonisti della loro elaborazione, della loro attuazione e del loro controllo.

10. I TRE PASSI CHE CHIEDIAMO A TE

Firma. Sottoscrivi la campagna sulla piattaforma indicata e fai sapere che il diritto alla cura deve diventare una priorità politica.

Diffondi. Condividi la campagna con chi assiste un familiare, con chi vive una condizione di disabilità o non autosufficienza, con chi lavora nella sanità e con chi pensa che questo problema riguardi soltanto gli altri.

Controlla. Resta con noi dopo la firma. Segui le risposte degli eletti, gli atti, i voti e l’effettiva attuazione degli impegni. Il monitoraggio non termina con la raccolta delle firme.

11. I PROMOTORI

La campagna è promossa da persone, comitati, associazioni, realtà civiche e organizzazioni impegnate sul terreno della salute, della disabilità e della non autosufficienza.

Tra i proponenti figurano: Emma Agricola, Laura Bignami, Valerio Borghetti, Roberto Brambilla, Elisa Caccamo, Francesco Coniglione, Tierri Dieng, Marco Dori, Antonio Ingroia, Ivana Palieri, Mariangela La Manna, Nicola Lanza, Franco Melasi, Dianella Pez, Roberta Radich, Giampaolo Sablich, Mario Sommella e Riccardo Tillotta.

Le adesioni alla campagna restano aperte e l’elenco sarà aggiornato secondo le modalità previste dalla campagna.

12. PER APPROFONDIRE E PARTECIPARE

La campagna nasce dal saggio La cura negata. Anatomia dell’abbandono, distribuito gratuitamente in formato digitale. Il libro contiene l’analisi dalla quale prendono forma i sette impegni e la proposta di una Repubblica della cura.

Il documento completo La cura non è un costo. È un diritto contiene invece la formulazione integrale dei sette impegni, le motivazioni, le risorse, le responsabilità istituzionali, gli indicatori di verifica e le modalità di adesione.

La raccolta delle firme è il luogo della partecipazione pubblica alla campagna.

Documento completo dei sette impegni: https://mariosommella.com/wp-content/uploads/2026/09/la_cura_non_e_un_costo_sette_impegni_definitivo.docx

Libro La cura negata. Anatomia dell’abbandono: https://mariosommella.com/wp-content/uploads/2026/08/la-cura-negata.pdf

Campagna e raccolta firme: https://c.org/4GMJHFQQpx

 

Mario Sommella

Creative Commons BY-NC-SA 4.0

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