Il dibattito sulla trasformazione dell’università italiana è tornato prepotentemente al centro della discussione pubblica. La riforma Bernini e i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) hanno innescato una mobilitazione che sta coinvolgendo docenti, ricercatori e studenti. Tuttavia, come sottolineato da Gianni Del Panta nel suo articolo per Jacobin, limitarsi alla critica del sottofinanziamento e della precarizzazione rischia di rafforzare, piuttosto che scardinare, il modello neoliberista dell’università. Questo testo si propone di approfondire la questione, individuando le radici del problema e delineando una strategia di lotta che vada oltre la semplice richiesta di più risorse e stabilizzazioni.
L’Università come Apparato Ideologico dello Stato
Uno degli aspetti più interessanti della riflessione di Del Panta riguarda il ruolo dell’università all’interno dello Stato neoliberista. Seguendo la teoria dello Stato integrale di Antonio Gramsci, l’università non è un semplice luogo di formazione e ricerca, ma un apparato ideologico fondamentale per la riproduzione dell’egemonia della classe dominante. Se da un lato la società politica esercita la coercizione (tramite forze di polizia, esercito, magistratura), la società civile legittima il dominio attraverso istituzioni come scuola, università, media e partiti politici. In questo senso, l’università è uno strumento attraverso cui il sapere viene filtrato, selezionato e indirizzato per consolidare i rapporti di forza esistenti.
Questa chiave di lettura ci impone una domanda cruciale: può un’università più finanziata e con un minor tasso di precarizzazione essere radicalmente diversa da quella attuale? La risposta è no, se non si interviene sui meccanismi strutturali che regolano la produzione e la trasmissione del sapere. Più fondi e più stabilità contrattuale sono certamente richieste legittime, ma non intaccano il problema di fondo: la funzione dell’università come dispositivo di disciplinamento sociale ed economico.
L’Illusione del Rifinanziamento Senza Riforma Strutturale
Uno degli errori del dibattito sulla riforma dell’università è credere che il semplice aumento dei fondi possa risolvere il problema. Questo approccio ignora che il neoliberismo non si caratterizza solo per il sottofinanziamento delle istituzioni pubbliche, ma anche per la loro trasformazione in organismi funzionali alle logiche di mercato. L’università attuale è un’istituzione sempre più aziendalizzata, in cui il valore del sapere è subordinato alla sua spendibilità economica e alla capacità di attrarre investimenti privati.
I meccanismi di valutazione della ricerca, il precariato strutturale, la competizione tra atenei per ottenere finanziamenti e l’ingresso massiccio di capitali privati sono tutti elementi che modellano un’università sempre più distante da un luogo di formazione critica e sempre più simile a un’industria della conoscenza. In questo contesto, il rischio è che un rifinanziamento dell’università senza un ripensamento strutturale non faccia altro che consolidare il modello esistente, rendendolo più efficiente senza modificarne la natura.
Una Nuova Università è Possibile? Il Ruolo degli Studenti nella Lotta
Del Panta evidenzia come il vero potenziale di mobilitazione non risieda tanto negli accademici strutturati, quanto negli studenti e nei ricercatori precari. Gli strutturati, infatti, pur subendo le conseguenze del neoliberismo accademico, ne sono anche in parte beneficiari. Il loro ruolo all’interno del sistema li rende difficilmente mobilitabili su posizioni radicali. Diversamente, gli studenti e i precari sono i soggetti che più di tutti pagano il prezzo di questa trasformazione e che hanno un interesse diretto nel mettere in discussione il modello esistente.
Ma su quali basi può nascere un’alleanza tra il movimento studentesco e i precari della ricerca? Alcuni temi chiave emergono con forza nel dibattito attuale:
1. Diritto allo studio e diritto all’abitare – Il caro-affitti e la carenza di alloggi universitari sono problemi che colpiscono direttamente gli studenti e che si legano alle più ampie dinamiche di privatizzazione e mercificazione dell’istruzione superiore.
2. Precarizzazione del lavoro accademico – La lotta contro il precariato non può essere solo una battaglia per la stabilizzazione dei singoli lavoratori, ma deve diventare parte di una critica complessiva al modello neoliberista dell’università.
3. Militarizzazione dell’università e ricerca per fini bellici – In un contesto di crescente investimento nelle tecnologie dual use (civili e militari), è fondamentale interrogarsi sul ruolo dell’università nella produzione di sapere funzionale all’industria della guerra.
4. Modelli alternativi di governance accademica – La gestione universitaria deve essere ripensata in una logica di partecipazione democratica, sottraendo le decisioni strategiche alle sole logiche di mercato e alle dinamiche competitive tra atenei.
Quale Strategia per il Futuro?
Se il modello neoliberista dell’università non può essere scardinato con semplici richieste di rifinanziamento, allora è necessario costruire una strategia di lungo periodo che punti a un cambiamento radicale. Alcune linee d’azione possibili includono:
• Mobilitazioni su scala nazionale e internazionale – Le esperienze recenti in Argentina e Serbia dimostrano che movimenti studenteschi di massa possono effettivamente mettere sotto pressione i governi e imporre cambiamenti concreti.
• Creazione di spazi autonomi di formazione e ricerca – Laboratori autogestiti, università popolari e reti di ricerca indipendenti possono rappresentare un’alternativa concreta all’attuale modello accademico.
• Contestazione dei meccanismi di valutazione e finanziamento – Il sistema di premialità basato su parametri quantitativi deve essere sostituito da un modello che valorizzi la qualità della ricerca e la sua funzione sociale.
• Intersezione con altri movimenti sociali – Le lotte per il diritto alla casa, il reddito di base e la giustizia climatica sono strettamente legate alla trasformazione dell’università e possono creare alleanze strategiche per un cambiamento più ampio.
Conclusione: Ripensare l’Università per una Società Diversa
L’università neoliberista non è un’anomalia, ma un tassello di un modello di società basato sulla competizione, la precarietà e la subordinazione del sapere alle esigenze del mercato. Pensare di migliorarla senza metterne in discussione le fondamenta significa accettare passivamente il suo ruolo all’interno del sistema esistente. La sfida, quindi, è molto più ambiziosa: costruire un’università diversa per una società diversa. Questo richiede una lotta politica ampia, capace di superare le rivendicazioni settoriali e di immaginare un sapere libero, critico e accessibile a tutti.
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