L’inadeguatezza di un governo improvvisato: il caso Almasri e l’assenza di Meloni 

Dopo due settimane di silenzio, il governo ha finalmente riferito sulla vicenda di Almasri. Ma invece di una versione chiara e univoca, ne sono emerse due, contrastanti tra loro. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi hanno parlato separatamente, senza mai nominare Palazzo Chigi, senza coordinarsi e senza chiarire se, nei giorni cruciali dell’arresto, del rilascio e del rimpatrio di Almasri, si siano mai confrontati. A giudicare dalle loro dichiarazioni in Aula, la risposta sembra essere negativa.

Nordio ha insistito sull’invalidità del mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale, sostenendo che conteneva errori tali da renderlo “radicalmente nullo” e che la Corte d’appello non avrebbe potuto convalidarlo. Dall’altra parte, Piantedosi ha giustificato l’espulsione immediata di Almasri con un presunto rischio per la sicurezza nazionale, affermando che era l’unica misura possibile per tutelare lo Stato. Due narrazioni parallele e inconciliabili, che sollevano più dubbi di quanti ne risolvano.

Ma il punto centrale della vicenda non è solo la confusione generata dai due ministri. È l’assenza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha preferito non presentarsi in Parlamento, delegando ai suoi uomini la gestione di una crisi istituzionale da lei stessa alimentata con un video ridicolo e propagandistico. Una scelta che dimostra l’insofferenza verso le istituzioni e il disprezzo per il confronto democratico, evidenziando l’inadeguatezza e il pressappochismo con cui questo governo affronta le situazioni più delicate.

Non è solo una questione di errori tecnici o di mancanza di coordinamento. È l’ennesima dimostrazione di una gestione basata su reazioni istintive, mosse da ripicca e improvvisazione più che da una reale conoscenza delle leggi e del rispetto della Costituzione. Il governo Meloni, con la sua retorica di scontro permanente, dimostra non solo di essere impreparato sotto il profilo giuridico e amministrativo, ma anche di nutrire un atteggiamento ostile verso i principi fondamentali dello Stato di diritto.

In questo scenario, la destra al potere continua a mostrarsi come un’ombra del suo passato più oscuro, con atteggiamenti che ricordano più la mentalità autoritaria del secolo scorso che una visione moderna della democrazia. Non si tratta di difendere gli interessi dell’Italia, ma di portare avanti una rivalsa contro il sistema democratico nato dalla Resistenza al nazifascismo, un’insofferenza verso le regole e i limiti imposti dalla Costituzione.

L’assenza di Meloni in Parlamento non è solo una mancanza di rispetto per le istituzioni, ma il segno evidente di una leadership fragile, incapace di affrontare il dibattito democratico e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Un governo che si rifugia nella propaganda e nell’arroganza, ma che, alla prova dei fatti, dimostra solo incompetenza e confusione.

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