L’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu ha segnato un nuovo capitolo nella follia geopolitica dell’ex presidente americano. Durante la conferenza stampa congiunta, Trump ha esplicitamente evocato l’espulsione dei palestinesi da Gaza, rendendo pubblica una prospettiva di pulizia etnica mai dichiarata in modo così aperto da un leader degli Stati Uniti.
Questo non è solo un atto di brutalità imperiale, ma il segnale di una politica guidata dall’istinto più primitivo, priva di qualsiasi analisi strategica o rispetto per la diplomazia internazionale.
La Scimmia davanti alla Scacchiera
Come ha detto Nikolaj Lilin, Trump è un “primitivo nelle questioni geopolitiche”, e il suo comportamento ricorda quello di una scimmia di fronte a una scacchiera contro un campione di scacchi. Il mondo si muove su logiche complesse, in cui la diplomazia, gli equilibri di potere e la storia giocano un ruolo essenziale. Ma Trump ignora tutto questo, riducendo le relazioni internazionali a una serie di scelte istintive, dettate dalla pancia e dagli umori del suo elettorato.
La sua idea di espellere i palestinesi da Gaza e affidare la ricostruzione agli Stati Uniti, con soldati americani a “sorvegliare” il processo, è l’emblema della sua visione troglodita della politica estera. È come se credesse che il mondo funzionasse con la stessa logica di un reality show, in cui basta dettare una narrazione per farla diventare realtà. Ma la politica internazionale non è un set televisivo e i popoli non si spostano come pedine su una mappa.
Una Bomba sulla Tregua e sulla Stabilità del Medio Oriente
Le dichiarazioni di Trump arrivano in un momento delicato, mentre la fragile tregua di Gaza era entrata nella sua fase decisiva. Hamas aveva accettato di negoziare il ritiro israeliano dalla Striscia, con l’obiettivo implicito di mantenere il territorio sotto il controllo palestinese. L’intervento di Trump, invece, ha distrutto questa prospettiva, negando ogni possibilità di una permanenza palestinese a Gaza.
Questa mossa ha effetti devastanti immediati: Hamas potrebbe decidere di abbandonare i negoziati e riprendere la guerra, aggravando ulteriormente la crisi. Per ora la milizia islamica si è limitata a chiedere a Trump di ritrattare e agli Stati arabi di intervenire, ma la situazione potrebbe precipitare. Inoltre, la follia di Trump non tiene conto di un aspetto fondamentale: i palestinesi non se ne andranno con le buone. Non esistono ferrovie a Gaza, ma se ce ne fossero, assisteremmo a vagoni blindati carichi di deportati. E i pochi Paesi citati da Trump, come l’Egitto e la Giordania, hanno già rifiutato l’idea di accogliere gli sfollati.
L’Eredità di un Imperialismo Spietato
Trump non si limita a essere rozzo e ignorante: il suo primitivismo ha conseguenze concrete. La deportazione forzata di un milione e ottocentomila palestinesi alimenterebbe un nuovo irredentismo e una resistenza ancora più feroce di quella attuale. Se oggi Hamas combatte con la speranza di un futuro Stato palestinese, la diaspora forzata trasformerebbe il conflitto in una guerra senza fine. I soldati americani mandati a Gaza diverrebbero bersagli di attentati, e la regione si infiammerebbe ancora di più.
L’intera strategia di Trump è fondata sulla violenza e sulla repressione, ma non considera le conseguenze a lungo termine. Un leader razionale saprebbe che il Medio Oriente non è una scacchiera dove si può semplicemente rimuovere un pezzo e dichiarare vittoria. Ma Trump non è un giocatore di scacchi: è un istintivo, un improvvisatore che cambia posizione in base alle convenienze immediate.
Una Politica da Showman, Non da Statista
Trump ha sempre giocato la carta dell’estremismo per compiacere la destra sionista e assicurarsi il loro appoggio. Tuttavia, questa strategia rischia di destabilizzare il suo stesso progetto politico. Il suo obiettivo dichiarato era trasformare la competizione militare globale in una competizione commerciale, riducendo il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nelle guerre. Ma con questa uscita su Gaza, sta facendo esattamente il contrario: sta preparando il terreno per un’escalation globale.
Perfino nei media israeliani, tradizionalmente allineati con la destra, emergono dubbi sulla fattibilità del piano di Trump. Alcuni lo considerano un bluff, altri lo vedono come una provocazione senza sbocchi concreti. Ma ciò che è certo è che questa dichiarazione ha reso il mondo un posto più instabile e pericoloso.
Un Popolo che Merita il Suo Leader
Alla fine, Trump ragiona come il popolo che lo sostiene: con istinto, visceralità, senza rispetto per gli interlocutori. La sua retorica è semplice, rozza e violenta perché si rivolge a un elettorato che non cerca soluzioni complesse, ma slogan facili da digerire. E così, mentre il mondo cerca disperatamente una via d’uscita dalla crisi, Trump gioca con il destino di milioni di persone come se fosse un bambino che tira pugni a casaccio contro il tabellone di un gioco che non sa come vincere.
Il problema non è solo Trump, ma il sistema che lo ha reso possibile. Un sistema in cui la politica estera è ridotta a uno spettacolo mediatico e in cui un uomo che si comporta come un troglodita può avere il potere di decidere il destino di interi popoli.