Dalla legge Acerbo al Mussolinismo:la deriva autoritaria e la lezione per l’oggi 

L’articolo di Valentina Pazé richiama l’attenzione su un periodo storico cruciale per la trasformazione dell’Italia in un regime totalitario: l’adozione della Legge Acerbo e il ruolo ambiguo di Mussolini, diviso tra repressione violenta e ricerca di consenso. Il pensiero di Piero Gobetti, con la sua straordinaria lucidità, offre una chiave di lettura utile non solo per comprendere il passato, ma anche per analizzare il presente. Le somiglianze tra le strategie del fascismo nascente e alcune tendenze dell’attuale governo italiano meritano un approfondimento serio, specialmente alla luce del dibattito sulla legge elettorale e la cosiddetta “governabilità”.

La Legge Acerbo e la Svolta Autoritaria del 1924

Nel novembre 1923, il governo Mussolini presentò alla Camera la Legge Acerbo, dal nome del suo principale promotore, Giacomo Acerbo, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La legge fu approvata con il voto di fiducia nel luglio del 1923 e applicata alle elezioni politiche del 6 aprile 1924. Essa prevedeva che il partito o la coalizione che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti avrebbe ricevuto automaticamente i due terzi dei seggi parlamentari, lasciando solo un terzo ai partiti di opposizione, indipendentemente dalla loro consistenza elettorale.

L’intento era chiaro: garantire una maggioranza schiacciante a Mussolini e ai fascisti, in modo da soffocare ogni resistenza parlamentare. Il contesto in cui la legge venne approvata era già segnato dalla violenza delle squadre fasciste contro gli avversari politici, ma formalmente tutto avvenne attraverso procedure legali. Questo è un punto cruciale: il fascismo non si impose solo con il manganello, ma anche con strumenti legislativi che alteravano in modo strutturale il sistema democratico.

Le elezioni dell’aprile 1924 sancirono il trionfo del “listone” fascista, che ottenne il 64,9% dei voti e il premio di maggioranza, assicurando a Mussolini il controllo quasi totale del Parlamento. Pochi mesi dopo, con l’omicidio di Giacomo Matteotti nel giugno 1924 e la successiva crisi del delitto, Mussolini si sentì pronto a dichiarare apertamente la sua dittatura nel gennaio 1925.

Piero Gobetti e la Critica alla “Pace Fascista”

Piero Gobetti, intellettuale antifascista e direttore della rivista Rivoluzione Liberale, fu tra i pochissimi a comprendere immediatamente il pericolo insito nella Legge Acerbo e nel progetto mussoliniano. A differenza di molti suoi contemporanei, che speravano ancora in un compromesso tra il vecchio liberalismo e il fascismo, Gobetti individuò nella combinazione di violenza e consenso la vera forza del regime nascente.

Nel brano citato nell’articolo, Gobetti sottolinea la duplice natura del fascismo: esso non si limita a essere una dittatura repressiva, ma costruisce la propria egemonia attraverso l’ambiguità, facendo apparire come legittime e necessarie le sue scelte. La Legge Acerbo fu il perfetto esempio di questa strategia: una riforma elettorale apparentemente tecnica, votata dal Parlamento, che in realtà minava alla radice il principio della rappresentanza democratica.

Gobetti non si fece ingannare dai richiami alla stabilità e alla governabilità, argomenti che all’epoca come oggi venivano usati per giustificare modifiche che riducevano la pluralità politica. Egli denunciò apertamente il tentativo di sopprimere il conflitto politico sotto una “pace forzata”, che non era altro che l’anticamera della dittatura.

Le Analogie con l’Oggi: il Pericolo della Democrazia Autoritaria

A distanza di un secolo, possiamo ravvisare inquietanti somiglianze tra le dinamiche che portarono alla crisi della democrazia liberale negli anni ’20 e le tendenze in atto nell’Italia di oggi. L’attuale governo di destra mostra un evidente interesse per riforme che alterano la rappresentanza democratica a favore di una maggiore concentrazione del potere. Tra le proposte più discusse vi sono:
1. Il premierato forte – Una riforma costituzionale che darebbe poteri eccezionali al Presidente del Consiglio, riducendo il ruolo del Parlamento.
2. Il sistema maggioritario estremo – Il tentativo di spostare l’asse elettorale verso un modello che, come la Legge Acerbo, garantisca al primo partito una maggioranza schiacciante.
3. L’indebolimento delle opposizioni – Attraverso misure come la riduzione degli spazi di rappresentanza e la delegittimazione sistematica di chiunque critichi il governo.

Proprio come nel 1924, oggi queste riforme vengono giustificate con la necessità di una “governabilità” più efficace e di un sistema politico più stabile. Ma la stabilità imposta dall’alto, se ottenuta al prezzo della riduzione della pluralità democratica, diventa un pericolo per la democrazia stessa.

Conclusione: La Lezione di Gobetti per il Futuro

Piero Gobetti ci ha lasciato un monito chiaro: la democrazia non è solo una questione di procedure, ma di contenuto politico e di conflitto tra visioni diverse della società. Ogni volta che un governo cerca di ridurre la rappresentanza delle opposizioni con il pretesto della stabilità, bisogna diffidare.

La storia ci insegna che il primo passo verso l’autoritarismo è spesso mascherato da riforme apparentemente legittime. La Legge Acerbo non venne percepita subito per la minaccia che rappresentava, e questo permise a Mussolini di rafforzarsi fino al punto di non ritorno. Oggi dobbiamo chiederci se non stiamo assistendo a un processo simile, magari più raffinato e meno violento, ma altrettanto pericoloso per la nostra democrazia.

L’unico antidoto è una vigilanza costante e una difesa senza compromessi della pluralità politica. Se il passato ci ha insegnato qualcosa, è che la democrazia non muore solo con i colpi di stato, ma anche attraverso riforme apparentemente innocue, che passo dopo passo restringono la libertà e il dissenso.
Fonte: Articolo di Valentina pazè z pubblicato su volere la luna il 3 febbraio 2025

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