La Germania sdogana i neonazisti, un pericoloso precedente per l’Europa e per l’Italia 

La Germania sdogana i neonazisti: un pericoloso precedente per l’Europa (e per l’Italia)

L’illusione della democrazia europea si sgretola. In Germania, il paese che più di ogni altro avrebbe dovuto tenere viva la memoria storica del nazismo per evitare il suo ritorno, l’estrema destra entra ufficialmente nel gioco delle alleanze parlamentari. La CDU di Friedrich Merz, erede della tradizione democristiana tedesca, ha infatti aperto le porte alla collaborazione con Alternativa per la Germania (AfD), un partito dichiaratamente neonazista, per approvare una legge di drastica restrizione sull’immigrazione.

Non è una scelta casuale. Il tema dei migranti è diventato il cavallo di battaglia dell’ultradestra in tutta Europa, un’arma di distrazione di massa per coprire le reali cause dell’insicurezza sociale: salari stagnanti da vent’anni, potere d’acquisto in caduta libera, crisi industriale, tagli al welfare e disuguaglianze sempre più evidenti. Invece di affrontare questi problemi con politiche sociali ed economiche adeguate, la classe dirigente tedesca – così come quella italiana – preferisce cavalcare l’onda della paura e dello scontento, normalizzando il linguaggio e le politiche della destra estrema.

Merz ha giustificato questa svolta con parole che suonano sinistramente familiari anche in Italia: “Sì, potrebbe essere che l’AfD, per la prima volta, renda possibile l’approvazione di una legge necessaria. Ma siamo di fronte alla scelta di continuare a guardare impotenti mentre le persone nel nostro paese vengono minacciate, ferite e uccise, o di alzarci e fare ciò che è indiscutibilmente necessario”.

Una strategia già vista: evocare il pericolo di un’insicurezza diffusa, individuare un capro espiatorio e giustificare misure autoritarie con la scusa della sicurezza. È lo stesso meccanismo con cui Giorgia Meloni ha costruito la sua ascesa politica in Italia, spingendo una retorica di odio contro migranti e minoranze mentre il paese scivola in una crisi sociale ed economica sempre più grave.

Dall’Italia alla Germania: un filo nero che lega l’ultradestra

Il parallelismo tra la Germania di oggi e l’Italia di Meloni è inquietante. Se Berlino ha appena iniziato a normalizzare l’estrema destra a livello parlamentare, Roma l’ha già portata direttamente al governo. La strategia è identica:

• Smantellare i diritti sociali e poi scaricare la colpa sui migranti. La precarietà dilaga, i salari restano bloccati, il welfare viene tagliato, ma il problema – ci dicono – sarebbero gli sbarchi sulle coste italiane o i rifugiati che arrivano in Germania. Un copione che serve solo a distrarre dai veri responsabili della crisi.

• Sdoganare il linguaggio dell’odio. Dalla “sostituzione etnica” teorizzata da esponenti di Fratelli d’Italia alle retoriche suprematiste dell’AfD, il linguaggio razzista e xenofobo è diventato la norma nel dibattito pubblico.

• Attaccare la democrazia dall’interno. Come in Germania ora si accetta l’AfD come interlocutore politico legittimo, in Italia governa una coalizione che, tra nostalgici del fascismo e negazionisti, sta erodendo pezzo dopo pezzo le istituzioni democratiche.

L’ombra del passato e il pericolo per il futuro

Se guardiamo alla storia, la lezione dovrebbe essere chiara. Anche negli anni ’30 il nazismo non si impose con un colpo di Stato improvviso, ma attraverso una progressiva legittimazione nelle istituzioni. Prima venne considerato un fenomeno marginale, poi un possibile alleato su singole questioni, infine prese il potere con la complicità di un establishment convinto di poterlo controllare.

Oggi assistiamo a un meccanismo simile: le classi dirigenti, incapaci di gestire le disuguaglianze create da decenni di neoliberismo sfrenato, cedono sempre più terreno all’ultradestra. In Germania, come in Italia e nel resto d’Europa, l’illusione che si possa “arginare” l’estrema destra concedendole spazio politico si sta rivelando un pericoloso errore.

La crisi dell’Occidente non è solo economica, ma soprattutto morale e politica. Il neoliberismo ha distrutto il tessuto sociale, lasciando dietro di sé solo paura e rabbia, che oggi vengono incanalate da chi, con la retorica della sicurezza e della sovranità, sta riportando in auge le peggiori pagine della storia europea.

Se questa è la strada che stiamo imboccando, il futuro non promette nulla di buono.

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