Egemonia culturale, potere algoritmico e la posta in gioco del presente Da qualche tempo la destra italiana ha riscoperto Gramsci. Lo cita, lo rivendica, lo brandisce come una parola d’ordine: egemonia culturale. In un recente intervento, «Gli apprendisti stregoni dell’egemonia culturale», Francesco Coniglione ha smontato con precisione questa pretesa, mostrando come essa scambi la cultura … Continua a leggere La stanza vuota
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La festa e il sospetto
Il Mondiale americano, la paranoia eretta a sistema di governo e la fabbrica del nemico C’è un uomo che, in queste ore, rappresenta meglio di qualsiasi discorso ufficiale il vero volto del Mondiale di calcio del 2026. Si chiama Omar Abdulkadir Artan, è somalo, ed è stato eletto miglior arbitro africano dell’anno. Sarebbe dovuto entrare … Continua a leggere La festa e il sospetto
Il copione del silenzio: il Libano come Gaza, e i testimoni nel mirino
Quando un esercito bombarda ospedali e uccide giornalisti non colpisce obiettivi militari: cancella le prove. Ciò che era stato teorizzato per Gaza, dall'annessione a tappe alla rimozione dei testimoni, si sta ora ripetendo in Libano. Stesso copione, stessa impunità, stesso silenzio complice dell'Occidente.
L’Italia della paura: come il razzismo è diventato un progetto politico
C'è una differenza profonda tra una società che affronta i problemi e una che costruisce nemici. L'Italia ha imboccato la seconda strada: l'immigrazione, da fenomeno sociale complesso, è stata trasformata in una macchina propagandistica permanente. La paura non è un effetto collaterale, è il progetto.
I droni della paura: come l’Europa rischia di trasformare ogni incidente in una guerra
C'è un momento in cui la prudenza smette di essere una virtù e viene dipinta come una colpa: il dubbio diventa sospetto, il dialogo debolezza, e ogni evento ambiguo viene piegato a una narrazione già scritta. L'Europa lo sta vivendo, e rischia di trasformare ogni incidente in un casus belli.
Quando il potere pensa a se stesso e dimentica il Paese
Mentre gli italiani fanno i conti con bollette pesanti, salari erosi dall'inflazione, pensioni svalutate e servizi pubblici allo stremo, nelle stanze del potere dominano altre preoccupazioni. Non il lavoro povero, non la sanità, non il futuro dei giovani: il potere pensa a se stesso, e dimentica il Paese.
È uscito “Cyberfascismo. Anatomia di un dominio invisibile”
Quattro parti, tredici capitoli: dal manifesto in dodici punti contro il dominio digitale a una teoria del potere algoritmico contemporaneo, una diagnosi di come il comando si annida nelle infrastrutture digitali e cinque linee di resistenza. Disponibile su Kindle e Apple Books; l'edizione cartacea arriverà nelle prossime settimane.
Il generale e la macchina dell’odio
C'è una domanda che la sinistra italiana continua a eludere, preferendo l'anatema alla comprensione: come si forma, nel 2026, un movimento politico di massa a partire da un libro scritto da un generale che sostiene che gli omosessuali non sono normali, che la sostituzione etnica è in corso e che il merito è stato assassinato dal buonismo? La risposta non è semplice, ma è urgente. Roberto Vannacci non è un'anomalia. È una funzione.
L’IMPERO NUDO — L’eccezionalismo americano e il tramonto della coscienza occidentale
Il 28 febbraio 2026, mentre i negoziatori statunitensi e iraniani si trovavano ancora seduti attorno a un tavolo diplomatico, i cacciabombardieri americani e israeliani aprivano i bay doors sui cieli di Teheran. Il copione era identico a quello di Baghdad nel 2003, di Tripoli nel 2011, di Kabul in ogni stagione di ogni decennio. Non è un incidente. Non è un'eccezione. È la norma strutturale di una potenza che non riconosce limite alcuno alla propria volontà di dominio.
L’isola che non si inginocchia
Il 20 maggio 2026, giorno in cui Cuba commemora la propria indipendenza formale, Washington ha scelto di lanciare due operazioni simultanee contro l'isola. Non è simbolismo casuale: è la grammatica dell'imperialismo, che non rinuncia al gesto teatrale neppure quando agisce da carnefice. L'incriminazione di Raúl Castro, cento milioni di dollari in aiuti per destabilizzare l'isola, e la portaerei nucleare USS Nimitz nei Caraibi. Tre mosse. Un solo disegno.
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