Mentre l’Europa gioca alla guerra in Ucraina e si inchina agli interessi delle lobby, in Palestina si consuma un genocidio in diretta. Il silenzio complice delle democrazie occidentali grida più forte delle bombe.
Il massacro di Gaza svela il vero volto dell’Unione Europea: suddita degli interessi economici e militari, cieca davanti ai crimini contro l’umanità. È tempo di costruire un Fronte Ampio per la pace e la giustizia sociale.
Mentre i riflettori della stampa occidentale sono puntati, con ossessiva monotonia, sui teatrini strategici di Bruxelles e Parigi, l’odore acre della polvere da sparo e della carne bruciata torna a salire dal Mediterraneo. Ci distraggono con un’Europa che non esiste più, agitano lo spauracchio di un esercito comune, della deterrenza nucleare, delle truppe europee in Ucraina, scenari da fantapolitica funzionali soltanto a nascondere la verità: l’Unione Europea non ha alcun progetto di pace, ma si è trasformata nell’ancella dell’economia di guerra.
La guerra in Ucraina è diventata un teatro infinito, senza obiettivi strategici, una macchina insaziabile di profitti per i mercanti d’armi e le élite transnazionali. Un conflitto che divora risorse pubbliche mentre i salari stagnano, l’agricoltura muore, le piccole imprese chiudono, il welfare viene smantellato e i popoli vengono trattati come sudditi di un ordine economico violento e predatorio. È la guerra del capitale contro il lavoro, della finanza contro la società, dell’1% contro il restante 99% che subisce, vota chi lo tradisce o, più spesso, rinuncia a votare.
Ma mentre l’Europa recita la farsa della libertà, in Medio Oriente si consuma, senza sipari e senza retorica, la tragedia più cruda del nostro tempo. Israele ha violato l’ennesimo cessate il fuoco, bombardando Gaza e lasciando sul terreno altri 750 cadaveri di civili inermi. Le cancellerie europee si sono affrettate a recitare la solita litania ipocrita: «Condanniamo, ma Israele ha diritto di difendersi». Un diritto alla difesa che nella realtà si è tradotto, dal 1967 a oggi, nell’occupazione militare illegale, nell’assedio criminale di Gaza, nell’apartheid in Cisgiordania, nei bombardamenti su Siria e Libano, nella costante minaccia contro l’Iran, nel disprezzo sistematico del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU.
A confermare la natura criminale e terroristica di questa guerra d’assedio è giunta, nei giorni scorsi, una notizia che dovrebbe scuotere ogni coscienza: la Mezzaluna Rossa Palestinese ha annunciato di aver recuperato i corpi di 14 soccorritori dispersi da una settimana a Rafah. Uomini e donne che portavano soccorso tra le macerie, sterminati deliberatamente dall’esercito israeliano che ha ammesso di aver aperto il fuoco contro le ambulanze, dichiarandole “veicoli sospetti”. Tra i corpi recuperati, anche quello di Anwar Abdel Hamid al-Attar, capo della missione di soccorso, crivellato e smembrato. Un crimine infame, un massacro pianificato e deliberato di personale sanitario protetto dal diritto umanitario internazionale, in violazione flagrante delle Convenzioni di Ginevra.
Eppure, nessuno tra quei politici che invocano sanzioni contro la Russia ha mai proposto un embargo verso Tel Aviv. Nessuno ha mai chiesto, con la stessa veemenza, il riconoscimento dello Stato di Palestina. Nessuno ha imposto sanzioni economiche, diplomatiche o militari contro uno Stato che pratica quotidianamente l’occupazione e la pulizia etnica. La stessa Italia, per bocca della Presidente del Consiglio, si è spinta a dichiarare che ignorerebbe un eventuale mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu. È la resa definitiva al diritto del più forte, alla legge del mercato delle armi e delle alleanze.
Israele si proclama “Stato ebraico” ma chiama in causa, per giustificare i suoi crimini, un intero popolo che nulla ha a che fare con i bombardamenti di Rafah o con le distruzioni a Khan Yunis. Non è l’ebraismo ad assediare Gaza, ma un regime coloniale e suprematista che usa l’olocausto come alibi per perpetrare un nuovo genocidio. Le università americane che osano gridare questa verità vengono represse. Le voci ebraiche che osano ribellarsi vengono silenziate. L’Europa si rifugia nella propria codardia storica, trasformando il senso di colpa per l’Olocausto nella giustificazione di nuovi massacri.
Il massacro di Gaza è un genocidio in diretta, sotto gli occhi di un’Europa che ha tradito ogni principio di umanità e giustizia, piegata agli interessi delle lobby e dei loro intellettuali organici, pronti a esaltare i valori democratici mentre calpestano ogni giorno la vita di un popolo cancellato.
È urgente, oggi più che mai, costruire un Fronte Ampio, popolare e transnazionale, che unisca le forze della pace, della giustizia sociale, dell’antifascismo e dei diritti contro questo neoliberismo genocida che devasta terre, popoli e futuro. Solo uniti potremo fermare questa macchina di morte che, dall’Ucraina a Gaza, ci trascina verso il baratro.

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