Negli ultimi mesi, l’Italia è diventata meta di arrivi particolari che stanno sollevando indignazione e interrogativi: gruppi di soldati dell’IDF, l’esercito israeliano, vengono accolti sulle nostre coste e nei nostri borghi, ufficialmente per “periodi di decompressione” dopo i traumi del conflitto in Palestina. Non parliamo di turisti qualsiasi: si tratta di giovani militari che hanno preso parte alla guerra a Gaza, e che qui cercano di smaltire lo stress post-bellico. La notizia, trapelata in Sardegna e nelle Marche, apre un dibattito scomodo: stiamo ospitando, nei nostri territori, gli stessi soldati responsabili delle sofferenze dei bambini palestinesi che parallelamente curiamo nei nostri ospedali?
Santa Teresa di Gallura: lusso e contraddizioni
A Santa Teresa di Gallura, in Sardegna, centinaia di giovani israeliani sono stati avvistati in un resort di lusso, arrivati tramite voli charter diretti Tel Aviv–Olbia. La loro presenza ha destato reazioni immediate: comitati locali e attivisti hanno denunciato l’offesa di ospitare chi, fino a poco tempo fa, imbracciava le armi contro un popolo già stremato da assedio e bombardamenti. L’immagine è stridente: mentre nelle strutture sanitarie italiane vengono accolti bambini palestinesi feriti, orfani dei genitori uccisi nei raid, sulle nostre coste i loro carnefici trovano ristoro e svago.
La domanda è inevitabile: si tratta di semplici iniziative turistiche private o dietro questa organizzazione si nascondono intese diplomatiche e militari tra Roma e Tel Aviv?
Le Marche: decompressione sotto la sorveglianza della Digos
Il Fatto Quotidiano ha rivelato un quadro ancora più inquietante: dal 2024 gruppi di soldati israeliani sono stati ospitati nelle Marche, a Porto San Giorgio, Sirolo, Fiastra, nei Sibillini e alle grotte di Frasassi. Lì non si presentavano come militari, ma come turisti riservati, sempre in gruppo, spesso accompagnati da agenti della Digos. Non era una semplice vacanza: si trattava di programmi di decompressione psicologica destinati a soldati traumatizzati, organizzati con il supporto di reti diplomatiche e militari.
Secondo i dati, dall’inizio della guerra a Gaza l’IDF ha registrato oltre 3.700 casi di disturbi post-traumatici e almeno 16 suicidi solo nel 2025. Per questo, Israele avrebbe creato una rete internazionale per mandare i suoi soldati all’estero in soggiorni “protetti”. Non hotel affollati, ma case private appartate, con itinerari programmati e discreta protezione. La popolazione locale, però, non è stata informata: né i sindaci, né gli operatori hanno ricevuto spiegazioni ufficiali. Solo dopo mesi si è scoperto che quei giovani “turisti” erano in realtà reduci di guerra.
La reazione delle comunità
A Porto San Giorgio e a Fiastra, la rivelazione ha lasciato sgomento: «È una vergogna che le autorità non ci abbiano avvertiti», hanno dichiarato cittadini intervistati. Alcuni operatori turistici confermano episodi di indisciplina, altri parlano di ragazzi meccanici nei gesti, incapaci di mescolarsi con la gente del posto. Una ragazza di 22 anni ha raccontato al Fatto l’incontro con un militare che rifiutava di essere fotografato, segno evidente di una doppia identità nascosta.
Il timore che i fondi pubblici possano essere stati impiegati per questi soggiorni aumenta la rabbia: la Regione Marche, ad esempio, ha finanziato nel 2024 e 2025 il programma “Itinerari Ebraici Marchigiani” con risorse pubbliche. La domanda resta: sono stati usati anche per coprire i costi della decompressione dei militari israeliani? La Regione nega, ma il sospetto resta.
Il nodo politico: accordi e opacità
Il quadro diventa ancora più delicato se inserito nella cornice dei rapporti militari tra Italia e Israele. Esiste infatti un Memorandum of Understanding (MoU) firmato nel 2003, che regola la cooperazione militare tra i due paesi. Un accordo che giuristi e attivisti hanno chiesto di sospendere, denunciando violazioni del diritto internazionale e mancanza di trasparenza. Il governo, però, tace. Non ha spiegato se i soggiorni dei soldati facciano parte di intese istituzionali, né ha chiarito chi autorizzi l’ingresso e la protezione di gruppi armati in congedo.
Eppure la coerenza morale impone una presa di posizione: non possiamo accogliere contemporaneamente i bambini palestinesi feriti dalle bombe e i soldati che quelle bombe le hanno sganciate. E non solo: questi stessi militari sono stati protagonisti anche come cecchini, sparando a sangue freddo su persone inermi in fila per ottenere cibo nei punti di distribuzione gestiti dall’UNRWA e dal GHF. Non possiamo proclamare solidarietà alle vittime e allo stesso tempo garantire “vacanze terapeutiche” ai carnefici. È una questione di dignità nazionale e di rispetto per le comunità che si trovano ad ospitare, inconsapevolmente, questi programmi.
Un interrogativo che pesa
L’Italia, per storia e valori costituzionali, non può permettersi di essere percepita come complice. Il governo ha il dovere di chiarire:
1. Chi organizza e finanzia i soggiorni dei soldati israeliani?
2. Con quale mandato la Digos li accompagna e li protegge?
3. Esiste un coinvolgimento diretto delle nostre istituzioni, o si tratta solo di reti private con tacito assenso dello Stato?
Finché queste domande resteranno senza risposta, il sospetto di un silenzio complice rimarrà.
Conclusione: l’etica della coerenza
Ospitare i soldati israeliani senza informare la popolazione significa mancare di trasparenza e rispetto. Significa aggiungere dolore al dolore, accogliendo chi ha inflitto traumi mentre ci prendiamo cura delle vittime di quegli stessi traumi. È un paradosso che nessuna democrazia degna di questo nome dovrebbe tollerare. La coscienza civile del nostro Paese reclama chiarezza: l’Italia non può essere terra neutra dove carnefici e vittime si incrociano sotto lo stesso cielo, senza che la politica abbia il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Fonti
• Sardegna Notizie 24, Un centinaio di militari israeliani in vacanza a Santa Teresa, scatta la contestazione degli attivisti locali.
• Il Fatto Quotidiano, Soldati IDF nelle Marche per smaltire lo stress (sorvegliati dalla Digos), 7 settembre 2025.
• TRT Global, Italy’s military cooperation agreement with Israel sparks criticism.
• Prensa Latina, Green Europe demands cessation of military agreement with Israel.