Il silenzio complice: Francesca Albanese sotto sanzioni e la codardia del governo Meloni

⸻Francesca Albanese è oggi una figura simbolica di resistenza civile e giuridica. La relatrice speciale dell’ONU per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati si trova, dal luglio 2025, bersaglio diretto delle sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti. Una rappresaglia politica tanto brutale quanto mirata, il cui unico “reato” è aver denunciato pubblicamente, con rigore giuridico e coraggio morale, il genocidio in corso nella Striscia di Gaza.

Ma la notizia di queste ore, al di là del caso personale, è lo scandalo istituzionale italiano: nessun rappresentante del governo Meloni ha ritenuto di doverle esprimere una parola di solidarietà. Nemmeno di circostanza. Nemmeno per difendere il diritto internazionale. Nemmeno per proteggere una cittadina italiana sanzionata da un Paese straniero per il solo fatto di aver svolto il proprio mandato presso le Nazioni Unite.

Il caso Albanese: quando il diritto diventa reato

La vicenda raccontata da Francesca Albanese è surreale e inquietante. Da quando è stata colpita dalle sanzioni statunitensi — promosse su input di Marco Rubio e dell’apparato neoconservatore che da sempre protegge l’impunità israeliana — non può aprire un conto bancario, avere una carta di credito, di conseguenza non può noleggiare un’auto, non può nemmeno ricevere un caffè da sua figlia senza esporla al rischio teorico di sanzioni penali e pecuniarie.

Siamo di fronte a una forma di “morte civile” in salsa neoliberista: l’esclusione dai circuiti economici come arma di repressione politica. Non si tratta solo di una punizione personale, ma di un attacco frontale all’intera architettura del diritto internazionale, che evidentemente infastidisce quando osa accusare Israele di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Albanese lo dice chiaramente: «L’attacco a me è un attacco all’ONU». E ha ragione. Non è un caso isolato: è una strategia deliberata per intimidire ogni forma di giurisdizione indipendente. Lo stesso è accaduto con i giudici della Corte Penale Internazionale, a cui l’amministrazione USA ha rivolto accuse gravissime, tentando di delegittimarli con lo stesso schema repressivo.

Il silenzio assordante di Roma

Ma lo scandalo, lo schiaffo più bruciante, non viene da Washington. Viene da Roma.

Il governo italiano, che ha il dovere costituzionale di tutelare i diritti dei suoi cittadini e di onorare gli obblighi derivanti dai trattati internazionali, non ha emesso nemmeno un comunicato, né una telefonata, né una parola di sostegno. Giorgia Meloni, che pure ha dichiarato di voler “tutelare gli attivisti italiani” imbarcati nella Global Sumud Flotilla, si limita a vuoti proclami senza alcuna azione concreta.

E la stessa Albanese lo denuncia con fermezza: «Che vuol dire protezione agli attivisti? La vera protezione sarebbe mandare le navi italiane a rompere l’assedio. È un obbligo giuridico e morale per prevenire un genocidio».

Il punto è tutto qui: Meloni gioca su un’ambiguità criminale, illudendo l’opinione pubblica con vaghe rassicurazioni mentre, nei fatti, l’Italia resta inchiodata alla sua complicità diplomatica, politica e militare con Israele.

La corresponsabilità italiana nel genocidio a Gaza

Quando Francesca Albanese afferma che il governo Meloni è corresponsabile, in diversi modi, dello sterminio a Gaza, non parla per iperbole. Parla con la forza dei fatti.

L’Italia:
• Ha firmato accordi militari e tecnologici con Israele, persino dopo l’inizio del genocidio dichiarato.
• Continua a esportare armi verso Tel Aviv, come confermato da numerose inchieste e dati SIPRI.
• Si è astenuta sistematicamente nei voti ONU a tutela della popolazione palestinese.
• Ha criminalizzato manifestazioni di solidarietà, compresi presidi pacifici e raccolte fondi.
• Ha accettato senza fiatare le liste nere di Israele, che mettono al bando chiunque difenda i diritti palestinesi.

L’Italia di Meloni ha scelto il campo dell’occupante, del carnefice, dell’apartheid. E ha voltato le spalle a una delle sue cittadine più coraggiose e qualificate, solo perché dice la verità.

Un attacco che riguarda tutti noi

Chi pensa che il caso Albanese sia una questione “personale” o “di relazioni internazionali” commette un grave errore. È la spia di un cambiamento di paradigma: chi denuncia i crimini viene trattato come un criminale. Chi si appella al diritto viene perseguito dai poteri reali. Chi resiste al genocidio viene messo a tacere con le armi della finanza, del controllo bancario, della sorveglianza.

Francesca Albanese non è solo un nome. È una linea di demarcazione: da una parte chi difende l’umanità, dall’altra chi difende il potere.

Una vergogna nazionale

Nel silenzio del governo italiano risuona tutta la viltà di una classe dirigente prona ai diktat NATO, sorda ai valori costituzionali, incapace di riconoscere la propria complicità.

Mentre Francesca Albanese viene isolata, sorvegliata e punita, il nostro esecutivo gioca a fare la foglia di fico per Israele. Ma la storia non dimenticherà. E prima o poi, anche l’Italia dovrà rispondere della sua ignavia, della sua complicità e del suo tradimento.

Fonte principale:
“Francesca Albanese: ‘Il governo Meloni è corresponsabile in diversi modi dello sterminio a Gaza’ – Il video” – L’Espresso, 04.08.2025
Ulteriori fonti incrociate:
– SIPRI Arms Transfers Database
– UN OCHA – Gaza Strip Humanitarian Overview
– Dati export armi: Rete Italiana Pace e Disarmo
– Dichiarazioni ufficiali di Francesca Albanese al Senato, agosto 2025

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