L’8 e il 9 giugno siamo chiamati a decidere su cinque referendum che toccano temi fondamentali: il lavoro, la sicurezza, la cittadinanza. Il secondo quesito interviene su una norma che penalizza ingiustamente i lavoratori delle piccole imprese in caso di licenziamento illegittimo. Per questo io sostengo con convinzione il SÌ, perché si tratta di una battaglia di giustizia, equità e dignità.
Cosa prevede il secondo quesito?
Nelle aziende con meno di 16 dipendenti, oggi la legge prevede che, se un lavoratore viene licenziato senza giusta causa, abbia diritto a un’indennità fissa compresa tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione. Questo significa che, anche se il licenziamento è riconosciuto come illegittimo, il datore di lavoro se la cava con una cifra bassa e predeterminata.
Il secondo quesito referendario propone di abrogare il limite massimo di questa indennità, lasciando al giudice il potere di decidere – caso per caso – un risarcimento più equo, tenendo conto dell’età, dell’anzianità, della condizione economica e della gravità dell’ingiustizia subita.
Perché votare SÌ? 1. Per affermare l’eguaglianza tra lavoratori Oggi esistono due categorie di lavoratori: quelli delle grandi imprese, che possono ottenere una tutela più ampia, e quelli delle piccole, che vengono risarciti con il minimo. È una disparità inaccettabile. Votare SÌ significa affermare che tutti i lavoratori, indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa, meritano le stesse tutele. 2. Per rafforzare la giustizia del lavoro L’indennità fissa, oggi prevista, non tiene conto delle reali conseguenze che un licenziamento può avere su una persona. Con il SÌ, sarà un giudice a valutare la situazione e a determinare un risarcimento adeguato. Si passa da una “giustizia automatica” a una “giustizia personalizzata”. 3. Per tutelare i più vulnerabili I lavoratori delle piccole imprese, spesso meno sindacalizzati e più esposti agli abusi, hanno oggi meno strumenti per difendersi. Votare SÌ è un atto di protezione verso chi è più debole e ha meno voce. 4. Per scoraggiare gli abusi Un indennizzo proporzionato, deciso dal giudice, ha un effetto deterrente: riduce la tentazione di licenziare senza motivazione. Oggi, al contrario, le imprese sanno di poter “pagare poco” per licenziare anche senza giusta causa.
Cosa succede se prevale il NO o non si raggiunge il quorum?
Resterà in vigore l’attuale sistema, che consente alle imprese di licenziare anche senza ragione, pagando somme basse e predeterminate. I lavoratori delle piccole imprese continueranno a essere considerati lavoratori di serie B. Non ci sarà alcuna valutazione caso per caso, nessuna attenzione alla persona, nessuna giustizia concreta.
Conclusione
Il lavoro non è una concessione, è un diritto. E i diritti non si possono quantificare con due o tre mensilità standard, indipendentemente dalle storie personali. Questo referendum dà finalmente voce a chi oggi non ne ha.
Io voterò SÌ. Per restituire dignità, uguaglianza e giustizia a chi lavora. Perché questo voto non è per altri: è per noi. Per chi ha sempre dato tutto, anche in silenzio. Per chi non ha più paura di chiedere giustizia.
Mario Sommella: Dalla fabbrica all’impegno politico e culturale
Mario Sommella è un esempio di resilienza, militanza e impegno civile. Ex operaio metalmeccanico, ha lavorato per decenni in Alenia Finmeccanica, distinguendosi sia per la sua professionalità che per l’attività nelle lotte sindacali, difendendo i diritti dei lavoratori in un contesto sempre più segnato dalle politiche neoliberiste.
Nel 2006, a seguito di una grave malattia che lo rende cieco, affronta una svolta radicale nella sua vita. Lontano dal rassegnarsi, trasforma questa esperienza in una nuova spinta verso l’impegno politico e sociale. Da allora, concentra la sua attività sulla tutela delle persone con disabilità, sulla lotta per i diritti sociali e sulla costruzione di una sinistra capace di contrastare le disuguaglianze.
Un percorso politico militante e autonomo
Il suo riferimento politico è la sinistra extraparlamentare, con un’attenzione costante alle tematiche della giustizia sociale, del lavoro e della democrazia partecipativa. Ha svolto un ruolo attivo in numerose realtà politiche alternative, contribuendo a fondare e strutturare nuovi movimenti:
• Nodo tematico ALBA Articolo Tre, iniziativa dedicata ai diritti delle persone fragili e con disabilità, fondata insieme a Salvatore Usala, storico leader del Comitato 16 Novembre Malati SLA.
• Membro del nodo ALBA Napoli e componente del Comitato Operativo Nazionale di ALBA (Alleanza Lavoro Beni Comuni e Ambiente), piattaforma nata per aggregare realtà della sinistra sociale e politica.
• Co-fondatore di Prima le Persone, associazione politica sviluppata dall’esperienza de L’Altra Europa con Tsipras, con l’obiettivo di creare uno spazio di partecipazione dal basso e di democrazia reale.
• Tra i fondatori di Demosfera, piattaforma avanzata di comunicazione politica e informazione libera, nata per contrastare la manipolazione mediatica e offrire strumenti di discussione aperti e democratici.
Formazione, comunicazione e scrittura
Nel 2018 consegue la laurea in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla comunicazione politica nell’era digitale. Ha approfondito studi in psicologia, processi cognitivi e tecnologie, strumenti che utilizza per analizzare il ruolo della propaganda, il potere degli algoritmi e le strategie di controllo nell’epoca digitale.
Attualmente si occupa di comunicazione politica e di politiche sociali e disabilità all’interno di Azione Civile, il movimento fondato da Antonio Ingroia, del quale è membro del direttivo nazionale. Attraverso il suo blog scrive e diffonde articoli di attualità politica, con un’attenzione particolare ai temi della giustizia sociale, della sicurezza sul lavoro e della manipolazione dell’informazione.
Un militante controcorrente
Mario Sommella è una figura che attraversa mondi diversi – dal lavoro in fabbrica alla scrittura, dalla lotta sindacale all’elaborazione politica – con la coerenza di chi non si arrende di fronte alle difficoltà. Il suo impegno è quello di un militante contro le ingiustizie, capace di trasformare l’esperienza personale in una battaglia collettiva per i diritti, la democrazia e l’informazione libera.
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