Processo al soccorso: quando la giustizia criminalizza l’umanità e premia la tortura

Il mondo si è capovolto. Nel Mediterraneo, oggi, salvare vite è diventato un atto criminale, perseguito con un accanimento giudiziario senza precedenti. E mentre si celebrano processi grotteschi contro chi rispetta le leggi del mare, si continuano ad ignorare sistematicamente i crimini veri: quelli commessi nei lager della Libia, dove uomini, donne e bambini vengono stuprati, torturati e annientati nella dignità, mentre chi dirige quei centri di detenzione viene premiato con voli di Stato e accompagnamenti ufficiali. È questo il paradosso agghiacciante della nostra epoca, cristallizzato nel processo che si aprirà a Ragusa il prossimo 21 ottobre contro Luca Casarini e gli attivisti di Mediterranea Saving Humans.

Luca Casarini, Alessandro Metz, Beppe Caccia e l’equipaggio della Mare Jonio non hanno fatto altro che rispettare la più antica delle leggi del mare: soccorrere chi è in difficoltà. Ma per il giudice Eleonora Schirinà, quel gesto di umanità si traduce in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con la ridicola aggravante del profitto. Quale profitto? Una donazione ricevuta otto mesi dopo il salvataggio dalla Maersk, società armatrice della petroliera Etienne, che era rimasta intrappolata per ben 38 giorni in mezzo al mare, ostaggio dell’inerzia e della vigliaccheria delle autorità maltesi ed europee, inclusa quella italiana.

Nonostante la stessa Maersk, gigante danese dei trasporti marittimi, abbia chiaramente e ripetutamente dichiarato che quella somma di 125.000 euro era semplicemente una donazione in segno di riconoscimento e solidarietà, per la procura quella è diventata la prova di un assurdo reato: un soccorso “su commissione”.

È importante ricordare in che condizioni disperate si trovassero i naufraghi a bordo della petroliera Etienne nell’estate del 2020: ostaggi di un estenuante rimpallo di responsabilità tra Malta, Italia e altri Stati europei, con ripetuti episodi di autolesionismo e persone che, spinte da disperazione estrema, si lanciavano in mare per tentare di raggiungere la salvezza o la morte. Fu allora che intervenne Mare Jonio, evitando che la vicenda si trasformasse in un’ecatombe in diretta sotto gli occhi complici dell’Europa.

Ma chi salva vite non è solo perseguitato dalle procure. Mediterranea e Casarini sono stati anche bersaglio di un controllo spionistico di Stato attraverso l’inquietante spyware Paragon Graphite, rivelato di recente, con cui servizi e istituzioni hanno intercettato illegalmente gli attivisti e gli equipaggi delle ONG. Un sistema degno di regimi autoritari che mostra l’accanimento del governo italiano non contro i trafficanti, ma contro chi protegge i più vulnerabili e denuncia i veri crimini commessi alle porte d’Europa.

E mentre gli attivisti che salvano vite vengono sorvegliati, intercettati e criminalizzati, chi organizza e gestisce veri e propri lager, come nel caso dell’inquietante figura di Bija Almasri, torna tranquillamente a casa accompagnato da un volo ufficiale del governo italiano. Almasri, potente capo milizia libico noto per essere implicato in traffici di esseri umani e nelle atroci violenze nei centri di detenzione, è stato infatti ricevuto in Italia nel 2017 con tanto di visto ufficiale, scortato e trattato come un interlocutore affidabile. Una vergogna italiana ed europea che pesa come un macigno sulla coscienza collettiva.

Il processo di Ragusa, quindi, non è solo contro Casarini e Mediterranea. È un processo contro chi ancora crede nella solidarietà umana, contro chi non chiude gli occhi di fronte alle atrocità perpetrate con la complicità attiva o passiva dei governi europei. È un processo che vuole intimidire e distruggere le ONG per coprire le vergogne di una politica incapace di affrontare le proprie responsabilità.

Ma sarà soprattutto un processo all’omissione di soccorso. Ministri e autorità saranno obbligati a spiegare perché per quasi quaranta giorni ventisette persone, tra cui una donna allo stremo delle forze, furono lasciate nell’abbandono, dimenticate da Malta, ignorate dall’Italia, lasciate alla deriva da un’Europa cinica e spietata.

Questo è il vero scandalo: la criminalizzazione di chi salva e l’impunità garantita a chi lascia morire. Ed è proprio su questo che si giocherà la battaglia di Ragusa. Mediterranea non arretra e Casarini promette di trasformare quel processo nella più grande denuncia pubblica contro la disumanità istituzionale.

Questa non è giustizia. Questo è un processo alla coscienza civile, al diritto internazionale, all’umanità stessa. È il mondo alla rovescia, dove l’Europa si perde nel mare del suo cinismo e rischia di affondare definitivamente, trascinando con sé ciò che resta della sua anima.

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