Articolo inedito di denuncia sociale e politica
C’è un nesso invisibile ma feroce tra la guerra che ci raccontano di dover preparare e la morte silenziosa che si consuma ogni giorno tra i corridoi sporchi e affollati dei nostri ospedali. È un nesso che ha il sapore dell’abbandono, dell’ingiustizia, della complicità. È il risultato di una scelta politica scellerata, portata avanti da decenni di governi che hanno smantellato pezzo dopo pezzo il nostro Servizio Sanitario Nazionale, sacrificato sull’altare del neoliberismo e del militarismo.
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Il racconto di una morte annunciata
Una donna di valore, sessant’anni, entra in una clinica privata per un piccolo intervento in anestesia locale. Ne esce con un’infezione che le devasta i polmoni. Viene trasferita in un ospedale pubblico dove si apre un calvario degno di un racconto dantesco: sedici ore di attesa al pronto soccorso, pazienti in barella nei corridoi, un solo bagno, infermieri impotenti e medici smarriti. Poi la rianimazione, la terapia subintensiva, il ritorno in reparto. E ancora infezioni nosocomiali, disidratazione, piaghe da decubito, atrofia muscolare. Le ultime settimane di vita sono una sequenza di torture, dolore e abbandono. Fino alla morte. Non per la patologia iniziale, ma per il collasso del sistema sanitario.
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La guerra non è solo sui fronti, ma nei bilanci pubblici
Chi cerca la guerra la trova nei bilanci. I numeri parlano chiaro: miliardi destinati al riarmo, al Ponte sullo Stretto, al Tav, mentre gli ospedali chiudono, il personale sanitario scappa, le liste d’attesa si allungano, le infezioni proliferano, la vita diventa scarto. L’Italia, Paese fondatore del welfare europeo, ha convertito la cura in un costo da tagliare. I soldi ci sono, ma sono altrove: nel fondo europeo per la difesa, nei contratti miliardari con le industrie belliche, nei progetti faraonici senza impatto sulla vita reale delle persone.
In nome della “sicurezza”, si smantella la sanità pubblica. In nome della “libertà”, si privatizzano i servizi essenziali. In nome della “difesa della pace”, si finanziano i preparativi di guerra. È una spirale ipocrita e criminale che scambia i diritti con gli affari e la salute con il profitto.
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Un SSN al collasso, tra appalti, precarietà e carenza strutturale
Oggi negli ospedali italiani i servizi sono sempre più appaltati a cooperative al ribasso. Gli infermieri e gli operatori hanno una formazione frettolosa, stipendi da fame, turni massacranti. Mancano decine di migliaia di medici. I servizi di igiene sono carenti, le stanze condivise da pazienti con infezioni gravi, i virus viaggiano liberamente nei reparti. E mentre la politica si riempie la bocca con parole come “merito” e “efficienza”, chi ha bisogno di cure muore aspettando una Tac.
Siamo alla resa dei conti. La sanità italiana, una volta modello per l’Europa, oggi è al collasso. Non per fatalità, ma per scelta. La stessa scelta che consente alla ministra della Difesa di firmare contratti per nuove portaerei, mentre nei pronto soccorso si muore per una bombola di ossigeno senza ruote.
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La pace non si costruisce con i carri armati, ma con le ambulanze
Se la guerra è preparata col riarmo, la pace lo è con la cura. La vera sicurezza non viene dalle bombe, ma dagli ospedali funzionanti, dalle scuole ben tenute, dai trasporti accessibili, da un territorio protetto dal dissesto. Invece, mentre ci raccontano la favola dell’“uomo nero” pronto ad invaderci, il nemico vero ci consuma dall’interno: è l’ideologia del profitto, la politica dell’abbandono, il cinismo del potere.
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la guerra invisibile che uccide la speranza
Questa non è solo la storia di una donna morta per incuria. È la storia di un’Italia che ha smesso di credere nella cura, nella prevenzione, nell’umanità. È la testimonianza atroce di una “guerra ai civili” combattuta senza armi, ma con gli stessi effetti devastanti: dolore, morte, disperazione.
Quando smetteremo di piangere i nostri morti – morti di tagli, di attese, di infezioni evitabili – dobbiamo tornare a lottare. Non per un privilegio, ma per un diritto: quello alla salute, alla dignità, alla vita. E per gridare forte che la vera pace si costruisce disarmando la politica, non riempiendo gli arsenali.
Questa è la nostra guerra: una guerra per la vita.