In un colpo di mano che lascia sgomenti, Lega e Fratelli d’Italia hanno approvato in Senato un emendamento che mina alle fondamenta il diritto all’assistenza dei malati non autosufficienti. La senatrice leghista Maria Cristina Cantù, con il sostegno di FdI, ha introdotto una modifica all’articolo 30 della legge 730 del 1983, separando le spese per le prestazioni sanitarie da quelle socio-assistenziali, anche quando strettamente connesse.
Questo significa che attività essenziali come l’igiene personale, la nutrizione assistita e la mobilizzazione dei pazienti gravi non saranno più a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ma ricadranno sulle famiglie già provate, esasperate, spesso ridotte sul lastrico.
La situazione è già critica: in molte regioni, le liste d’attesa per l’accesso alle strutture convenzionate sono interminabili. In Toscana, a marzo, si contavano 1.800 persone in attesa; in Liguria e Lombardia, circa 5.000 posti letto non sono coperti da convenzioni. Le famiglie, nell’attesa, sono costrette a sostenere integralmente le rette, spesso per periodi prolungati, con conseguenze economiche devastanti.
Questo emendamento non solo aggrava il peso sulle famiglie, ma rappresenta un pericoloso precedente, mettendo in discussione il diritto alle cure per tutti i non autosufficienti. La separazione artificiosa tra prestazioni sanitarie e socio-assistenziali ignora la realtà clinica, dove queste sono inscindibili. Inoltre, la retroattività dell’emendamento rischia di influenzare negativamente i procedimenti giudiziari in corso, negando giustizia a chi ha già subito torti.
Sulle cure lo Stato si ritira e lascia spazio alle assicurazioni
In un Paese che invecchia rapidamente, con oltre 4 milioni di non autosufficienti tra gli ultrasessantacinquenni, la ritirata dello Stato dall’assistenza socio-sanitaria apre le porte alle compagnie assicurative. Le polizze “Long Term Care” (LTC), finora poco diffuse in Italia, potrebbero diventare l’unica ancora di salvezza per molte famiglie. Tuttavia, queste polizze presentano costi elevati e condizioni spesso proibitive, rendendole inaccessibili a una larga fetta della popolazione.
Secondo il 7° Rapporto Osservatorio Long Term Care del Cergas Bocconi, la spesa pubblica per l’assistenza ai non autosufficienti è in calo, passando dall’1,6% del PIL nel 2018 a valori ancora inferiori nel 2023. Questo trend negativo, unito all’aumento dell’inflazione e alla riduzione del PIL, ha portato a una contrazione significativa della spesa reale per l’assistenza agli anziani non autosufficienti.
Le compagnie assicurative, fiutando l’opportunità, promuovono le polizze LTC come soluzione. Tuttavia, queste coperture, per essere efficaci, richiedono una sottoscrizione in giovane età e un impegno economico non indifferente. Inoltre, la complessità delle condizioni contrattuali e le esclusioni previste rendono queste polizze strumenti non sempre affidabili per garantire una copertura adeguata in caso di bisogno.
In conclusione, l’emendamento Cantù rappresenta un attacco diretto ai diritti dei più fragili, scaricando sulle famiglie oneri insostenibili e aprendo la strada a una privatizzazione strisciante dell’assistenza. È imperativo che il governo riveda questa decisione e riaffermi il principio costituzionale del diritto alla salute per tutti, senza discriminazioni.
Un governo che fa cassa sugli ultimi e premia i forti
C’è una verità che non possiamo più permetterci di ignorare: questo governo taglia sulla pelle dei più fragili mentre spalanca le casse pubbliche per altri interessi. Non ci sono soldi per garantire un’assistenza dignitosa ai malati non autosufficienti, ma c’è un fervore quasi mistico nel portare le spese militari al 2% del PIL, come richiesto dalla NATO, seguendo ciecamente i diktat bellicisti delle grandi potenze.
Non si trovano fondi per chi ha bisogno di cure quotidiane, ma non si contano più i condoni agli evasori, i regali fiscali alle imprese che delocalizzano e i bonus distribuiti a pioggia per fini elettorali. È il principio della Repubblica ad essere tradito: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art. 32 Cost.). Eppure oggi, in un silenzio assordante, si smantella pezzo dopo pezzo l’universalismo del Servizio Sanitario Nazionale, trasformandolo in un privilegio per chi può permettersi una polizza privata, una clinica convenzionata o un avvocato capace di combattere fino in Cassazione.
La verità è spietata: si sta costruendo un’Italia a due velocità. Da un lato chi ha mezzi e risorse per curarsi, difendersi e vivere. Dall’altro lato, una moltitudine di invisibili — anziani, disabili, malati cronici — che vengono abbandonati al loro destino. Nessun fondo per loro, nessuna tutela, nessuna voce. Solo silenzi, attese e rette impossibili da pagare.
Questo governo ha scelto di fare cassa sugli ultimi. Ha scelto di rendere legittima, persino istituzionale, l’ingiustizia. Ha scelto di mettere a profitto la fragilità umana. Non per errore, non per necessità, ma per precisa volontà politica. E non c’è nulla di più osceno che vedere il potere girarsi dall’altra parte mentre i più deboli vengono lasciati soli.
Chi non si ribella oggi, domani rischia di trovarsi dalla stessa parte. Perché la fragilità è una condizione che può toccare ciascuno di noi, in qualsiasi momento. E allora, forse, sarà troppo tardi per alzare la voce.
Un appello per chi non ha voce
A tutti coloro che ancora credono nella giustizia sociale, nella dignità umana, nei principi scolpiti nella nostra Costituzione: è il momento di alzarsi in piedi. Di rompere il silenzio. Di denunciare pubblicamente l’ipocrisia di un potere che si definisce sovranista, ma sovrano lo è solo nel calpestare i diritti dei più deboli.
Non basta indignarsi, serve organizzarsi. Serve costruire un fronte civile e politico che rimetta al centro le persone, non i profitti. Che difenda i malati, gli anziani, i disabili, gli ultimi. Perché un Paese che si misura solo con il PIL e la spesa militare è un Paese morto dentro. Un Paese senza pietà, senza visione, senza futuro.
Rifiutiamo l’idea di una società dove la fragilità è una colpa e la cura un lusso. Rifiutiamola con la voce, con la penna, con il corpo. Rifiutiamola in piazza, nei tribunali, nei municipi, ovunque. E facciamolo per chi oggi non può più parlare, per chi non riesce più a lottare, per chi viene abbandonato a morire nel silenzio.
Perché la dignità non si taglia. Si difende. Sempre.
Fonti: articoli di Gaia Scacciavillani pubblicati su Il Fatto Quotidiano del 7 aprile 2025.