Meloni e la caccia agli scafisti… tranne quelli amici

Avete presente quando un prestigiatore vi distrae con una mano mentre con l’altra vi fa sparire il portafoglio? Ecco, Giorgia Meloni ha fatto lo stesso davanti ai prefetti e ai questori italiani, annunciando con solennità che il suo governo è impegnato a ridurre i morti in mare e a combattere gli scafisti.

Ora, per chi ancora crede alle favole, questa dichiarazione potrebbe sembrare persino nobile. Peccato che il caso di Mohamed Almasri, il generale libico recentemente ospitato con tutti gli onori in Italia, dimostri l’esatto contrario.

Parliamo di un signore che non è un semplice “scafista”, ma uno dei boss indiscussi del traffico di esseri umani, su cui pende un ordine di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Un criminale che dovrebbe essere arrestato alla prima occasione, e invece è stato accolto con tappeti rossi e strette di mano da un governo che, a parole, giura di voler stroncare il traffico di migranti. Risultato? Dopo la sua gita in Italia, Almasri è tornato tranquillamente in Libia a dirigere i suoi lager e i suoi affari sporchi.

La coerenza, questa sconosciuta

Ma torniamo alla nostra premier, che con una faccia tosta degna di un Oscar, davanti alle più alte cariche della sicurezza del Paese, dichiara guerra agli scafisti. Ma non a tutti gli scafisti, sia chiaro. Se sei un disperato che guida un gommone per quattro soldi, finisci in galera senza passare dal via. Se invece sei un trafficante con ruoli di comando, collegamenti politici e un esercito privato, allora puoi fare affari con Palazzo Chigi senza problemi.

Perché, diciamolo chiaramente: l’Italia ha accordi con Libia e Tunisia per fermare i migranti a qualsiasi costo. Anche se significa chiuderli nei lager libici, come quelli gestiti proprio da Almasri, dove torture, stupri e uccisioni sono all’ordine del giorno. Anche se significa lasciarli morire nel deserto tra Tunisia e Algeria, come accade per ordine del presidente tunisino Saied, con cui Meloni si fa fotografare sorridente mentre firma patti di collaborazione.

I morti in mare sono diminuiti? Forse, ma in cambio abbiamo migliaia di persone assassinate in quelle fosse comuni di uomini, donne e bambini che vengono scoperte ogni settimana in Libia. Questo non viene detto nei discorsi ufficiali, perché disturberebbe la narrazione eroica del governo.

Il popolo dalla memoria corta

Eppure, Meloni può permettersi di dire qualunque cosa senza che nessuno si scandalizzi troppo. Perché? Perché viviamo in un Paese di pecore assuefatte, con la memoria più corta di un pesce rosso e la capacità di comprensione di un comodino. Si possono raccontare le peggiori contraddizioni senza che nessuno si fermi a dire: “Aspetta un attimo, ma non era lei che ha trattato con i trafficanti di esseri umani solo qualche settimana fa?”.

No, troppo difficile. Meglio indignarsi per una nave ONG che salva vite in mare, piuttosto che per le fosse comuni piene di donne, uomini e bambini scoperte ogni settimana in Libia. Meglio applaudire alla “lotta agli scafisti” senza chiedersi chi siano davvero i trafficanti e chi, invece, sta provando a salvare vite.

Spiati perché raccontiamo la verità

E chi queste cose le denuncia, come Mediterranea Saving Humans, viene persino spiato con software militari, perché evidentemente la verità è scomoda. Ma tranquilli, non c’è nulla da vedere: Meloni ha detto che vuole combattere gli scafisti e il popolo bue ci crede. Fino alla prossima presa in giro.

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