Le recenti affermazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla guerra in Ucraina hanno suscitato un ampio dibattito politico e storiografico. In un discorso ufficiale, Mattarella ha affermato che l’odierna aggressione russa all’Ucraina è “della stessa natura” del progetto del Terzo Reich in Europa. Un parallelismo che ha destato molte perplessità, non solo per la sua discutibile accuratezza storica, ma anche per le possibili implicazioni diplomatiche.
Una ricostruzione storica fuorviante
Secondo le parole del Presidente, nel Novecento si sarebbe assistito a un’escalation di conflitti a causa dell’ascesa di regimi autoritari e illiberali, che avrebbero privilegiato il criterio della dominazione rispetto alla cooperazione tra gli Stati. Tuttavia, questa narrazione risulta problematica sotto diversi aspetti.
Gli storici concordano sul fatto che i regimi totalitari del XX secolo non siano emersi in un vuoto politico, ma come conseguenza delle devastazioni lasciate dalla Prima Guerra Mondiale. Quest’ultima, a sua volta, fu scatenata da potenze imperialiste e liberalcapitalistiche che si contendevano il controllo delle risorse mondiali. Inoltre, il colonialismo europeo, guidato dalle stesse potenze liberali, aveva già imposto per secoli un sistema di dominio e sfruttamento su larga scala, ben prima dell’avvento dei regimi dispotici e illiberali che Mattarella addita come causa principale del conflitto globale.
Se si considera poi l’affermazione secondo cui l’invasione russa dell’Ucraina sarebbe della stessa natura del progetto nazista di Hitler, il confronto risulta ancora più problematico. Il Terzo Reich perseguiva un’esplicita strategia di supremazia razziale e dominio mondiale attraverso lo sterminio sistematico di intere popolazioni. L’operazione russa in Ucraina, per quanto condannabile, non è mai stata accompagnata da una retorica o da un progetto simile.
Una lettura ideologica del conflitto
L’accostamento tra Russia e Terzo Reich non sembra essere un incidente retorico, ma piuttosto il riflesso di un preciso orientamento ideologico. L’Occidente liberalcapitalistico ha storicamente etichettato ogni alternativa al proprio modello economico e politico come una minaccia esistenziale.
Durante la Guerra Fredda, questa logica si manifestò nell’anticomunismo viscerale che portò le potenze occidentali a sostenere regimi autoritari pur di contrastare l’influenza sovietica. Un esempio lampante è l’appoggio fornito al regime di Augusto Pinochet in Cile, instaurato con un colpo di Stato l’11 settembre 1973 contro il governo democratico di Salvador Allende. Friedrich von Hayek, economista e padre del neoliberalismo, arrivò a giustificare la dittatura cilena, sostenendo che una temporanea soppressione della democrazia fosse necessaria per stabilire un’economia di mercato stabile. In un’intervista al giornale cileno “El Mercurio”, Hayek dichiarò di preferire una “dittatura liberale” a una “democrazia senza liberalismo”, giustificando così le repressioni del regime pinochettista in nome della stabilità economica.
Lo stesso schema si è ripetuto più volte nella storia recente, con il sostegno occidentale a governi autoritari considerati alleati strategici nel contenimento di Russia, Cina e altre potenze non allineate al modello neoliberale.
Perché ora questa retorica?
L’affermazione di Mattarella arriva in un momento in cui il conflitto russo-ucraino potrebbe entrare in una nuova fase. Recenti sviluppi suggeriscono che si stiano creando le condizioni per una possibile trattativa, eppure la retorica occidentale sembra voler esacerbare le tensioni anziché favorire una soluzione diplomatica.
L’Unione Europea, negli ultimi anni, ha mostrato una crescente ostilità nei confronti della Russia, allineandosi rigidamente alla posizione statunitense. Il discorso di Mattarella si inserisce perfettamente in questo contesto, rafforzando la percezione di un’Europa sempre più subordinata alle strategie geopolitiche di Washington.
Alcuni analisti vedono in queste dichiarazioni un tentativo di preparare l’opinione pubblica a un’ulteriore escalation del conflitto, fino a ipotesi estreme come l’invio di truppe occidentali in Ucraina. Un’eventualità che, se si concretizzasse, segnerebbe un punto di non ritorno nella crisi globale.
Conclusione
Le parole del Presidente della Repubblica non sono semplici dichiarazioni retoriche, ma segnali di una strategia politica precisa. Equiparare la Russia alla Germania nazista non solo è storicamente insostenibile, ma rischia di contribuire alla polarizzazione del conflitto, allontanando le prospettive di pace.
La storia dimostra che l’Occidente liberalcapitalistico ha spesso sacrificato i suoi stessi principi in nome della propria egemonia economica e politica. Presentarsi oggi come baluardo della libertà e dei diritti umani, mentre si sostengono guerre e sanzioni che colpiscono intere popolazioni, appare quanto meno contraddittorio. Forse è proprio questa la vera eredità del pensiero neoliberale: un mondo in cui la democrazia è accettata solo finché serve gli interessi dei mercati e delle élite finanziarie, mentre ogni alternativa viene demonizzata come il “nuovo Terzo Reich”.