Ddl sicurezza, verso una nuova casta al di sopra della legge. 

DDL Sicurezza: verso una nuova casta al di sopra della legge

Di Mario Sommella

Il Disegno di Legge sulla Sicurezza, attualmente in discussione al Senato, rappresenta una minaccia gravissima per l’equilibrio democratico e costituzionale del nostro Paese. Tra le proposte più controverse, spicca quella che prevede uno scudo penale per le forze dell’ordine, anche in casi di omicidio o tentato omicidio. Questa misura, che infrange palesemente il principio di uguaglianza di tutti i cittadini sancito dalla Costituzione, rischia di trasformare le forze di polizia in un’arma al servizio del potere, evocando scenari storici e attuali inquietanti.

La storia si ripete: dall’Ancien Régime ai regimi dittatoriali moderni

L’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge è uno dei cardini di ogni democrazia. Tuttavia, il DDL Sicurezza mina profondamente questo principio. Introducendo uno scudo penale per le forze dell’ordine, si rischia di creare una disparità sociale che ricorda l’Ancien Régime, quando, prima della Rivoluzione Francese, una ristretta casta nobiliare godeva di privilegi assoluti: esenzione dalle tasse, immunità legale e totale impunità.

Ma non serve tornare così indietro nel tempo per trovare analogie. Nella seconda metà del Novecento, regimi autoritari come quello di Augusto Pinochet in Cile o dei generali in Argentina hanno sfruttato forze di polizia e militari resi immuni da ogni responsabilità per perpetrare crimini inimmaginabili. In Cile, durante la dittatura di Pinochet, le forze dell’ordine si resero protagoniste di torture, esecuzioni sommarie e sparizioni forzate. In Argentina, la tragedia dei desaparecidos ha segnato un’intera generazione: decine di migliaia di persone, accusate di essere oppositori del regime, furono rapite, torturate e fatte sparire dalle forze di sicurezza con la complicità del potere politico.

Questi esempi, pur lontani dal nostro contesto attuale, devono servire da monito. L’impunità concessa a chi detiene il monopolio della forza non garantisce sicurezza: al contrario, apre le porte a soprusi e abusi, trasformando lo Stato in un nemico dei cittadini anziché nel loro protettore.

La sicurezza come pretesto per consolidare il potere

Il clima che si sta cercando di costruire intorno al DDL Sicurezza ricorda le strategie dei regimi autoritari: si crea un’emergenza fittizia per giustificare misure straordinarie e repressive. La tragica morte di Ramy a Milano, ad esempio, è stata strumentalizzata per alimentare un allarme sicurezza inesistente. Manifestazioni legittime sono state trasformate in pretesti per giustificare leggi che nulla hanno a che fare con la tutela dei cittadini, ma servono piuttosto a rafforzare il controllo del potere.

Il pericolo di una forza di polizia trasformata in uno strumento esclusivo della classe dirigente è evidente. Lo scudo penale proposto non rappresenta una misura di tutela per gli agenti, bensì un passo verso la loro trasformazione in un corpo separato, immune dalla legge, che risponde solo ai vertici del potere politico. La storia insegna che quando questo accade, i diritti dei cittadini vengono calpestati.

Altri esempi da non dimenticare

Il Brasile della dittatura militare, con le sue pratiche di tortura sistematica; la Germania nazista, dove le SS godevano di totale impunità per gli orrori perpetrati; la Spagna franchista, che utilizzava la Guardia Civil per reprimere brutalmente il dissenso: questi esempi mostrano come il controllo delle forze di sicurezza da parte del potere politico porti inevitabilmente a tragedie umane e sociali.

La vera sicurezza nasce dalla giustizia e dal rispetto reciproco tra istituzioni e cittadini, non da leggi che creano privilegi e immunità per pochi. La strada che si sta cercando di percorrere in Italia con il DDL Sicurezza non è nuova: è già stata battuta da altri Paesi con conseguenze devastanti per le libertà fondamentali e per i diritti umani.

Un appello alla responsabilità

Non possiamo permettere che l’Italia si avvii lungo questo pericoloso percorso. È dovere di tutti – cittadini, forze sociali, rappresentanti politici – opporsi con fermezza a un disegno di legge che rischia di stravolgere i valori fondanti della nostra democrazia.

La sicurezza non può mai essere una scusa per creare disuguaglianze. Uno Stato giusto non si costruisce con privilegi e impunità, ma con la trasparenza, il rispetto delle regole e la tutela dei diritti di tutti.

Mario Sommella

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