Millequattrocentotredici giorni. E quattro milioni di persone che rinunciano a curarsi

Il 4 settembre il governo Meloni diventa il più longevo della storia repubblicana. Nella stessa settimana il Senato riprende in mano la legge elettorale che quella durata dovrebbe rendere strutturale. Ma la stabilità non è stata la condizione per risolvere i problemi del Paese: è stata la condizione per non doverli risolvere.

L’ignoranza non nasce, si coltiva

Sotto un post che deride gli elettori, un lettore ringrazia il cielo perché l'Italia non è mai stata governata dai comunisti. Non lo è mai stata: dal maggio 1947 nessun governo ha avuto ministri comunisti. Hanno governato altri, e il conto lo pagano i salari reali scesi dal 1990 mentre nell'area OCSE crescevano del 35 per cento, la spesa per istruzione al 3,9 per cento del PIL e il 35 per cento di adulti che fatica a leggere un contratto. L'analfabetismo funzionale non è un carattere nazionale: è un prodotto politico.

La maggioranza fabbricata (parte terza)

Una storia del voto in Italia, dal voto di casta dello Statuto Albertino al suffragio universale conquistato dalle lotte operaie e dalle donne, fino allo svuotamento odierno del Melonellum. Terza parte della serie: perché il diritto di contare non è mai stato concesso, ma sempre strappato, e sempre insidiato.

La maggioranza fabbricata (parte seconda)

La governabilità non è una virtù tecnica ma la forma politica del neoliberismo. Dietro il Melonellum, la lunga storia di una sovranità migrata ai mercati e ai vincoli dei trattati: il Parlamento ridotto a ratifica, il capo che sostituisce il programma, la diseguaglianza blindata per via costituzionale. Seconda parte dell’analisi.

La maggioranza fabbricata (parte prima)

Il 26 giugno la legge elettorale del centrodestra è arrivata in aula alla Camera tra forzature e tagliole. Dietro la parola d’ordine «governabilità» si nasconde l’ultimo atto di una lunga guerra contro la sovranità popolare: premio abnorme, liste bloccate e premierato di contrabbando consegnano lo Stato a chi non rappresenta nemmeno metà del Paese.

Non sono i giovani ad aver abbandonato la democrazia. È la democrazia che ha smesso di parlare loro di futuro

C’è un dato, tra quelli pubblicati da Il Fatto Quotidiano, che dovrebbe inquietare la classe dirigente molto più di qualsiasi intenzione di voto. Non riguarda il consenso di questo o quel partito, né il sorpasso di una forza sull’altra. Riguarda qualcosa di più profondo e più grave: una generazione intera che sta smettendo di credere … Continua a leggere Non sono i giovani ad aver abbandonato la democrazia. È la democrazia che ha smesso di parlare loro di futuro